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updated 8:34 AM UTC, Jul 5, 2020

Russia, Putin stravince il referendum costituzionale: ora potrà rimanere in carica fino al 2036. Stretta su famiglia e religione: il matrimonio sarà definito come "un'unione tra un uomo e una donna"

Con la nuova Costituzione il presidente, alla guida del Paese negli ultimi 20 anni, potrà rimanere al potere fino al 2036. Gli emendamenti approvati aumentano i poteri del capo dello Stato, che potrà anche imporre il proprio candidato premier senza sciogliere la Duma, e rafforzano i principi conservatori, specie su matrimoni e religione. Si afferma che la Federazione è erede dell'Unione sovietica. Proteste delle opposizioni che parlano di "brogli". Gli Usa "preoccupati"


Russia, referendum sulla Costituzione: ora Putin è "per sempre ...

Dopo aver contato il 100% dei voti espressi nella votazione nazionale sugli emendamenti alla Costituzione russa, la Commissione Elettorale Centrale ha annunciato che il 77,92% dei cittadini ha sostenuto gli emendamenti e il 21,27% ha votato contro

L'affluenza totale al plebiscito sulla riforma costituzionale iniziato il 25 giugno e conclusosi ieri in Russia è stata del 67,97%: lo ha annunciato la Commissione elettorale centrale. La riforma, tra le altre cose, dà a Vladimir Putin la possibilità di aggirare il limite di due mandati consecutivi da capo dello Stato e candidarsi alle presidenziali del 2024 e del 2030.

Il Cremlino ha definito il plebiscito sulla riforma costituzionale russa "un trionfo" del presidente Vladimir Putin e della fiducia dei russi nel loro leader. "Sicuramente lo consideriamo un trionfo. In realtà, de facto ha avuto luogo un referendum trionfale sulla fiducia nel presidente Putin", ha detto ai giornalisti il portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Vladimir Putin ha ringraziato i cittadini russi per il voto sulla riforma costituzionale. La riforma, tra le altre cose, dà a Putin la possibilità di aggirare il limite di due mandati consecutivi da capo dello Stato e candidarsi alle presidenziali del 2024 e del 2030 e quindi, potenzialmente, di rimanere al Cremlino fino al 2036. "Prima che cominciamo a lavorare vorrei rivolgermi ai cittadini russi con parole di ringraziamento. Voglio dire grazie molte per il vostro sostegno e la vostra fiducia", ha detto il presidente russo a una seduta del Comitato Pobeda, un organo consultivo presso la presidenza sull'educazione patriottica. Lo riporta l'agenzia Ria Novosti.

Gli Usa sono "preoccupati" per le modalita' di svolgimento del referendum costituzionale in Russia, che consente a Vladimir Putin di restare in carica sino al 2036. "Siamo preoccupati per le informazioni sugli sforzi del governo russo per manipolare i risultati dei recenti voti sugli emendamenti costituzionali, comprese le informazioni su una coercizione degli elettori, sulle pressioni verso gli oppositori agli emendamenti e sulle restrizioni imposte agli osservatori indipendenti", afferma il dipartimento di stato.

"Abbiamo preso atto dell'annuncio della Commissione elettorale centrale della Federazione russa in merito ai risultati del voto nazionale sugli emendamenti alla Costituzione russa. Ci rammarichiamo che, nel periodo precedente al voto nazionale, non sia stata consentita la campagna a favore e contro, negando così agli elettori l'accesso a informazioni equilibrate". Lo ha affermato Peter Stano, portavoce dell'Alto rappresentante Ue Josep Borrell. "Ci aspettiamo che tutte le segnalazioni e le accuse di irregolarità, tra cui la coercizione degli elettori, il doppio voto, la violazione della segretezza del voto e le accuse di violenza della polizia contro un giornalista siano debitamente indagate", ha aggiunto.


SCHEDA - Cosa prevede la riforma costituzionale di Putin

Russia, via al referendum che permetterà a Putin di restare al ...

Putin resta al Cremlino, principi conservatori e presidente forte

La riforma della Costituzione potrà permettere a Putin di aggirare il limite di due mandati presidenziali consecutivi e di rimanere quindi potenzialmente al Cremlino fino al 2036 allontanando lo spettro di una lotta per la successione. Questa è probabilmente la principale novità della riforma, ma anche quella meno pubblicizzata in Russia e quasi ignorata dalla tv di Stato. Gli emendamenti alla Costituzione però sono tanti e di diversa natura. Alcuni ridisegnano in parte le competenze dei vari organi statali aumentando di fatto i poteri del capo dello Stato. Altri danno valore costituzionale al patriottismo e ai principi conservatori promossi da Putin in questi 20 anni ai vertici della Federazione.

Nella "nuova Costituzione", ad esempio, il matrimonio sarà definito come "un'unione tra un uomo e una donna" rinvigorendo il divieto dei matrimoni gay in un Paese in cui i diritti delle minoranze sessuali sono regolarmente calpestati. Nella legge fondamentale dello Stato inoltre si inserisce un accenno alla "fede in Dio", si vieta di sminuire il contributo sovietico nella lotta al nazismo e di cedere ad altri Paesi parti del territorio russo: un modo quest'ultimo per ribadire che Mosca non intende restituire all'Ucraina la Crimea, annessa di fatto dalla Russia nel 2014.

Infine, si afferma che la Russia è l'erede dell'Urss e si legittimano così le mire del Cremlino sullo scacchiere internazionale. C'è poi una terza categoria di emendamenti che riguardano il benessere socio-economico e che servono ad attirare voti: introducono nella Costituzione l'indicizzazione delle pensioni e vietano che gli stipendi siano inferiori al minimo di sussistenza, per ora fissato a 135 euro al mese.

Vediamo ora come cambia l'assetto istituzionale. Il capo dello Stato potrà adesso imporre il proprio candidato premier anche senza sciogliere la Duma nel caso in cui questa respinga tre volte la persona scelta dal presidente per guidare l'esecutivo. Il presidente potrà inoltre destituire i giudici della Corte costituzionale e della Corte suprema e "dirigere il lavoro generale del governo", che così viene di fatto subordinato al Cremlino, a cui in futuro i ministri risponderanno direttamente. Gli ex presidenti diverranno poi senatori a vita ottenendo così l'immunità parlamentare. Si rafforza anche il Consiglio di Stato, che finora ha solo avuto funzione consultiva e ora diventa invece un organo di rilevanza costituzionale col potere di indicare "la direzione della politica interna e di quella estera e le priorità socio-economiche" del Paese. Per questa ragione, non è da escludere che Putin possa un giorno presiedere questo istituto. La Russia di Putin si dota inoltre di una sorta di filtro per eliminare le sentenze dei tribunali internazionali che non le vanno a genio: un emendamento prevede infatti che il diritto internazionale non si applichi nel caso in cui la Corte Costituzionale lo reputi in contrasto con la legge russa.

 

(Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Esteri

"Achtung Joseph!": la minoranza di lingua tedesca ricatta Conte. In Senato governo appeso ai voti della Svp. Sul tavolo anche le leggi per abbattere orsi e lupi

Il voto dei parlamentari Svp a Roma dipenderà "dai segnali del governo Conte a favore dell'Alto Adige". Lo affermano il governatore altoatesino, Arno Kompatscher, e il segretario Svp, Philipp Achammer, in una nota congiunta. La Suedtiroler Volkspartei, che con i suoi tre senatori (Julia Unterberger, Meinhard Durnwalder e Dieter Steger) potrebbe diventare l'ago della bilancia a Palazzo Madama, a questo scopo sottoporrà al premier "un programma di lavoro con una serie die iniziative legislative e norme d'attuazione con una tabella di marcia per la loro applicazione nelle prossime settimane e mesi". "Il nostro voto dipenderà unicamente dal fatto se le richieste dell'Alto Adige saranno accolte. La nostra disponibilità a sostenere il governo deve comportare risultati concreti ed immediati per l'Alto Adige", concludono Achammer e Kompatscher. Tra queste richieste ci sarebbe anche la facoltà di legiferare autonomamente da parte dei territori delle province di Trento e di Bolzano su questioni che abbracciano tematiche delicate come l'abbattimento di lupi e orsi

Kompatscher contro Roma vuole lo scudo della legge provinciale ...

Centrodestra unito alle Regionali e nei Comuni: ecco i nomi dei candidati per le sfide locali

Nota congiunta dei tre leader del centrodestra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che, dopo settimane di trattativa e riunioni, hanno raggiunto l'accordo sui candidati governatori e sulla linea unitaria per le elezioni comunali. Le conferme di Zaia e Toti in Veneto e Liguria, le scelte di Fitto e Caldoro per strappare Puglia e Campania alla sinistra. Acquaroli nelle Marche e Ceccardi in Toscana


Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l'accordo sui nomi dei candidati 

"Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra. I candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia". Lo annunciano Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una nota congiunta.

I candidati individuati si "aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto", spiega la nota del centrodestra.

Il centrodestra esprimerà candidati unitari anche alle Comunali. L'accordo raggiunto, in un clima di grande collaborazione, prevede che la Lega indichi i candidati in alcune città del Centrosud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimeranno candidati in altre città al voto". "I partiti si sono impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli: saranno di qualità sotto ogni aspetto", spiega la nota.

Gori agita il Pd: "Consensi fermi, serve cambio di leadership". E si scatena il caos: "Così aiuti i sovranisti"

Il sindaco di Bergamo attacca il segretario Zingaretti: "L'ultimo sondaggio Swg dà il Pd al 19%, 4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018". Sotto accusa l'immobilismo politico del partito, le mancate risposte sui temi economici e il prezzo alto pagato agli alleati del Movimento 5 Stelle. Lite social con Orlando


Leadership, si apre il dibattito dem. Ancora oggi, dalle pagine di Repubblica, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori torna infatti a chiedere un congresso nel Pd per cambiare il leader Nicola Zingaretti, suscitando la reazione di esponenti di peso del partito, come Marcucci, Bettini, Rossi, Mancini e Orlando. Serve un "cambio di marcia" deciso, con un Pd non più "accondiscendente" verso gli alleati 5 Stelle e ministri Dem in ruoli chiave nell'esecutivo, secondo Gori, che vorrebbe una assise al più presto "perché - ragiona il sindaco - in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese". "In questa fase così difficile -sottolinea- serve un Pd molto più determinato e incisivo. Il punto è quello posto dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco: quest' anno avremo un crollo del Pil, tra il 9 e il 13 per cento, e rischiamo di perdere tra 1,2 e 2 milioni di posti di lavoro. È arrivato il momento di accelerare le riforme di cui il Paese ha bisogno. I sussidi servono per tamponare l'emorragia, ma non bastano. Dobbiamo tornare a far crescere l'Italia, di almeno l'1,5 per cento all'anno, o saremo travolti. E il Pd, come forza di sinistra e di governo, ha il dovere di fare, non solo di enunciare, le cose che servono per ottenere quel risultato".

"Dovremmo essere -incalza Gori- il partito del lavoro, il punto di riferimento dei lavoratori, degli operai e degli imprenditori, dei precari e delle partite Iva, delle donne e dei giovani, e non lo siamo. L'accordo con i 5 Stelle ha spostato il nostro baricentro sulla protezione sociale, come se potesse esistere senza creazione di ricchezza e crescita. Vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l'idea dello Stato imprenditore, tendenza Mazzuccato. Non possiamo interpretare questo rapporto come un'alleanza strutturale in cui pur di andare d'accordo si sacrificano tratti fondamentali della nostra identità".

Molte le cose sacrificate dal Pd sull'altare dell'alleanza con il M5s. "Il dovere d'essere accanto alle forze produttive del Paese, l'impegno a varare lo Ius culturae e a cancellare i decreti (in)sicurezza voluti da Salvini. Non abbiamo toccato Quota 100 né corretto il reddito di cittadinanza. Abbiamo digerito la cancellazione della prescrizione e il decreto intercettazioni, non abbiamo risolto i casi Ilva, Alitalia e Autostrade; sulla legge elettorale abbiamo sacrificato la nostra proposta; dopo tre voti contrari abbiamo votato sì al taglio del 30 per cento della rappresentanza parlamentare...".

Gori poi esclude di avere pregiudizi personali su Zingaretti: "Ho simpatia e stima personale nei confronti di Zingaretti, e nessun pregiudizio. Non voglio affatto personalizzare la questione. Osservo però la difficoltà del Pd a essere una forza davvero riformista. Riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, fiscale: da quanto ne parliamo? Il segretario coltiva l'unità, e io sono per l'unità, ma la concordia non può essere né un feticcio né un fine ultimo. E non può sequestrare il dibattito interno. Nessuno auspica un voto adesso, ma non possiamo accontentarci".

Gori poi precisa di non avere un proprio candidato alla guida del Pd. E sull'ipotesi Stefano Bonaccini, sottolinea: "Non ho candidati. L'unico "non candidato" è il sottoscritto. Per il resto, chiunque interpreti con coraggio questa impostazione per me è un buon candidato". La strada, dunque ì, per Gori è quella di un nuovo congresso: "Non domani mattina, ma è quello che serve", precisa. "Zingaretti lo sa tanto che per primo, a dicembre, ha annunciato un grande congresso di "rifondazione". Bene, facciamolo. Lui stesso è consapevole di aver condotto il partito a fare scelte diverse da quelle con cui si era candidato. A cominciare dall'"alleanza strategica" con M5S, che è cosa ben diversa da una necessaria collaborazione di governo".

Quanto all'ipotesi rimpasto di Governo Gori sottolinea: "Vista l'emergenza occupazione che ci aspetta, considero un grave limite che il Pd non abbia responsabilità diretta nei ministeri chiave, come quello del Lavoro, dello Sviluppo Economico e dell'Istruzione, tutti lasciati agli attuali alleati".

ORLANDO - "È scritto nei manuali - ironizza il vicesegretario Andrea Orlando - Se dopo una pandemia (forse non ancora conclusa) nel pieno di una crisi economica e dopo due scissioni un partito riesce quasi a raggiungere la principale forza avversaria la cosa migliore da fare è una discussione su un congresso che non c'è. #astuzia". "L'ultimo sondaggio SWG dà il Pd al 19% - è la risposta di Gori su Twitter -  4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018, il peggiore di sempre. Nel frattempo la destra si è rimescolata (ma è sempre vicina al 50%). I 5Stelle si sono dimezzati. Ma il Pd non ha guadagnato nulla. Vedi tu...".

MARCUCCI - Discutere della segreteria del Pd "non è un tabù e non esiste lesa maestà perché noi siamo un partito dove ognuno può dare il proprio contributo di idee e proposte, ma oggi vengono prima alcune cose". A sottolinearlo in una intervista al Corsera è il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Che spiega: "Abbiamo un momento molto difficile per il Paese, perciò abbiamo la priorità di usare al meglio i contributi europei, di mantenere i livelli occupazionali, di salvare la filiera economica del nostro Paese, di far vivere il turismo. Tutti dobbiamo essere impegnati su questi fronti".

Marcucci, che è un esponente di Base riformista, la corrente degli ex renziani di cui fa parte anche Giorgio Gori che ha aperto il dibattito sulla segreteria del partito spiega perché Zingaretti va sostenuto: "Base riformista ha creato le condizioni per avere un partito con una gestione unitaria. Abbiamo un segretario, che personalmente non ho votato, che oggi però insieme a tutta Base riformista supporto perché abbiamo bisogno di spingere il governo ad un'azione incisiva perché non ci possiamo permettere di sbagliare". Perciò, ad avviso di Marcucci, "ora non è il momento di parlare di leadership ma di impegnarsi per il Paese. Detto questo, apprezzo molto il sindaco Gori, lo reputo capace di amministrare bene la sua comunità e di esprimere idee innovative e utili per il Partito democratico ma, ripeto, ora non è ancora il momento giusto per mettere in discussione la leadership". "Io -aggiunge- non credo che sia sbagliato pensare al futuro del Pd, credo che se ne possa ragionare, in modo laico. Peraltro ricordo comunque che il tema del congresso fu posto per primo dallo stesso segretario e poi da Bettini. Il nostro partito ha risorse importanti che vengono dai territori: senz'altro Bonaccini, poi i nostri sindaci, tra i quali inserisco Nardella ed ovviamente anche l'amico Gori. Però oggi pensiamo a stare tutti uniti per l'Italia".

BETTINI - Nicola Zingaretti ha "unito" il Pd e lo ha "rafforzato". Perciò chi lo attacca "è ingenuo" rispetto ai tempi e da una mano "ai sovranisti" in difficoltà. E' l'analisi di Goffredo Bettini, consigliere fra i più ascoltati di Zingaretti. "Il gruppo dirigente del Pd -spiega in una intervista a Repubblica- mai è stato coeso come ora. Invece Gori, all'improvviso, ha posto la questione assai destabilizzante di una presunta insufficienza di Zingaretti. Tutto legittimo. Ma c'è un'evidente ingenuità rispetto ai tempi che ha scelto: siamo nel mezzo di una fase drammatica e al tempo stesso non priva di possibilità di riscatto. E c'è anche una gigantesca questione di merito: Zingaretti ha preso il Pd con i sondaggi al 15%, diviso, senza linea politica e antipatico alla gran parte degli italiani. Lo ha unito, rafforzato elettoralmente e ne ha fatto il pilastro di un governo che ha emarginato la destra sovranista e affrontato finora la pandemia con dignità e serietà".

Quanto al presunto indecisionismo e la tendenza ad appiattirsi su Conte e i grillini di Zingaretti osserva: "Non vedo né l'uno né l'altra. Piuttosto un'accorta fermezza, con la quale Zingaretti è stato decisivo nel tenere in vita la nostra esperienza politica e di governo". Quant ai dossier più importanti - dal Mes ad Autostrade - sui quali il governo sarebbe impantanato, Bettini osserva: "Conte è pienamente consapevole che ora è il momento più complicato. Si tratta faticosamente di ricostruire. Tutto si deve accelerare per produrre effetti che arrivino rapidamente ai cittadini. Ministri, strutture dello Stato (finora istruite solo a tagliare la spesa) e anche i partiti debbono proporre opinioni chiare sui dossier, assumendosene la responsabilità. Questo è il modo per aiutare Conte".

ROSSI - "Ancora una volta nel Pd alcuni vogliono riaprire la discussione sul segretario. Sapete quanto interessa ai lavoratori, alle piccole e medie imprese e agli insegnanti e ai giovani precari questa discussione? Praticamente niente o, se preferite, ben poco. In questa situazione è una discussione da ceto politico e da gruppi ristretti di militanti. Ai cittadini interessa come si può uscire dalla crisi, qual è la nostra visione del futuro, e cosa vogliamo e possiamo fare concretamente per loro. Di questo il Pd deve discutere e su questo mobilitarsi". Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un post su Facebook.

MANCINI - "I giudizi del Sindaco di Bergamo sull'azione del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene sembrano quelli della Lega. Neanche una riga per rivendicare i risultati positivi; l'accordo in Europa, il Recovery Fund, il ruolo della Bce, i poderosi interventi previsti da tre decreti , il taglio del cuneo fiscale, dell'Irap, i successi delle aste per i titoli, lo Spread sotto controllo, gli investimenti su lavoro, università, ricerca, sanità". Lo dichiara Claudio Mancini, deputato del Partito Democratico e componente della Direzione Nazionale dem.

"La giusta scelta di non lasciare indietro nessuno. Nulla. Gori si limita ad un uso strumentale e fuori contesto delle parole del governatore Visco in riferimento al calo del Pil, come se questo non dipendesse dalla pandemia e non fosse un dato comune a tutti i Paesi colpiti, chi prima chi dopo, dal Covid. Quando la polemica interna viene portata avanti utilizzando in forma subalterna gli argomenti degli avversari politici – continua Mancini - si preparano inevitabilmente disastri. Tra novanta giorni si vota in sei regioni e 1149 comuni, nella primavera prossima sono al voto Roma, Milano , Napoli e Torino".

"Il Partito Democratico ha il merito di aver tenuto l'Italia in Europa e di aver sventato una crisi democratica molto pericolosa, adesso ha il dovere di impegnarsi per la ripartenza del paese. Non si può gettare tutto a mare per l'ambizione, peraltro tutta da dimostrare, di provare a spostare qualche equilibrio interno”, conclude Mancini.

 

(Fonte: Adnkronos)

Italia Viva di Renzi agita di nuovo il governo: "Dialogo con Pd e M5S, il problema è Conte". La minaccia sulla mozione contro Bonafede: "Il premier non dia per scontato il nostro voto"

Una voce di peso di Italia Viva raccolta dall'agenzia di stampa Adnkronos rilancia le tensioni nella maggioranza che sostiene Giuseppe Conte e riconsegna al partito di Renzi il ruolo di spina nel fianco dell'esecutivo. Dalla fonte accuse, allusioni e minacce: "Morire per morire almeno lo facciamo tenendo fede ai nostri principi"


Giurano che non è un bluff, assicurano che una valutazione seria è in corso e che, se entro mercoledì, non ci sarà un chiarimento con il premier Giuseppe Conte ogni scenario è aperto. Italia Viva è sul piede di guerra. E la mozione Bonino su Alfonso Bonafede potrebbe essere lo strumento per il redde rationem. "Conte non dia per scontato che tanto votiamo contro", dice un big Iv all'Adnkronos.

C'è irritazione perché dopo l'ultimo incontro a palazzo Chigi con il premier che aveva, pur nelle difficoltà, aperto un canale di dialogo, i rapporti si sono di nuovo interrotti. "Conte è scomparso. C'erano delle questioni aperte sulle quali tornare e invece... per carità, capiamo tutto: il decreto rilancio, le Regioni, le riaperture ma pensiamo che il premier debba anche farsi carico della tenuta del suo governo. Non si illuda che il nostro sia un bluff", prosegue la stessa fonte.

Oggi Maria Elena Boschi dovrebbe vedere il capo di gabinetto di Conte per lavorare sui punti dell'ultimo incontro: una svolta sulle politiche della giustizia in senso garantista, il piano Shock sui cantieri, il piano Bonetti sulla famiglia. "Un incontro importante - si sottolinea - ma non esaustivo. Serve un incontro politico con Conte se vogliamo cambiare passo e andare avanti".

La mozione Bonino su Bonafede è sullo sfondo e Iv in assenza di un chiarimento potrebbe votarla. "Per noi la mozione Bonino è perfetta e tanti di noi sarebbero pronti a votare la sfiducia a Bonafede. Mettiamola così: noi non vorremmo votare quella sfiducia, ma Conte deve darci il modo di farlo. Deve dirci che da domani le cose cambiano", si spiega da Iv.

Il problema, dicono i renziani, non sono i rapporti nella maggioranza ma con Conte. "Noi non pretendiamo che il Pd o i 5 Stelle la pensino come noi ma un dialogo c'è. Il problema è Conte. Persino i rapporti con i 5 Stelle sono migliori di quelli con il premier...". Iv chiede dunque un passo al presidente del Consiglio perché accolga il pacchetto di proposte di cui si è discusso nell'ultimo incontro e perché ci sia un cambio di passo nella 'considerazione' di Italia Viva nella maggioranza.

"Noi abbiamo 17 senatori, il Pd 35. Non è possibile che noi siamo tenuti fuori da ogni decisione della maggioranza. Non è possibile che ogni nostra proposta sia una scocciatura. Non è possibile che da palazzo Chigi - e questo a Conte lo abbiamo detto nell'ultimo incontro - arrivi l'ordine alla Rai di non parlare di Italia Viva, perché se stare in questa maggioranza significa non portare alcun rafforzamento al partito, morire per morire almeno lo facciamo tenendo fede ai nostri principi".

(Fonte: Adnkronos)

Scuola, Azzolina: "Maturità il 17 giugno con colloquio orale di un'ora al massimo. Esami di terza media, solo elaborato scritto discusso on line". E sulle bocciature... (VIDEO)

Nessun 6 politico, "le valutazioni ci saranno, le insufficienze saranno riportate nei documenti di valutazione, ma gli studenti hanno il diritto di recuperare" e lo potranno fare "all'inizio dell'anno prossimo". La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, illustra in diretta i dettagli delle tre circolari relative al futuro della scuola sottolineando che "solo in casi che non hanno nulla a che fare con il coronavirus" ci saranno bocciature, come ad esempio per "la mancata frequenza nel primo periodo didattico". E c'è un piano B se la situazione sanitaria dovesse peggiorare - (VIDEO)


Via libera al Dl Scuola, Azzolina: “Tutti promossi, per la ...

Maturità al via il 17 giugno, niente prove scritte ma un colloquio orale "di presenza" che durerà al massimo un'ora. La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, illustra le ordinanze relative alla valutazione degli studenti, agli esami del primo ciclo e a quelli del secondo ciclo. "Ho qui sul tavolo 3 ordinanze: una sulla valutazione, una sugli esami del primo ciclo, la cosiddetta scuola media, e un'altra sugli esami del secondo ciclo, gli esami di maturità. Abbiamo lavorato con il Comitato tecnico scientifico per redigere un documento sugli esami di stato, grazie anche al contributo delle parti sociali, con cui ci incontreremo la prossima settimana per redigere un documento complessivo che ci porti agli esami di Stato", dice la ministra.

"Come governo abbiamo ritenuto opportuno fosse importante fare gli esami di stato in presenza, è una decisione che va inquadrato in un lungo periodo. Il governo ha deciso di tenere chiuse le scuole, una scelta molto sofferta. E' una delle decisioni peggiori che un ministro dell'Istruzione, soprattutto se proveniente dalla scuola, possa prendere. E' una decisione difficile, presa nell'interesse comune. So che l'Italia vuole ripartire e ritrovare un senso di normalità, avremmo potuto riaprire e venire incontro anche alle famiglie, ma abbiamo preso una decisione politica con senso di responsabilità", aggiunge.

"Abbiamo deciso non al buio, ma sulla base di dati scientifici: tenere le scuole chiuse ha permesso di salvare vite umane. Ora inizia una fase diversa, nuova, che riguarderà anche la scuola. Il primo passo sono gli esami di stato. Abbiamo lavorato con il comitato tecnico scientifico per esami in presenza e in massima sicurezza. Tengo a rassicurare studenti, personale docente e non docente: esami in presenza compatibilmente con il monitoraggio epidemiologico nelle varie aree del paese", afferma ancora.

"Serviva tempo per scrivere le ordinanze, atti complessi anche quando non c'è il coronavirus. Immaginiamo quanto diventi complesso" in una pandemia. "Non potevamo che prevedere un sistema diverso di valutazione. Nessuno poteva essere lasciato indietro, abbiamo deciso di ripartire a settembre con una valutazioni serie: le insufficienze saranno riportate nei documenti, ma gli studenti hanno il diritto di recuperare perché negli ultimi 3 mesi abbiamo attraversato una tempesta. Resta la possibilità di non ammettere all'anno successivo, ma in casi molto circoscritti che non hanno a che fare col coronavirus: la mancata frequenza quando non c'era il coronavirus e l'adozione di provvedimenti disciplinari gravi", spiega la ministra.

Capitolo esami di terza media: "Le scuole ci hanno chiesto di dilatare nel tempo le procedure di quest'esame. Gli studenti scriveranno un elaborato, lo discuteranno on line con il consiglio di classe e ci sarà lo scrutinio finale. Per queste operazioni ci sarà tempo fino al 30 giugno".

Per quanto riguarda la maturità, "le misure sono chiare. Le scuole hanno sempre sofferto che dal ministero dell'Istruzione arrivassero documenti complessi. Ho fortemente voluto che si scrivessero ordinanze agili, in particolare questa. Un documento celere, facilmente comprensibile. Gli esami iniziano il 17 giugno, non ci saranno più le prove scritte. Ci sarà un colloquio orale della durata massima di un'ora. Abbiamo insistito affinché gli esami di stato fossero fatti in presenza perché è un momento importantissimo, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta".

Sull'eventualità che la situazione sanitaria possa peggiorare prima degli esami di maturità, Azzolina precisa:"Faremo un monitoraggio costante e abbiamo già previsto nell'ordinanza un piano B nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare. In quel caso gli esami si svolgeranno a distanza, in videoconferenza".

Lombardia Ideale, Anguissola: "Il buon governo di Attilio Fontana un modello anche per Milano" (VIDEO)

Marco Anguissola, consigliere del Municipio 8, è stato nominato coordinatore provinciale di Milano del movimento civico Lombardia Ideale. Un'iniziativa che ha come scopo quello di portare sul territorio le buone pratiche amministrative della giunta regionale lombarda presieduta da Attilio Fontana. Dal punto di vista politico si riconosce nei contenuti e e nell'azione di Matteo Salvini. Ai nostri microfoni Anguissola illustra i prossimi passi e i temi che Lombardia Ideale affronterà in mezzo alla gente con il coinvolgimento di tutte le categorie

Sondaggio Swg, i sovranisti mettono pressione al governo: Salvini continua a volare e sale ancora la Meloni. Per la maggioranza Pd sotto il 20%, M5S stabile, frena Italia viva di Renzi (VIDEO)

Nel centrodestra avanzano Lega e Fratelli d'Italia. Piccolo aumento per Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Male il centrosinistra con le flessioni sia di Pd sia di Italia Viva. Lo rileva il sondaggio Swg realizzato per il Tg La7. La Lega rispetto ad una settimana fa guadagna lo 0,9 per cento, arrivando al 33,2 dal 32,3. Il Pd invece perde lo 0,6, scendendo al 19,4 dal 20, mentre M5S si attesta al 18,6, più 0,1 in confronto a sette giorni fa. Il partito di Giorgia Meloni è al 7,6 e guadagna lo 0,5. Perde invece Italia Viva, dal 5,6 al 5,3, mentre Forza Italia, dal 5 passa al 5,1. Stazionario "Cambiamo" di Giovanni Toti all'1,6; meno 0,2 per Sinistra italiana-Articolo 1, dal 3,3 al 3,1. In calo anche i Verdi, che scendono all'1,9 dal 2,3, mentre +Europa passa dall'1,8 all'1,9

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