updated 3:05 PM UTC, Nov 23, 2019

L'ascesa del populismo e il crollo del politica

L'ascesa del populismo in queste elezioni europee è sempre più evidente, un'altra stagione politica sta mutando in una nuova realtà, sarà una evoluzione o una pericolosa involuzione? 


Il populismo mette le sue radici nella storia, quando la gestione politica passò dalle mani di re e regine a quelli della piccola nobiltà, rappresentanti di altre persone persone nelle assemblee, nei congressi, nei parlamenti. Il principio era quello di considerare il rappresentante meglio informato sui fatti della vita perchè più colto, più istruito, quindi più adatto a rappresentare e prendere decisioni per il popolo. Come oggi anche allora, gli impegni venivano scritti su dei "Manifesti", una vera dimostrazione di volontà e di politica che veniva condivisa con l'elettorato. Questo principio possiamo chiamarlo "Democrazia", peccato che solo una ESIGUA PERCENTUALE DEI VOTANTI HA LETTO QUESTI MANIFESTI O CONTRATTI CON IL POPOLO e probabilmente la restante percentuale, non li capirebbe se li leggessero. Oggi potremmo anche dire che forse serve poco conoscere il contenuto di un Manifesto, perché nel dopo elezioni risulta sempre molto difficile rispettare gli impegni presi.

La prima linea guida dei nuovi populisti è quella di approcciare gli elettori con i termini "noi e loro",due parole che hanno profonde in tutte le società e a tutti i livelli. Solo per citare un esempio, nel calcio, i termini "noi e loro" sono spesso usati per giudicare un avversario spesso considerandolo il più debole o il meno sportivo. Noi siamo i più bravi, loro rubano sempre, noi aiuteremo il nostro popolo, loro no, due parole che ormai racchiudono il potere di convincere, alcune volte anche in modo forte o violento.

Con l'ascesa dei movimenti pro-popolo (movimenti sociali), spesso associati alla sinistra politica, alla fine del diciannovesimo secolo, si sono conquistati i diritti all'educazione, all'assistenza sanitaria per tutti, i diritti delle donne al lavoro e al voto, i diritti dei bambini a non lavorare. La fame e le povertà assolute sono state battute approcciando a un mondo più sviluppati e quando le persone hanno un lavoro, un tetto e una possibilità di spesa economica è meno probabile che scendano per le strade per proclamare i loro diritti. Questo periodo era guidato dai politici di professione, statisti che guardano prima il futuro del paese e poi il presente.

Politici che hanno sempre salvaguardato il bene dello stato (forse anche il loro) creando una distanza d'intelletto tra istituzioni e territorio, pronti a trasformare un lamento del popolo in semplice borbottio, lasciando tutti felici e contenti. 

Eccoci però al giorno in cui la classe politica diventa "loro" e l'apatia politica, il distacco di pensiero dagli organi istituzionali, spazia attraverso la società moderna, una situazione incontrollabile che oggi ha raggiunto proporzioni epiche. Una situazione in cui i voti, vengono talvolta considerati più numerosi di quelli espressi realmente per un certo partito politico, questo perché nessuno vuole considerare che l'affluenza si avvicina ormai alla metà dell'elettorato o anche meno. Ecco allora che il borbottio torna a essere un lamento, generando un pensiero comune, "ok di qualunque colore sia, sono tutti uguali, un gruppo di truffatori che cercano solo vantaggi per se stessi, cercherò di votare il meno peggio".

Proprio in questo momento dove è crollato il senso di appartenenza che nascono come funghi i movimenti populisti, movimenti di protesta contro tutti e contro ciò che viene considerato cattivo o diverso. Attenzione perché l'errore più comune è pensare che questi siano solo radicati nella destra politica, qualunque forma di discriminazione porta al populismo, nell'eccezione del suo significato, anche quella contro il datore di lavoro o contro le forze di polizia.

Il politico populista è una sorta di mago che agitando la sua bacchetta magica afferma, "Io sono uno di voi, so chi siete e quello che volete, io ve lo darò". Ovviamente contestando e rifiutando tutti quelli che magari già cercano di farlo, i "loro". Cancellando ogni forma di governo e creandone uno nuovo, trionfando in pompa magna su tutti e su tutto, abbattendo il dialogo con dei monologhi urlati (non solo a voce) e occupando tutte le forme di comunicazione.

Un momento politico molto pericoloso, perché con il crollo dei tradizionali partiti e delle strutture politiche, è apparso un vuoto ideologico. La storia ci insegna che il trattato di Versailles, con cui si è sancita la fine della prima guerra mondiale, ha di fatto creato un vuoto istituzionale. Gli stati firmatari, che erano politicamente instabili (il governo era lontano dal popolo e del territorio), si sono isolati, i dialoghi si sono conclusi e 20 anni dopo le controversie mai appianate hanno portato alla alla seconda guerra mondiale

 

Oggi la conoscenza e l'informazione sono a portata di click, così la distanza tra elettore ed eletti è annullata. È arrivata una nuova era politica, quella in cui coloro che sono stati educati o che hanno studiato bene come comunicare possono diventare pericolosi, visto che sempre più persone non hanno conoscenza di cosa voglia dire fare il politico di professione.

Abbiamo ottenuto il benessere e ci sentiamo moderatamente al sicuro, abbiamo una bella macchina, il frigorifero pieno e ci distraiamo sul divano guardando i pessimi programmi generalisti o una partita di calcio, accettando in silenzio che qualcun'altro ci dica di cosa abbiamo bisogno e che lui può .

...forse siamo ancora in tempo...

 

-6 giorni alle Elezioni europee: forti timori per i cambiamenti portati dall'attesa spinta dei populisti

Più di 400 milioni di elettori nei paesi dell'UE saranno chiamati alle urne dal 23 al 26 maggio, per eleggere un nuovo Parlamento europeo


Saranno le elezioni dei partiti populisti che dovrebbero registrare una nuova spinta verso l'alto grazie al problema scottante dell'immigrazione. Queste forze ostili all'Unione europea, tuttavia secondo i sondaggi, saranno ben lontane dall'ottenere la maggioranza, ma sicuramente contribuiranno allo sconvolgimento degli equilibri ormai storici dell'emiciclo europeo, dominato quasi ininterrottamente dal 1979 dai due maggiori partiti della destra e della sinistra europeista.

Ironia della sorte, il voto inizierà nel Regno Unito, costretto a votare perché il suo accordo sul distacco dell'UE non è ancora stato ratificato e si concluderà domenica, con il passaggio nella cabina elettorale degli elettori di paesi importanti come Germania, Francia, Italia e Spagna.

Verranno esaminati in particolare i voti dei partiti di estrema destra del National Rally di Marine Le Pen in Francia, della Lega di Matteo Salvini in Italia e del partito pro-Brexit di Nigel Farage nel Regno Unito.

Considerate dagli studiosi politici come le "elezioni per il run-off ", il rinnovo dei 751 membri eletti del Parlamento è anche tradizionalmente segnato da una forte astensione, grazie alla poca informazione e alla grande disinformazione, che non pongono questo voto come un ingranaggio essenziale nello sviluppo delle leggi europee.

Questo disinteresse degli elettori è aumentato costantemente dalle prime elezioni del 1979, l'astensione è aumentata dal 38% di quell'anno al 57,4% nel 2014 data delle ultime elezioni.

Secondo un sondaggio condotto da YouGov su 8.021 persone in otto paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Ungheria, Svezia), pubblicato a maggio, l'immigrazione e la protezione dell'ambiente, due temi emersi in ambito locale, sono considerati le principali sfide per il futuro dell'UE.  


Quattro anni dopo la crisi migratoria del 2015 e sebbene il flusso degli arrivi abbia cessato la sua veloce corsa, la destra politica continua a focalizzare il suo discorso su questo tema, un tema che diventerà una linea di faglia sul continente europeo. Intanto i vertici della Lega Italiana con Matteo Salvini e i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen stanno tentando di creare un fronte comune delle forze nazionaliste che combatta l'immigrazione e la forte vocazione centralista dell'attuale Unione Europea.

Secondo le ultime proiezioni pubblicate da Parlamento europeo, sulla base di indagini nei 28 paesi, nella nuova Camera, il gruppo attuale, ENL salirebbe a 62 eletti (25 in più rispetto ad oggi), tra cui 26 italiani (20 Lega) e 20 francesi (5 RN). Aggiungendo gli anti-europeisti e l'ELDD (dove siedono il Movimento Cinque Stelle italiana o pro-Brexit britannico Nigel Farage), gli euroscettici CRE (costituiti dai conservatori britannici e del partito polacco PiS al potere Varsavia), questa proiezione dà un totale di 173 eletti.

"Attualmente, il Parlamento conta quasi il 25% di euroscettici e potrebbe arrivare al 35%", ha dichiarato Jean-Dominique Giuliani, presidente della Robert Schuman Foundation, "Non bloccherà il Parlamento, ma ci sarà un'irradiazione, un'influenza dei partiti di destra e di estrema sinistra nei temi che il nuovo parlamento metterà in discussione".

Inoltre, se questi partiti, che vogliono cambiare l'Unione europea dall'interno, possono avere intenti comuni in materia di immigrazione, sono ben lungi dall'essere d'accordo su altre importanti questioni, come ad esempio l'atteggiamento da avere sulla La Russia di Vladimir Putin o il rispetto delle regole in merito di stabilità economica.

Sempre secondo le ultime proiezioni pubblicate dal Parlamento europeo, le due grandi famiglie tradizionali, il PPE e i socialdemocratici (S&D) a sinistra, si potranno vedere depauperate di ben 37 poltrone, perdendo così la loro maggioranza. I verdi, che potrebbero beneficiare del movimento pro-clima, in particolare in Belgio e in Germania, otterrebbero 5 seggi. Quindi si potrebbero creare 3 macro gruppi che andrebbero a determinare la maggioranza a seconda del tema trattato.

Questo insieme di alleanze sarà cruciale per i futuri dirigenti europei, incluso il successore di Jean-Claude Juncker a capo della Commissione, che vedra chiudersi il suo mandato subito dopo le elezioni.

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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Elezioni europee, i sondaggi prevedono un terremoto: avanzano i sovranisti, popolari e socialisti senza maggioranza. Il boom di Salvini insieme all'eurodestra dell'Enf

Popolari e Socialisti non avranno la maggioranza dei seggi alla prossima Eurocamera dopo il voto di maggio per le Europee. Lo dicono le prime proiezioni raccolte dal Parlamento Ue, basate su sondaggi nazionali. Il Ppe scenderebbe dagli attuali 217 seggi a 183, i Socialisti (S&D) da 186 a 135, i Conservatori (Ecr) da 75 a 51, i Verdi da 52 a 45. Salgono i Liberali da 68 a 75, l'Efdd (dove c'è M5S) da 41 a 43, l'Enf (dove c'è la Lega) da 37 a 59. Nelle proiezioni i partiti nazionali sono assegnati nei gruppi politici esistenti. La Lega sarebbe il primo partito italiano con più eletti, passando dagli attuali 6 eurodeputati a 27, ed il secondo dopo i tedeschi della Csu/Cdu che ne avrebbero invece 29


 

Salgono i Liberali e l'estrema destra dell'Enf, perdono terreno i Popolari, ma restano di gran lunga il primo gruppo nel Parlamento europeo, e soprattutto i Socialisti, che tuttavia dovrebbero restare il secondo gruppo, ma anche i Verdi, che erano considerati in crescita. Il quadro che emerge dal sondaggio diffuso oggi dal Parlamento europeo, con le proiezioni dei seggi, in vista delle prossime elezioni europee, realizzato da Kantar Public sulla base delle intenzioni di voto rilevate all'inizio di febbraio, prevede un'Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza. Ma già un'alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali avrebbe una maggioranza confortevole, che diverrebbe inattaccabile se imbarcasse anche i Verdi.

Per quanto riguarda l'Italia, secondo l'indagine realizzata da Kantar Public, la Lega è prima al 32,4% nelle intenzioni di voto, con 27 seggi. Secondo il Movimento Cinque Stelle al 25,7%, con 22 seggi. Terzo il Partito democratico al 17,3%, con 15 seggi, poi Forza Italia all'8,7%, con 7 seggi e Fratelli d'Italia al 4,4%, con 4 seggi. L'indagine è stata realizzata sulla base di otto sondaggi di istituti italiani tra il 19 gennaio e l'8 febbraio (due di Ipsos, due di Emg Acqua, due di Swg, uno dell'Istituto Piepoli e uno di Euromedia Research). Sotto la soglia di sbarramento, e quindi con zero seggi, sono Più Europa (3,3%), Potere al Popolo (2,2%), Articolo 1-Mdp (1,9%) e altri partiti (4,1%).

Il gruppo che guadagna più seggi è dunque quello dell'Enf, in cui siede la Lega, il partito che in Europa, secondo queste proiezioni, dovrebbe fare il salto maggiore. Nel dettaglio: il Ppe è previsto passare da 217 seggi, quanti ne ha oggi (in un'Aula con 751 seggi, che dovrebbero diventare 705 nella prossima legislatura per via della Brexit) a 183, scendendo da 28 a 23 delegazioni nazionali; l'Italia passa da 13 a 8 seggi nel gruppo Ppe. Il gruppo dei Socialisti e Democratici, S&D, passa da 186 a 135, perdendo 51 seggi (con 26 delegazioni nazionali, ne perde due); l'Italia qui è più che dimezzata, passando da 31 a 15 seggi e cedendo lo 'scettro' di delegazione più numerosa ai Socialisti.

L'Ecr, Conservatori e Riformisti, cala da 75 a 51 seggi, con gli italiani stabili a 4 (il gruppo ben 8 delegazioni nazionali, scendendo a 11). L'Alde, i Liberaldemocratici, cresce da 68 a 75 seggi, con gli italiani assenti (perde tre delegazioni nazionali, a 18). I Verdi, che erano considerati in ascesa, perdono 7 seggi, da 52 a 45; l'Italia passa da un seggio a zero all'interno del gruppo (il gruppo passa da 18 a 10 delegazioni nazionali). L'estrema sinistra della Gue/Ngl cala da 52 a 46 seggi; l'Italia passa da 3 seggi a zero (il gruppo perde una delegazione nazionale, scendendo a 13). L'Efdd, il gruppo in cui siedono oggi i Cinque Stelle, cresce da 41 a 43 seggi; l'Italia sale da 14 a 22 seggi, assumendo che i Cinque Stelle restino nell'Efdd, cosa che non è detta dato che hanno dichiarato l'intenzione di creare un nuovo gruppo.

Il gruppo Efdd sulla carta è a rischio, perché, secondo queste proiezioni, perderebbe due delegazioni nazionali, passando a 5, sotto la soglia minima necessaria per costituire un gruppo. La destra dell'Enf è il gruppo che aumenta di più, da 37 a 59 seggi; l'Italia passa da 6 a 27 seggi, l'aumento di gran lunga maggiore in tutta l'Unione europea. Sulla carta il gruppo è però a rischio, perché è sul filo per il numero di delegazioni nazionali (da 8 passa a 6). I non iscritti scendono da 22 a 10; gli altri, cioè i gruppi che per ora non hanno una precisa affiliazione politica (tra cui la Lrem di Emmanuel Macron) sono 58; di essi 18 sono francesi, nessuno è italiano.

 

(Fonte: Ansa, Adnkronos)

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L'ultima partita di Berlusconi: "Mi candido alle Europee, per senso di responsabilità". I tormenti di Forza Italia e le manovre di Toti: il centrodestra esisterà ancora?

"Alla bella età che ho, ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo". Lo ha detto Silvio Berlusconi a Quartu, prima tappa del suo tour elettorale in Sardegna, annunciando la sua candidatura alle Europee del 26 maggio. "C'è bisogno di cambiare questo governo - ha aggiunto-, dove una parte è rappresentata dal Movimento Cinquestelle guidato da persone con nessuna esperienza e nessuna competenza. Sono come quei signori della sinistra comunista del '94. In più hanno questo grande difetto"


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Silvio Berlusconi si candiderà alle Europee per ''senso di responsabilità''. Ad annunciarlo è stato lo stesso leader di Forza Italia, in Sardegna per le suppletive della Camera. "Ho deciso di presentarmi alle Europee per portare la mia voce in un'Europa che va cambiata".

Berlusconi ha motivato così la sua decisione, spiegando si tratta di una nuova discesa in campo dopo quelle del '94 ''per fermare i comunisti''. Per il Cav ''bisogna cambiare questo governo: nel Movimento 5 Stelle ci sono persone che non hanno esperienza, non hanno competenze. Sono come quei signori della sinistra comunista nel '94, non vedo nessuno a cui poter dare la fiducia...".

TOTI - Intanto, in vista delle Europee, Giovanni Toti ha riunito mercoledì sera i suoi per parlare del futuro di Forza Italia. Il governatore ligure, a quanto apprende l'AdnKronos, avrebbe cenato in un ristorante del centro di Roma vicino a Piazza del Popolo, con una ventina di persone.

Menu della serata le strategie politiche: nel mirino di Toti e dei suoi commensali la linea politica azzurra, troppo appiattita sul filo-europeismo caro ad Antonio Tajani e sconfessata pure da Jean Claude Juncker, senza contare la frattura sempre più netta con la Lega per un modello di opposizione che accomuna Forza Italia al Pd e che, alla fine, senza un vero rinnovamento, rischia di portare Matteo Salvini a non considerare più Forza Italia un interlocutore possibile.

MELONI - Per Toti la casa dei sovranisti lanciata da Giorgia Meloni potrebbe essere un'idea per uscire dallo stallo, ma linea di destra spinta di Fdi convince poco ed escluderebbe una parte importante dell'elettorato moderato. Il governatore, comunque, non si ferma: la prossima settimana vedrà il presidente della Sicilia Nello Musumeci, per discutere del futuro della coalizione e della gamba non leghista dell'alleanza. Il colloquio tra i due ci sarà giovedì, in occasione di un vertice tra le due Regioni, a Roma.

 

(Fonti: Ansa, Adnkronos)

Benvenuti nel "club" europeo per i populisti

Populisti d'Europa, unitevi - nella periferia di Bruxelles!


Questo è quello che una coppia improbabile, formata da un avvocato belga e l'ex capo stratega di Donald Trump, spera che possa accadere con "The Movement", il primo "club" per gli euroscettici e i populisti, d'Europa. 

"Stiamo costruendo un club che riunirà tutti gli euroscettici, formato da persone che avranno l'obbligo di aiutarsi... come fratelli d'armi", ha detto Mischaël Modrikamen in un'intervista nel salotto della sua casa nel quartiere residenziale di Watermael-Boitsfort, nel a sud della capitale belga. "E se un fratello in armi ha bisogno di aiuto, il club sarà lì per dare una mano."

Modrikamen ha lanciato il Partito Populista di estrema destra in Belgio nel 2009 e ha fondato The Movement nel 2016. Pochi lo avevano notato, almeno fino al 2018, quando ha unito le forze con l'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, per trasformare il Movimento in una fondazione per sostenere gruppi di destra e anti-establishment in tutta Europa e fungere da fonte centrale dei sondaggi, consigli per la messaggistica, targeting dei dati e ricerca, mantenendo la gestione dei famigerati "think tank", letteralmente, "serbatoi di pensiero" del movimento.

Bannon e Modrikamen hanno affermato in diverse interviste che il successo dei partiti populisti in Italia, in Austria e l'attesa ondata di estrema destra nelle elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno, sono stati gli spunti che hanno più incoraggiato a formazione di questo nuovo club. "Ci sono differenze tra noi e queste differenze saranno forse più forti in un futuro, comunque sempre un potenziale futuro euroscettico" così l'eurodeputato italiano, ENF, Marco Zanni, in una recente intervista.

Steve Bannon afferma di essere stato invitato dai leader dei principali partiti "anti Europa" a un dialogo più stretto e afferma, "Quando queste persone, hanno iniziato a invitarmi a parlare, ho chiesto loro: - Ehi, quale tema vorresti toccare nel discorso? Cosa ti piacerebbe io dicessi? - E ogni testa mi ha dato la stessa risposta: - Dicci che non siamo soli".

Per ora, il movimento è finanziato principalmente dalle tasche di Bannon e dai donatori europei. Ci sono sette o otto persone a pieno regime che lavorano dalla casa di Modrikamen, a cui si andranno presto ad aggiungere "da tre a quattro persone a tempo pieno" a Bruxelles. 

Una volta che il club avrà un numero sufficiente di membri, Modrikamen ha in programma di organizzare incontri informali e formali nella sua spaziosa casa, utilizzandola per riunioni di dirigenti euroscettici in vista dei vertici UE. Dichiara anche di voler tenere un "summit dei leader euroscettici", che potrebbe aver luogo "a gennaio".

Matteo Salvini, ha dichiarato pubblicamente che si unirà al Movimento, così come ha fatto Giorgia Meloni. Per Bannon l'Italia è e rimarrà ancora per lungo tempo, il "centro dell'universo politico".

Queste alcuni dichiarazioni di alcuni Europarlamentari di destra, a cui è stato chiesto cosa ne pensassero di "THE MOVEMENT"

"Non tutti sono così acuti, sia dentro che fuori dal campo populista. Ci sono differenze tra noi e queste saranno forse più forti in un futuro più euroscettico", ha dichiarato Marco Zanni, eurodeputato ENF. "Ma ci sono differenze in tutti i gruppi, e rendere questo fronte più omogeneo può essere distruttivo per questa Europa". 

Sophie In't Veld, eurodeputata liberale olandese, dichiara che molti politici sono "preoccupati" per come gli euroscettici si stanno organizzando. "I partiti nazionalisti sono piuttosto bravi a lavorare insieme, molto da vicino, [mentre] le forze europeiste sono troppo disperse e ancora troppo divise".

"È una persona interessante, naturalmente, che per ora non abbiamo aggiunto al nostro programma attuale e non vedo alcuna possibilità di incontrarlo a breve termine." , ha detto a Bloomberg all'inizio di quest'anno Jimmie Åkesson, leader dei democratici svedesi di estrema destra in rapida crescita. 

 

Nella ricerca di supporto, Bannon e Modrikamen sono stati in tournée in Europa, dove hanno incontrato anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán. "Stiamo andando a vedere i danesi, poi vedremo i veri finlandesi. Ci sono molte persone che non sono lontane dalle nostre convinzioni, come il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz e anche il leader del Partito Popolare Spagnolo Pablo Casado in Spagna" ha detto Modrikamen in una recente intervista.

In Francia, Bannon ha gli occhi puntati su Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, che ha definito "una figura incredibile, in poco tempo ha raggiunto ha raggiunto la popolarità della zia e raggiunto i consensi del National Rally di Le Pen.

Marion Marechal, la nipote di Marine Le Pen, leader francese del National Rally, è stata scoperta come potenziale sostenitrice di The Movement 

The Movement viene definito un'insurrezione a livello mondiale

Infatti Modrikamen è, non sorprendentemente, un fan di Trump. Il belga, quando Trump è emerso come candidato alla presidenza, ha pubblicato un video su YouTube, rivolgendosi direttamente all'americano, in cui diceva, "Sig. Trump, abbiamo questo in comune; diciamo la verità e chiamiamo le cose con il loro vero nome. Rendi di nuovo grande l'America, sei un esempio per noi in Europa". Dopo l'elezione di Trump, Modrikamen ha chiesto al Brexiteer Nigel Farage, di passare un memo di una pagina all'amministrazione statunitense. "Ho detto loro: c'è stata la Brexit, c'è Trump, l'insurrezione populista è mondiale, THE MOVEMENT sarà in tutto il mondo, dobbiamo organizzarlo in tutto il mondo".

 Bannon e Modrikamen hanno dichiarato che intendono formare un nuovo gruppo populista al Parlamento europeo dopo le elezioni del maggio 2019. Non difendono i paesi che si allontanano dall'UE o abbandonano la valuta dell'euro (almeno non ancora), ma dicono che più potere dovrebbe essere restituito da Bruxelles alle capitali nazionali.

"Tutto qui in Europa è diverso", ha detto Bannon. "Onestamente, il nostro obiettivo non è di andare al governo, ma ottenere almeno il 33% dei voti..., una specie di minoranza in grado di bloccare un potere politico troppo radicato sul "potere" e poco sui "territori".

Bannon ha anche detto di essere concentrato sul trasformare il Movimento in una "infrastruttura di vittoria", con operazioni di sondaggio, analisi dei dati,  assumendo imprese per l'analisi del targeting. "Il Movimento dovrebbe fornire, la capacità tecnica di realizzare "stanze di guerra", in grado di dare delle risposte rapide". Oltre a ciò, Bannon si prefigge di raggiungere, nel breve, l'obiettivo più arduo, quello di unire  "populisti di sinistra e nazionalisti di destra". Durante il  suo viaggio a Roma, ha incontrato Luigi Di Maio, per cercare di entrare a far parte del Movimento M5S. 

"In tutto il mondo, non troverai due politici che hanno lavorato duramente come Salvini e Di Maio, senza soldi, portando le loro parti a queste incredibili vittorie, poi si sono fatti indietro e hanno lasciato che qualcun altro fosse "il ragazzo" (CONTE ndr) a sedersi ai tavoli dei potenti al G7, G20 e nello Studio Ovale con Trump ... Nessuno lo farebbe".

BANNON il futuro di un nuovo populismo anche in Italia?

La Meloni che non ti aspetti: "Se in Siria si fa ancora il presepe è anche grazie a Hezbollah". Che risposta a Salvini! Vi spieghiamo i motivi di queste parole (VIDEO)

"Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana, è anche grazie a un fronte nel quale ci sono il governo di Assad, la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah". Giorgia Meloni replica così alle dichiarazioni del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aggiungendo che quando si tratta di questioni internazionali "le semplificazioni non aiutano". Cosa c'è dietro?


La geopolitica ai tempi del populismo e un mercato di voti contesi tra i due leader italiani del fronte sovranista, teoricamente alleati, praticamente concorrenti, in vista delle prossime elezioni europee. Già, al di là dei rapporti di forza, oggi nettamente a favore di Salvini, o proprio in ragione dei medesimi, si sta giocando una derby piuttosto teso tra il soverchiante Matteo e la scalpitante Giorgia. Ma non solo. Ci sono due inclinazioni diverse nell'interpretare quella che era o è la "destra" italiana.

LUI - Salvini è astuto e ha fatto praticamente il pieno con il suo predicare spiccio di legge, ordine e padronanza di casa nostra. Ha avuto buon gioco con i suoi slogan più semplici di una felpa a tema geografico e si è potuto permettere persino il lusso di citare ripetutamente alla lettera la Buonanima di Benito Mussolini, lui che fascista non lo è mai stato nemmeno un minuto nella sua vita scandita in gran parte dai riti padani e dal Milan. Però ha studiato, eccome (ne abbiamo le prove), checché ne dicano i detrattori.

LEI - Dall'altra parte c'è la Meloni, ex ragazzina dell'ultimo Fronte della Gioventù, sezione di Colle Oppio, baluardo mitico dei camerati romani alla cui sede la giunta ha Raggi ha recentemente messo i sigilli. E' lì che nasce la sua identità insieme a una rapida e vivace carriera politica. Vince pur non largamente, appoggiata da Maurizio Gasparri, il congresso dei giovani di An contro uno dei suoi attuali colonnelli, il milanese Carlo Fidanza, allora della corrente di Alemanno. Quindi scala rapidamente le gerarchie del partito finiano raggiungendo persino una poltrona ministeriale, secondaria ma "mica cotica". Bene, tralasciando i tormenti intermedi, da qualche anno guida quei Fratelli d'Italia che sono gli unici eredi parlamentari del Msi e del postfascismo successivo.

Da ciò derivano fondamentalmente due cose: che la presidente di FdI ha una storia bene precisa che interpreta sì liberamente e pragmaticamente, ma con molti meno complessi rispetto a noti colleghi più anziani; inoltre, che con quella storia deve fare ancora i conti, con tutto quanto ne consegue. Tradotto: non può sembrare troppo "fascista" perché sennò se la mangiano viva avversari e commentatori né può mollare troppo la piazza, altrimenti il capitano leghista le porta via anche i resti dell'eredità.

PERCHE' HEZBOLLAH - Piccola digressione. Il mondo sotterraneo del neofascismo ha vissuto sempre in modo tormentato le questioni geopolitiche, senza che le vicende mediorientali facessero eccezione. L'antisemitismo non c'entra, o c'entra fino a un certo punto. La dirigenza di quello che fu il Msi è sempre stata filo-israeliana, più ancora che filo-americana, giacché la lacerante contrapposizione Usa-Urss creava molti dubbi e interrogativi amletici. Furono vicini allo Stato ebraico fior di fascistoni e dal viaggio di Giulio Caradonna in poi l'elenco sarebbe lungo. Poco scandalo, non fosse stato altro che per altri rinnegamenti, avrebbe suscitato dunque a ben nota visita di Gianfranco Fini. D'altro canto, invece, le componenti più rivoluzionarie e radicali della destra, dentro e fuori il partito, stavano con gli arabi e con gli oppressi palestinesi. Persino la guerra in Libano fu divisiva, tra chi andò ad addestrarsi nella Falange maronita legata a Israele e chi parteggiava apertamente per i miliziani che combattevano contro l'invasore con la Stella di David. Hezbollah, il partito di Dio, braccio armato dell'Iran nel paese dei cedri, non è mai dispiaciuto dunque a un certo ambiente, così come il regime fondato dall'ayatollah Khomeini. E dire che anche persino nella guerra Iran-Iraq e nei decenni successivi i fascisti si scontrarono: chi con la teocrazia anti-americana di Teheran, chi con il laico e socialista Saddam Hussein, peraltro poi altrettanto nemico di Washington... Ma anche questa è un'altra storia. Oggi si tratta di due visioni differenti dell'opposizione al mondialismo. Da una parte l'avversione all'asse tra israeliani, statunitensi e lobbies sovranazionali, dall'altra chi vede, nei Trump e nei Nethanyau dei paladini del mondo occidentale contro il terrorismo e l'invasione islamica. C'è poi un terzo incomodo, che infatti è il più furbo e spregiudicato, il quale, giocando su più tavoli, finisce per mettere più o meno d'accordo i nostri poveri sovranisti, cioè Vladimir Putin, alleato di Assad in Siria, ma anche ottimo amico di Israele, a sua volta nemico giurato di Damasco.

VI SIETE PERSI? - La confusione è comprensibile e allora, per farla breve, torniamo alla domanda? Perché la Meloni difende Hezbollah mentre Salvini (a ruota di Usa e Israele) li definisce terroristi? Non era meglio accodarsi, dato che si tratta di islamici, brutti, cattivi e barbuti così spendibili come nemici della civiltà occidentale, bianca e cristiana? No, perché la signora non vuole mollare al concorrente quella "fascisteria" più ideologica e meno "commerciale" che non le è così vicina ma che potrebbe anche venir presto buona. Diciamola tutta: le elezioni europee si avvicinano, Salvini è dato lanciato al 32%, i Fratelli d'Italia rischiano di essere cannibalizzati, quindi si guardano in giro, anche presso quanti avrebbero interesse a unire le proprie forze di per sé non sufficienti a raggiungere il fatidico 4% necessario per approdare a Strasburgo e Bruxelles.

CASAPOUND - Già alleata, poi rivale, della Lega di Salvini, Casapound, vivace movimento sovranista, in costante crescita di militanza, ma non altrettanto premiato dal grande elettorato, sta studiando nuove strategie per raggiungere forme importanti di rappresentanza istituzionale. Guarda caso le tartarughe sono da anni impegnate nel sostegno alla Siria di Assad, anche con concreti aiuti materiali recapitati attraverso onlus come Sol.Id a un popolo provato da una guerra terribile. Loro stanno con quello che quasi tutti in Italia e nel mondo considerano il cattivo. "Assad combatte il terrorismo", sostiene con forza il gruppo di Iannone e Di Stefano. Oggi lo dice anche Giorgia Meloni, che si schiera con il presidente siriano, i suoi alleati di Hezbollah, la Russia e l'Iran. Si tratta di coincidenze o è lecito azzardare il proverbiale "2+2"?  Gli interessati smentiranno, lo sappiamo. Ma vuoi vedere che... 

 

 

Salvini vince, esulta e rimane dov'è: "Al governo col centrodestra. Noi cresciuti più di tutti, sono orgogliosamente populista, basta coi radical chic" (VIDEO)

Il leader leghista Matteo Salvini è iniseme a Luigi Di Maio il vero vincitore delle elezioni politiche. Ha raggiunto l'obiettivo di prendere più voti di tutti nel centrodestra, la coalizione che ha il peso maggiore anche se non sufficiente al momento non ha una maggioranza in Parlamento. Quali scenari si possono aprire dunque? Lui intanto parla così: la conferenza stampa - (VIDEO)


"La Lega ha vinto nel centrodestra e rimarrà alla guida del centrodestra". Il segretario della Lega, Matteo Salvini, risponde così a chi gli domanda se è accreditabile l’ipotesi di un governo con M5S. "La Lega è il movimento politico che è cresciuto più di tutti, anche del Movimento 5 Stelle che è primo, lo riconosco, complimenti. Ma noi siamo passati dal 4 al 18%", ha sottolineato poi Salvini quando ormai mancano circa 3mila sezioni da scrutinare alla Camera e 2mila al Senato.

"Gli alleati li sentirò nelle prossime ore", ha continuato ribadendo: "Rimaniamo attaccati all'accordo che era che chi avesse preso un voto in più, si prendeva onore e onere di guidare il Paese. La nostra squadra è pronta" assicura, sottolineando che resta "escluso un governo di scopo, a tempo, tecnico e istituzionale. La squadra è quella con cui abbiamo giocato la partita".

"Comincia un bellissimo percorso - ha continuato Salvini - E' la coalizione che ha vinto e può governare. Aspettiamo gli ultimi collegi. Non commento le debacle altrui. Ma l'arroganza di Renzi e dei suoi è stata punita". "Non vedo l'ora di cominciare. Ieri gli italiani ci hanno dato un mandato" ha aggiunto, sottolineando "sono e rimango orgogliosamente populista".

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