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updated 7:58 AM UTC, Aug 13, 2020

Coronavirus, dalla Germania lo sfregio di Die Welt: "In Italia la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". L'ira di Salvini: "Vergognatevi! Sciacquatevi la bocca quando parlate di noi" (VIDEO)

Sprezzante attacco del giornale tedesco nel pieno del braccio di ferro sui cosiddetti "coronabond" che l'Unione europea dovrebbe emettere per aiutare i Paesi colpiti dall'emergenza Covid-19. Dura reazione del leader leghista: "Vi siete arricchiti grazie a una moneta e a un'Unione utili solo alla Germania e adesso ci volete 'controllare' e dare lezioni? Meglio soli, liberi e forti come eravamo e come potremo tornare ad essere, che umiliati, controllati, impoveriti e male accompagnati" - (VIDEO)


"I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi per il coronavirus. Ma senza alcun limite? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". E' un passaggio dell'articolo che Die Welt dedica alla crisi coronavirus e alle ricadute della vicenda in ambito Ue. Il titolo scelto dall'edizione online è già eloquente e invita 'Frau Merkel' a non fare passi indietro: "Non ceda'', è l'esortazione rivolta alla cancelliera.

"La solitadietà è un importante valore europeo, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici di una nazione nei confronti degli elettori dei rispettivi paesi è altrettanto fondamentale", si legge. Secondo Die Welt l'eventuale varo dei coronabond potrebbe provocare "una gigantesca perdita di miliardi per i contribuenti tedeschi". Non è scontato poi l'effetto auspicato per economie di paesi come l'Italia: "Politici e economisti sono divisi".

In Italia, afferma Die Welt, "la mafia è un fenomeno di portata nazionale e sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". Le risorse europee destinate a Roma, si legge, dovrebbero essere spese "solo per la sanità" e "naturalmente gli italiani dovrebbero essere controllati da Bruxelles e dimostrare l'uso appropriato del denaro. I principi essenziali dell'Unione Europea devono continuare ad essere applicati anche nella crisi del coronavirus".

LA REAZIONE DI MATTEO SALVINI - "'Gli Italiani devono essere controllati' dalla Commissione Europea... 'La mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi da Bruxelles...'. Così oggi il giornale tedesco Die Welt. Vergognatevi. Vergognatevi e sciacquatevi la bocca quando parlate di Italia. Vi siete arricchiti grazie a una moneta e a un’Unione utili solo alla Germania e adesso ci volete 'controllare' e dare lezioni??? Meglio soli, liberi e forti come eravamo e come potremo tornare ad essere, che umiliati, controllati, impoveriti e male accompagnati". Così, su Twitter, Matteo Salvini replica all'articolo che Die Welt dedica alla crisi coronavirus e alle ricadute della vicenda in ambito Ue.

"Oggi con pessimo gusto un giornale tedesco, 'die Welt' scrive che gli Italiani devono essere controllati dalla Commissione Europea e aggiunge che la mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi all'Italia da Bruxelles", rimarca quindi Salvini intervenendo in Aula al Senato, per le dichiarazioni di voto in vista della fiducia. "Sono dichiarazioni che fanno schifo - aggiunge il leader della Lega - dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlare d'Italia e degli italiani e di tirare in ballo la mafia", aggiungendo che "ci aspettiamo le scuse".

Certo "se non diamo subito dei soldi alle imprese e ai lavoratori, soprattutto nelle aree del paese più depresse, saranno la mafia La camorra e la 'ndrangheta a prestare i soldi che non ci mette lo Stato".

Coronavirus, lo scienziato italiano Ferrari lascia il Consiglio europeo della ricerca: "Volevo finanziare un programma per combattere il Covid-19, sconfitto dalla burocrazia Ue"

L'esperto di nanomedicina era stato chiamato per coordinare l'Erc e affrontare a livello comunitario la pandemia. Ma i 2 miliardi di budget sono rimasti quasi fermi. Il professore dice di aver perso la fiducia nel sistema, bloccato dai burocrati di Bruxelles: "Sono profondamente deluso, vorrei tornare in frontiera, di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni"


Lo scienziato italiano Mauro Ferrari si è dimesso dall'incarico di presidente del Consiglio europeo della ricerca (Erc), "deluso" dalla risposta europea all'emergenza Covid-19, come lui stesso ha annunciato in una lettera al 'Financial Times'.

"Ho rassegnato le dimissioni alla presidente Ursula von der Leyen. In questi mesi ho dedicato il mio tempo all'Erc, motivato dal mio entusiasmo per la grande reputazione di questa agenzia leader a livello mondiale, dal mio impegno per il sogno idealistico di un'Europa unita". Motivazioni, sottolinea con amarezza, "spazzate via da una realtà molto diversa, nel giro di appena tre mesi da quando ho assunto l'incarico. In tempo di emergenza le persone e le istituzioni tornano alla loro natura più profonda e rivelano il loro vero carattere".

Il nodo della questione, spiega lo stesso Ferrari, è la sua proposta di istituire, come Erc, un programma speciale per combattere Covid-19. Una mossa quasi dovuta, visto il pesante carico di "morti, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica", a danno soprattutto dei "più deboli". Ma "la proposta è stata respinta all'unanimità dall'organo di governo dell'Erc". Un secco no che ha "profondamente deluso" Ferrari.

"Chiedo scusa", esordisce nella lettera al Ft, ma "ora è tempo per me di tornare in frontiera, in prima linea nella lotta a Covid-19, con risorse e responsabilità reali, lontano dagli uffici di Bruxelles, dove le mie capacità politiche sono chiaramente inadeguate". Tornare "di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni" che la scienza può dare.

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, Zaia: "Se l'Europa è la madre di tutti si è dimenticata di qualche suo figlio. La Germania stanzia 550 miliardi per le imprese" (VIDEO)

Come al solito incalzante il presidente della Regione Veneto nel corso del suo consueto punto stampa sull'emergenza Covid-19. Il suo sguardo sulla fase durissima che attende la nostra economia in rapporto a quanto sta succedendo negli altri Paesi - (VIDEO)


Coronavirus, l'affondo di Zaia: "Ue latitante come per i migranti ...

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante il punto stampa di oggi è ritornato sul più che bollente argomento degli aiuti di Stato e sulle sproporzioni tra gli interventi che le nazioni europee stanno mettendo in campo per aiutare le imprese nell’emergenza Coronavirus.

In questa prima delicatissima fase, le autorità statali e regionali italiane sono impegnate in prima linea per il problema sanitario ma, appena si potrà tornare ad una parvenza di quotidianità, con tutte le limitazioni che potrebbero durare per molto tempo, la vera partita sarà quella economica, con l’obiettivo di far ripartire le aziende italiane in ginocchio da settimane.

Tornare nei mercati europei e mondiali non sarà facile, soprattutto se, come ricordato dal governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, le nazioni europee non partiranno tutte dalla stessa griglia di partenza.

Se l’Europa è la madre di tutti - ha spiegato Zaia -, si è dimenticata di qualche suo figlio. Noi non possiamo pensare di tornare alla riapertura delle imprese sapendo che c’è un Paese europeo che stanzia 550 miliardi, il Paese al mondo che ha stanziato più soldi ad abitante, perché gli Stati Uniti hanno stanziato 1100 miliardi, se li rapportassimo agli abitanti della Germania gli Stati Uniti dovrebbero stanziare 1500 miliardi. Tra l’altro sono anche dollari e, quindi, dovrebbero versarne molti di più”.

“Allora voi capite che - prosegue il presidente della Regione Veneto - quando si apriranno di nuovo i mercati e le attività, l’Europa deve garantire che tutti siano nelle griglie di partenza in egual misura, con le stesse potenzialità. Perché è inutile che ci siamo fatti le “seghe mentali” per anni, sentendoci dire dall’Europa che bisogna evitare gli aiuti di Stato, bisogna stare attenti ai trust e tutte ste robe e poi ci ritroviamo che usciamo dall’emergenza sanitaria con le nostre aziende diroccate e distrutte, che dovrebbero andare sul mercato, e quelle tedesche che sono tenute in vita alla grande con un investimento come questo”.

“Qualcuno potrebbe dire sono soldi dei tedeschi - conclude -, sì ma siamo in Europa. Ripeto, a noi dei grandi messaggi dei leader europei che dicono “Italia forza, avanti, ce la farete, vogliamo vedervi come prima” non ce ne facciamo nulla. Bene, è un atto di cortesia, giriamo pagina, vogliamo vedere i soldi. L’Europa è latitante e sta legittimando una rendita di posizione, che avrà la Germania, che sarà paurosa. Io non ce l’ho con la Germania, è impensabile dar per perse realtà come l’Italia, la Spagna e anche la Francia perché ancora non si è ben capito cosa faranno. Stiamo veramente assistendo ad un atteggiamento che è inconcepibile e insostenibile”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it)

Rampelli d'Italia: toglie la bandiera Ue e mette il Tricolore. Il gesto sovranista del vicepresidente della Camera (VIDEO)

Poche parole e un atto forte. Un atto che sta facendo discutere, tra i plausi social e le critiche di chi ancora nutre una certa fiducia nelle istituzioni di Bruxelles. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Camera, ha tolto la bandiera dell'Unione Europea dal suo studio di Montecitorio dopo le polemiche sui coronabond. "Forse ci vediamo dopo, forse", dice al termine del video, trasmesso sul suo profilo twitter, rivolgendosi al vessillo appena ripiegato. Un gesto di protesta, quello di Rampelli,  verso l'Unione Europea dopo l’esito negativo del Consiglio Europeo che di fatto ha negato i Coronabond e la mutualizzazione del debito agli Stati più duramente coinvolti dall'emergenza Coronavirus. "Forse ci vediamo dopo. Forse", ha detto, immaginando conseguenze punitive, il deputato di Fdi mentre piegava, anche delicatamente, la bandiera stellata dell'Ue. Al posto del vessillo comunitario ora c'è il nostro Tricolore. 

Coronavirus e "Cura Italia", Salvini: "Decreto insufficiente, i parlamentari vengano a lavorare". E su Mes e "svuotacarceri" dice... (VIDEO)

"La Lega chiede la convocazione immediata del Parlamento: deputati e senatori, come tanti altri lavoratori italiani, che sono al lavoro, anche in queste ore difficili, devono andare al lavoro". Così Matteo Salvini, parlando alla stampa di fronte a Palazzo Madama. "Il decreto che è uscito dal governo, a cui abbiamo dato tanti suggerimenti, è solo un primo passo - continua - e non basta. È impensabile far pagare le tasse a tanti italiani già questo venerdì, aggiunge il leader della Lega - è impensabile che 600 euro per i lavoratori autonomi, precari, stagionali, interinali, siano sufficienti, è impensabile che tanto personale scolastico sia costretto ad andare a scuola". "E' inaccettabile - continua Salvini - lo svuotacarceri" perché "mentre si arrestano gli italiani che escono di casa, ci pensa di far uscire 5.000 carcerati tra cui spacciatori, rapinatori, ladri e truffatori". E sull'Ue, "non vorremmo che qualcuno stesse prendendo accordi a Bruxelles - e parlo del Mes, della Troika, del fondo salva stati - senza che i parlamentari che rappresentano gli italiani siano coinvolti e ascoltati", continua il leghista sottolineando come "è urgente migliorare, cambiare questo decreto, anche perché la borsa ha perso 300 miliardi nell'ultimo mese". Poi, in un post su Facebook, la domanda: "Chiudere i confini? Oggi tutti i Paesi in Europa lo stanno facendo, ma quando lo sosteneva la Lega dicevano che era 'razzismo'. Loro sì e noi no: è questa l'Unione Europea?".

Coronavirus, Paragone scatenato contro la Bce: "Lagarde folle, questi sfondano la nostra economia". E ne ha pure per governo e M5S (VIDEO)

Durissimo intervento del giornalista, ex parlamentare del Movimento 5 Stelle, dopo le parole di Christine Lagarde presidente della Banca centrale europea sulla crisi in atto. La numero uno dell'Eurotower aveva detto: "Non siamo qui per ridurre gli spread, non è compito nostro" - (VIDEO)


 

 
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Cosa è successo, da finanzaonline.com

Deragliano le Borse europee dopo le misure annunciate dalla Banca centrale europea (Bce). Un fuoco di vendite che non risparmia nessun nel Vecchio continente: il Dax, e il Ftse 100 crollano del 9%, mentre il Cac40 fa meno 10,2% e il Ftse MIb lascia sul terreno quasi l’11% piombando sotto la soglia piscologica dei 16 mila punti. Vola anche lo spread Btp-Bund che continua a salire e dopo essersi spinto fino a quota 265 punti base ora viaggia a quota 252.

Pesanti perdite anche per Wall Street, con l’indice Dow Jones che precipita di oltre 8% dopo che la Borsa americana è stata sospesa al ribasso attraverso il meccanismo dei circuit breakers. E’ un panic selling generale sui mercati già traumatizzati dalla diffusione del coronavirus COVID-19 e ora scioccati dalla decisione della Bce di non toccare i tassi. L’istituto di Francoforte ha mantenuto il tasso di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento e i tassi di interesse sui prestiti marginali e sui depositi invariati rispettivamente allo 0,00%, 0,25% e -0,50%. La Bce ha varato altre operazioni di finanziamento e ha aumentato di 120 miliardi per il 2020 il piano di QE. In combinazione con l’attuale programma di acquisto di attività (APP) ciò sosterrà condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale in tempi di maggiore incertezza”, rimarca la Bce. Il piano base di QE prevede acquisti per 20 miliardi al mese.

Bce: non all’altezza delle aspettative del mercato“. Questo il titolo del commento realizzato da Andrew Bosomworth, head of german portfolio Management di Pimco, dopo gli annunci odierni della Bce, che non lascia molto spazio alle interpretazioni di come in generale siano state accolte le novità in arrivo da Francoforte. “Come previsto, i principali elementi del pacchetto di allentamento della Bce si sono concentrati sulla fornitura di liquidità a un’economia reale attraverso ulteriori operazioni di finanziamento a termine a tassi di interesse agevolati, nonché sul supporto della domanda aggregata complessiva attraverso acquisti di asset netti aggiuntivi, de-enfatizzando la riduzione dei tassi di riferimento”, rimarca l’esperto spiegando che “lasciare invariato il tasso di deposito a -0,5% riflette implicitamente il fatto che il consiglio direttivo riconosce la limitata efficacia dei tagli dei tassi al di sotto dei livelli attuali”.

Per Andrew Bosomworth la Bce “cercherà un forte contributo dal programma di acquisto del settore privato quando implementerà gli acquisti di asset aggiuntivi. Questo suggerisce un’inclinazione degli acquisti verso le obbligazioni societarie”. La reazione iniziale sui mercati del credito è stata però negativa, con spread che si sono ulteriormente allargati, sottolineando sia le elevate aspettative riposte nella Bce sia la fragilità dell’attuale contesto di mercato.

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Il mercato passa al setaccio le dichiarazioni di Christine Lagarde che ha definito “Il coronavirus è un grande shock“. Già prima dell’emergenza coronavirus COVID-19, la Bce aveva rivisto al ribasso le stime sul Pil dell’Eurozona, nel 2020, a una crescita di appena +0,8%. “Il Covid-19 – ha detto Lagarde nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi – rappresenta un nuovo rischio al ribasso”.

Sul fronte tassi, come sottolineano gli strategist di Mps Capital Services, Lagarde ha puntualizzato che il mancato taglio non vuol dire che la Bce è arrivata al “reversal rate”, ovvero al livello più basso oltre il quale non si possa andare. Riguardo alla possibilità di intervento se gli spread sui tassi governativi dovessero salire eccessivamente, la Lagarde ha puntualizzato che “la Bce non è qui per ridurre gli spread sui bond”.

Guardando alla reazione del mercato, gli esperti della banca senese scrivono: “La dichiarazione sugli spread sopra citata ha portato a forti vendite sui titoli periferici e corporate, con il tasso decennale italiano salito fino all’1,9%. La negatività sulla crescita dell’Eurozona nel breve termine e l’insieme di misure di liquidità implementate hanno invece portato l’euro/dollaro a scendere sotto 1,12”.

Coronavirus, la lezione di Diego Fusaro: "L'emergenza ha fatto cadere un castello di menzogne. Ecco i nemici dell'Italia" (VIDEO)

(VIDEO) - L'intervento del filosofo sovranista Diego Fusaro a "Coffee Break" su La7. Considerazioni forti sulla globalizzazione, lo sgretolamento del pubblico in favore del privato, i tagli alla sanità, il ruolo dell'Unione europea. E anche una rivelazione piuttosto sconvolgente: "Gli Stati Uniti anziché aiutarci, ci trattano come una colonia. Dal 5 marzo sono sbarcati 20mila soldati Usa per delle esercitazioni nell'ambito dell'operazione Europe Defence 20"

L'UE intende estendere il periodo di transizione della Brexit oltre il 2020

La mossa viene presa in considerazione da funzionari dell'UE per far fronte ai problemi che l'europa incontrerebbe nel breve periodo. Johnson, vincitore assoluto delle elezioni inglesi, non vuole invece concedere ulteriore tempo.


I leader dell'UE prenderebbero l'iniziativa per richiedere una proroga del periodo di transizione, portandolo oltre il 2020, mantenendo di fatto il Regno Unito, ai sensi dei regolamenti di Bruxelles, allo stato attuale. Un piano elaborato per aggirare il rifiuto dichiarato di Boris Johnson di concedere ulteriori ritardi.

La mossa viene considerata dai funzionari dell'UE come una via d'uscita dal problema, nato dal breve tempo disponibile per negoziare una nuova relazione e l'insistenza del primo ministro che non vuole concedere una proroga oltre gli 11 mesi, partenza delle procedure 31 gennaio 2020 termine e conseguente uscita dalla UE 31 Dicembre 2020

Il Regno Unito dovrebbe lasciare l'UE il 31 gennaio, mancano meno di 50 giorni. Alla fine del periodo di transizione, il 31 dicembre 2020, il Regno Unito è destinato a uscire dall'unione doganale e dal mercato unico dell'UE e ad entrare negli accordi recentemente negoziati.

Ursula von der Leyen, presidente della commissione europea, ha affermato che negoziare relazioni future in così poco tempo sarebbe molto impegnativo e dannoso per l'economia dell'Unione Europea. In una recente commissione con tutti i capi di stato europei, ha affermato che i negoziati dovrebbero invece dare la priorità alle questioni chiave dell'UE, come il commercio di beni e lasciare le altre questioni a dopo il 2020. Tale "sequenziamento" potrebbe non trovare un accordo per il settore dei servizi finanziari del Regno Unito e per i diritti di sbarco dei vettori aerei britannici, sul territorio Ue e viceversa.

Un tale approccio graduale non sarebbe gradito a Downing Street e sarebbe difficile da completare, visti i scontri previsti sul futuro allineamento del Regno Unito alle leggi dell'UE e sul livello di accesso alle acque britanniche da concedere alle flotte pescherecce europee. Va ricordato che i mari nei territori britannici forniscono la più alta percentuale di approvvigionamento ittico europeo.

L'accordo di recesso prevede che la transizione possa essere prorogata di "uno o due anni", ma deve essere concordato entro il 1 ° luglio del prossimo anno. A Bruxelles è noto che Johnson riterrà politicamente impossibile cercare un'estensione della transizione per consentire un'accordo su tutte le questioni.

Nel rompere la parola chiedendo un ritardo, Johnson si vedrebbe costretto ad aprire i negoziati per definire quanto il Regno Unito dovrebbe versare alle casse dell'UE per l'uscita, inoltre anche la libera circolazione delle persone continuerebbe, senza vincoli e nuovi introiti per le casse inglesi. 

Resta inteso che, data la complessità dei colloqui, a Bruxelles sono state avviate discussioni iniziali sul futuro dell'UE, chiedendo un'estensione di voto al governo britannico È probabile che anche l'UE debba addolcire la richiesta di un'estensione, riducendo al minimo i costi che il Regno Unito dovrebbe affrontare.

Fonti hanno suggerito che una tale mossa potrebbe offrire a Johnson maggiori possibilità di ottenere l'approvazione del gabinetto, ed evitare un'uscita a strapiombo dalle strutture dell'UE il 31 dicembre 2020, compresa l'imposizione di tasse su tutte le transizioni economiche da e verso Londra.

Il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha dichiarato di ritenere che i negoziati di uscita per il prossimo anno, potrebbero molto più duri di quelli relativi all'accordo di recesso.

Alcune capitali dell'UE sono rimaste frustrate dai commenti della Von der Leyen sulla necessità di sequenziare i colloqui, ritenendo che questa dichiarazione potrebbe portare alla fine degli accordi e ad una conseguente Brexit nei tempi più brevi di quelli ipotizzati.

Mujtaba Rahman, ex funzionario della Commissione europea e ora amministratore delegato per l'Europa presso il Gruppo Eurasia, una società di ricerca e consulenza in materia di rischi politici, ha dichiarato: “il grande dibattito interno in Europa riguardante la definizione delle priorità, non ha raggiunto le soluzioni prefisse, ha solamente risolto i problemi marginali lasciando quelli economici e produttivi irrisolti".

  • Pubblicato in Esteri
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