updated 1:19 PM UTC, Oct 17, 2018

Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax e condono: ecco la manovra economica. Tutto quello che c'è da sapere sulla grande scommessa del governo Lega-5Stelle

Dopo l'intesa al Consiglio dei ministri di lunedì sera sul decreto fiscale collegato alla Manovra, che contiene tra le altre cose la pace fiscale sulle tasse non versate in passato e ha gettato le basi per inserire nella legge di Bilancio le misure su reddito di cittadinanza e "quota 100", l'Italia ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio. E spunta a sorpresa l'abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina per "permettere a tutti di accedere agli studi", spiega una nota di Palazzo Chigi - (LEGGI TUTTO)


Reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni e flat tax. E ancora, rilancio degli investimenti pubblici, taglio delle pensioni d'oro e istituzione di una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Sono alcuni dei punti contenuti nella prossima legge di Bilancio approvata ieri dal Consiglio dei ministri e appena approdata sul tavolo europeo. L'accordo tra i partner di governo è arrivato dopo ore di tensione e un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla manovra, cui è stato aggiunto un secondo decreto legge, ribattezzato 'salva scartoffie' o di 'semplificazione', contenente, tra le altre cose, misure per il lavoro, norme per la sanità e l'introduzione di una RC auto equa sul territorio.

Per quanto riguarda la pace fiscale, l'accordo raggiunto prevede un'aliquota del 20% che interesserà solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà inoltre possibile integrare fino a un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro. Niente sconti, però per gli evasori, per i qual, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio "ci sarà la galera".

Sul fronte delle pensioni d'oro, la misura dovrebbe interessare gli assegni al di sopra dei 4.500 euro al mese. Dalla 'sforbiciata' si otterrebbe un miliardo che sarà messo a copertura nella legge di bilancio. "Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo", ha garantito il premier Giuseppe Conte al termine del Cdm.

LE MISURE DELLA LEGGE DI BILANCIO

Reddito di cittadinanza - Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia;

Pensione di cittadinanza - Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è;

Flat tax - Si estendono le soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un'aliquota piatta al 15 per cento;

Quota 100 - Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la 'quota 100': si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga 'Opzione Donna', che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione;

Pensioni d'oro - Si interviene sulle pensioni d'oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati;

Risarcimento vittime crisi bancarie - Si stanzia un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo è così ampliato di 14 volte rispetto a prima;

Rilancio investimenti pubblici - Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell'efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d'investimento;

Piano assunzioni straordinario - Si stanziano 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente;

Task force spesa pubblica - Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l'altro, su auto blu, voli di Stato e scorte;

LE MISURE DEL DL FISCALE E DEL DL SEMPLIFICAZIONE

Pace fiscale - Si prevede la pace fiscale solo per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi; sarà inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro.

Rottamazione ter - Si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l'esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l'anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione;

Stralcio debiti fino 1000 euro - Si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro;

Definizione agevolata - Sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo;

Fatturazione elettronica- Si mantiene l'entrata in vigore dell'obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici;

Trasmissione telematica scontrini- Oltre all'obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l'obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l'obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell'Agenzia delle entrate. L'obbligo parte per chi ha un volume d'affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020;

Rc auto equa - Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro;

CIGS per riorganizzazione o crisi aziendale - si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per 12 mesi per riorganizzazione aziendale e sei mesi per il caso di crisi;

Norma 'Bramini' - si introducono norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato.

 

(Fonte: Adnkronos)

In Italia 5 milioni di poveri, il dato peggiore dal 2005. Quasi la metà sono al Sud. Indigente uno straniero su tre (irregolari esclusi ovviamente)

In Italia nel 2017 c'erano 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta. Si tratta del dato più alto dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che in termini di singole persone (8,4% dell'intera popolazione). Lo riferisce il presidente facente funzione dell'Istat, Maurizio Franzini, nell'audizione sulla Nadef davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. La povertà colpisce nel dettaglio il 6,2% dei cittadini italiani (3 milioni 349mila) e il 32,3% degli stranieri (pari a 1 milione e 609mila individui). Inoltre, l'analisi territoriale mostra che quasi la metà degli individui in povertà assoluta sono residenti nel Mezzogiorno, con un’incidenza del 11,4% sulla popolazione; al Centro e nel Nord l’incidenza è simile, pari rispettivamente al 5,1 e 5,4%. Nel Mezzogiorno il fenomeno interessa il 10,2% degli italiani e il 40% degli stranieri, la cui consistenza numerica è tuttavia estremamente ridotta.

(Fonte: Adnkronos)

Reddito di cittadinanza, Di Maio avverte: "Chi fa il furbo rischia sei anni di galera. Sosteniamo i ragazzi depressi perché non ricevono risposte ai loro curriculum" (VIDEO)

Il vicepremier in Senato spiega alcuni aspetti, soprattutto sulle cifre e sulle condizioni per le categorie di quanti avranno diritto al sostegno economico da parte dello Stato, con un avvertimento a chi pensasse di approfittare indebitamente della misura


Chi pensa di fare il furbo con il reddito di cittadinanza si sbaglia di grosso. "Se ci saranno persone che vogliono imbrogliare rischieranno fino a 6 anni di galera", assicura il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio parlando al Question Time al Senato. Nel provvedimento, scandisce il vicepremier "sono inserite anche delle misure per contrastare i furbi".

Con il reddito di cittadinanza "ci rivolgiamo infatti solo alle persone per bene", sottolinea Di Maio, spiegando che il reddito di cittadinanza "è una politica attiva del lavoro" che permetterà di rilanciare i centri per l'impiego. Quanto ai 780 euro previsti dal reddito di cittadinanza, il vicepremier specifica che "non saranno dati a tutti. Chi ha un reddito di 500 euro, ad esempio, ne percepirà 280 euro; chi ha un reddito di 200 euro ne percepirà 580...chi ha un reddito pari a zero percepirà 780 euro".

Durante il Question Time Di Maio torna poi sulla "manovra del Popolo", "che è una manovra rivoluzionaria" con la quale "intendiamo ripagare il Popolo che ha subito sprechi e che ha dovuto pagare per vitalizi e pensioni d'oro". "Abbiamo fatto bene i conti" con la misura che prevede l'introduzione del reddito di cittadinanza, aggiunge il leader del M5S.

"Una misura che cerca di contrastare non solo la povertà ma di sostenere i tanti ragazzi che stanno in un letto depressi per non avere ricevuto risposte ai curriculum mandati o che si apprestano a fare un biglietto per andare a Londra o che non vogliono più uscire di casa". Quindi ribadisce: "Non sono soldi per chi decide di restare sul divano ma per chi durante la giornata sarà impegnato alla formazione e a servizi di pubblica utilità".

A Milano 2.600 senzatetto, in 600 vivono per strada. Il quadro di una metropoli tra solidarietà che funziona e ansia sociale in aumento

La rilevazione della Fondazione Rodolfo Debenedetti nella ricerca 'RacContami 2018', il terzo censimento dei senza dimora a Milano, promosso in collaborazione con l'Università Bocconi e il Comune.  Il 77% trova ospitalità nelle strutture di accoglienza notturne


Oltre 2.600 senzatetto censiti a Milano, il 77% ospitato in strutture di accoglienza. Questi, in sintesi, i dati emersi da RacCONTAMI2018, il censimento delle persone senza fissa dimora realizzato lo scorso febbraio dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti in collaborazione con l’Università Bocconi.

"Il censimento dei senza dimora dimostra che il sistema dell’accoglienza milanese ha raggiunto importanti risultati. Dai dati, raccolti dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti in collaborazione con l’Università Bocconi, emerge che a Milano trova ospitalità nelle strutture del territorio ben il 77% dei clochard. Uno sforzo che, come sottolinea la ricerca, porta Milano ad accogliere molto di più di altre città italiane, come Roma e Torino".

In particolare, 2.608 persone senza dimora sono state contate a Milano la notte di lunedì 19 febbraio 2018. Di queste, 587 persone sono state individuate in strada, mentre 2.021 in strutture di accoglienza notturna. Rappresentano lo 0,2% della popolazione cittadina, ovvero due persone ogni 1.000 abitanti, dato in linea con quello di altre grandi città europee. Rispetto a 5 anni fa, la presenza dei senza dimora a Milano risulta stabile, anche se è aumentata leggermente la quota di persone incontrate in strada (dal 19% nel 2013 al 23% nel 2018).

A Milano un'elevata percentuale di senza dimora è ospite di strutture di accoglienza notturna (77%): il dato risulta "significativamente superiore" a quelli di altri contesti italiani ed internazionali. Circa 700 volontari e più di 40 enti cittadini hanno partecipato all’iniziativa. Il progetto arriva così alla sua terza edizione, a distanza di 5 e 10 anni dalle prime due rilevazioni, rispettivamente nel 2013 e 2008.

"In un panorama che è molto cambiato rispetto all’ultimo censimento del 2013 per via dell’enorme flusso di migranti che ha investito la nostra città il numero dei senzatetto è rimasto sostanzialmente stabile e in linea con i grandi centri europei con cui ogni giorno Milano si confronta. Il nostro sistema è stato in grado di accogliere chiunque abbia chiesto un aiuto", aggiunge Majorino.

"Questo, però, non può e non deve bastare: ci sono ancora tante persone che vivono in strada. La loro reintroduzione nella società è l’obiettivo che perseguiremo grazie ai percorsi attivati con i fondi del Pon inclusione. Infine dobbiamo mettere in campo, di concerto con Regione Lombardia che dovrà assumersi le proprie responsabilità, un serio impegno nella lotta alle dipendenze perché il dato che parla di un terzo del totale dei clochard sotto i 35 anni non sia più così alto", conclude l'assessore. (Fonte: Adnkronos)

A Milano una Pasquetta diversa: quanti posti a tavola grazie a Motore Metropolitano e ProTetto. Daniela Reho: "Che bella festa! Felici di aiutare chi ha bisogno" (VIDEO)

Ha avuto un grande successo la lodevole iniziativa delle associazioni Motore Metropolitano e ProTetto a Milano. Il pranzo solidale di Pasquetta, offerto a senzatetto e persone che vivono condizioni di disagio grazie al contributo di "sponsor" che hanno fornito il cibo e al lavoro dei volontari, si è svolto nei locali della chiesa di San Gregorio Magno. Il servizio realizzato dal giornalista Ivan Filannino descrive molto bene il clima di festa e calore umano che ha caratterizzato questo bel lunedì dell'Angelo

"A Pasquetta vieni a pranzo da noi": a Milano l'iniziativa solidale di Motore Metropolitano e ProTetto. Parlano Daniela Reho, Fernando Barone e Chicca Pavesi (VIDEO)

(VIDEO) - Sarà un Lunedì dell’Angelo nel segno della solidarietà quello che si terrà il prossimo 2 aprile nei locali della chiesa S. Gregorio Magno sita a Milano in via Settala 25. A partire dalle 12.30 avrà inizio il pranzo solidale organizzato da “Motore Metropolitano”, associazione da anni attiva sul territorio milanese con il suo impegno civile e sociale nei confronti dei più bisognosi, e dalla ONLUS PRO TETTO che si propone di aiutare chi, per ragioni economiche, sociali o famigliari, non ha un tetto sotto cui vivere. Lo scopo è quello di offrire un pasto caldo ai tanti senzatetto e nullatenenti che in questo periodo di festa sono abbandonati a loro stessi.

“Sarà una giornata speciale - spiegano Daniela Reho presidente di “Motore Metropolitano” e Fernando Barone, presidente di ‘’ProTetto’’- resa possibile grazie all’indispensabile aiuto dei volontari delle due associazioni e all’infinita generosità di aziende e privati che hanno accolto con grande entusiasmo il nostro invito offrendo le materie prime da offrire ai partecipanti. Un grazie speciale dunque a Donato Parlavecchia commercio ittico,al panificio Maestri Maurizio, alla pasticceria Lizzi e il centro di formazione professionale Ecfop!

In Trentino-Alto Adige si vive tre anni in più che in Campania. E sei di Firenze... C'entrano i servizi sanitari

Lo studio dell'Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane rivela un divario Nord-Sud; il Direttore scientifico: "I dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche" . Firenze, Monza e Traviso le province più longeve d'Italia


In Trentino Alto Adige si vive in media fino a tre anni in più che in Campania. A denunciare questo divario è l'Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, con un focus dedicato alle disuguaglianze di salute in Italia. In Campania nel 2017 gli uomini vivono infatti mediamente 78,9 anni e le donne 83,3; nella Provincia Autonoma di Trento 81,6 gli uomini e 86,3 anni le donne. In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nel Nord-Est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nel Mezzogiorno, dove si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. 

In generale, rileva l'Osservatorio - che ha sede a Roma presso l'Università Cattolica - in Italia si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d'istruzione: si ha una speranza di vita più bassa al Sud, in particolare in Campania, o se non si raggiunge la laurea. Inoltre chi ha un titolo di studio basso ha anche peggiori condizioni di salute. Queste disuguaglianze sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano soprattutto chi ha un livello sociale più basso. Insomma il Servizio sanitario nazionale assicura la longevità, ma non l'equità sociale e territoriale.
"Il Servizio sanitario nazionale oltre che tutelare la salute, nasce con l'obiettivo di superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese. Ma su questo fronte i dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche", spiega Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell'Osservatorio.

Firenze e, a seguire, Monza e Treviso. Sono queste le province può longeve d'Italia secondo quanto riporta l'Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, in un focus dedicato alle disuguaglianze di salute in Italia. 
Firenze, con 84,1 anni di aspettativa di vita, fa totalizzare 1,3 anni in più della media nazionale, seguita da Monza e Treviso con poco più di un anno di vantaggio su un italiano medio. Il dato sulla sopravvivenza mette invece in luce l'enorme svantaggio delle province di Caserta e Napoli che hanno una speranza di vita di oltre 2 anni inferiore a quella media nazionale, seguite da Caltanissetta e Siracusa con uno svantaggio di sopravvivenza di 1,6 e 1,4 anni rispettivamente. (Fonte: Ansa)

Lombardia tra grandi opportunità e nuovi bisogni: i risultati della ricerca Eupolis. Cattaneo: "Servono nuove politiche di sostegno alla famiglia e di incentivo alla genitorialità"

Eupolis, l'Istituto di ricerca regionale, descrive un quadro socio-economico in chiaroscuro della Regione locomotiva d'Italia: ci sono più speranze rispetto ad altri territori ma al tempo stesso aumentano le preoccupazioni di insicurezza sociale. Ne ha parlato ai nostri microfoni il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo - (VIDEO)


I lombardi sono convinti che la nostra Regione sia un territorio dalle tante opportunità, che qui sono più accessibili rispetto alle altre realtà italiane. Tuttavia questa marcia in più costa e richiede maggiori sacrifici in termini anche di qualità della vita e i cittadini della nostra regione fanno sempre più fatica ad assumersi le proprie responsabilità e a fare passi importanti e significativi nel loro percorso di vita perché potenzialmente soggetti al rischio dell’insicurezza sociale. Uno stato a cui concorrono l’aumento della precarizzazione del lavoro, dalla preoccupazione per il futuro dei figli e il timore che si abbassi la qualità dei servizi, soprattutto in campo assistenziale e sanitario. 
E’ questa la fotografia sulla società lombarda scattata da Eupolis, l’Istituto di Ricerca regionale, che ha indagato per individuare le nuove esigenze e approfondire i bisogni che al momento vengono percepiti come insoddisfatti per portarli all’attenzione del policy maker regionale affinché si traducano in politiche attive. La ricerca è stata presentata oggi nel corso di un Seminario svoltosi a Palazzo Pirelli, al termine del quale c’è stata una conferenza stampa nel corso della quale il Presidente del Consiglio regionaleRaffaele Cattaneo, i Vice Presidenti Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) e Sara Valmaggi (PD) e il Consigliere Segretario Eugenio Casalino, hanno commentato i risultati scaturiti.

Questa ricerca evidenzia innanzitutto come l’80% dei cittadini lombardi vive bene, in famiglia, con relazioni stabili, in case di proprietà e con un lavoro proprio, ma c’è anche un quinto di lombardi che vive in condizioni di difficoltà e che denuncia un preoccupante timore di solitudine e abbandono –ha sottolineato il Presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo-. Non possiamo abbandonarli e fingere che non esistano, ma anzi dobbiamo indirizzare su di loro con più forza e convinzione le nostre politiche di sostegno. L’altro dato su cui riflettere –ha proseguito Cattaneo- è quello relativo crisi demografica che colpisce in modo significativo anche la Lombardia: abbiamo oggi 150 anziani ogni 100 giovani, si prevede che fra trent’anni ce ne saranno 250 ogni 100 giovani. Dobbiamo quindi pensare a nuove politiche di sostegno alla famiglia e che aiutino i giovani a fare figli –ha concluso il Presidente del Consiglio- perché oggi solo il 10% delle coppie dichiara di essere nelle condizioni di realizzare un progetto genitoriale concreto. E se non c’è la volontà concreta di fare figli, la nostra società non può avere futuro”. 
I nuovi bisogni sommati alle precarietà sempre più marcate e diffuse, prime fra tutte quelle del  lavoro e dei disagi sociali correlati, impongono  l’attuazione di politiche che siano in grado di dare risposte ma che la Lombardia in questa fase fatica a trovare –ha evidenziato il Vice Presidente Fabrizio Cecchetti-.  Se non rompiamo il circolo nefasto dei tagli lineari, partendo da Bruxelles per  scendere a Roma, il futuro sarà sempre più incerto.  L’autonomia che la Lombardia ha invocato e che i cittadini hanno richiesto con un referendum storico, è la strada. Il centralismo non paga più, fa solo danni, distrugge i legami fra i territori  e le classi sociali. I processi di cambiamento vanno governati e non calati dall’alto con logiche cattedratiche e professorali  che nulla poi hanno a che fare con la realtà che vivono i cittadini –ha concluso Cecchetti-. E questo vale anche per la sicurezza e l’integrazione perché la ricerca conferma il timore dei lombardi di perdere la propria identità”. 
“E’ importante che le politiche regionali sappiano cogliere al meglio le aspettative dei cittadini lombardi evidenziate nella ricerca, con particolare attenzione a quel 14% di giovani compresi tra i 18 e i 34 anni che non studia e non lavora –ha detto la Vice Presidente Sara Valmaggi-. Un numero significativo che deve interrogarci sulla necessità di trovare soluzioni adeguate e risposte capaci di dare maggiore fiducia e stabilità alle aspettative e alle prospettive di vita dei nostri giovani, che oggi fanno sempre più fatica a trovare un percorso di vita proprio, autonomo e soddisfacente”. La Vice Presidente Valmaggi ha quindi evidenziato come in termini di percezione esista ancora un gap di genere e come il timore della solitudine sia purtroppo in aumento.
Il fatto che solo il 37% dei lombardi utilizzi i mezzi pubblici ci deve far riflettere sulla qualità del nostro servizio di trasporto pubblico locale –ha detto il Consigliere SegretarioEugenio Casalinosoprattutto se rapportiamo questo dato con quello delle principali regioni e aree urbanizzate d’Europa. Altro dato di riflessione è quello sulla sicurezza e sulla relativa percezione, che evidenzia come il fenomeno della presenza delle mafie sul nostro territorio sia oggi avvertito come un pericolo ancora più grande rispetto a quello della microcriminalità. Trovo infine sorprendente che più dei due terzi dei lombardi esprime un giudizio positivo sulla qualità ambientale e dell’aria –ha concluso Casalino-: forse è sintomo che deve migliorare la campagna di informazione e sensibilizzazione su un problema che resta reale e di dimensioni significative”.

A introdurre i lavori in Sala Pirelli questa mattina è stata la Vice Presidente Sara Valmaggi, che ha poi lasciato spazio alla presentazione dei contenuti e dei risultati della ricerca da parte di Federica Ancona di Eupolis Lombardia e di Nicola Piepoli dell’Istituto Piepoli: sono quindi intervenuti i professori degli istituti universitari milanesi, Antonio Chiesi dell’Università degli Studi e Alessandro Rosina dell’Università Cattolica. A seguire una tavola rotonda che ha cercato di individuare “le priorità per la Lombardia di domani” a cui hanno partecipato i Consiglieri regionali Marco Tizzoni (Lista Maroni Presidente) ed Enrico Brambilla (PD), insieme a rappresentanti di Confindustria, diConfcooperative e del Forum del Terzo Settore lombardo. Al termine del dibattito, a tirare la conclusioni è stato il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

Lo studio di Eupolis si basa su rilevazioni compiute sulla popolazione lombarda giovanile e adulta e su approfondimenti qualitativi sviluppati tramite focus group articolati per territori. La ricerca  evidenzia come rispetto alle altre regioni italiane, la Lombardia ha mostrato più capacità di reazione dal basso alla crisi e presenta maggiori potenzialità di sviluppo E nell’immaginario collettivo continua a essere vista come territorio delle opportunità: lavoro, formazione, studio, arricchimento culturale, tempo libero, viaggi, sport e divertimento. In Lombardia tutto questo è considerato come più accessibile perché generato da un territorio “denso” e allineato come sviluppo alle forti regioni europee (con le quali sperimenta pressioni e cambiamenti comuni, tipici di una globalizzazione sempre più evidente). La marcia in più però costa: ed ecco il ritmo di vita più sostenuto, frenetico, impegnativo e sempre più caotico. Insomma, la Lombardia è  terra di opportunità ma è più “usurante”. La regione “dà di più” ma “chiede di più”. 

Un’organizzazione alla prova dei cambiamenti
La Lombardia è riconosciuta come Regione ben organizzata, dove le cose funzionano. Tuttavia aumenta la sensazione di quanti sono convinti che anche in Lombardia -per diversi motivi- sta diventando sempre più difficile  mantenere la qualità dei servizi e garantire la “buona organizzazione”.  
Gli intervistati percepiscono una trasformazione della società, con un crescente indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto connettivo psico-sociale tipici proprio della società lombarda (pur nel suo dinamismo) dal secondo dopoguerra a oggi. Significativa è la richiesta di un potenziamento dei meccanismi di regolazione e controllo sociale. 
Sul tappeto c’è una più generale insicurezza sociale ed esistenziale, non solo legata ai risvolti più criminologici, ma come crescente preoccupazione per “quando saremo anziani” e per “il futuro dei nostri figli”.

La famiglia tiene, ma è senza figli 
Il tasso di fecondità in Lombardia (1,44) è superiore a quello nazionale (1,35), ma inferiore a diversi altri Paesi europei. Se i “propensi in generale” ad avere figli sono circa il 60% degli intervistati, è altrettanto vero che coloro che stanno attivamente cercando mettere alla luce un figlio sono solo il 10%: solo un cittadino lombardo su 10 tra coloro che sono nelle condizioni di poterlo fare. Avere un figlio è non solo fonte di una grande gioia, ma anche di una serie di sacrifici, forse ancora più che economici, di tempo di vita e di energie personali. Senza una valida rete familiare e sociale di supporto, avere e far crescere un figlio per la quasi totalità degli intervistati è oggi una vera e propria sfida. 
Lo studio di Eupolis evidenzia come otto lombardi su dieci dichiarano di vivere con la propria famiglia: sono solo due su dieci coloro che vivono da soli, pari a circa un milione e mezzo, e tra questi il 13% dichiara di non frequentare nemmeno persone della propria età, se non raramente. 
Il 15% della popolazione si occupa costantemente di un parente affetto da una malattia cronica o da disabilità e oltre il 50% di questi afferma di dedicare almeno due ore al giorno del proprio tempo per prestare loro assistenza. Esiste pertanto un quinto di persone o famiglie lombarde che vivono quotidianamente in presenza di problematiche di solitudine o di malattia cronica e di handicap, una percentuale che è in continua crescita. Emerge una richiesta elevata di servizi sanitari di prossimità, anche se le 7 visite all’anno dichiarate in media dai cittadini lombardi rappresentano un’offerta adeguata in grado di assicurare risposte soddisfacenti.

Giovani e lavoro, in aumento i Neet 
Nei giovani da 18 a 34 anni il 62% dichiara di lavorare, mentre il 14% non studia e non lavora (Neet). Si tratta della metà del valore medio nazionale, ma più alto della Germania e dei Paesi scandinavi. Tra i Neet, quasi la metà (6,8% del numero complessivo) afferma di non essersi nemmeno mai impegnato nella ricerca di un lavoro dopo la fine degli studi. 
Il volontariato e l’impegno politico interessano solo un’esigua minoranza della fascia giovanile lombarda, il primo indicato come principale attività dal 5%, il secondo dal 4%. Da rilevare anche il tasso di occupazione femminile: 57% contro una media UE al 64%.

Il rischio della perdita di identità
La società lombarda si autodescrive pertanto sempre di più come una società soggetta al rischio della solitudine e del crescente individualismo. Pur essendo abbastanza soddisfatti della propria vita sociale, gli intervistati percepiscono che è in atto una trasformazione della società, con un forte indebolimento di quelli che erano gli elementi del tessuto sociale tipici proprio della società lombarda dal secondo dopoguerra a oggi. 
L’insicurezza sociale ed esistenziale a sua volta viene rafforzata dalla percezione di un crescente “meticciamento culturale, dovuto all’intensità dei flussi migratori verso la nostra regione. Ci si interroga su come sarà possibile reggere sul lungo termine a questi continui arrivi e su quale tipo di identità culturale saremo in grado di sviluppare nei prossimi decenni. 
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga questo bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori.

Il ruolo delle politiche regionali
Favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di integrazione: i cittadini chiedono una maggiore presenza e un’azione più incisiva da parte delle forze dell’ordine anche a livello di articolazioni periferiche (Comuni e Regione), come il potenziamento dei servizi di telesorveglianza. 
Con particolare riferimento a specifiche iniziative future, i risultati dello studio di Eupolis evidenziano come le agevolazioni e l’integrazione tariffaria in relazione al trasporto pubblico possano avere ricadute positive sulla possibilità di riattivazione dei giovani che non studiano e non lavorano; la digitalizzazione, sia in relazione all’accesso ai servizi della PA, sia in relazione alla possibilità di lavoro a distanza, può a sua volta favorire la conciliazione tra lavoro e servizi di cura familiari con possibili ricadute positive anche in termini di scelte generative. 
Il sentimento collettivo registrato nei focus group è in conclusione quello di una Lombardia che rimane il “motore dell’Italia”: è opinione diffusa che la Lombardia abbia le risorse per affrontare i problemi del presente e proiettarsi verso le sfide del futuro. Per fare questo, però, è necessario che l’istituzione regionale comprenda fino in fondo il ruolo storico che il presente le assegna: quello di rappresentare il giusto punto di equilibrio fra la “grandezza” dello Stato centrale e la “scala ridotta” delle comunità locali, anche rendendosi più accessibile, comunicando di più e meglio, facilitando al cittadino la ricerca delle opportunità offerte dalla Regione stessa e dagli altri enti territoriali. In sostanza la Regione deve sempre più rivendicare e affermare il suo ruolo indispensabile e imprescindibile di “ente intermedio”.

Le sfide aperte
Nei focus group è stata sottolineata la necessità che la Regione colga il bisogno di ritrovare sicurezza e identità e supporti la società lombarda ad evolvere verso un modello multi-culturale che nei fatti è inevitabile, ma che non deve necessariamente significare anche perdita di identità e smarrimento dei propri valori. La principale sfida su cui porre attenzione è sul fronte dell’invecchiamento della popolazione: affiora l’esigenza di rivedere le categorie utilizzate fino ad ora nella definizione delle politiche sociali. Una volta infatti la soglia entro la quale si generalizzava l’età della vecchiaia erano i 65 anni: oltre quella età si entrava in una fascia che non faceva distinzioni. Ma è un’omogeneizzazione che oggi appare superata. Gli over 65 infatti sono classificati  come “senior smart”: soggetti che si trovano nella fascia di età tra 65 e 75 anni sono in una condizione pienamente adulta ma, rispetto al passato, rivendicano ancora un ruolo attivo e incisivo sullo sviluppo della società lombarda. 
Dove puntare l’attenzione? Un primo elenco deve sicuramente comprendere i seguenti campi: il potenziamento dei servizi sanitari, soprattutto della medicina di territorio, per far fronte anche alla domanda di socialità; interventi sui giovani affinché si superi la fase di precarizzazione del lavoro e al tempo stesso possano superare le difficoltà a costruire concretamente un percorso di vita; potenziare il trasporto pubblico locale e l’integrazione tariffaria;  avviare la digitalizzazione della PA; campagne di sensibilizzazione culturale per superare gli ostacoli della parità di genere; cura del territorio per preservarlo dall’eccessiva urbanizzazione; sviluppo di un’industria il più possibile “green”  e dunque potenziamento della mobilità leggera; favorire l’incontro tra bisogno di sicurezza e desiderio di immigrazione.

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

17°C

Milano

Mostly Cloudy

Humidity: 72%

Wind: 11.27 km/h

  • 17 Oct 2018 16°C 7°C
  • 18 Oct 2018 18°C 10°C