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updated 5:32 PM UTC, May 28, 2020

Il coronavirus alla fine definirà un'era, dando potere a nuovi comandanti

Quando tutto sarà finito, un confronto tra i risultati ottenuti dai governi decentralizzati e democratici e quelli autoritari e centralizzati, definirà chi comanderà nella nuova era


Ci sono fenomeni che definiscono un'era, nel momento in cui compaiono e nel tempo a seguire, non accade nulla che non si riferisca a loro o ai loro effetti. Modificano il mondo come da sempre lo abbiamo conosciuto e durante la loro trasformazione, ci raccontano un nuovo presente e un nuovo futuro.

Questo è il caso del coronavirus. All'inizio di gennaio, quando è apparso a Wuhan, 59 persone sono state infettate e ora, due mesi dopo, colpisce più di 100.000 persone in 110 paesi, ha mobilitato tutti i governi e le istituzioni, dal livello locale a quello internazionale, non lasciando spazio ad altre notizie dal mondo, dallo sport e dalla politica alla vita sociale e familiare, l'unica costante è un maledetto virus.

 Tutto ciò che accade dipende, in un modo o nell'altro, dall'evoluzione e dalla lotta contro la diffusione della malattia. A partire dall'economia, con un impatto multiplo sulla produzione, sul consumo e sui mercati. La catena di produzione globale è oggi spezzata, l'offerta e la domanda si stanno contraendo. In risposta al calo del consumo di petrolio, la Russia e l'Arabia Saudita hanno intrapreso una guerra commerciale al ribasso dei prezzi, con effetti destabilizzanti nelle economie, che vedono come principale fonte di ricchezza nazionale il petrolio e i gas instabili, parliamo di paesi come il Venezuela, l'Algeria o l'Angola.
 
Un'epidemia, come ogni crisi, è anche un'opportunità. Alcuni vinceranno e altri perderanno. È così che Vladimir Putin e Mohamed Bin Salman l'hanno affrontato, Putin con una riforma costituzionale per perpetuasse se stesso e il principe Salman con una nuova purga nel circolo principesco più vicino al suo gruppo di comando. Entrambi prolungano così la loro guerra per l'approvvigionamento di petrolio in Siria, un conflitto economico che non nasce solo a causa dei grandi problemi nella regione siriana, ma anche per definire il ruolo di leader nella gestione degli idrocarburi, sulla scena mondiale.               
Un conflitto che si gioca ormai a due, grazie al ritiro di Donald Trump, che si deve maggiormente concentrare sulla concorrenza strategica con la Cina. Un ritiro però pericoloso, perché chi per primo riuscirà ad impadronirsi (distruggendola prima per poi ricostruirla), dell'industria dell'estrazione di petrolio sciita, prenderà il posto degli Stati Uniti alla testa della produzione mondiale. La controversia sul virus tra i due produttori di petrolio sarà parte importante e chi uscirà prima o sconfiggerà prima il coronavirus, potrà diventare anche il prossimo leader dell'ambito mercato petrolifero.

Neanche le prossime elezioni presidenziali americane saranno immuni dall'influenza del coronavirus, il delicato processo elettorale non potrà sfuggire all'epidemia. I democratici dopo aver fallito il primo tentativo di rovesciare il governo Trump, potrebbero riprovarci giocando a loro favore gli effetti dell'epidemia da coronavirus sugli americani. Oggi Trump vacilla e i suoi punti deboli sono molti: ha minimizzato l'epidemia, non è un buon gestore di crisi (ricordiamo che alcune sue uscite sui social, hanno causato crisi diplomatiche) e ha reso molto precario il sistema sanitario che Obama aveva con molta fatica, riformato. Una recessione economica come quella che potrebbe scoppiare è il peggior nemico per un presidente in corsa per un secondo mandato.

Ogni epidemia mette davanti a tutti le proprie responsabilità, nel gestire una risposta immediata e proficua, dai governi locali a quelli nazionali, arrivando alla stessa Commissione europea. Mette alla prova sia i sistemi sanitari, sia i sistemi politici. Alla fine ci sarà un confronto tra i risultati ottenuti da tutti, dai governi decentralizzati e democratici a quelli autoritari e centralizzati, chi avrà ottenuto i migliori risultati, chi avrà aggiunto un miglior contributo e definito la fine della crisi, sarà il nuovo comandante e avrà il privilegio di dettare le linee politico economiche di una nuova era.

Coronavirus, la lezione di Diego Fusaro: "L'emergenza ha fatto cadere un castello di menzogne. Ecco i nemici dell'Italia" (VIDEO)

(VIDEO) - L'intervento del filosofo sovranista Diego Fusaro a "Coffee Break" su La7. Considerazioni forti sulla globalizzazione, lo sgretolamento del pubblico in favore del privato, i tagli alla sanità, il ruolo dell'Unione europea. E anche una rivelazione piuttosto sconvolgente: "Gli Stati Uniti anziché aiutarci, ci trattano come una colonia. Dal 5 marzo sono sbarcati 20mila soldati Usa per delle esercitazioni nell'ambito dell'operazione Europe Defence 20"

Coronavirus, Salvini: "Chieste a Conte misure drastiche subito, ma la risposta è stata no. Si sottovaluta l'emergenza sanitaria". Poi attacca l'Ue: "Ancora una volta lontana dagli italiani"

Incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio e i leader dell'opposizione. Le parole di Matteo Salvini (il più deluso), Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Resta anche il nodo del commissario straordinario per l'emergenza covid-19


Risultato immagini per salvini meloni tajani

SALVINI - "Esco preoccupato, abbiamo portato le voci di chi chiede misure drastiche subito, di chiudere tutto subito per ripartire sani. Ma la risposta è stata no, quindi totale incertezza". Così , Matteo Salvini uscendo da Palazzo Chigi, dopo l'incontro dei leader dell'opposizione con il premier Giuseppe Conte. "Sull'emergenza sanitaria, mi sembra che qualcuno non abbia chiaro che cosa sta succedendo nella metà degli ospedali italiani. Altre regioni non hanno numeri e strumenti del sistema sanitario lombardo. Qualcuno - aggiunge il leader della Lega - sta sottovalutando l'emergenza sanitaria. Sullo sfondo di tutto c'è il silenzio dell'Ue che dimostra ancora una volta la sua lontananza dagli italiani". 

MELONI - "Al governo abbiamo chiesto chiusura di tutte le attività per 2 settimane. Richiesta al momento non accettata, speriamo non serva in futuro. Abbiamo ribadito anche che il governo deve fare tutto il necessario per garantire salute di tutti e tutelare ogni attività e posto di lavoro", le parole di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia. "Pensiamo serva un commissario straordinario, una figura forte che possa occuparsi di tutta l'emergenza, che abbia anche poteri ordinamentali", le parole di Meloni. "Il presidente del Consiglio - sottolinea- ha aperto ad una nomina di un commissario, ma nulla di più".

TAJANI - "Serve un commissario straordinario per dare una comunicazione univoca, che possa coordinare tutti gli eventi. dal governo è arrivata un’apertura" sulla richiesta del centrodestra di un supercommissario per l’emergenza covid 19, le parole di Antonio Tajani, vicepresidente di Fi dopo l’incontro a palazzo Chigi. "Ci auguriamo che il governo decida in tempi rapidi per fare una zona rossa in tutta Italia. Non abbiamo avuto una risposta positiva ma non è escluso questo possa essere fatto più avanti. Bisogna fare presto, prima che sia troppo tardi", afferma. "La situazione -ha avvertito- è preoccupante è va affrontata in maniera proporzionale a rischio".

L'Italia si sta avvicinando alla crisi?

Lo scoppio del problema Coronavirus rappresenta una sfida enorme non solo per il sistema sanitario italiano, ma anche per la politica e l'economia del paese


L'Italia è il primo paese europeo ad avere un'epidemia di Coronavirus. Finora, 880 persone sono state infettate e 21 sono decedute. Il focolaio è nel nord Italia, da lì, la malattia infettiva si è diffusa in altre regioni del paese.  Anche un governo forte potrebbe sopraffare in uno scenario così orribile. L'attuale coalizione guidata da Giuseppe Conte è debole e controversa, il movimento dei Cinque Stelle e il Partito Democratico, in agosto avevano unito le loro forze per mantenere il leader della Lega Matteo Salvini, fuori dal potere. Due partiti che non hanno molto in comune e che non sono riusciti a far decollare il paese, facendolo uscire da un preoccupante stallo economico.

Il paese è stato politicamente paralizzato negli ultimi mesi. I partner della coalizione hanno trovato difficoltà nell'accordarsi, su molte delle decisioni importanti e le lotte interne al potere politico si sono quasi sempre sviluppare nelle piazze o sui social media. L'ex primo ministro Matteo Renzi, legato alla maggioranza con il suo partito Italia Viva, è diventato l'ago della bilancia di un'instabile maggioranza. Più volte ha velatamente minacciato di abbandonare il carro, cosa che avrebbe portato alla fine del governo.

Tutto questo fino all'apparizione del virus corona e come al solito in Italia in casi di emergenza eccezionali, i ranghi delle truppe si sono chiusi, i battibecchi sono cessati, tutti hanno dato sostegno a Conte nella lotta contro l'epidemia da Coronavirus. Anche politici dell'opposizione come Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno dato a Conte il loro sostegno, pur con velate critiche. Non è senza ironia che il secondo gabinetto Conte, per la prima volta da quando è entrato in carica, sembra essere all'altezza del compito. Dopo che i primi decessi si sono registrati la scorsa settimana, ha subito approvato un decreto con misure drastiche. I primi comuni colpiti in Lombardia e Veneto messi in quarantena, bloccati dalle forze di polizia e da oggi dall'Esercito. Scuole, università, musei chiusi, fiere e altri eventi importanti cancellati. 

In situazioni così estreme, è facile criticare le azioni delle autorità, soprattutto qui in Italia, dove molte cose non vanno come dovrebbero, le critiche alle autorità fanno parte dello sport nazionale. Mentre alcuni accusano lo stato, le autorità regionali, di aver reagito troppo tardi o di fare troppo poco, altri parlano di azioni eccessive, perché "le gite scolastiche sono state annullate", anche nelle regioni non interessate. Visto però in modo oggettivo, Conte, i ministri responsabili e i governatori delle regioni colpite, hanno reagito in modo sorprendentemente rapido e deciso.

Solo nei primi giorni di crisi, un conflitto di poteri tra il governo a Roma e i presidenti regionali del nord, ha causato polemiche, subito rientrate e raggiunto un accordo su come agire insieme, da allora la cooperazione tra le autorità sembra funzionare a tutti i livelli e oltre i confini dei partiti.

Negli ultimi giorni sono stati condotti test antivirali su migliaia di persone attorno ai due focolai conosciuti. In Europa la situazione non è diversa e questo non colpa dei "caotici e incapaci italiani", il virus scoppiato in Cina si sta ora diffondendo in Europa, perchè difficilmente una malattia infettiva può essere fermata nelle società aperte, anche con adeguate misure precauzionali. I virus si muovono liberamente in un mondo globalizzato.

L'Italia mantiene stretti legami economici con la Cina ed è sede di una grande comunità cinese con oltre 300.000 membri censiti. Il numero di visitatori dal Medio Oriente è salito alle stelle negli ultimi anni. Per questi motivi, il governo di Roma aveva cancellato i voli da e per la Cina, già dalla fine di gennaio. Pur sembrando una misura cautelativa corretta, oggi sappiamo che la misura ha avuto un effetto negativo. Poiché la maggior parte dei paesi europei ha continuato i voli, i viaggiatori dalla Cina potevano entrare in Italia, facendo scalo nei diversi stati in cui non esistevano limitazioni. E mentre gli arrivi dalla Cina potevano essere facilmente controllati ed esaminati, le provenienze da altri aeroporti internazionali su Milano e Roma continuava senza precauzioni.

È ancora impossibile stimare le conseguenze dell'epidemia e quantificare il danno. Il numero di infetti e vittime potrebbe sicuramente aumentare in modo significativo nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, l'Italia è minacciata dalla turbolenza economica. Le aree più colpite nel nord sono il cuore produttivo del paese. Un grande numero di aziende potrebbero chiudere e decine di migliaia di lavoratori potrebbero perdere il lavoro. L'industria del turismo sta già vivendo drammatiche cadute in tutto il paese. L'Italia, che non si è ancora completamente ripresa dalla crisi finanziaria globale, potrebbe rischiare di precipitare nella recessione.

Conte sta cercando soprattutto di calmare la gente e prevenire il panico, così come i governatori delle regioni colpite nel nord stanno cercando di fermare l'allarmismo. L'unica voce fuori dal coro in questo fronte nazionale unito, è Matteo Salvini. Il capo della Lega ha bombardato l'odiato ex alleato Conte con messaggi video, sperando di beneficiare dell'incertezza generale. Proprio all'inizio dell'epidemia di Corona in Cina, Salvini aveva fatto la richiesta (impraticabile) che l'Italia chiudesse i suoi confini. Ora con lo svilupparsi dell'epidemia, rende il capo del governo personalmente responsabile delle infezioni nel paese e chiede le sue dimissioni.

L'ex ministro degli interni 46enne dimostra così poca propensione verso un'unione di stato. I suoi fan più agguerriti potranno anche apprezzare una condotta più mordente, tuttavia, se Salvini vuole davvero governare il paese, ha bisogno dell'approvazione sia dei circoli di destra più moderati che dei circoli del centro politico e questo dovrebbe verosimilmente, scoraggiare alcune uscite mediatiche, vista la situazione di emergenza.

Le conseguenze politiche a lungo termine della crisi Coronavirus, sono attualmente difficili da valutare, molto dipenderà da ulteriori sviluppi. Se il virus arrivasse a causare un'emergenza medica ed economica, il fronte unito si sbriciolerebbe rapidamente e il governo difficilmente potrebbe sopravvivere.

 

A più lungo termine, un esito più o meno infruttuoso della crisi difficilmente stabilizzerebbe la politica italiana. Una volta risolto il problema, la vecchia guerra di trincea potrebbe ricominciare. La paura di nuove elezioni potrebbe tenere insieme la coalizione Conte, ma per quanto tempo? È probabile che la paralisi politica continui in entrambi i modi. Tutto questo diventa devastante per un paese che sta perdendo il contatto con il resto dell'Europa e non ha riforme strutturali di vasta portata, che lo possano far risale i gradini di quella graduatoria, che dovrebbe vederlo nei primi posti.

Manovra fiscale 2020; il governo aumenta le tasse, la Lombardia invece migliora la qualità della vita

Nuovo passo avanti in Lombardia con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei lombardi, grandi investimenti per sanità, trasporti e per chi vive in difficoltà economiche. 


Approvato dal Consiglio regionale il Bilancio di Previsione 2020-2022, la Legge di Stabilità e il Collegato che contiene le norme per gestire la programmazione e la contabilità regionale. “Tra gli elementi che lo caratterizzano – ha commentato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – la cancellazione del superticket sanitario, la diminuzione del carico fiscale su cittadini e imprese, l’incremento delle risorse per la sanità, nel 2020 pari a 19.867,3 milioni di euro. Tutti segnali di grande attenzione per i cittadini ai quali vogliamo continuare ad offrire risposte concrete, rapide e in grado di soddisfare le esigenze che ci manifestano. Non si tratta di un punto di arrivo ma della prosecuzione di un percorso che ha un solo obiettivo, quello di migliorare, a tutti i livelli, la qualità della vita dei lombardi”.

In materia di Salute e sociale, inoltre il bilancio prevede ulteriori 200 milioni in più per il programma pluriennale di ristrutturazione di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico, il contributo di solidarietà regionale per il fabbisogno abitativo destinato ai nuclei familiari in condizioni di indigenza o di temporanea difficoltà economica (23,5 milioni per ciascun anno del triennio) oltre alle misure premiali sui canoni di locazione – con l’obiettivo di azzerarli – per gli inquilini ultrasettantenni delle ALER e ERP in regola con i pagamenti (12,7 milioni nel biennio 2020-2021).

“Pur dovendo rispettare i vincoli statali che impongono un taglio di 147 milioni di euro quale concorso della Lombardia al mantenimento degli equilibri di finanza pubblica – ha commentato l’assessore al Bilancio, Finanza e Semplificazione Davide Caparini – garantiamo investimenti aggiuntivi per 159 milioni nel 2020 e 181 annui nel 2021 e 2022″.

“Grazie all’innovativo accordo con il Governo – ha detto ancora – abbiamo garantito l’incremento delle risorse per la sanità che nel 2020 saranno pari a 19.867,3 milioni di euro con ulteriori 200 milioni in più per il programma pluriennale di ristrutturazione di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico”.

“Anche per quest’anno  – ha proseguito – abbiamo garantito la salvaguardia integrale delle risorse per le politiche sociali e un rifinanziamento pluriennale per le funzioni in materia di assistenza degli alunni con disabilità. Quindi sono assicurati i servizi e gli interventi sociali a favore dei minori, anziani e fragilità erogati attraverso il fondo sociale regionale (54 milioni per ciascun anno del triennio); gli interventi per iniziative sperimentali a favore delle famiglie (circa 11 milioni per ciascun anno del triennio); i servizi prima infanzia e nidi gratis (oltre 35 milioni anno); l’inclusione scolastica dei disabili sensoriali (12 milioni annui); le azioni a favore dei disabili, degli non autosufficienti o delle famiglie (10 milioni annui); i parchi gioco inclusivi (7 milioni 2020-2021); gli interventi a favore dell’assistenza svolta dagli assistenti familiari agli anziani (1,5 milioni annui)”.

Confermato il buono scuola (previsti 24 milioni per ciascun anno del triennio), il sostegno al reddito della dote scuola (previsti 2,6 milioni in ciascun anno del triennio) e per gli assegni di studio a studenti meritevoli (2 milioni per ciascun anno del triennio), i percorsi triennali d'Istruzione e Formazione Professionale (102 milioni per ciascun anno) e le scuole dell’infanzia (previsti 9 milioni per ciascun anno del triennio). Inoltre, seppur confermando il finanziamento al diritto allo Studio Universitario con 36 milioni in ciascun anno del triennio le risorse non sono comunque sufficienti a garantire la copertura dell’ingente flusso di studenti da fuori regione a cui viene garantito il diritto ma per cui lo Stato non corrisponde alcuna risorsa.

La Regione si fa anche carico dei trasferimenti ai Comuni per servizi di integrazione scolastica alunni disabili (10,5 milioni per ciascun anno del triennio) e del cofinanziamento per i centri per l’impiego (4 milioni annui) per cui si procederà all’assunzione di oltre 1.378 profili a tempo indeterminato entro il 2021, la maggior parte sarà assegnato alle provincie per un impegno di 111 milioni per formazione e sistemi informativi.

Per quanto concerne il carico fiscale, Caparini considera di grande rilevanza oltre all’eliminazione del superticket anche l’esenzione IRAP per le imprese nei centri storici e per le nuove aziende che iniziano la loro attività nelle aree urbane rigenerate e i due mesi di sconto l’anno per i lombardi che sceglieranno la domiciliazione bancaria per il pagamento del bollo. Confermate l’esenzione IRPEF e proroga degli ecoincentivi per i veicoli ecologici e contributo alla rottamazione.

Capitolo a parte per i trasporti e la mobilità. La Regione ha investito 1,6 miliardi di euro per il rinnovo del materiale rotabile ferroviario (112,4 milioni nel 2020, 80,7 milioni nel 2021, 112,4 milioni nel 2022) che consentirà di avere 176 nuovi treni operanti entro il 2024.

Inoltre, sono state destinate risorse per la realizzazione metrotranvie (3,5 milioni nel 2020, 19 milioni nel 2020 e 2,9 milioni nel 2022), interventi per la mobilità ciclistica (0,2 milioni nel 2020, 5,9 milioni nel 2021, 5 milioni nel 2022) e interventi per il miglioramento della viabilità (27,4 milioni nel 2020, 30,3 milioni nel 2021 e 21,2 milioni nel 2022).

“Il fondo nazionale per il trasporto locale – ha sottolineato l’assessore Caparini – non è sufficiente a coprire le necessità di tutta la regione al punto che la Lombardia aggiunge oltre 400 milioni di risorse proprio per garantire i servizi. Al fondo così costituito (un terzo Regione Lombardia, due terzi lo Stato) le agenzie del TPL accedono con una percentuale definita dopo una lunga trattativa e mancano almeno 100 milioni di euro che equivalgono a 300 milioni a livello nazionale. Il Governo è ancora in tempo per porvi rimedio”.

Per quanto riguarda lo sviluppo economico e la competitività nel triennio sono previsti 54,7 milioni di euro per progetti di riqualificazione urbana e il sostegno nel settore del commercio. Per le iniziative e i programmi di ricerca e innovazione previsti oltre 30 milioni nel triennio. Sono state confermate tutte le misure a favore delle imprese che in questi anni hanno riscosso un notevole successo.

In agricoltura saranno finanziati progetti di ricerca e innovazione per 9 milioni ed erogati contributi alle imprese per facilitare l’accesso al credito per 6 milioni di euro sempre nel triennio.

Per promuovere Lombardia regione Olimpica 2026 per la promozione del nostro sistema turistico sono previsti 19,4 milioni nonché risorse per interventi in capitale per circa 7,2 milioni nel triennio. Ad essi si aggiungono 25 milioni per la ristrutturazione e l’ampliamento degli impianti sportivi, strutture alpinistiche e rifugi e 19 milioni per favorire la diffusione della pratica sportiva per tutti, con misure come lo Skipass gratuito per i minori. Inoltre, è di questi giorni in manovra statale del finanziamento per un miliardo delle infrastrutture viarie necessarie per le Olimpiadi.

Nel quadro dell’attrattività internazionale della nostra regione sono stati finanziati numerosi interventi per la valorizzazione del patrimonio, dello spettacolo, di attività e servizi culturali (81 milioni nel triennio).

Nonostante il differimento al 2020 deciso dal governo centrale del fondo per gli investimenti degli Enti territoriali, istituito su richiesta della Lombardia a vantaggio di tutte le regioni, continua l’ impegno della Regione per lo sviluppo delle valli prealpine (11,7 milioni nel triennio); previsti in bilancio interventi speciali a favore della montagna (10 milioni per ciascun anno del triennio), la tutela delle aree protette, parchi naturali protezione naturalistica e forestazione (50 milioni nel triennio),  risorse per la tutela della qualità dell’aria e Piano Regionale Inquinamento Atmosferico (7 milioni nel triennio). Assicurati gli interventi di efficientamento energetico (24 milioni nel triennio) e le risorse in materia di difesa del suolo e tutela delle acque pubbliche (110,5 milioni nel triennio)

 

 

FONTE: Lnonline

Imballate nelle piazze, le "Sardine" stanno manifestando contro un politico che non è al potere

Le sardine hanno sfondato, perché in modo molto chiaro rappresentano una cosa: contrastare Matteo Salvini 


Un mese fa, quattro amici hanno lanciato una chiamata sui social media per una protesta nella città di Bologna, contro il populismo della destra italiana rappresentata dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Speravano che l'evento potesse attirare 6000 persone, invece, hanno raddoppiato, con tutti stipati nella piazza centrale della città, proprio come le sardine nella loro scatola di latta.

Le sardine, divenuto il nome proprio del movimento, sono diventate un fenomeno italiano a tutti gli effetti, attirando grandi folle da nord a sud, numeri che la maggior parte degli attuali partiti politici della nazione, non avrebbe alcuna possibilità di eguagliare.

Ma mentre le sardine hanno sfruttato una parte della frustrazione di base comune in così tante proteste politiche globali quest'anno, rimangono sole sotto un aspetto: l'obiettivo della loro protesta non sono i politici tecnicamente al potere, ma piuttosto quelli all'opposizione.

L'emergere di un tale gruppo è possibile solo nel mondo "off-kilt" della politica italiana, in cui due partiti deboli, stanchi, in perenne contrapposizione gestiscono il paese, rivendicando azioni che diano loro una maggiore energia politica. Invece, è il partito più popolare del paese la Lega di Matteo Salvini che, nel bene o nel male, rimane il centro di un vortice di energia della politica italiana, pur essendo oggi all'opposizione. Gli italiani vedono la Lega come il "governo in attesa", con Salvini probabile futuro primo ministro. 

E mentre il successo delle idee populiste di Salvini ha allarmato molti italiani liberali, l'establishment politico di sinistra del paese, come tanti altri partiti "mainstream" in tutto il mondo, continua a lottare per contrastare l'emozione del populismo, continua a lottare organizzando manifestazioni di protesta sui social e nelle piazze, invece di generare nuove idee, nuove spinte di energia che possano far rivalutare in modo positivo l'operato di governo. 

Da quando sono partite a Bologna, le sardine hanno organizzato quasi 100 eventi in tutta Italia, riempiendo di sardine le piazze di Roma, Torino, Milano e altre città: sardine disegnate a mano, sardine ritagliate dipinte con la bandiera dell'Unione europea, bandiere dell'UE decorate con sardine che denunciano il fascismo e l'odio al canto di "Bella Ciao". Le sardine hanno fatto così tanto tanto scalpore, perché così chiaramente rappresentano una cosa, contrastare Salvini. Non sono un partito politico (non ancora). Sono diventati, invece, un punto di incontro per le persone che erano state respinte dalla politica e che non si sentiva più rappresentate da essa, ma che rimanevano preoccupate di come un politico di destra potesse rifare il paese.

"Quante volte hai sentito mal di stomaco durante la lettura dei commenti sotto i post della Lega?", Afferma il manifesto ufficiale delle Sardine. “Quante volte ti sei detto, non può essere vero? Bene, è giunto il momento di cambiare l'inerzia della retorica populista”. In un editoriale del Corriere della Sera, abbiamo letto: "Le Sardine sono rapidamente cresciute fino a occupare un posto importante nella scena politica italiana, che altrimenti sarebbe rimasta desolata". In un'intervista, Mattia Santori, 32 anni, uno dei fondatori del gruppo, ha dichiarato che il primo evento "ha sollevato il coperchio da una pentola a pressione che bolle da molto tempo e ha dato alla gente uno sbocco per respingere ciò che chiamava La deriva dell'Italia verso la "destra xenofoba". "Salvini riempie piazze, giornali, social network", ha detto Santori, "Noi abbiamo completamente distrutto la percezione di coloro che lo vedevano come unico maestro italiano".

Secondo Massimiliano Panarari, che ha scritto un libro sul Movimento a Cinque Stelle, "Riempiono le piazze nel nome di una piattaforma molto generica, ma c'è una chiara richiesta di un'organizzazione politica innovativa a sinistra". Sebbene le sardine da una parte abbiano messo in luce i punti deboli della sinistra italiana,dall'altra la stanno anche aiutando. Il movimento sostiene un candidato democratico in Emilia-Romagna, un'area che costituisce il cuore liberale dell'Italia. Con le elezioni regionali a un mese di distanza, i sondaggi mostrano che la Lega e il PD viaggiano appaiati. 

"Se il centrosinistra dovesse perdere, sarebbe una valanga e avremmo elezioni anticipate", ha dichiarato Ilvo Diamanti, professore di scienze politiche nelle università di Parigi e Urbino, "Salvini è partito alla conquista dell'Emilia-Romagna proprio dalla roccaforte Bologna, non è un caso che le sardine siano nate lì e da lì si siano diffuse".

Il Big Bang della politica italiana potrà esplodere solo tra poco meno di un mese, quando a urne chiuse scopriremo le questo è un movimento nato da un popolo senza partito, oppure l'ultimo colpo di remi di una sinistra liberale ormai alla deriva, allora vedremo i gattini di Salvini (il mese scorso su Twitter ha chiesto: "Cos'è più carino e più dolce dei gattini?"), cibarsi delle succulente sardine del PD.

 

 

 

 

FONTE: washingtonpost

 

'Sardine' contro Salvini: la lotta dell'Italia contro la destra

Migliaia di persone scendono nelle piazze italiane, come parte del movimento “sardine”, contro il leader della Lega e ex vice primo ministro d'Italia, Matteo Salvini e i suoi alleati.


I manifestanti si riuniscono nelle piazze italiane nel tentativo di "scuotere ulteriormente la politica del paese e combattere, a detta loro, l'xenofobia e il razzismo. Siamo molto felici e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo", ha detto uno dei fondatori del movimento, Mattia Sartori, 32 anni, poiché oltre 100.000 persone avrebbero dovuto marciare nella capitale lo scorso mese.

"Siamo antifascisti, a favore dell'uguaglianza, contro l'intolleranza, contro l'omofobia", ha detto Santori ad AFP, mentre i manifestanti cantano l'inno "Bella Ciao".

"Siamo stanchi di questa cultura dell'odio", ha detto ad AFP il rappresentante del movimento nella capitale italiana, Stephen Ogongo, un giornalista di 45 anni di origine keniota. "Non tollereremo più un linguaggio razzista, fascista, discriminatorio o sessista". 

Il movimento delle Sardine è nato a novembre,dopo che il fondatore Santori, da Bologna, ha inviato in tarda notte, un messaggio urgente a tre amici, dicendo loro di incontrarsi il giorno successivo. Un incontro che stava dando il via ad un nuovo e potente movimento, pochi giorni prima che Salvini e i suoi compagni di coalizione, in un'arena sportiva a Bologna avrebbero lanciato la loro campagna per le elezioni regionali dell'Emilia-Romagna.

I quattro amici hanno covato una riposta ai continui messaggi social di Salvini,  riempiendo le piazze italiane senza il bene placido dei media o il lavoro della grande macchina salviniano " la Bestia" di Luca Morisi. Il palazzetto dello sport aveva una capacità di 5.700 persone e, tramite un annuncio sulla pagina privata di Facebook di Santori, il gruppo ha invitato le persone a una contro-manifestazione in Piazza Maggiore a Bologna, con l'obiettivo di attrarre 6000 persone.

Quello che è successo dopo ha confuso le loro aspettative: 15.000 persone hanno riempito la piazza di Bologna. Mentre l'alleanza elettorale di destra si sente pungere i fianchi e rosicare piano piano voti troppo importanti per essere persi.

E' dovere di cronaca precisare che i numeri così alti raggiunti dal neo movimento è raggiunto grazie anche alla partecipazione di migliaia di migranti, da sempre ostili e contro la poca tolleranza della destra italiana nei confronti della migrazione.

"Ci hanno detto che l'immigrazione è un problema per nascondere problemi reali", ha detto Pietro Bartolo, un membro del parlamento europeo noto come "dottore dei migranti" e che ha dedicato anni della sua vita, per affrontare la crisi dei rifugiati nel Mediterraneo.

"Dobbiamo resistere", ha aggiunto Bartolo, che si è unito alla protesta. “Le leggi che criminalizzano coloro che salvano le persone, sono leggi contro la nostra costituzione. Queste leggi sono un peccato."

Ma attente Sardine perchè la velocità, la poca esperienza e il poco tempo per capire i difficili meccanismi della polita, nel suo senso più completo, possono diventare un capestro, il Movimento 5 Stelle sta ora pagando le conseguenze di non avere nei suoi ranghi, politici di lavoro o statisti meritevoli di questo nome.

Salvini ha deriso il movimento, scrivendo su Twitter che preferisce i gattini perché "mangiano sardine quando hanno fame". Tuttavia, in un sondaggio di novembre, il 40% degli italiani ha affermato che il movimento rappresenta ora il "nemico più pericoloso di Salvini". 

Noi diciamo attenti perchè quando le maree si ritirano lasciano solo sabbia liscia e i castelli cadono lasciando solo un piccolo, lieve e triste ricordo di quello che fu...

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, vola in Africa per il suo primo viaggio istituzionale

 Il primo viaggio fuori dall'UE, non porterà il nuovo presidente della commissione europea negli Stati Uniti, ma in Etiopia. C'è un messaggio ai populisti, nella decisione di Ursula von der Leyen?


Forse "no", Ursula von der Leyen non ha mai pronunciato la parola "migrazione". Migrazione, che suona come preclusione e rifugiati morti nel Mediterraneo. La migrazione è sinonimo di rabbia e vecchi dibattiti che hanno spesso determinato gli incontri e gli scontri dei politici europei e africani.

Il nuovo presidente della commissione europea non vuole parlare di problemi, ma di opportunità. Pertanto, preferisce parlare della lotta ai cambiamenti climatici ed elogia lo scenario di ripresa di alcuni paesi africani. "L'Africa è un partner su cui conto", afferma. Il suo primo incontro è con Moussa Faki, presidente della Commissione dell'Unione Africana e Ministro degli Esteri del Ciad, che si mostra sorridente piacevolmente colpito dalla visita della von der Leyen.

Ursula von der Leyen è in carica come presidente della commissione europea dal primo Dicembre 2019, ora vuole sfruttare il nuovo incarico per rilanciare anche le relazioni con l'Africa. Il fatto che visiti l'Etiopia è già una dichiarazione. Finora, il primo viaggio extraeuropeo di precedenti capi delle commissioni dell'UE li ha portati regolarmente negli Stati Uniti o a un vertice importante nei paesi dell'Occidente.

L'Etiopia è vista come uno dei principali paesi fautori del rilancio africano: se c'è un posto dove l'Africa ha prodotto in modo affidabile buone notizie nel campo economico, questo è l'Etiopia. Insieme al presidente della Commissione dell'Unione Africana, Ursula von der Leyen incontrerà il presidente dell'Etiopia, Sahle-Work Zewde e il primo ministro Abiy Ahmed. Sebbene l'Unione africana sia incomparabile con la Commissione europea in termini di poteri e potere, la fusione di 55 stati africani è un forte simbolo di cooperazione transfrontaliera. Il presidente dell'Etiopia, a sua volta, è attualmente l'unica donna a capo di uno stato africano, con la Leyen che è la prima donna a capo della Commissione europea. 

Una delle motivazioni extra economiche del viaggio è la fine della guerra tra i due storici rivali, L'Etiopia e L'Eritrea, un conflitto che si posizionava come un muro per lo sviluppo dei popoli africani. I diplomatici dell'UE stanno confrontando lo sconvolgimento che sta avvenendo attualmente in Etiopia e nella regione del Corno d'Africa, con la caduta del muro di Berlino in Germania e in Europa 30 anni fa. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed, Martedì prossimo riceverà il Nobel per la pace, nonostante tutti i problemi legati a storiche divergenze anche religiose, Ahmed con estenuanti colloqui con il paritetico eritreo è riuscito a porre fine al sanguinoso conflitto. 

"Congratulazioni per il premio Nobel", ha affermato la Von der Leyen durante il loro incontro, "oggi sono qui per ascoltare", ha concluso Von der Leyen.

Volo di una notte il venerdì sera, volo di ritorno il sabato sera, la presidente della commissione europea non ha molto tempo per la sua visita, inoltre non ha pacchetti di soluzioni già pronte, vuole scoprire cosa ha funzionato nella politica UE-Africa in passato e cosa no. "Vogliamo separare il successo dalla realtà dei castelli di carta esistenti", ha affermato la  Von der Leyen, dopo l'incontro con il presidente.

Intanto si sta preparando il grande incontro per il vertice dei capi di stato UE-Africa, a Bruxelles. Tutto ciò suona come una nuova partenza, l'unico problema è cancellare le strategie di alcuni stati europei che hanno grandi interessi in Africa e le incomprensioni nei trattati effettuati negli anni precedenti alla visita della Leyen. Ciononostante, l'UE continua a rimanere indietro rispetto ai suoi Stati membri, ad esempio per quanto riguarda il rispetto degli impegni finanziari assunti durante il precedente vertice africano in Costa d'Avorio. 

Inoltre, gli stati europei non sono più i soli interessati alla regione del Corno d'Africa. Sebbene l'UE continui a posizionarsi molto più avanti rispetto a paesi come Stati Uniti e Russia, la Cina nella vicina regione del Golfo sta aumentando il volume degli scambi, gli investimenti diretti e gli aiuti allo sviluppo.

Al contrario, la Von der Leyen vuole dare più di un segnale con la sua "commissione geopolitica", l'Europa dovrebbe mostrare la sua forza, questo è il modo di renderla visibile, specialmente in Africa. Ad Addis Abeba investirà in aiuti economici, 100 milioni di euro per le riforme economiche, altri 50 milioni per il sistema sanitario e così via.

Il breve viaggio è quello di segnare l'inizio di una nuova politica africana per l'Europa, Lunedì scorso, la Leyen ha tenuto un breve discorso in occasione del lancio della Conferenza sui cambiamenti climatici a Madrid, sottolineando che la lotta ai cambiamenti climatici è uno dei compiti principali della sua nuova commissione e Mercoledì prossimo presenterà il suo cosiddetto Green Deal europeo, che vedrà l'Africa come parte centrale del discorso, "Le persone", afferma la Von der Leyen, "sentono il cambiamento climatico più qui che altre parti del mondo, perché i deserti diventano più grandi e le inondazioni sempre più violente.".

  • Pubblicato in Esteri
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