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Lega, addio "Nord". Salvini seppellisce la Padania: "Abbiamo ambizioni di governo a livello nazionale"

Alle prossime elezioni politiche il Carroccio (se ha ancora senso chiamarlo così) si presenterà senza la storica indicazione territoriale. Una svolta che da un lato è la logica conseguenza della linea scelta dal segretario, ma d'altro fa sicuramente un certo effetto soprattutto nella base "padana" tradizionale. La curiosa coincidenza con l'esito dei referendum autonomisti di Lombardia e Veneto, probabilmente il massimo risultato simbolico ottenuto dal movimento fondato da Umberto Bossi. E ora tutti aspettano proprio la reazione del Senatur


"La Lega ha ambizioni di governo a livello nazionale, e avrà un unico simbolo a livello nazionale. Si presenterà come Lega, in tutti i collegi e in tutte le città d'Italia: su questo l'intero Consiglio federale è assolutamente concorde". Dopo la riunione, il leader Matteo Salvini ha così confermato che nel simbolo presentato alle Politiche non ci sarà la parola "Nord".

"Il partito è assolutamente allineato", ha aggiunto. "Che la Lega si chiamerà Lega - ha continuato Salvini - mi sembra chiaro da mesi, non è un mistero".

"I risultati ci premiano" - Salvini ha poi risposto a chi paventava rischi di rotture all'interno del partito: "È tre anni che la Lega si batte a livello nazionale, per trasformare l'Italia in un paese federale. I risultati ci premiano, quindi contiamo di essere l'unica forza politica in Europa del gruppo dei cosiddetti populisti che andrà al governo nei prossimi mesi. All'ultimo congresso la mia linea politica è passata con più dell'80% voti, quindi la linea è assolutamente chiara".

La Lega a Roma va in frantumi. Otto coordinatori di municipio mollano Salvini: "Progetto fallito"

 

Il fragile tentativo del Carroccio di radicarsi nella capitale, punto fondamentale per dare corpo al progetto "nazionale" salviniano, sembra naufragare tra litigi, antichi e nuovi dissapori tra i graduati locali. Nelle ultime 48 ore hanno lasciato la compagnia i rappresentanti delle ex circoscrizioni I, II, IV, V, VIII, X, XI e XV. Diversi di loro sono legati all'ex An Fabio Sabbatani Schiuma, segretario del movimento Riva destra, il primo a sbattere la porta una settimana fa, dicendo: "Siamo stufi di atteggiamenti ipocriti e arroganti, tutti rivolti alla difesa di posizioni personali. Non avemmo paura allora di 'dire no' a Gianfranco Fini, figurarsi se possiamo subire diktat da mezze calzette e riciclati in cerca di un seggio alle prossime elezioni politiche". Lui che nel V municipio alle ultime comunali prese il 4% e che di voti ne sposta parecchi, ha denunciato "meschinità, piccinerie, sotterfugi, accordi inconfessabili, privato ingombrante di alcuni mestieranti della politica". Sotto accusa, a quanto pare, le scelte delle due figure più influenti nelle cose leghiste capitoline, l'ex alfaniana Barbara Saltamartini e il capogruppo al Senato, Gianmarco Centinaio. Insomma un duro colpo alle velleità di espansione oltre i confini di quella che era la Padania nei sogni del Matteo di Milano. Una battuta d'arresto che va a sommarsi agli ultimi dissidi con l'alleata "sovranista" Giorgia Meloni in tema di referendum autonomisti e allo strappo, ormai impossibile da ricucire, con una realtà come CasaPound, che nei territori più ostici per i nordisti, avrebbe fatto comodo. Scelte tremolanti, consigli sbagliati, amicizie discutibili, dice qualcuno a proposito del "Capitano". Capita.

 

 

  • Pubblicato in Politica

La Lega e l'articolo 1 sull'indipendenza della Padania, Salvini al Comizio: "Non lo cambierò, alla gente non interessa"

In vista del congresso federale del 21 maggio il segretario del Carroccio, che ha scelto la linea "nazionale" e sovranista, dice che non modificherà lo statuto, ma indica linee guida e priorità della sua leadership, che vanno ormai in un'altra direzione: "La battaglia è evidentemente da combattere da Nord a Sud, perché la moneta 'tedesca' ha fatto danni, come l'immigrazione e la Legge Fornero. Voglio dare voce alle energie positive di tutto il Paese". E sulla candidatura dell'assessore lombardo Fava... - (VIDEO)

Lega, Fava spiega la sua candidatura: "Non sono contro Salvini, ma voglio dare voce a un territorio che è stato trascurato"

La nostra intervista all'assessore lombardo all'Agricoltura che ha annunciato di voler sfidare il segretario del Carroccio nel prossimo congresso. L'attenzione alle posizioni autonomiste e indipendentiste, le perplessità sull'aver fatto dell'avversione all'Unione Europea la battaglia principale del movimento, la distanza dalla linea sovranista imposta dal leader - (VIDEO)


"La mia candidatura nasce parlando con amici e militanti della base che mi hanno chiesto di fare un passo avanti per dare voce alle idee che rappresentano il patrimonio storico della Lega Nord che negli ultimi tempi sono state trascurate - ha detto Gianni Fava ai microfoni de ilComizio.it -. In un congresso si fa politica e si decide una linea. Credo che la vittoria di Matteo Salvini - ha aggiunto - sia abbastanza scontata, ma io continuerò a portare avanti, specie se eletto almeno nel Consiglio federale, le istanze di chi si sente poco rappresentato. Ultimamente - ha dichiarato l'assessore lombardo - si è parlato poco di Nord per insistere sull'avversione nei confronti dell'Europa che tra la gente comune è molto meno sentita rispetto all'insofferenza verso lo stato centrale e un certo modo di fare politica del Sud. La svolta sovranista? E' difficile che ci creda - risponde Fava - semplicemente perché non credo alla sovranità di questo Stato, inefficiente e ingiusto verso quelle le parti più laboriose che hanno creato ricchezza e che oggi non ce la fanno più. La mia forza? Il passaparola tra i militanti - chiosa - Non dispongo dei mezzi mediatici del mio segretario che ha una visibilità nazionale, mentre la mia è sul territorio dove spero che qualcuno si ricordi del mio impegno e della voglia che ho di continuare a fare politica".

Vincente e smarrita, il paradosso della Lega verso la Fiuggi di Salvini

Il prossimo 21 maggio il Carroccio terrà il suo Congresso federale, preceduto domenica 14 dalle primarie aperte ai soli soci ordinari militanti. Il segretario dunque gioca d'anticipo per mettere in fuori gioco il fronte interno che non approva la sua linea nazionale e "sovranista". Tutto in discesa quindi? Non proprio. A parte il solito Bossi, ormai nemico giurato del neo italiano Matteo, cresce il malumore tra i nostalgici della "Padania libera" o quantomeno del "Prima il Nord". Ecco dunque farsi largo ipotesi di candidature alternative coi nomi del deputato romagnolo Gian Luca Pini e dell'assessore lombardo all'Agricoltura, Gianni Fava. I numeri sarebbero ampiamente dalla parte del leader e i sondaggi vedono il partito come il più votato del centrodestra. Un massimo storico di consenso elettorale inversamente proporzionale all'entusiasmo di quella base cresciuta tra il "pratone" di Pontida e Riva degli Schiavoni a Venexia. Una situazione che a qualcuno ricorda la svolta finiana che trasformò il Msi in Alleanza nazionale, in seguito alla quale chi partiva da Predappio si ritrovò a Montecarlo, tra macerie politiche e abissi morali. In via Bellerio facciano pure gli scongiuri, ormai senza timore di sembrare napoletani.


Il Consiglio federale della Lega Nord ha approvato l'indizione del Congresso federale per il 21 maggio, come da proposta del segretario Matteo Salvini formulata la scorsa settimana. Solo il presidente Umberto Bossi, a quanto si è appreso, ha votato contro. La riunione odierna del Federale era chiamata ad approvare il regolamento del congresso, che sarà preceduto da primarie tra i candidati una settimana prima, il 14 maggio. Le primarie - ha commentato il leader leghista Matteo Salvini - saranno "una bellissima occasione di partecipazione, di ascolto, di proposte per il futuro e di democrazia non solo virtuale come per i grillini ma che coinvolgerà migliaia e migliaia di persone in carne e ossa".

 "Potrebbe anche essere di buon auspicio avere due candidati, come nel 2013": così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha dichiarato oggi il governatore Lombardo, Robero Maroni. "La candidatura unica va bene - ha risposto Maroni a una domanda su Salvini, a margine di un incontro in Regione -. Ma già nel 2013 c'erano stati due candidati alle primarie, Salvini e Bossi: il congresso di Torino poi elesse Salvini e la Lega prese il volo". L'ex segretario leghista si è detto comunque soddisfatto della scelta di Salvini, rivendicando anche di aver "introdotto per primo" le primarie nel movimento, proprio nel 2013, per la sua successione. Ieri, ha osservato Maroni, "c'è stato un dibattito prima e durante il Consiglio Federale, quindi sono soddisfatto: credo che la decisione presa da Salvini sia giusta, vedremo il 18 se ci saranno altri candidati" alla segreteria.

Il Fatto Quotidiano scrive che "l'ipotesi di un congresso con Matteo Salvini candidato unico sembrerebbe essere stata scongiurata dal consiglio federale di lunedì 10 aprile. Nel corso della riunione del principale organo del partito sono state accolte alcune delle modifiche chieste dagli aspiranti sfidanti, riaprendo di fatto la partita». E ancora: "l meccanismo approvato dal consiglio federale permetterà agli sfidanti di organizzarsi e di raccogliere le firme necessarie alla candidatura. Le regole adottate prevedono anche maggiori garanzie sul fronte della democrazia interna al partito, assegnando una rappresentanza numericamente più significativa alle liste che usciranno sconfitte dal congresso".

"L’ipotesi di un confronto aperto - scrive ancora Alessandro Madron - sposta l’asse del dibattito: dal plebiscito sulla figura del leader, alla discussione sulla linea politica. L’idea del partito incarnata da Matteo Salvini non piace a tutti. C’è chi la vede diversamente e non sono solo vecchi arnesi bossiani. C’è un fronte nordista composto da tanti militanti che ancora oggi restano affezionati all’idea della Padania libera e indipendente. Molti leghisti che vedono con favore la figura di un candidato che si faccia portabandiera dei valori storici del partito, che riporti il fulcro dell’azione politica verso Nord. Che torni a combattere il nemico interno (Roma), piuttosto che quello esterno (Bruxelles)".

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