updated 4:47 PM UTC, Dec 13, 2018

Un italiano a Londra ci racconta la "sua" Brexit: le certezze, i dubbi e le speranze. Che rabbia verso Bruxelles: "Sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa"

Il primo ministro britannico, Theresa May, con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker Il primo ministro britannico, Theresa May, con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un nostro connazionale che vive e lavora nella capitale britannica. Nell'attesa di capire quali sviluppi avrà il negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dalle sue parole traspare una certa soddisfazione per lo stile di vita inglese e per le politiche del governo di Theresa May. Il recente attentato davanti al Parlamento di Westminster gli induce però preoccupazione, legata anche a un'integrazione etnico-religiosa che evidenzia tutti i suoi limiti. Il nostro lettore poi non risparmia aspre critiche ai vertici comunitari, accusati di inettitudine di fronte alla crisi di civiltà che sta vivendo il Vecchio Continente. Che si sia d'accordo o meno, un contributo che merita attenzione


Caro Comizio,

Ho letto l'articolo di Fabio Pasini del 29 Marzo ("Arrivato il giorno della Brexit...") e vorrei condividere qualche considerazione da residente a Londra. Le domande che tutti si pongono, specialmente noi Expat, rimangono al momento senza risposta: cosa succederà quando il negoziato avrà termine (sempre che si raggiunga un accordo), se i cittadini UE saranno costretti a lasciare l'isola, quale sarà l’impatto sull'economia, sui prezzi delle case e dei beni necessari.

Indipendentemente dall'interlocutore, colleghi e manager, clienti ed amici, traspare un po' di preoccupazione, ma soprattutto incertezza. Il governo di Theresa May, che personalmente non mi dispiace perché sembra una leader determinata (tanto da attrarre paragoni scomodi…), dà l'impressione di non avere ancora pianificato in dettaglio tutti gli scenari. "Niente accordo" sarà meglio di un cattivo accordo, sostiene la May, il che potrà anche fare piacere ai suoi elettori, ma a noi e soprattutto alle aziende e alla maggior parte dei business non dà sufficienti certezze. Tutti, sia a livello personale che professionale, dovranno avere un piano B (o più di uno) nel caso le cose dovessero mettersi male. Detto questo è inutile fasciarsi la testa adesso. La vita qui e nel resto del Regno Unito procede come al solito. Si lavora (parecchio), si esce a cena e si va al pub. Non vedo tracce di intolleranza verso gli stranieri, come blatera il Guardian, forse perché anche l'inglese medio sa distinguere, come dovremmo fare noi, tra chi è qui per contribuire ed integrarsi e chi è qui per vivere alle spalle altrui e "pretendere" accettazione.

Sul sito del Governo britannico ci si può iscrivere ad una newsletter per ottenere informazioni e il Governo scriverà a tempo debito spiegando la procedura e i passaggi, se necessari, che i cittadini UE dovranno seguire per avere diritto a restare. Non è necessario fare domanda per il permesso di residenza, visto che le regole UE resteranno in vigore almeno per i prossimi due anni. In ogni caso, sembra irrealistico che il Regno Unito si liberi di qualche milione di europei da un giorno all'altro, quanto meno senza beneficiare chi, come lo scrivente, è qui da parecchio pagando fior di tasse e un mutuo. Le multinazionali minacciano di spostare migliaia di posti di lavoro in UE? Del resto lo facevano anche prima, quando delocalizzavano in Polonia o Romania: sicuramente stanno studiando tutti i potenziali scenari, ma dubito Londra perderà il suo ruolo centrale nel mondo, anche e non solo come Capitale Finanziaria. Qualunque accordo si raggiunga, l'unica certezza è che ci vorranno anni di transizione prima di vedere dei cambiamenti effettivi. Situazione confusa, aspettiamo e vediamo. La sensazione di insicurezza generale si è naturalmente accentuata dopo il recente attacco terroristico al Parlamento britannico. Tuttavia la città ha reagito come ci si aspettava e il giorno dopo tutti hanno ripreso il treno o la metro per andare a lavorare, più determinati che mai. Chi ha superato 56 notti di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale non ha paura di quattro cialtroni che giocano a fare i terroristi editando video su Twitter.

Ciononostante, il mio dubbio "populista" è: siamo sicuri che disincentivare italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dal venire qui sia la soluzione, soprattutto se ti ritroverai solo con immigrati dal Commonwealth, spesso senza istruzione e solo alla ricerca di benefits e ricongiungimenti familiari? Personalmente, io sono per il controllo totale alle frontiere, come sostengono i Brexiters, per evitare il colabrodo UE e specialmente gli eventi ormai quotidiani (vedi oggi a Stoccolma) dovuti ad un'insensata apertura generalizzata; ma occorre avere la volontà politica di differenziare i talenti e i soggetti non a rischio legittimati ad entrare, da qualunque parte provengano, da chi quella legittimazione non ce l'ha. Mi auguro che la nostra amica (parole sue) Theresa ci sorprenda positivamente in questo senso.

La speranza, in definitiva, è che la UE non sia miope e che si arrivi ad un accordo in tempi brevi e con soddisfazione reciproca. Non è facile, anche per via degli interlocutori come Juncker & c., disprezzabili esponenti della casta che sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa e della sua cultura, che dovrebbero tralasciare inutili dichiarazioni di convenienza e preoccuparsi maggiormente del fatto che interi quartieri europei sono ormai terra di nessuno in mano a chi –stavolta sul serio - non avrebbe alcun diritto a restarvi, delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere (purtroppo non solo metaforicamente).

Piergiorgio M.

Ultima modifica ilSabato, 08 Aprile 2017 20:14

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