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updated 7:57 AM UTC, Aug 3, 2020

Il Movimento 5 Stelle perde altri due parlamentari. La senatrice Riccardi abbraccia Salvini. La deputata Ermellino nel gruppo misto: "M5S tradisce le speranze di 11 milioni di cittadini"

Giornata nera per il Movimento 5 Stelle, che perde due parlamentari donne: una alla Camera e una al Senato. Dopo la deputata Alessandra Ermellino, infatti, abbandona il gruppo M5S anche la senatrice Alessandra Riccardi che passa alla Lega. Salvini: "Orgoglioso che persone perbene e capaci scelgano noi" - (LEGGI TUTTO)


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"Porte aperte a donne e uomini perbene e capaci. Sono felice e orgoglioso che bussino alla Lega da tutti gli schieramenti politici, da Nord a Sud, confermando la nostra crescita: siamo seri, credibili e pronti per vincere le prossime elezioni. A livello locale e nazionale". Lo dice Matteo Salvini, commentando il passaggio in Lega della senatrice del M5S, Alessandra Riccardi.

"Eletta col Movimento 5Stelle, milanese, classe 1974, avvocato, la senatrice Riccardi - sottolineano dalla Lega - è solo l’ultima parlamentare ad aver scelto la Lega: prima di lei, hanno lasciato i 5Stelle per abbracciare Salvini i senatori Stefano Lucidi, Ugo Grassi, Francesco Urraro. Ingressi anche da Forza Italia, come la senatrice Erika Testor (eletta in Trentino Alto Adige) e il deputato siciliano Nino Minardo".

"Nuovi ingressi sono stati registrati anche in alcune regioni (come i consiglieri regionali in Campania Gianpiero Zinzi e Severino Nappi, entrambi eletti presentati da Salvini poche settimane fa). Nelle prossime ore annunceranno l’ingresso nella Lega altri amministratori locali nel Centrosud, fra cui diversi sindaci del Lazio e amministratori di Puglia e Campania", fanno sapere da via Bellerio.

La Riccardi, che è membro della giunta per le immunità del Senato, lo scorso 26 maggio aveva votato contro l’autorizzazione al processo per il leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini nel caso Open Arms, in dissenso con le indicazioni del gruppo parlamentare del M5S che aveva invece deciso per un voto favorevole.

M5S PERDE PEZZI ANCHE ALLA CAMERA: ERMELLINO NEL GRUPPO MISTO

"Non vado via dal M5S ma dalle persone che si sono impossessate di un progetto tradendo le speranze di 11 milioni di cittadini". Con queste parole la deputata Alessandra Ermellino comunica il suo allontanamento dal gruppo MoVimento 5 Stelle, passando al gruppo Misto. "Ho consegnato la lettera di dimissioni dal M5S senza lasciarmi alle spalle alcun rimpianto, ormai da tempo la mia voglia di lavorare e rispondere alle sollecitazioni provenienti dal territorio - con l'unico scopo di tutelare il bene pubblico - confliggevano con il percorso e le scelte fatte dal MoVimento. A partire dal gruppo della Commissione Difesa che, nel corso di questi 26 mesi, ha osteggiato il mio lavoro", spiega la deputata.

"Il M5S è diventato uno spazio privo di confronto e competenza, dove il rispetto delle regole e dei valori, che ci avevano illusi che un cambiamento fosse finalmente possibile, sono stati calpestati dalle aspirazioni personali. Viviamo tuttora in un sistema politico marcio che necessita di grande coraggio e capacità per essere risanato, tuttavia ho la netta sensazione che il M5S non abbia la forza o la volontà di perseguire realmente questo cambiamento. Dal gruppo Misto continuerò con caparbietà a tenere fede agli impegni presi con i cittadini", conclude Ermellino.

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Centrodestra unito alle Regionali e nei Comuni: ecco i nomi dei candidati per le sfide locali

Nota congiunta dei tre leader del centrodestra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che, dopo settimane di trattativa e riunioni, hanno raggiunto l'accordo sui candidati governatori e sulla linea unitaria per le elezioni comunali. Le conferme di Zaia e Toti in Veneto e Liguria, le scelte di Fitto e Caldoro per strappare Puglia e Campania alla sinistra. Acquaroli nelle Marche e Ceccardi in Toscana


Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l'accordo sui nomi dei candidati 

"Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra. I candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia". Lo annunciano Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una nota congiunta.

I candidati individuati si "aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto", spiega la nota del centrodestra.

Il centrodestra esprimerà candidati unitari anche alle Comunali. L'accordo raggiunto, in un clima di grande collaborazione, prevede che la Lega indichi i candidati in alcune città del Centrosud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimeranno candidati in altre città al voto". "I partiti si sono impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli: saranno di qualità sotto ogni aspetto", spiega la nota.

Gori agita il Pd: "Consensi fermi, serve cambio di leadership". E si scatena il caos: "Così aiuti i sovranisti"

Il sindaco di Bergamo attacca il segretario Zingaretti: "L'ultimo sondaggio Swg dà il Pd al 19%, 4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018". Sotto accusa l'immobilismo politico del partito, le mancate risposte sui temi economici e il prezzo alto pagato agli alleati del Movimento 5 Stelle. Lite social con Orlando


Leadership, si apre il dibattito dem. Ancora oggi, dalle pagine di Repubblica, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori torna infatti a chiedere un congresso nel Pd per cambiare il leader Nicola Zingaretti, suscitando la reazione di esponenti di peso del partito, come Marcucci, Bettini, Rossi, Mancini e Orlando. Serve un "cambio di marcia" deciso, con un Pd non più "accondiscendente" verso gli alleati 5 Stelle e ministri Dem in ruoli chiave nell'esecutivo, secondo Gori, che vorrebbe una assise al più presto "perché - ragiona il sindaco - in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese". "In questa fase così difficile -sottolinea- serve un Pd molto più determinato e incisivo. Il punto è quello posto dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco: quest' anno avremo un crollo del Pil, tra il 9 e il 13 per cento, e rischiamo di perdere tra 1,2 e 2 milioni di posti di lavoro. È arrivato il momento di accelerare le riforme di cui il Paese ha bisogno. I sussidi servono per tamponare l'emorragia, ma non bastano. Dobbiamo tornare a far crescere l'Italia, di almeno l'1,5 per cento all'anno, o saremo travolti. E il Pd, come forza di sinistra e di governo, ha il dovere di fare, non solo di enunciare, le cose che servono per ottenere quel risultato".

"Dovremmo essere -incalza Gori- il partito del lavoro, il punto di riferimento dei lavoratori, degli operai e degli imprenditori, dei precari e delle partite Iva, delle donne e dei giovani, e non lo siamo. L'accordo con i 5 Stelle ha spostato il nostro baricentro sulla protezione sociale, come se potesse esistere senza creazione di ricchezza e crescita. Vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l'idea dello Stato imprenditore, tendenza Mazzuccato. Non possiamo interpretare questo rapporto come un'alleanza strutturale in cui pur di andare d'accordo si sacrificano tratti fondamentali della nostra identità".

Molte le cose sacrificate dal Pd sull'altare dell'alleanza con il M5s. "Il dovere d'essere accanto alle forze produttive del Paese, l'impegno a varare lo Ius culturae e a cancellare i decreti (in)sicurezza voluti da Salvini. Non abbiamo toccato Quota 100 né corretto il reddito di cittadinanza. Abbiamo digerito la cancellazione della prescrizione e il decreto intercettazioni, non abbiamo risolto i casi Ilva, Alitalia e Autostrade; sulla legge elettorale abbiamo sacrificato la nostra proposta; dopo tre voti contrari abbiamo votato sì al taglio del 30 per cento della rappresentanza parlamentare...".

Gori poi esclude di avere pregiudizi personali su Zingaretti: "Ho simpatia e stima personale nei confronti di Zingaretti, e nessun pregiudizio. Non voglio affatto personalizzare la questione. Osservo però la difficoltà del Pd a essere una forza davvero riformista. Riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, fiscale: da quanto ne parliamo? Il segretario coltiva l'unità, e io sono per l'unità, ma la concordia non può essere né un feticcio né un fine ultimo. E non può sequestrare il dibattito interno. Nessuno auspica un voto adesso, ma non possiamo accontentarci".

Gori poi precisa di non avere un proprio candidato alla guida del Pd. E sull'ipotesi Stefano Bonaccini, sottolinea: "Non ho candidati. L'unico "non candidato" è il sottoscritto. Per il resto, chiunque interpreti con coraggio questa impostazione per me è un buon candidato". La strada, dunque ì, per Gori è quella di un nuovo congresso: "Non domani mattina, ma è quello che serve", precisa. "Zingaretti lo sa tanto che per primo, a dicembre, ha annunciato un grande congresso di "rifondazione". Bene, facciamolo. Lui stesso è consapevole di aver condotto il partito a fare scelte diverse da quelle con cui si era candidato. A cominciare dall'"alleanza strategica" con M5S, che è cosa ben diversa da una necessaria collaborazione di governo".

Quanto all'ipotesi rimpasto di Governo Gori sottolinea: "Vista l'emergenza occupazione che ci aspetta, considero un grave limite che il Pd non abbia responsabilità diretta nei ministeri chiave, come quello del Lavoro, dello Sviluppo Economico e dell'Istruzione, tutti lasciati agli attuali alleati".

ORLANDO - "È scritto nei manuali - ironizza il vicesegretario Andrea Orlando - Se dopo una pandemia (forse non ancora conclusa) nel pieno di una crisi economica e dopo due scissioni un partito riesce quasi a raggiungere la principale forza avversaria la cosa migliore da fare è una discussione su un congresso che non c'è. #astuzia". "L'ultimo sondaggio SWG dà il Pd al 19% - è la risposta di Gori su Twitter -  4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018, il peggiore di sempre. Nel frattempo la destra si è rimescolata (ma è sempre vicina al 50%). I 5Stelle si sono dimezzati. Ma il Pd non ha guadagnato nulla. Vedi tu...".

MARCUCCI - Discutere della segreteria del Pd "non è un tabù e non esiste lesa maestà perché noi siamo un partito dove ognuno può dare il proprio contributo di idee e proposte, ma oggi vengono prima alcune cose". A sottolinearlo in una intervista al Corsera è il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Che spiega: "Abbiamo un momento molto difficile per il Paese, perciò abbiamo la priorità di usare al meglio i contributi europei, di mantenere i livelli occupazionali, di salvare la filiera economica del nostro Paese, di far vivere il turismo. Tutti dobbiamo essere impegnati su questi fronti".

Marcucci, che è un esponente di Base riformista, la corrente degli ex renziani di cui fa parte anche Giorgio Gori che ha aperto il dibattito sulla segreteria del partito spiega perché Zingaretti va sostenuto: "Base riformista ha creato le condizioni per avere un partito con una gestione unitaria. Abbiamo un segretario, che personalmente non ho votato, che oggi però insieme a tutta Base riformista supporto perché abbiamo bisogno di spingere il governo ad un'azione incisiva perché non ci possiamo permettere di sbagliare". Perciò, ad avviso di Marcucci, "ora non è il momento di parlare di leadership ma di impegnarsi per il Paese. Detto questo, apprezzo molto il sindaco Gori, lo reputo capace di amministrare bene la sua comunità e di esprimere idee innovative e utili per il Partito democratico ma, ripeto, ora non è ancora il momento giusto per mettere in discussione la leadership". "Io -aggiunge- non credo che sia sbagliato pensare al futuro del Pd, credo che se ne possa ragionare, in modo laico. Peraltro ricordo comunque che il tema del congresso fu posto per primo dallo stesso segretario e poi da Bettini. Il nostro partito ha risorse importanti che vengono dai territori: senz'altro Bonaccini, poi i nostri sindaci, tra i quali inserisco Nardella ed ovviamente anche l'amico Gori. Però oggi pensiamo a stare tutti uniti per l'Italia".

BETTINI - Nicola Zingaretti ha "unito" il Pd e lo ha "rafforzato". Perciò chi lo attacca "è ingenuo" rispetto ai tempi e da una mano "ai sovranisti" in difficoltà. E' l'analisi di Goffredo Bettini, consigliere fra i più ascoltati di Zingaretti. "Il gruppo dirigente del Pd -spiega in una intervista a Repubblica- mai è stato coeso come ora. Invece Gori, all'improvviso, ha posto la questione assai destabilizzante di una presunta insufficienza di Zingaretti. Tutto legittimo. Ma c'è un'evidente ingenuità rispetto ai tempi che ha scelto: siamo nel mezzo di una fase drammatica e al tempo stesso non priva di possibilità di riscatto. E c'è anche una gigantesca questione di merito: Zingaretti ha preso il Pd con i sondaggi al 15%, diviso, senza linea politica e antipatico alla gran parte degli italiani. Lo ha unito, rafforzato elettoralmente e ne ha fatto il pilastro di un governo che ha emarginato la destra sovranista e affrontato finora la pandemia con dignità e serietà".

Quanto al presunto indecisionismo e la tendenza ad appiattirsi su Conte e i grillini di Zingaretti osserva: "Non vedo né l'uno né l'altra. Piuttosto un'accorta fermezza, con la quale Zingaretti è stato decisivo nel tenere in vita la nostra esperienza politica e di governo". Quant ai dossier più importanti - dal Mes ad Autostrade - sui quali il governo sarebbe impantanato, Bettini osserva: "Conte è pienamente consapevole che ora è il momento più complicato. Si tratta faticosamente di ricostruire. Tutto si deve accelerare per produrre effetti che arrivino rapidamente ai cittadini. Ministri, strutture dello Stato (finora istruite solo a tagliare la spesa) e anche i partiti debbono proporre opinioni chiare sui dossier, assumendosene la responsabilità. Questo è il modo per aiutare Conte".

ROSSI - "Ancora una volta nel Pd alcuni vogliono riaprire la discussione sul segretario. Sapete quanto interessa ai lavoratori, alle piccole e medie imprese e agli insegnanti e ai giovani precari questa discussione? Praticamente niente o, se preferite, ben poco. In questa situazione è una discussione da ceto politico e da gruppi ristretti di militanti. Ai cittadini interessa come si può uscire dalla crisi, qual è la nostra visione del futuro, e cosa vogliamo e possiamo fare concretamente per loro. Di questo il Pd deve discutere e su questo mobilitarsi". Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un post su Facebook.

MANCINI - "I giudizi del Sindaco di Bergamo sull'azione del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene sembrano quelli della Lega. Neanche una riga per rivendicare i risultati positivi; l'accordo in Europa, il Recovery Fund, il ruolo della Bce, i poderosi interventi previsti da tre decreti , il taglio del cuneo fiscale, dell'Irap, i successi delle aste per i titoli, lo Spread sotto controllo, gli investimenti su lavoro, università, ricerca, sanità". Lo dichiara Claudio Mancini, deputato del Partito Democratico e componente della Direzione Nazionale dem.

"La giusta scelta di non lasciare indietro nessuno. Nulla. Gori si limita ad un uso strumentale e fuori contesto delle parole del governatore Visco in riferimento al calo del Pil, come se questo non dipendesse dalla pandemia e non fosse un dato comune a tutti i Paesi colpiti, chi prima chi dopo, dal Covid. Quando la polemica interna viene portata avanti utilizzando in forma subalterna gli argomenti degli avversari politici – continua Mancini - si preparano inevitabilmente disastri. Tra novanta giorni si vota in sei regioni e 1149 comuni, nella primavera prossima sono al voto Roma, Milano , Napoli e Torino".

"Il Partito Democratico ha il merito di aver tenuto l'Italia in Europa e di aver sventato una crisi democratica molto pericolosa, adesso ha il dovere di impegnarsi per la ripartenza del paese. Non si può gettare tutto a mare per l'ambizione, peraltro tutta da dimostrare, di provare a spostare qualche equilibrio interno”, conclude Mancini.

 

(Fonte: Adnkronos)

Stati Generali, Confindustria attacca il governo: "Gravi ritardi sulla Cassa integrazione. Ora si onorino contratti e debiti con le imprese". Duri anche i costruttori: "Basta tavoli, bisogna agire!". Conte rassicura: "Il sostegno è una priorità"

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha sintetizzato via social le richieste al tavolo in corso a Villa Pamphili per gli Stati generali. "La Cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese e così sarà per le ulteriori 4 settimane. Gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno liquidità. Le misure economiche si sono rivelate più problematiche di quelle Bandiera dell'Unione Europea", ha twittato ancora Bonomi, che rinnova al tavolo con il governo le critiche per la farraginosità degli interventi di sostegno. "Chiedo l'immediato rispetto per la sentenza della magistratura che impone la restituzione di 3,4 mld di euro di accise energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione", ha quindi scritto ancora il presidente di Confindustria. Il presidente dell'Ance, Gabriele Buia: "Altre 60mila imprese e 300mila lavoratori a rischio nei prossimi mesi" - (LEGGI TUTTO)


Bonomi vede Conte e subito gli chiede 3,4 miliardi

Al via la quarta giornata degli Stati Generali a Villa Pamphilj. La sessione vede al tavolo del Casino del Bel Respiro Confindustria, Ance, Anfia, Confapi, Confimi, Unimpresa, Confimpreseitalia, Confetra, Confservizi, Conflavoro Pmi Ucid, Finco, Cepi. Ad introdurre la sessione l'indirizzo di apertura del premier Giuseppe Conte. E' in corso l'intervento del numero uno di Confinfustria, Carlo Bonomi.

 "La cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese e così sarà per ulteriori 4 settimane", e ci sono stati "gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno della liquidità". Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, lo scrive su Twitter dopo aver partecipato agli Stati generali a Villa Pamphili: "Le misure economiche italiane si sono rivelate più problematiche di quelle europee", sottolinea.

"L'impegno contro una nuova dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni" scrive su twitter il presidente di Confindustria. E sottolinea: "Ora si onorino i contratti-debiti verso le imprese".

"Chiedo immediato rispetto per la sentenza della Magistratura che impone restituzione di 3,4 miliardi di accise energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione", aggiunge Bonomi.

"Qualcuno crede che questo governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Voglio precisarlo molto chiaramente: le misure che abbiamo elaborato e inserito nei nostri provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Da parte di questo governo c'è una costante attenzione per il sostegno alle imprese. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando Confindustria agli Stati Generali.

Ance: "Basta tavoli, bisogna agire. A rischio 60mila imprese"

"Negli  ultimi 18 mesi ho partecipato a ben 8 tavoli di matrice governativa e uno di questi l'anno scorso a luglio lo presiedeva Lei esattamente come oggi. Però questo deve essere l'ultimo!". Così il presidente dei costruttori,  Gabriele Buia, nel corso del suo intervento, rivolgendosi al  presidente del Consiglio. "Non possiamo  ricominciare da capo", ha aggiunto  ricordando che le proposte dell'associazione sono  state inviate al governo in più occasioni. Buia ha chiesto di conoscere "come tutti questi programmi si traducono in azioni concrete in tempi definiti e controllabili". La "grande  occasione" costituita dalle risorse del recovery fund  andrebbe sfruttata "per promuovere una vera rigenerazione urbana, orientata a sostenibilità e innovazione" ha continuato Buia. "La città - ha rimarcato il presidente dei costruttori edili - è la grande sconosciuta: nessun accenno  nei programmi di rilancio, nessuno nel Piano Colao, pochi cenni nelle proposte del Governo. Eppure è lì che si giocano le vere sfide del futuro". "O forse - ha aggiunto -  pensiamo di tornare a crescere e a giocare un ruolo chiave in termini di competizione dei territori con città degradate,  inquinanti e obsolete?".

"Il nostro settore è in crisi da 12 anni. Siamo l'unico settore che ancora non è uscito dalla crisi del 2008: perché? Questo arresto della produzione dovuto al lockdown rischia di dare la mazzata finale alle nostre imprese". E' l'allarme lanciato dal presidente dell'Ance Gabriele Buia nel suo intervento agli Stati generali dell'economia. "Altre 60.000 imprese del settore (Cerved) e 300.000 lavoratori a rischio nei prossimi mesi (oltre alle 130.000 già perse in 10 anni di crisi)", ha detto Buia, sottolineando che "per farlo bisogna aver la forza di dire basta!"

(Fonte: Ansa)

La fase 2 del governo e i malumori del Pd. Zingaretti: "Nessuna contrapposizione con Conte, ma serve salto di qualità". Orfini duro: "Dem da mesi in lockdown politico, non tutto sta andando bene"

"Lo scenario pretende scelte nuove e una decisiva svolta da svolgere con gli alleati, questo è il cuore del confronto con Conte in queste ore e che continuerà nelle prossime settimane, nessuna contrapposizione ma la necessità per tutti di un salto di qualità necessario". Così il segretario Pd Nicola Zingaretti nel suo intervento alla direzione nazionale del Pd. Secondo Matteo Orfini però il partito è "chiuso da mesi in un lockdown politico" denunciando che non tutto è andato bene e non tutto sta andando bene" sottolineando il fatto che "il racconto trionfalistico stride con un Paese in cui cresce la sofferenza sociale e la gente rischia di morire di fame" (LEGGI TUTTO)


Zingaretti incorona Conte premier ideale, mezzo Pd lo smentisce ...

"Diciamo bene ma attenzione al rigore, al rispetto dei tempi certi, diciamo attenzione perché ora l'Ue chiede a noi rigore e piani seri, non possiamo sbagliare e quindi chiediamo la collaborazione sincera a tutti" ha aggiunto Zingaretti parlando degli Stati Generali proposti dal premier.

"Servono scelte nuove e una decisiva svolta da compire insieme ai nostri alleati, solo questo è stato il cuore del confronto in queste ore, utile, che continuerà". Lo ha detto Nicola Zingaretti, oggi in videoconferenza per la Direzione del Pd, sottolineando: "Con Conte non c’è stata nessuna contrapposizione ma la necessità di un salto di qualità necessario". In ogni caso, avverte il leader dem, "la coalizione di governo è la sola che può stare in piedi, non ci sono alternative".

Per la fase 3, continua Zingaretti, si può prendere "la prima strada, la più semplice, quella dell’italietta: abbiamo tamponato e, ora che il virus è in calo, possiamo metterci a fare come sempre. Allora, le risorse sarebbero dilapidate con scelte da vecchia Italia. Questa opzione non coglierebbe l’intensa drammaticità di quello che è successo. Senza una diversa prospettiva si alimenterebbe la rabbia". "Ho la sensazione - afferma ancora Zingaretti - che ancora non tutti hanno chiaro l’enormità di quanto è avvenuto". Il dem commenta poi "le critiche interessate sugli aiuti sparsi e incoerenti", definendole "ingenerose e sbagliate. Noi - spiega - abbiamo deciso di aiutare tutti e tutte, in modo che nessuno si potesse sentire emarginato".

Sul Mes, continua il numero uno Pd, "non voglio banalizzare o rimuovere timori e contrarietà degli alleati di governo, ma dico che è cambiato tutto e ora rappresenta una straordinaria leva per la Sanità italiana".

Il Pd affronterà "le regionali e le amministrative con spirito unitario per delle alleanze larghe, progressiste e civiche. In ogni regione si decide in autonomia ma faccio un appello agli alleati, se l’obiettivo è vincere, garantire un buon governo e fermare le destre unite, non ostacolate nei territori le alleanze che si potrebbero creare", ha detto ancora il segretario dem, aggiungendo: "Il Pd è disponibile ovunque, sosterrà candidature e alleanza larghe per l’alternativa alla destra, ma questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti. Questo approccio credo sia dovere per tutti".

Continua Zingaretti: "Avevamo immaginato un percorso congressuale che non si potrà realizzare ma verifichiamo la possibilità di tenere a luglio un grande appuntamento, una Assemblea nazionale aperta nella quale poter dare il nostro contributo all’Italia e verificare le scelte politiche per andare avanti al meglio partendo da un dibattito libero, fraterno e sincero sulla funzione che ognuno di noi debba assumere".

"Presenterò un documento che sottoporrò alla valutazione della Direzione che diventi la base politica per un grande appuntamento per parlare al Paese e confrontarci e permettere a tutti di fare le scelte che si reputano più opportune", ha spiegato il segretario del Pd.

Mafia Capitale, parlano Orfini e Zingaretti: "Mafia c'è ed è ...

Il Pd si è "chiuso da mesi in un lockdown politico", quando invece dovrebbe "assumere una iniziativa vera e forte". Lo ha detto Matteo Orfini in un passaggio del suo intervento alla Direzione del Pd. "Non tutto è andato bene e non tutto sta andando bene", ha spiegato Orfini parlando dell'emergenza coronavirus e sottolineando il fatto che "il racconto trionfalistico stride con un Paese in cui cresce la sofferenza sociale e la gente rischia di morire di fame".

Per l'ex presidente dem, "non possiamo scaricare la responsabilità su nessuno, dato che il governo ha gestito questa crisi con pieni poteri, sostituendo le task force al Parlamento, e ha gestito spesso quei poteri in modo piuttosto confuso". E per Orfini, "a volte è apparso un governo inadeguato nella gestione e inesistente nella visione. E non possiamo dire solo che non c'è alternativa perché la politica serve esattamente a costruire alternative. E per me questo passa attraverso un Pd che esce dal lockdown politico in cui si è chiuso da mesi e assume una iniziativa vera e forte. Altrimenti crisi sociale rischia di diventare crisi della democrazia".

Centrodestra in piazza a Roma e Milano: "Ora tagliare le tasse. Non rabbia ma proposte". Bagno di folla per Salvini e parte la polemica sulle regole sanitarie. Meloni: "Nelle manifestazioni del 25 aprile nessuna sicurezza" (VIDEO)

E' partito da piazza del Popolo in direzione via del Corso il "corteo" del centrodestra a Roma. Decine i militanti con un enorme striscione tricolore, simbolo del flash mob organizzato da Salvini, Meloni e Tajani. I leader sono alla testa del serpentone, mentre centinaia di persone si accodano, tra inviti a mantenere le distanze e slogan "libertà-libertà". Il "capitano" leghista smorza la rabbia popolare: "Vogliamo raccogliere le proposte degli italiani dimenticati e che vogliono rialzarsi e portarle nel Palazzo" - (GUARDA LA DIRETTA)


Il centrodestra festeggia la Festa della Repubblica con manifestazioni simboliche contro il governo in oltre 70 città italiane, un modo per dare voce a quella che l'opposizione definisce "Italia che non si arrende", colpita dagli effetti del virus e che fa fatica a ripartire. L'appuntamento clou è a Roma, a Piazza del Popolo con i tre leader, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani.

Ressa di cameraman, fotografi e cronisti. Tricolore lungo 500 metri esposto nella manifestazione del centrodestra a Roma. 

La manifestazione del centrodestra, che doveva essere simbolica, con una presenza contingentata di appena 300 persone, s'è trasformata in un vero e proprio corteo, che purtroppo ha provocato un piccolo assembramento tra la ressa di troupe, servizio d'ordine della polizia, centinaia di militanti e curiosi, stretti stretti, nel budello di Via del Corso. 

Salvini, capisco rabbia ma ora proposte al governo
 "Capisco la voglia e la rabbia, ma dobbiamo costruire un percorso che porti l'Italia lontano senza dover aspettare aiuti esterni che tanto non arrivano. Ora dobbiamo trasformare queste proposte in emendamenti da suggerire al governo". Così il segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine della manifestazione del centrodestra a piazza de Popolo. "Siamo qui - prosegue Salvini - a nome degli italiani dimenticati in questi mesi e discriminati, c'è un pregiudizio nei confronti del privato, lavoratori autonomi e liberi professionisti, invece non ci possono essere lavoratori italiani dimenticati".

Meloni, anche cortei 25 aprile non in sicurezza
 "Sono felicissima che con questa manifestazione la sinistra abbia scoperto che il 2 giugno è anche la nostra festa e abbiamo il diritto di manifestare anche noi in sicurezza. Stiamo facendo del nostro meglio per metterla in sicurezza ma vi segnalo che anche quando hanno fatto la manifestazione del 25 aprile non era in sicurezza". Così la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, a margine della manifestazione del centrodestra a Piazza del Popolo e lungo Via del Corso, seguita da centinaia di persone senza alcun rispetto della distanza di sicurezza. "Per noi c'e' sempre una buona scusa per non manifestare mai. Ma il centrodestra esiste e farà le sue manifestazioni". 

Anche a Milano il centrodestra si è radunato in piazza Duomo per contestare il governo e chiedere di "ripartire insieme", come recita il titolo della manifestazione promossa da Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Sono circa mille le persone radunate in piazza Duomo con il dovuto distanziamento, una piazza a numero chiuso per le misure anti Covid che urla "dimissioni, dimissioni" rivolta al governo. Al centro di piazza Duomo ci sono grandi strisce tricolore e tutti i manifestanti hanno bandierine, coccarde, bandiere con il tricolore. I manifestanti mostrano cartelli con le richieste per la ripartenza: "il tempo è scaduto è l'ora dei fatti", "pace fiscale stop alle cartelle", "aiuti veri per commercianti, artigiani e partite Iva", per citarne solo alcuni. In piazza Duomo è stato dedicato un minuto di silenzio alle vittime lombarde del Covid. Alla manifestazione ci sono i tre segretari Lombardi dei partiti: Daniela Santanchè per Fratelli D'Italia, Paolo Grimoldi per la Lega e Massimiliano Salini per Fratelli d'Italia. Piazza Duomo è transennata completamente e un gruppo di manifestanti formato da studenti ed esponenti dei centri sociali, circa una cinquantina, sta protestando contro la sanità lombarda al di fuori delle transenne da lato di Palazzo Reale, con la Polizia in tenuta antisommossa schierata. Al momento la situazione è tranquilla. 

Il coronavirus ha distrutto 500.000 di posti di lavoro in Italia

Solo la metà dei posti di lavoro persi, verrà recuperata il prossimo anno, per raggiungere i livelli pre-pandemici dovremo attendere fino al 2023


La recessione sta colpendo in particolare i settori come l'ospitalità e il turismo. I dati pubblicati questo mercoledì dall'Istat, hanno registrato un calo del 25% dell'attività di hotel e ristoranti nel primo trimestre di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2019. Sebbene queste posizioni siano state autorizzate alla ripresa dell'attività, molti hanno scelto di non alzare le saracinesche per paura di non riuscire a coprire le spese, come accade con la maggior parte dei ristoratori. Chiusi da fine marzo, i locali più piccoli e caratteristici, hanno oggi grosse difficoltà nel poter rispettare le regole anti contagio. Chi esce a cena vuole avere un momento di relax e dimenticare la vita di tutti i giorni. Se il cameriere indossa una maschera e ci sono divisori di metacrilato ovunque, è difficile dimenticare il coronavirus, per questo, è quasi meglio rimanere tra le sicure mura domestiche. Le distanze di sicurezza tra i tavoli e in cucina non sono applicabili ovunque e questo porterà molti dei lavoratori del settore, direttamente dalla cassa integrazione al licenziamento. Anche loro fanno parte dei circa 500.000 posti di lavoro che l'Italia perderà quest'anno a causa della recessione economica causata dal coronavirus. La previsione è di Mimmo Parisi, presidente dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che ha calcolato che il paese recupererà il prossimo anno solo 250.000 di quei posti di lavoro. In un intervento davanti alla Commissione del lavoro del Senato, Parisi ha dichiarato che fino al 2023, l'Italia non tornerà ai 23,4 milioni di lavoratori che aveva prima della crisi. Quest'anno secondo alcune previsioni il Pil subirà una grossa flessione, mentre il tasso di disoccupazione aumenterà di oltre tre punti rispetto al dato precedente alla comparsa del Covid-19, raggiungendo così circa l'11,6% .

In un'intervista Rai, Cristina Freguja, dirigente responsabile Istat ha dichiarato, "La pandemia non ha mostrato pienamente i suoi effetti dal punto di vista socio-economico. Dovremo ancora aspettare ancora affinché gli indicatori statistici mostrino chiaramente come stanno cambiando le condizioni della popolazione, i dati sulla disoccupazione di aprile, che saranno pubblicati a breve, saranno molto negativi". Poi ha continuato, "per alcuni settori della società, tra cui i più vulnerabili, gli effetti della pandemia e le difficoltà a riprendere l'attività economica, potranno trascinare in un grave crisi economica anche quelli che si trovavano in una buona situazione prima dell'inizio della pandemia. Questo è ciò che accadrà ai lavoratori a tempo determinato, alcuni lavoratori autonomi".

Usura, Saviano choc: "Commercialisti segnalano alla criminalità potenziali vittime". Categoria in rivolta: "Lesa la nostra onorabilità". Meloni: "Parole ingiuriose e indegne"

"Le parole ingiuriose pronunciate a 'Che tempo che fa' da Roberto Saviano, secondo il quale sarebbero spesso i commercialisti a segnalare alla criminalità organizzata le potenziali vittime di usura, sono indegne del servizio pubblico. Se Roberto Saviano conosce commercialisti che svolgono questa attività spero li denunci alle autorità competenti. Ma insultare a vanvera un'intera categoria che ogni giorno svolge il suo lavoro tra mille difficoltà non è tollerabile. Saviano chieda scusa ai commercialisti e Fabio Fazio prenda subito le distanze da quelle vergognose parole". Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni

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Categoria in rivolta

«Sostenere che i commercialisti italiani segnalano alla criminalità le aziende in crisi è quanto di più lesivo della onorabilità di 120mila professionisti economici quotidianamente in campo per la legalità, oltre che al fianco di imprese e cittadini di questo Paese». Così Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, reagisce alle affermazioni fatte ieri sera da Roberto Saviano nel corso della trasmissione di Rai Due  Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, giudicate da Miani «di una gravità assoluta. Già nelle prossime ore valuteremo la possibilità di adire le vie legali per difendere il buon nome della nostra professione».

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Il fatto

Durante la trasmissione di Rai Due “Che tempo che fa”, alla domanda del conduttore, che gli chiedeva, a proposito di usura, come fa la criminalità organizzata a trovare i propri “clienti”, lo scrittore ha risposto: «Semplicemente segue il percorso dei soldi. A un certo punto, quando un’azienda inizia ad andare in crisi, loro avvicinano i commercialisti. E il commercialista, cioè una persona di cui ti fidi, spesso ti dice “c’è quella società, c’è quella persona che è interessata”. Quando non è quella strada, perché hai la fortuna di avere dei professionisti seri, ci sono moltissime altre strade: le banche, il consulente che ti dice di andare in quel posto piuttosto che in un altro».

Protesta di tutta la categoria alle parole di Saviano
 
«Siamo letteralmente travolti - dice Miani - da migliaia di mail e messaggi di colleghi indignati per le dichiarazioni di Saviano. Una indignazione che sta inondando chat e social. Affermazioni tanto generiche e irresponsabili non sono tollerabili. Se Saviano è a conoscenza di casi specifici siamo certi non esiterà a segnalarli immediatamente alla magistratura. Per il momento non possiamo non ricordargli che le aziende sequestrate alle mafie sono gestite praticamente in esclusiva dai commercialisti, che per questa scelta di campo sono esposti e spesso indifesi, costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà. Impossibile non ricordare inoltre che i commercialisti sono anche destinatari della normativa antiriciclaggio che impone loro, tra le altre cose, di segnalare alle autorità di vigilanza le operazioni sospette compiute dai loro clienti».
«Per quanto detto – conclude Miani – ci aspettiamo che il Dottor Saviano rettifichi le sue affermazioni. Siamo perfettamente consapevoli che anche la nostra realtà, come tutte le realtà, ha a volte al suo interno qualche mela marcia. Ma non siamo più disposti a tollerare offese generiche che risultano ancor più incredibili in mesi come questi drammaticamente segnati dall'emergenza economica legata alla pandemia, nei quali la nostra professione, giudicata “essenziale” dal Governo, non ha mai sospeso la sua attività, fornendo ad imprese e contribuenti il suo insostituibile contributo».
 
Altre proteste
 
Dello stesso tenore la lettera della giunta dell’Ungdcec (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) indirizzata a Saviano: «Dire che i commercialisti segnalano agli usurai le potenziali vittime, ma che ci sono anche i commercialisti bravi, è tanto assurdo quanto sostenere che nella piaga dell'usura ci sia anche qualche soggetto bravo (forse in senso manzoniano!!!) che abbia anche una funzione sociale fornendo il credito dove lo Stato o il sistema creditizio italiano non arrivano. Nel dubbio di aver capito male e in attesa di una tua smentita che crediamo debba essere rapida, noi commercialisti ci teniamo a spiegarti che da sempre siamo baluardo di legalità, da sempre esplichiamo una funzione sociale che serve a prendere per mano il Paese».
Anche la politica si muove contro le parole di Saviano. «Le parole ingiuriose pronunciate a “Che tempo che fa” da Roberto Saviano, secondo il quale sarebbero spesso i commercialisti a segnalare alla criminalità organizzata le potenziali vittime di usura, sono indegne del servizio pubblico», scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. «Se Roberto Saviano conosce commercialisti che svolgono questa attività spero li denunci alle autorità competenti. Ma insultare a vanvera un'intera categoria che ogni giorno svolge il suo lavoro tra mille difficoltà non è tollerabile. Saviano chieda scusa ai commercialisti e Fabio Fazio prenda subito le distanze da quelle vergognose parole».
 
(Fonte: ilSole24Ore)
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