updated 2:44 PM UTC, Jan 18, 2019

Junker accusa i paesi dell'Unione Europea di "sfacciata ipocrisia"

Secondo il presidente della commissione europea, quindi l'Europa non può funzionare! 


Junker riparte nel 2019 con la tattica dell'indebolimento degli stati sovrani all'interno dei confini europei. Il capo della Commissione europea, ha affermato che i leader dei paesi dell'Unione europea mostrano troppa ipocrisia in materia di rafforzamento della protezione delle frontiere esterne.

Secondo lui, per più di due anni tutti i capi di stato e di governo dei paesi dell'UE hanno chiesto una maggiore sicurezza alle frontiere. Allo stesso tempo sono preoccupati perchè un rafforzamento dei controlli di confine, con l'utilizzo di una forza militare congiunta (la temuta POLIZIA EUROPEA), potrebbe minare e quindi influenzare negativamente la SOVRANITA' NAZIONALE di ogni singolo stato. Questa forza di polizia è al di sopra di ogni legge interna dei singoli stati e potrebbe attuare azioni anche senza l'autorizzazione degli stati in cui opera. Cosa decisamente inaccettabile per i governi sovranisti, che si sono già visti depauperare della sovranità economica e hanno paura di diventare un ingranaggio della "poco democratica" macchina europea, ingranaggio sostituibile in qualunque momento. 

Juncker ha sottolineato che i leader criticano l'inadeguata protezione dei confini dell'Unione europea, ma non vogliono assumersi gli obblighi associati, in poche parole non vogliono correre il rischio di diventare burattini di un governo troppo distante dai territori.  "Quindi l'Europa non può funzionare. Dobbiamo agire rapidamente per essere preparati e permettere sotto controllo i confini esterni dell'UE", ha concluso.

Gli scienziati politici presagiscono un cambio di paradigma nell'ordine internazionale, cosa che potrebbe solo portare solo su due strade. La prima vede un'Europa centralista che non riconosce più le sovranità politiche dei territori, passando dalla formula "Stati Nazionali" a quella di "Stati Federali" e muovendo le fila da un singolo governo centrale. La seconda l'Europa così come doveva essere si sfalda e gli stati interni riprendono la loro sovranità economica e politica, lasciando al governo centrale solo la gestione delle politiche internazionali, lasciando (com'è oggi) la palla che muove il futuro di questo nostro mondo, alle 3 super potenze, Russia, Cina e America.

Il crescente populismo, potrebbe scuotere la stabilità dell'Europa alle prossime elezioni?

Una delle principali fonti d'informazione del parlamento europeo, afferma che l'aumento dei partiti antieuropei potrebbe creare il "caos" in parlamento


È la più grande competizione elettorale in Europa, ma lascia spesso molti elettori indifferenti, l'affluenza alle elezioni del Parlamento europeo è in continuo calo fin dai primi voti nel 1979. Potrebbe essere questa volta diversa? Le prossime elezioni europee si terranno nel maggio 2019, meno di due mesi dopo ecco il giorno della Brexit e mai prima d'ora le elezioni erano state etichettate in modo così decisivo, da così tanti leader europei. Durante la sua fortunata corsa alla presidenza francese, Emmanuel Macron si è candidato anche  come leader delle forze anti-populiste e filo-UE e i suoi avversari sono desiderosi di unirsi alla grande battaglia. Matteo Salvini, leader del primo partito della anti-UE nel nostro paese, ha dichiarato che le elezioni sarebbero "un referendum tra l'Europa delle élite, delle banche, della finanza, dell'immigrazione e del lavoro precario" contro " l'Europa delle persone e del lavoro ". Il primo ministro nazionalista ungherese, Viktor Orbán, ha affermato che il voto sarà un'occasione per dire addio "non solo alla democrazia liberale ... ma all'élite del 1968" .

Partiti come Lega, Alternative für Deutschland in Germania e il Rally National potrebbero destabilizzare il parlamento e portare una forte ventata populista nel cuore europeo. Un recente sondaggio ha mostrato che il  Rally National, sta precedendo Macron, con il 21% contro il 19% per il partito del presidente.

A Bruxelles sono stati lanciati tre scenari che dimostrano l'incertezza delle elezioni: un'ondata decisiva per i partiti anti-UE, guadagni inaspettati per i partiti pro-europei e una terza possibilità di confusione tra i due. "Un pasticcio è il risultato più probabile", ha detto una fonte europea di alto livello definendo questo come un risultato "grigio" un "progresso da parte dei populisti, che comunque lascerà ancora una forte maggioranza di almeno 400 eurodeputati pro-UE". Questo "casino" segnerà probabilmente la fine della grande coalizione - i due grandi blocchi che rappresentano il centro-destra e il centro-sinistra, che dominano il parlamento e attualmente detengono il 54% dei 751 seggi dell'assemblea.

Il partito popolare europeo di centro-destra si sta indebolendo, a causa delle scarse prestazioni sui territori dei diversi paesi membri, dove principalmente vengono riconosciuti i partiti locali, e si divide anche su come gestire il difficile membro ungherese, leader di un paese che mette in discussione molte libertà democratiche.

Nel frattempo, il partito socialista e democratico di centrosinistra dovrebbe perdere seggi, dato che i suoi membri continuano a scarseggiare in gran parte dell'Europa, la fazione S&D  sarà anche duramente colpita dalla perdita di 20 deputati laburisti quando il Regno Unito lascerà ufficialmente la UE.

"Esiste un alto rischio di paralisi", ha dichiarato Heather Grabbe, direttrice dell'Open European Society Institute, "Con l'aumento delle sfide per l'Unione europea , potrebbe essere impossibile ottenere una legislazione attraverso la costituzione di un parlamento. Diventa quindi più difficile lavorare con il metodo comunitario e questo avrà un grande impatto".

Le elezioni europee non solo determinano la composizione del parlamento, ma determineranno la spartizione dei migliori posti di comando dell'UE, nel 2019, scadranno i mandati delle presidenze della Commissione europea e del Consiglio europeo.

Le elezioni europee - in realtà una serie di elezioni nazionali - mettono alla prova la temperatura della politica interna. "Molti usano le elezioni europee per mostrare un cartellino rosso o giallo al governo", afferma Janis Emmanouilidis, direttore degli studi presso l'European Policy Centre. Pensa che i guadagni per i partiti anti-UE "creerebbero pressioni a livello nazionale", il che significa che i 27 Stati membri dell'UE divisi sono ancora meno propensi a concordare le questioni complesse della riforma o della migrazione della zona euro. 

Sia il futuro dell'euro che la migrazione saranno probabilmente al centro della scena durante la prossima campagna elettorale, che non solo documenta le grandi differenze tra i partiti "pro-UE" e "no-UE", ma rischia anche di alimentare miti su ciò che l'UE sta realmente facendo e non facendo, portando i popoli comunitari ad incolpare il governo centrale anche di ciò di cui non è realmente responsabile, facendo perdere di vista le discussioni sui reali poteri, come la "pericolosa POLIZIA EUROPEA"

 

Spray al peperoncino, Salvini: "Ha salvato tante donne da violenze e stupri. Chi ne abusa va arrestato, anche se è minorenne" (VIDEO)

"Lo spray al peperoncino ha salvato tante donne da violenze e stupri: va usato in maniera intelligente. Chi ne abusa per quello che mi riguarda non va richiamato, ma va arrestato anche se minorenne". Così il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ha risposto alla domanda se sia necessaria una revisione delle norme che regolano la vendita dello spray urticante, alla luce della tragedia nella discoteca di Corinaldo ma anche di quanto avvenuto in una scuola superiore di Pavia, dove sono stati soccorsi per intossicazione circa trenta studenti.

Renzi gela l'irritato Minniti: "Non mi occupo del congresso Pd". Partito nel caos. Zingaretti duro: "Gioco macabro". Calenda ironico: "Bello. Altre idee?" (VIDEO)

Sono ore decisive nel Partito democratico per capire se l'ex ministro dell'Interno si ritirerà o meno dalla corsa alla segreteria. La scelta di convergere su di lui era stata avallata proprio dallo stesso ex premier che però ha detto chiaramente di non essere coinvolto nel dibattito congressuale. Secondo alcuni il segnale che vada ormai verso la creazione di un suo soggetto politico - (VIDEO)


Sale la tensione all'interno del Pd in vista del 12 dicembre, termine ultimo per la presentazione delle candidature al congresso. Con Matteo Renzi che torna a confermare il suo disimpegno rispetto alla partita in corso per il rinnovo della leadership. E Nicola Zingaretti che attacca a testa bassa: "Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd, giocando a un gioco macabro".  
 
I dubbi espressi in queste ore da Marco Minniti, infastidito per lo scarso sostegno dei renziani e per le voci che danno l'ex segretario sul punto di formare un movimento tutto suo, rischiano di cambiare i connotati di una sfida finora apertissima. L'ex ministro dell'Interno è infatti sempre più tentato di dire addio alle primarie. Un ritiro frutto anche di una telefonata tutt'altro che conciliante fra Renzi e lo stesso Minniti, durante la quale quest'ultimo avrebbe chiesto chiarimenti sul progetto dei comitati civici inaugurati all'ultima Leopolda, ricevendo in risposta solo qualche parola vaga rispetto a una possibile scissione.

Una freddezza ribadita in mattinata. "Minniti irritato? Come sapete non mi occupo del congresso Pd", taglia corto l'ex premier a margine di un incontro con gli europarlamentari a Bruxelles. Chiudendo ogni discussione sul punto. 

Durissimo Zingaretti. "Per il Pd sono preoccupato e allarmato. Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd e stia giocando a un gioco macabro. Non dobbiamo permetterlo", avverte il governatore del Lazio. "Il Pd va cambiato, non picconato con le furbizie. Distruggerlo ora o puntare a dividere credo sia un immenso regalo al M5s e Salvini". E' netto il candidato alla segreteria dem: "Le difficoltà del governo devono portare a essere più seri e responsabili. Vedo masse immense di persone che vogliono combattere: non si può sputare in faccia alle speranze, alle ansie, alle passioni di milioni di persone che vogliono voltare pagina. Siamo dentro a un congresso che ha questo obiettivo. Io farò di tutto per cambiare, allargare, rilanciare il Pd e farne il perno dell'alternativa - ha concluso - Non vorrei che proprio perché questo sta avvenendo qualcuno possa averne paura".

In subbuglio il mondo renziano, spiazzato dalla virata di Minniti verso il ritiro che lascerebbe quell'area senza candidato. E infatti: "Se nella giornata di oggi non ci sono fatti espliciti e conclusivi, da domani servirà ragionare su un nuovo assetto del congresso", lancia l'aut aut Antonello Giacomelli, deputato vicino a Luca Lotti e tra i sostenitori dell'ex titolare del Viminale. "Ribadisco ancora una volta che siamo pronti a sostenere Marco Minniti con convinzione, partendo da una comune scommessa sul Pd, sul suo ruolo e sulle sue prospettive", incalza l'esponente dem, "quello che però non possiamo fare è trascinare una situazione indefinita fino alle ore a ridosso della scadenza per la presentazione delle candidature".

Nel frattempo il segretario uscente Maurizio Martina - presentando la sua mozione al circolo romano di San Giovanni insieme a Matteo Richetti, Debora Serracchiani e Tommaso Nannicini - ribadisce la linea già illustrata al momento della sua candidatura: "Noi siamo una squadra, lavoriamo per unire il Pd, non per dividere. Non torniamo indietro, guardiamo avanti. Serve un Pd nuovo, una scommessa di cambiamento".

 

(repubblica.it)

 

Una fredda bufera spazza l'Unione Europea, un europeo su quattro vota populista

I partiti populisti hanno più che triplicato il loro sostegno in Europa negli ultimi 20 anni, assicurando voti sufficienti per mettere i loro leader in posizioni di governo in 11 paesi e sfidare l'ordine politico stabilito in tutto il continente.


La crescita costante del sostegno ai partiti populisti europei, in particolare quelli più a destra, è in costante crescita da 1988  Due decenni fa, i partiti populisti erano in gran parte una forza marginale, rappresentando solo il 7% dei voti in tutto il continente; nelle ultime elezioni nazionali, un voto su quattro era per un partito populista. "Non molto tempo fa il populismo era un fenomeno delle frange politiche", ha detto Matthijs Rooduijn, sociologo politico presso l'Università di Amsterdam. "Oggi è diventato sempre più una guida. Alcuni dei più recenti sviluppi politici come il referendum sulla Brexit e l'elezione di Donald Trump non possono essere compresi senza tenere conto dell'aumento del populismo. Il terreno fertile per il populismo è diventato sempre più fertile e i partiti populisti sono sempre più capaci di raccogliere i frutti della "grande semina passata". I sostenitori del populismo dicono di voler difendere la persona comune, gli interessi acquisiti dando forza alla democrazia. Ma i critici dicono che spesso i populisti al potere, sovvertono le norme democratiche comuni (come quelle dettate dalla UE), minando i media e la magistratura, calpestando in alcuni casi anche i diritti delle minoranze.

I populisti tendono a inquadrare la politica come una battaglia tra le loro masse virtuose, contro una élite malvagia o corrotta,  insistono sul fatto che la volontà generale del popolo deve sempre trionfare. Sullo sfondo dell'aumento della partecipazione e dell'influenza del voto populista ci sono le elezioni parlamentari europee, che potrebbero spostare l'ago della bilancia politica dell'Unione Europea, completamente a destra, come non si era mai visto.

Questo aumento della comunicazione mirata, sui social e sui media tradizionali, hanno fatto le fortune dei populisti di destra come l'ungherese Viktor Orbán e Matteo Salvini, che hanno avuto il maggior successo negli ultimi anni, invece i partiti populisti di sinistra, che si espansero rapidamente all'indomani della crisi finanziaria, non riuscirono a ottenere un  governo in nessuno degli stati membri, tranne che in Grecia, con i risultati che ben conosciamo

 

 
Il populismo si cominciò ad espandere nel continente Europa, verso la fine degli anni '90, conquistando parte dell'Europa Occidentale negli anni 2000. Si è poi diffuso a nord nel periodo immediatamente successivo alla crisi finanziaria, prima di compiere importanti progressi negli stati dove la sinistra sempre più debole, seguiva tutte le regole dettate da Bruxelles e non sapeva come fermare l'onda migratoria che arrivava dall'Africa.

A dover di cronaca è 'Europa non è la sola a sperimentare questo aumento, i populisti sono stati eletti come ufficio esecutivo in cinque delle più grandi democrazie del mondo: India, Stati Uniti, Brasile, Messico e Filippine.

Il populismo in Europa risale a diversi decenni fa, il partito di "estrema libertà d'Austria" fu fondato nel 1956 da un ex nazista e per la prima volta vinse oltre il 20% dei voti nel 1994, ed ora fa parte della coalizione di governo del paese. 

I partiti populisti hanno avuto successo in Norvegia, Svizzera e Italia negli anni '90, ma i legislatori  hanno iniziato a proliferare, dai Paesi Bassi alla Francia, dall'Ungheria alla Polonia, fin dall'inizio del secolo. Da allora, il populismo anti-establishment è aumentato a dismisura, in particolare dopo il crollo finanziario del 2008 e la crisi dei rifugiati del 2015 in Europa. In Grecia con l'anti-austerità Syriza, ha preso il 27% dei voti nelle prime elezioni a cui si presentò e il 36% nelle successive; l'Ukip ha spinto la Gran Bretagna al suo voto sulla Brexit e Marine Le Pen è diventata il secondo membro della sua famiglia a raggiungere un ballottaggio presidenziale in Francia arrivando al 33% dei voti.

 

L'alternativa anti-immigrazione "für Deutschland" è diventata il primo partito di estrema destra dopo la seconda guerra mondiale ad entrare in ogni parlamento statale tedesco e detiene più di 90 seggi nel Bundestag; in Italia, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, partiti anti-establishment, hanno avuto quasi il 50% dei voti popolari; in Ungheria Fidesz ha raggiunto il 49% dei voti; e i democratici svedesi di estrema destra, hanno raggiunto il 17,5% del consenso popolare.

I populisti di sinistra, che in Europa hanno meno successo delle loro controparti conservatrici, hanno iniziato ad aumentare la loro percentuale di voti nelle elezioni nazionali, dando vita a parti sfidanti come Podemos in Spagna e Insoumise in Francia.

"Ci sono tre ragioni principali per il forte aumento del populismo in Europa", ha detto Cas Mudde, professore negli affari internazionali all'Università della Georgia. "La grande recessione, che ha creato alcuni forti partiti populisti di sinistra nel sud, la cosiddetta crisi dei rifugiati, che era un catalizzatore per i populisti di destra, e infine la trasformazione dei partiti non populisti in partiti populisti" 

Claudia Alvares, professore associato presso l'Università Lusofona di Lisbona, ha dichiarato: "Il successo di questi politici ha molto a che fare con la loro capacità di convincere il loro pubblico che non appartengono al tradizionale sistema politico. In quanto tali, sono alla pari con le persone, nella misura in cui né loro, né il popolo appartengono alle élite corrotte".

Come detto anche i social media hanno un ruolo nell'ascesa del populismo, con il loro modello algoritmico che premia e promuove i messaggi contraddittori. "La rabbia che i politici populisti riescono a canalizzare è alimentata dai post sui social media, perché i social media sono molto permeabili alla facile diffusione delle emozioni. Il risultato finale è un aumento della polarizzazione del discorso politico e giornalistico ".

Va sottolineato che la tendenza generale in Europa, pur mostrando un drammatico aumento della quota di voto populista, rimane con un quadro abbastanza sfumato ed eterogeneo. In Belgio, ad esempio, il partito nazionalista fiammingo populista Vlaams Belang è in declino da un decennio, i partiti populisti che entrano nel governo e che sono, per necessità, costretti a scendere a compromessi sulle loro promesse, trovano oggi vita difficile.

Il "Partito dei Finlandesi", che si è unito alla coalizione di governo finlandese nel 2015 dopo aver vinto il 17,5% dei voti, è imploso e si è diviso in due e le sue due parti successive hanno un peso pari al 10% e all'1,5%. In Grecia, Syriza è scivolata al 25% dal 36% che l'ha portata al potere nel 2015.

Il sostegno al partito popolare danese, che fornisce sostegno a un governo di minoranza di centro-destra, è sceso dal 21% nel 2015 al 17%. E anche il sostegno popolare di Ukip è caduto in modo spettacolare da quando la Gran Bretagna ha votato l'uscita dall'UE.

A livello continentale, tuttavia, il quadro non è ambiguo: 12,5 milioni di europei vivevano in un paese con almeno un membro del gabinetto populista nel 1998; nel 2018, questo valore è aumentato di oltre dieci volte.

 

 

Cosa succederà nel prossimo futura sarà solo delineato, dalle scelte del governo più colpito dalle leggi europee, quindi quello italiano e dalle future elezioni.

FONTE: (The Guardian)

Manovra economica; La Commissione europea respinge il bilancio dell'Italia e prepara le sanzioni economiche

La Commissione Europea ha dichiarato che il deficit proposto dal paese è troppo alto, quindi  inizierà misure disciplinari contro l'Italia che potrebbero comportare una multa. 


L'Italia non ha apportato modifiche sufficienti al suo bilancio proposto, il che contribuirebbe solo ad aumentare il debito del paese. "La nostra analisi suggerisce che la regola del debito deve essere considerata come non rispettata", hanno affermato i tecnici della commissione in un rapporto sul debito italiano. "Concludiamo che l'apertura di una procedura per il disavanzo eccessivo basato sul debito è quindi giustificata". 

Purtroppo questa è la risposta dell'Europa al braccio di ferro, che in questi giorni il governo Giallo/Verde ha messo in atto, affermando che gli obiettivi fiscali del governo erano validi, che non avrebbe negoziato con la Commissione europea e che qualsiasi sanzione UE contro Roma, sarebbe stata "irrispettosa" nei confronti degli italiani.

L'Unione europea ha annunciato che cercherà di sanzionare l'Italia con una multa visto il rifiuto di presentare una proposta di bilancio che possa quadrare con le rigide regole di bilancio imposte dalla UE a tutti i paesi membri. In una dichiarazione, la Commissione europea - il braccio legislativo dell'UE - ha dichiarato: "Con rammarico, oggi confermiamo la nostra valutazione secondo cui il progetto di bilancio italiano è particolarmente grave inosservanza della raccomandazione del Consiglio del 13 luglio".

La coalizione di governo italiana ha proposto un disavanzo del paese al 2,4% della produzione economica annuale nel 2019, in quanto sicura di poter sostenere gli impegni di spesa presi in campagna elettorale.  

La Commissione ha affermato che, poiché i calcoli sulle spese italiane per il 2019 non sono stati rispettate, i commissari avrebbero ora aperto una "procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito" (EDP). " Gli stati membri dell'Unione Europea hanno ora due settimane per decidere se sono d'accordo che una EDP contro l'Italia sia giustificata. In caso affermativo, la Commissione preparerà un documento con cui chiederà all'Italia, in che modo avrà intenzione di correggere il suo piano di bilancio per rispettare le norme dell'UE. Se Roma dovesse ignorarlo, i funzionari di Bruxelles potrebbero sanzionare l'Italia con multe.

In una intervista alla CNBS il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha affermato: "questa è la posizione ufficiale dell'UE con tutti i paesi membri e il piano di bilancio italiano porterà solo più austerità per gli italiani nel prossimo futuro, invece di quello stimolo fiscale che il governo spera e prevediamo un ulteriore rallentamento dell'economia. Ora il governo italiano deve smettere di parlare e deve agire. Non è possibile curare alti livelli di debito con più debito, è una vulnerabilità che non deve essere affrontata"

Ma cos'è una procedura per i disavanzi eccessivi?

Sebbene abbia il potere di sanzionare governi i cui bilanci non sono conformi alle norme fiscali dell'UE, la Commissione europea cerca sempre un dialogo prima di emettere multe. Le regole stabiliscono che, il deficit dei singoli stati non dovrebbe superare il 3% del prodotto interno lordo (PIL) del paese e il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL.  Sebbene il progetto di bilancio italiano preveda un deficit entro il limite del 3 per cento, l'obiettivo attuale non rispetta quello presentato dai precedenti governi che prevedeva un abbassamento dello 0,8% invece che un rialzo. Questo significherebbe applicare la regola del debito, ovvero ridurre ogni anno di un ventesimo la parte del debito che eccede il 60% del Pil. Il che significa che potrebbe servire un taglio del debito pari a 60 miliardi di euro l’anno, cosa attualmente impossibile viste le promesse fatte dal governo, a meno di "UNA NUOVA TASSA PATRIMONIALE" che colpirebbe tutti gli italiani. La Commissione ha visto questa manovra come un tentativo per aggirare le regole economiche approvati da tutti gli stati europei.

Ora la Commissione europea raccomanderà al Consiglio europeo (capi di Stato dell'UE) di avviare una procedura per i disavanzi eccessivi (EDP) contro l'Italia. Sostanzialmente, " la EDP richiede che il paese in questione fornisca un piano delle azioni correttive e delle politiche che seguirà, oltre alle scadenze per il loro raggiungimento e i paesi dell'area dell'euro che non seguono le raccomandazioni, possono essere multati."

Intanto Salvini a margine di un'audizione al Copasir, ironizza su quanto dichiarato dalla Commissione Europea: "Ho sempre detto che, fatti salvi i principi guida su pensioni, reddito, lavoro, partite Iva, se si vuole mettere in manovra di più sugli investimenti io sono disponibile a ragionare con tutti. Il debito è aumentato di 300 miliardi di euro in 5 anni in base a manovre a cui qualcuno batteva le mani. Se il Paese non cresce il debito sale, se il Paese cresce il debito scende. Sono assolutamente disponibile - ha aggiunto - a confrontarmi con Juncker, Moscovici o chiunque". E continua: "E' arrivata la lettera Ue? Aspettavo anche quella di Babbo Natale"
 
 

Salvini avverte la UE, "attenti alle conseguenze delle sanzioni..."

Venerdì parlando con i Media, il ministro dell'Interno ha avvertito l'Unione europea (UE) delle conseguenze negative di eventuali misure punitive contro l'Italia nella disputa sul bilancio di Roma.


"Vogliono punirci, ma ciò influenzerà l'UE, perché se ci impongono sanzioni il vero danno sarà per l'Europa, 60 milioni d'italiani insorgeranno. Come fanno a non capirlo? Sono dei pazzi se davvero aprono contro il nostro Paese la procedura d’infrazione." Il governo italiano mantiene il suo progetto di bilancio nonostante il rifiuto della Commissione europea, il consiglio di amministrazione dell'UE ritiene che i piani per un livello elevato di debito siano contrari alle norme europee di stabilità e che la Commissione possa introdurre sanzioni.  Anche il primo ministro Giuseppe Conte ha informato il suo ufficio che l'obiettivo di crescita e di bilancio per il prossimo anno non sarà influenzato. Se Roma non invia nuove o "inaccettabili nuovi conti", la commissione potrà avviare un procedimento penale, in cui potranno essere inflitte ammende fino allo 0,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL). Il ministro dell'Interno avverte in modo velato la Commissione e i burocrati di Bruxelles, non parla di uscita dall'Euro ma dice, "Se l’Europa crede di poter rivivere il film del passato, quello di un’Italia subalterna, con governi sempre pronti a dire di sì a qualsiasi diktat targato Bruxelles, Berlino o Parigi, non ha capito proprio niente. E mi dispiace per loro".

Bruxelles sta preparando una procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti di Roma

La Commissione europea si sta preparando per una procedura nei confronti dell'Italia. Nel far ciò, risponde al rifiuto del governo di Roma di correggere il controverso bilancio per il 2019, che racchiude un nuovo debito del 2,4 per cento del PIL. Il processo potrebbe iniziare mercoledì e comportare pene severe.


Questa settimana è scaduto l'ultimatum dell'autorità di Bruxelles. Il governo Conte doveva presentare un nuovo bilancio e ridurre il deficit. Ma Roma è testarda. "Il bilancio non cambia", ha detto Luigi Di Maio, dopo un incontro del Gabinetto a Roma. "Riteniamo che questo sia il budget che il Paese deve riprendere", ha detto Di Maio. In una lettera, il ministro delle finanze Giovanni Tria ha invitato la Commissione europea a prendere in considerazione "eventi straordinari" come il crollo del ponte a Genova e il danno causato da giorni di temporali maltempo e alluvioni. Inoltre, il nuovo progetto italiano ipotizza un debito totale in calo. Questo obiettivo si raggiungerà attraverso la vendita di azioni statali. Secondo gli addetti ai lavori, il ministero delle Finanze sta studiando la vendita di blocchi di azioni governative, alla banca di proprietà statale Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP)  che è una rilevante istituzione finanziaria italiana. Nella realtà è una società per azioni, controllata per circa l'83% da parte Ministero dell'economia e delle finanze e per circa il 16% circa da diverse fondazioni bancarie. La CDP opera all'interno del sistema economico italiano essenzialmente come una banca di stato, con un'operatività in parte simile ormai a quella di una banca d'affari, avendo fra le sue diverse attività principali anche la partecipazione nel capitale di rischio delle medie e grandi imprese nazionali, quotate e non, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese. La principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie è costituita da tutto il risparmio postale italiano che CDP gestisce dal 1875. A quest'ultimo, pari a circa 250 miliardi di euro, si aggiunge la raccolta obbligazionaria effettuata sui mercati, sia presso investitori istituzionali sia al dettaglio. Il principale impiego delle risorse finanziarie è rappresentato dai prestiti verso lo Stato e le amministrazioni locali, dall'investimento nel capitale di rischio di imprese italiane che operano anche all'estero e dalla partecipazione in progetti immobiliari, infrastrutturali e finanziari ritenuti strategici per lo sviluppo dell'economia nazionale. Cdp nel perseguire i suoi compiti collabora con le principali istituzioni economiche e finanziarie che operano a livello internazionale e si coordina con gli enti che svolgono un ruolo analogo in altri paesi europei. Sulla base del valore totale delle attività, pari a 410 miliardi di euro nel bilancio consolidato del 2016, CDP rappresenta la terza istituzione bancaria italiana più grande dopo UniCredit e Intesa Sanpaolo. (wikipedia)

Tornando al conflitto Italia vs Unione Europea, il debito del 130 percento è particolarmente preoccupante per Bruxelles, che vede una crescita troppo lenta e instabile, per pensare di riuscire a ridurre il debito pubblico. Ora, l'alto debito sembra essere anche una giustificazione per una procedura di deficit rapido, normalmente la Commissione europea si attiva solo quando, una proposta di bilancio di uno stato membro, potrebbe causare problemi all'intera stabilità economica europea. Il nuovo governo di Roma da poca fiducia e la commissione prevede nuove elezioni nell'Aprile del prossimo anno (2019), termine che la Commissione europea non vuole aspettare. Ecco il perchè di una procedura ai sensi dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato UE, in cui vengono idefinte le norme da applicare in caso di  "deficit eccessivo". Una procedura che porterebbe a multe fino allo 0,2 per cento del prodotto interno lordo. Nel caso dell'Italia, questo varrebbe un massimo di 3,4 miliardi di euro, pari a una manovra economica di alto livello.

Tuttavia, è discutibile se i vecchi debiti siano sufficienti per avviare una procedura di deficit. Dopo tutto, l'Italia è rimasta per anni seduta sulla sua montagna di debiti. che non si è ristretta anche quando il governo di Roma rispettava ancora i requisiti dettati da Bruxelles. 

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