Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 993

La Meloni che non ti aspetti: "Se in Siria si fa ancora il presepe è anche grazie a Hezbollah". Che risposta a Salvini! Vi spieghiamo i motivi di queste parole (VIDEO)

"Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana, è anche grazie a un fronte nel quale ci sono il governo di Assad, la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah". Giorgia Meloni replica così alle dichiarazioni del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aggiungendo che quando si tratta di questioni internazionali "le semplificazioni non aiutano". Cosa c'è dietro?


La geopolitica ai tempi del populismo e un mercato di voti contesi tra i due leader italiani del fronte sovranista, teoricamente alleati, praticamente concorrenti, in vista delle prossime elezioni europee. Già, al di là dei rapporti di forza, oggi nettamente a favore di Salvini, o proprio in ragione dei medesimi, si sta giocando una derby piuttosto teso tra il soverchiante Matteo e la scalpitante Giorgia. Ma non solo. Ci sono due inclinazioni diverse nell'interpretare quella che era o è la "destra" italiana.

LUI - Salvini è astuto e ha fatto praticamente il pieno con il suo predicare spiccio di legge, ordine e padronanza di casa nostra. Ha avuto buon gioco con i suoi slogan più semplici di una felpa a tema geografico e si è potuto permettere persino il lusso di citare ripetutamente alla lettera la Buonanima di Benito Mussolini, lui che fascista non lo è mai stato nemmeno un minuto nella sua vita scandita in gran parte dai riti padani e dal Milan. Però ha studiato, eccome (ne abbiamo le prove), checché ne dicano i detrattori.

LEI - Dall'altra parte c'è la Meloni, ex ragazzina dell'ultimo Fronte della Gioventù, sezione di Colle Oppio, baluardo mitico dei camerati romani alla cui sede la giunta ha Raggi ha recentemente messo i sigilli. E' lì che nasce la sua identità insieme a una rapida e vivace carriera politica. Vince pur non largamente, appoggiata da Maurizio Gasparri, il congresso dei giovani di An contro uno dei suoi attuali colonnelli, il milanese Carlo Fidanza, allora della corrente di Alemanno. Quindi scala rapidamente le gerarchie del partito finiano raggiungendo persino una poltrona ministeriale, secondaria ma "mica cotica". Bene, tralasciando i tormenti intermedi, da qualche anno guida quei Fratelli d'Italia che sono gli unici eredi parlamentari del Msi e del postfascismo successivo.

Da ciò derivano fondamentalmente due cose: che la presidente di FdI ha una storia bene precisa che interpreta sì liberamente e pragmaticamente, ma con molti meno complessi rispetto a noti colleghi più anziani; inoltre, che con quella storia deve fare ancora i conti, con tutto quanto ne consegue. Tradotto: non può sembrare troppo "fascista" perché sennò se la mangiano viva avversari e commentatori né può mollare troppo la piazza, altrimenti il capitano leghista le porta via anche i resti dell'eredità.

PERCHE' HEZBOLLAH - Piccola digressione. Il mondo sotterraneo del neofascismo ha vissuto sempre in modo tormentato le questioni geopolitiche, senza che le vicende mediorientali facessero eccezione. L'antisemitismo non c'entra, o c'entra fino a un certo punto. La dirigenza di quello che fu il Msi è sempre stata filo-israeliana, più ancora che filo-americana, giacché la lacerante contrapposizione Usa-Urss creava molti dubbi e interrogativi amletici. Furono vicini allo Stato ebraico fior di fascistoni e dal viaggio di Giulio Caradonna in poi l'elenco sarebbe lungo. Poco scandalo, non fosse stato altro che per altri rinnegamenti, avrebbe suscitato dunque a ben nota visita di Gianfranco Fini. D'altro canto, invece, le componenti più rivoluzionarie e radicali della destra, dentro e fuori il partito, stavano con gli arabi e con gli oppressi palestinesi. Persino la guerra in Libano fu divisiva, tra chi andò ad addestrarsi nella Falange maronita legata a Israele e chi parteggiava apertamente per i miliziani che combattevano contro l'invasore con la Stella di David. Hezbollah, il partito di Dio, braccio armato dell'Iran nel paese dei cedri, non è mai dispiaciuto dunque a un certo ambiente, così come il regime fondato dall'ayatollah Khomeini. E dire che anche persino nella guerra Iran-Iraq e nei decenni successivi i fascisti si scontrarono: chi con la teocrazia anti-americana di Teheran, chi con il laico e socialista Saddam Hussein, peraltro poi altrettanto nemico di Washington... Ma anche questa è un'altra storia. Oggi si tratta di due visioni differenti dell'opposizione al mondialismo. Da una parte l'avversione all'asse tra israeliani, statunitensi e lobbies sovranazionali, dall'altra chi vede, nei Trump e nei Nethanyau dei paladini del mondo occidentale contro il terrorismo e l'invasione islamica. C'è poi un terzo incomodo, che infatti è il più furbo e spregiudicato, il quale, giocando su più tavoli, finisce per mettere più o meno d'accordo i nostri poveri sovranisti, cioè Vladimir Putin, alleato di Assad in Siria, ma anche ottimo amico di Israele, a sua volta nemico giurato di Damasco.

VI SIETE PERSI? - La confusione è comprensibile e allora, per farla breve, torniamo alla domanda? Perché la Meloni difende Hezbollah mentre Salvini (a ruota di Usa e Israele) li definisce terroristi? Non era meglio accodarsi, dato che si tratta di islamici, brutti, cattivi e barbuti così spendibili come nemici della civiltà occidentale, bianca e cristiana? No, perché la signora non vuole mollare al concorrente quella "fascisteria" più ideologica e meno "commerciale" che non le è così vicina ma che potrebbe anche venir presto buona. Diciamola tutta: le elezioni europee si avvicinano, Salvini è dato lanciato al 32%, i Fratelli d'Italia rischiano di essere cannibalizzati, quindi si guardano in giro, anche presso quanti avrebbero interesse a unire le proprie forze di per sé non sufficienti a raggiungere il fatidico 4% necessario per approdare a Strasburgo e Bruxelles.

CASAPOUND - Già alleata, poi rivale, della Lega di Salvini, Casapound, vivace movimento sovranista, in costante crescita di militanza, ma non altrettanto premiato dal grande elettorato, sta studiando nuove strategie per raggiungere forme importanti di rappresentanza istituzionale. Guarda caso le tartarughe sono da anni impegnate nel sostegno alla Siria di Assad, anche con concreti aiuti materiali recapitati attraverso onlus come Sol.Id a un popolo provato da una guerra terribile. Loro stanno con quello che quasi tutti in Italia e nel mondo considerano il cattivo. "Assad combatte il terrorismo", sostiene con forza il gruppo di Iannone e Di Stefano. Oggi lo dice anche Giorgia Meloni, che si schiera con il presidente siriano, i suoi alleati di Hezbollah, la Russia e l'Iran. Si tratta di coincidenze o è lecito azzardare il proverbiale "2+2"?  Gli interessati smentiranno, lo sappiamo. Ma vuoi vedere che... 

 

 

Siria; Il vertice di Istanbul stabilisce le regole per un "cessate il fuoco permanente"

Un comitato costituzionale per la Siria sarà costituito entro la fine dell'anno, affermano Russia, Turchia, Germania e Francia.


I leader di Russia, Germania, Francia e Turchia, in un vertice di Istanbul, hanno sostenuto un cessate il fuoco permanente in Siria, sottolineando inoltre, che un comitato costituzionale per la Siria dovrebbe essere istituito entro la fine di quest'anno. I militanti, gli estremisti e i terroristi che vogliono mantenere l'instabilità e la paura nel paese, devono essere combattuti.

In una comunicazione congiunta dopo il vertice di sabato, i leader dei quattro paesi affermano che è necessario creare condizioni in tutta la Siria, che consentano ai rifugiati di tornare alle loro casa in totale sicurezza e in un clima di pace. Tutti i principali aspetti del conflitto siriano sono stati toccati nel vertice tra il presidente Vladimir Putin, il presidente Recep Tayyip Erdogan, il cancelliere Angela Merkel e il presidente Emmanuel Macron, compresa la situazione militare e gli sforzi per raggiungere un accordo su una soluzione di pace duratura.

"Una situazione di pace lunga e duratura, ed è anche importante garantire elezioni libere in Siria", ha affermato Merkel, aggiungendo: "Deve essere una scelta libera, in quanto chiunque che non è fuggito dal paese dovrà poter partecipare". 

La Russia e la Turchia hanno raggiunto il mese scorso un accordo per istituire una zona smilitarizzata nella provincia nordoccidentale di Idlib, impedendo di fatto al governo siriano di iniziare un'offensiva militare nell'ultima provincia in cui i gruppi ribelli sono ancora presenti in forza.

La Russia sostiene il regime siriano sul presidente Bashar al-Assad, mentre la Turchia sostiene i ribelli. Insieme all'Iran, i due paesi hanno anche partecipato a un processo negoziale, seguito dallo scetticismo in molti luoghi occidentali. Il vertice di Istanbul è il primo su Siria, dove sono presenti i due principali leader dell'UE.

Durante il vertice Erdogan ha comunicato agli altri tre leader i dettagli che circondano l'uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Ha detto che l'Arabia Saudita dovrà ammettere do aver inviato un gruppo di 18 uomini a Istanbul, gruppo che oggi, viene identificato come il responsabile di un così cruento omicidio, avvenuto, secondo fonti turche, proprio nel consolato Saudita a Istanbul. In risposta a queste affermazioni, la cancelliera Angela Merkel ha annunciato di volere una posizione europea "coordinata" con forti sanzioni verso quei paesi dell'Europa che continueranno la vendita di armi in Arabia Saudita. Una posizione che però il presidente francese Macron accetta a denti stretti, oggi la Francia è il principale paese fornitore di armamenti all'Arabia Saudita, "Ma qual è la connessione tra le vendite di armi e l'uccisione di Khashoggi? Capisco la connessione tra le vendite di armi e ciò che sta accadendo in Yemen, ma non c'è alcun collegamento con Khashoggi" ha detto in un intervista, uno stizzito Macron. 

  • Pubblicato in Esteri

I Paesi islamici uniti contro Trump e Israele: "Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina"

"Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina e chiediamo agli altri Paesi di riconoscere lo Stato di Palestina e Gerusalemme Est come sua capitale occupata". E' quanto afferma la dichiarazione finale del vertice dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci) che si è svolto a Istanbul sulla questione. L'annuncio arriva a pochi giorni dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele


Risultati immagini per gerusalemme est

"Dobbiamo riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 1967, liberandoci dall'idea che questo sia un ostacolo alla pace", e "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina". È l'appello lanciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan in apertura del vertice straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul. "Almeno 196 Paesi Onu sono fermamente contrari" alla decisione di Donald Trump, ha aggiunto Erdogan, ribadendo che "Gerusalemme è la nostra linea rossa".

"D'ora in poi" i palestinesi non accetteranno più alcun ruolo di mediazione degli Usa nel processo di pace in Medio Oriente. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen al summit straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul.

Immagine correlata

"L'Iran è pronto a cooperare con tutti i Paesi islamici senza alcuna riserva o precondizione per la difesa di Gerusalemme". Così il presidente iraniano, Hassan Rohani, intervenendo al summit. Lanciando un appello alla "unità islamica" contro "il pericolo del regime sionista" di Israele, il leader di Teheran si è detto convinto che "i problemi tra i Paesi islamici possano essere risolti attraverso il dialogo".

Immagine correlata

Il vertice Ue si dissocerà dalla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e ribadirà la posizione già espressa lunedì a Benjamin Netanyahu: l'Unione è per una soluzione a due Stati e contro qualsiasi decisione che possa compromettere il raggiungimento di questo obiettivo. E' quanto si è appreso alla vigilia del summit europeo. I leader Ue, salvo colpi di scena, adotteranno una dichiarazione attualmente in corso di definizione.

Risultati immagini per putin

La Russia non condivide le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che oggi ha definito Israele "uno Stato terrorista" e ha invitato a riconoscere "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina": lo ha precisato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. "Siamo al corrente della posizione del leader turco e non corrisponde alla nostra", ha affermato Peskov, aggiungendo che "la posizione della Russia su Gerusalemme e sulla soluzione della questione mediorientale è ben nota".

Nella dichiarazione finale del vertice straordinario di Istanbul, l'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) ha riconosciuto "Gerusalemme est come capitale dello stato di Palestina occupato", invitando tutti i Paesi del mondo a fare altrettanto. Lo riporta Anadolu.

Immagine correlata

Il guardiano delle Chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Adib Joudeh al-Husseini, non incontrerà il vicepresidente Usa Mike Pence quando arriverà in visita, la prossima settimana, in città. "Non riceverò Pence - ha detto, citato dalla Wafa - come espressione del mio assoluto rifiuto della decisione del presidente Trump su Gerusalemme". Husseini ha fatto appello anche al Patriarca greco ortodosso Teofilo III e al Custode di Terra Santa Francesco Patton "a boicottare la visita di Pence".

I palestinesi hanno il diritto di fare di di Gerusalemme est la loro capitale, ha affermato il re saudita Salman bin Abddul Aziz al Saud. "Il regno saudita ha esortato a trovare una soluzione politica per risolvere le crisi regionali, in primo luogo la questione palestinese e il ripristino dei legittimi diritti del popolo palestinese, tra cui il diritto di stabilire il loro Stato indipendente con Gerusalemme come capitale", ha detto il re parlando al Consiglio consultivo saudita, come riferisce il quotidiano Gulf News di Dubai. (Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Esteri

La droga dell'Isis che aiuta gli islamisti a massacrare la gente e ad autofinanziarsi

Una partita di sostanze stupefacenti del valore di 50 milioni di euro diretta in Libia e la cui vendita doveva servire a finanziare lo Stato Islamico è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza nel porto di Gioia Tauro. La Sezione Antiterrorismo della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha disposto il sequestro di 24 milioni di compresse di tramadolo sbarcate da una nave proveniente dall'India. Ecco che effetti ha e cosa provoca


Si chiama tramadolo, ma è tristemente conosciuta come "droga del combattente". 24 milioni di compresse sono state sequestrate dalla Guardia di finanza e dall'Ufficio antifrode della Dogana nel porto di Gioia Tauro. Provenivano dall'India ed erano dirette in Libia e secondo le informazioni condivise con fonti investigative estere, il traffico di tramadolo sarebbe gestito direttamente dall’Isis al fine di finanziare le attività terroristiche. Viene chiamata "droga del combattente" perché il suo uso è stato ripetutamente accertato negli scenari di guerra mediorientali, dal momento che viene utilizzata sia come eccitante sia per aumentare le capacità di resistenza allo sforzo fisico.

Si tratta di una sostanza oppiacea, un analgesico il cui effetto antidolorifico è dovuto alla sua influenza su specifiche cellule nervose presenti nel midollo spinale e nel cervello. Utilizzato nel trattamento del dolore da moderato a grave o nel caso di dolori indotti da interventi chirurgici e diagnostici, in Italia il tramadolo può essere venduto dietro prescrizione medica e viene impiegato come principio attivo di diversi farmaci, come il Contramal.

Proprio per la sua capacità di alleviare la percezione del dolore e lo stato d'ansia, il tramadolo viene usato dai jihadisti per entrare in azione. Esattamente come il Captagon, l'altra "droga dell'Isis" formata da un mix di anfetamine e caffeina che provoca una maggiore vigilanza, diminuisce la sensazione di stanchezza e porta a una alterazione della capacità di giudizio. Impiegata dai jihadisti per inibire paura e dolore, permette di uccidere senza il timore della reazione altrui.

(Fonte: Adnkronos)

Il fratello dell'attentatore di Marsiglia arrestato a Ferrara: tunisino, ex combattente dello Stato islamico in Siria, era sbarcato in Sicilia nel 2014

Era stato proprio Anis Hannachi a indottrinare Ahmed, il terrorista che il primo ottobre ha accoltellato a morte due donne nel nome di Allah alla stazione della città portuale francese. Giunto sulle nostre coste tre anni fa, fu espulso dopo aver fornito false generalità come ha fatto davanti agli agenti che lo hanno fermato ieri sera. Un passato da Foreign Fighter dell'Isis, aveva appoggi in Emilia - (VIDEO)


Anis Hannachi, 25enne tunisino, fratello dell'attentatore che ha ucciso due donne a Marsiglia (nella foto sotto l'uomo neutralizzato dagli agenti francesi e il corpo di una vittima a terra), è stato arrestato a Ferrara dai poliziotti della Digos di Bologna. Dopo una vasta attività investigativa, coordinata dal Servizio centrale per il contrasto del Terrorismo, è stato eseguito un mandato di arresto europeo emesso in Francia.

Risultati immagini per ferrara marsiglia

Quello del 25enne è un passato da Foreign Fighter in Siria e in Iraq e un presente da fuggitivo tra Francia e Italia che gli aveva provocato anche dei sentimenti di "stanchezza, disagio e turbamento": cosa quest'ultima che preoccupava non poco gli investigatori italiani, avvertiti della sua presenza in Italia.

PRESO IN BICI - La sua presenza nel nostro Paese era stata segnalata dalle autorità francesi, che ipotizzavano il suo arrivo già dal 27 settembre scorso. Le sue tracce in Liguria il 4 ottobre scorso, successivamente è stato localizzato a Ferrara, dove sabato sera è stato arrestato dalla Polizia mentre, di notte, percorreva in bicicletta le vie della città.

NON COLLABORA - "Per il momento non collabora", precisa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti. Allo stato attuale delle indagini, "non emergono segnali riguardanti la possibile pianificazione di atti sul nostro territorio", spiega poi il direttore del servizio centrale antiterrorismo Lamberto Giannini.

RADICALIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'arresto di Hannachi "promette di avere interessanti sviluppi", ha rilevato Roberti. E Francesco Caporale, procuratore aggiunto di Roma, ha ricordato che "l'attentato di Marsiglia risale al 1 ottobre", quindi l'inchiesta è "appena avviata". Dalle prime risultanze emerge però che sarebbe stato proprio Anis a 'radicalizzare' verso un percorso jihadista il fratello Ahmed, autore dell'attentato di Marsiglia.

LA STRUTTURA - Hannachi era giunto una prima volta in Italia nel 2014. Identificato, era stato espulso "ma all'epoca non aveva dato segni di radicalismo religioso", ha precisato Giannini. "Se dovessero essere confermati i primi risultati delle indagini - ha rilevato il generale Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros carabinieri - ci troveremmo di fronte ad una struttura organizzata su base familistica".

SENZA DOCUMENTI - Hannachi, ha spiegato Claudio Galzerano, direttore della divisione antiterrorismo internazionale dell'Ucigos, è stato fermato sabato notte dalla Polizia mentre andava in bicicletta per le strade di Ferrara. "Era senza documenti, ha detto di essere algerino" e si trovava in città da pochi giorni.

NESSUNA CELLULA - "Era a Ferrara perché evidentemente ha degli appoggi - ha spiegato il Questore di Ferrara, Antonio Sbordone - ma per il momento non possiamo ipotizzare che esista una cellula ferrarese". E' stato arrestato per partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell'attentato di Marsiglia, nei pressi della Gare de Marseille-Saint-Charles.

IL RISERBO - La sua cattura è stata resa possibile grazie alle informazioni fornite dalle autorità francesi e ottenute dagli investigatori italiani, anche grazie alle intercettazioni del suo telefono. Il giovane non ha opposto resistenza ma ha tentato di dare false generalità, come anche fece al suo arrivo nelle coste siciliane, nel 2014, e fu espulso. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo.

(Fonte: Adnkronos)

Risultati immagini per ferrara marsiglia

L'ATTENTATORE VISSE IN ITALIA. IL PERMESSO DI SOGGIORNO E IL MATRIMONIO CON UN'ITALIANAAhmed Hanachi, era stato arrestato e rilasciato dalla polizia francese solo il giorno prima e fino a tre anni fa viveva in Italia. Lo hanno rivelato Le Monde e il settimanale Le Point. In particolare è emerso che il trentenne, con passaporto tunisino, era arrivato in Italia dalla Francia nel 2006, si era insediato ad Aprilia e aveva sposato un'italiana da cui poi aveva divorziato. La prima rivelazione è che l'assassino, che ha urlato "Allah u akbar" mentre accoltellava i passanti, era stato fermato sabato a Lione con l'accusa di taccheggio e di aver partecipato ad alcune rapine nella città, ma era stato rilasciato per insufficienza di prove malgrado non avesse un valido permesso di soggiorno. La procura di Roma aprirà a breve un'indagine contro ignoti, e per associazione con finalità di terrorismo, legata alle verifiche avviate sulla rete di contatti in Italia di Hanachi.

Dal 2009 al 2017 Hanachi avrebbe beneficiato di un permesso di soggiorno in Italia, scaduto a gennaio scorso e di cui avrebbe chiesto il rinnovo. L'uomo, secondo quanto riferito ieri dal procuratore francese anti-terrorismo François Molins, era noto per piccoli reati comuni ai servizi di polizia dal 2005, con sette identità diverse: una di queste lo identificava come Ahmed H., nato in Tunisia nel 1987. Era stato fermato il 29 settembre a Lione per furto e rilasciato poi il giorno successivo, cioè 24 ore prima dell'attacco, per mancanza di prove. Alla polizia aveva esibito un passaporto tunisino e dichiarato di vivere a Lione, di essere senzatetto, divorziato e con problemi di droga. Stando a una fonte vicina al dossier, citata sempre dai media francesi, l'uomo, che ha dichiarato di essere entrato in Francia nel 2003, nel 2005 era stato fermato e ricondotto alla frontiera dal prefetto del Var, prima di essere rimesso in libertà dopo due giorni, per mancanza di posti nel centro di identificazione ed espulsione e per un problema con il documento di identità.

La Francia e il futuro dell'Europa, parla Stefano Maullu: "Riscopriamo la nostra vocazione mediterranea"

L'intervista all'eurodeputato di Forza Italia a margine di un convegno da lui organizzato al Palazzo delle Stelline di Milano. Al centro della sua analisi l'esito delle elezioni presidenziali d'Oltralpe e le prospettive della politica comunitaria con un auspicio molto chiaro su quello che dovrebbe essere il ruolo italiano nelle sfide dell'agenda internazionale - (VIDEO)

  • Pubblicato in Esteri

Siria, Stefano Maullu al Comizio: "Vi spiego perché gli americani sbagliano. E' un Paese laico con un parlamento eletto che va preservato da fondamentalismo e terrorismo"

La nostra ampia intervista all'eurodeputato di Forza Italia sui temi caldi della politica internazionale: dalla crisi mediorientale ai rapporti Usa-Russia, dalla Turchia di Erdogan al ruolo dell'Europa, dalle elezioni in Francia e Gran Bretagna all'immigrazione e il grande progetto necessario per il Mediterraneo - (VIDEO)

  • Pubblicato in Esteri
Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

-2°C

Milano

Clear

Humidity: 39%

Wind: 9.66 km/h

  • 03 Jan 2019 3°C -3°C
  • 04 Jan 2019 2°C -6°C