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Studenti disabili, la rabbia di Arianna Censi: "La Regione non fa il suo dovere"

L'amministrazione della Città metropolitana denuncia il venir meno ai propri impegni economici da parte dell'Ente lombardo. La vicesindaca: "Maroni convochi subito la Giunta"; a rischio il rientro a scuola di 2.500 ragazzi nella sola area milanese. La conigliera delegata alle Politiche sociali, Elena Buscemi: "Non si può impedire il diritto allo studio e limitare la loro crescita personale". Fabio Pizzul, del gruppo regionale Pd: "Ignorati i nostri solleciti" - (VIDEO)


 "Ieri abbiamo aspettato che si riunisse la giunta regionale, sperando in un provvedimento sul tema dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, che purtroppo non c'è stato. Abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per cercare di risolvere questa situazione, cercando costantemente un punto d'incontro con Regione Lombardia. Ora il tempo è scaduto e chiediamo con forza che la Regione faccia il proprio dovere istituzionale.” Queste le dichiarazioni della Vicesindaca Arianna Censi, in apertura alla conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Palazzo Isimbardi, convocata per manifestare il disappunto della Città metropolitana di Milano verso le ultime decisioni assunte dalla Regione Lombardia in merito all' inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Se la Regione Lombardia ha infatti dichiarato che riprenderà in carico la delega a partire dal prossimo anno scolastico, rimane però una grossa criticità per quanto riguarda l'anno scolastico in corso: dovrà infatti essere data copertura finanziaria per i mesi che vanno dal 9 gennaio fino a giugno 2017. Inoltre, dovranno essere rimborsati i costi anticipati dai Comuni, dalle scuole e dalle famiglie per i mesi che vanno da gennaio a giugno 2016. “Da due anni non abbiamo avuto risposte, oramai la situazione è diventata insostenibile ed è arrivato il momento di dare risposte definitive ai diritti delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi disabili” ha concluso la Vicesindaca Censi. All'incontro hanno partecipato anche la Vicepresidente della Provincia di Pavia, Milena D'Imperio, una rappresentanza della Provincia di Monza e Brianza, numerose associazioni, dirigenti scolastici e genitori che hanno espresso la loro preoccupazione verso la mancata soddisfazione di un diritto fondamentale quale il diritto all'istruzione. “Come Città metropolitana, come Istituzione al servizio dei cittadini, - ha dichiarato la consigliera delegata alle Politiche sociali, Elena Buscemi - ci sentiamo responsabili verso i 2500 studenti disabili presenti sul nostro territorio e verso le loro famiglie, che ogni anno si trovano a dover gestire una situazione così delicata senza avere il sostegno di cui necessitano. La scuola – ha concluso la consigliera Buscemi – è il luogo per eccellenza dove si realizza l'inclusione; non dare agli studenti disabili i mezzi per poter usufruire del loro diritto allo studio significa limitarli nella loro crescita personale e nel rapporto con i loro coetanei”.

SENZATETTO, MASSIMA ALLERTA PER IL GELO, MOBILITATI OPERATORI, VOLONTARI E 118

Già in uso 15 strutture, a disposizione 400 nuovi posti letto per le prossime notti. Majorino: “Apprensione per chi ancora dorme per strada.  Cercheremo di convincere chi fino ad oggi ha rifiutato di andare in un ricovero o al mezzanino del metrò in Stazione Centrale. Segnalate e aiutate chi si trova in difficoltà”


Milano, 3 gennaio 2017 – L’allerta è stata diramata ieri sera dal Centro Aiuto Stazione Centrale, il servizio del Comune di via Ferrante Aporti 3, che gestisce gli interventi di soccorso e accoglienza per i senzatetto. È stato chiesto ad associazioni ed enti di prestare ancora più attenzione alla situazione dei senza dimora che ancora dormono per strada perché non se la sentono di andare al chiuso di una struttura, o perché non sanno che un posto libero per loro ancora c’è. 

Il Comune ha messo a disposizione finora 15 strutture in tutta la città, aprendole gradualmente dall’inizio di dicembre secondo la necessità: per questa e per le prossime notti saranno a disposizione fino a 400 nuovi posti letto. Il piano predisposto ne prevede complessivamente 2.780: è il numero più alto messo a disposizione dall’amministrazione comunale, raggiunto nel 2013 dopo aver più che raddoppiato la capacità di accoglienza che, nel 2010, era di soli 1.428 posti.

Cruciale sarà il monitoraggio notturno per le strade. “C’è apprensione per i senzatetto che ancora rifiutano il posto in un ricovero e chiedono di restare all’aperto”, afferma l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino.

“Le prossime saranno le notti più fredde finora affrontate, con temperature che scenderanno ben oltre lo zero. Sarà complicato ma cercheremo di convincere i senzatetto ad accettare l’accoglienza in uno dei centri o al mezzanino della metropolitana in Stazione Centrale. La rete di operatori e volontari e il 118 sono stati allertati affinché fin da stasera ci sia la massima attenzione. Chiediamo ai milanesi di unirsi a noi nell’aiuto a queste persone segnalando chi si trova solo e in luoghi isolati. Grazie a tutti coloro che lavoreranno in queste giornate”.

Nelle prossime notti saranno 7 le unità mobili che gireranno per i vari quartieri toccando i punti dove si trovano i senzatetto “storici” e segnalati nel tentativo di convincerli a lasciare, almeno per qualche notte, il proprio posto per un luogo al riparo dal gelo. Porteranno bevande calde e sacchi a pelo termici in caso non si riuscisse a convincerli. Lavoreranno in stretta comunicazione con il 118 per eventuali interventi sanitari di emergenza. Dopo le 24 sarà il 118 a monitorare il territorio accompagnando i senzatetto in Stazione Centrale al mezzanino della linea 2 della metropolitana. Gli operatori saranno presenti anche sulle linee di trasporto pubblico, attive di notte, grazie ai City Angels e a Ronda della Carità. Il controllo continuerà anche durante il giorno.

Dallo scorso 15 novembre il Centro Aiuto Stazione Centrale ha prolungato gli orari di servizio rimanendo aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 24 (il sabato e la domenica dalle 9). Il servizio sarà effettuato anche nella giornata festiva del 6 gennaio.

Per le segnalazioni di persone in difficoltà è possibile chiamare questi numeri: 02/88447645 – 02/88447647 – 02/88447648 – 02/88447649.

FONTE: (Comune Milano)

Riapertura CIE, don Colmegna: "Non sono lo strumento per garantire maggior sicurezza"

Secondo il presidente della Casa della carità occorre invece puntare su buone politiche di accoglienza, rivedendo la legislazione sull'immigrazione e sull'inclusione.


"Gli attentati criminali che hanno colpito persone innocenti hanno moltiplicato le preoccupazioni dei cittadini verso i migranti, e hanno posto come importante il tema della sicurezza, che però non può essere affrontato con proposte parziali, frammentate, legate all'emozione del momento e che già in passato si sono dimostrate fallimentari. Serve invece una proposta complessiva che riguarda l'intero sistema di accoglienza del nostro Paese e che prenda in considerazione la revisione delle norme sull'immigrazione che, per come sono oggi, non fanno altro che generare fantasmi e irregolarità". Così don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità di Milano, commenta la proposta di riaprire i Centri di Identificazione ed Espulsione e di attivarne uno in ogni regione italiana.

Continua don Colmegna "I CIE si sono dimostrati strumenti inutili a contrastare l'illegalità, come comprovato a suo tempo dalla Commissione De Mistura. Ma, cosa più importante, sono stati condannati per essere luoghi di sostanziale detenzione, dove alle persone ospiti non erano garantiti né i diritti né la dignità umane, fondamentali per rispondere alla domanda di coesione sociale".  E ancora "La sicurezza di tutti può essere invece ottenuta con una buona politica di accoglienza e, di pari passo, con un lavoro per una reale inclusione di chi arriva in Italia: favorendo percorsi di autonomia lavorativa e abitativa, promuovendo i diritti e coinvolgendo le comunità straniere che già sono presenti in Italia", conclude don Colmegna auspicando, a partire dalla città di Milano, un ampio confronto sul tema dell'immigrazione.

Fare ricerca in azienda? Ci pensa il nuovo Hub tecnologico

Scopriamo la BI-Research di Padova che mette le sue competenze ed esperienze a disposizione delle imprese per sviluppare i propri progetti. La nostra intervista al responsabile, Nunzio Amaraddio - (VIDEO)


Siamo andati a conoscere la BI-Research ("Qui il sito":http://www.bi-research.it/) di Padova, una start-up innovativa, nata come Hub dell'innovazione e aggregatore di competenze tecnico-scientifiche che fa parte di un gruppo di dodici società.

La sua attività promuove la ricerca multidisciplinare e l'innovazione per prodotti, processi, servizi, materiali e design, avvalendosi di un'ampia rete di collaborazioni con università, centri di ricerca e partner tecnologici
La BI-Research opera nel settore delle Pmi e aiuta la clientela a sfruttare il credito d'imposta, così come previsto dalla Legge di Stabilità del 2015 che ha modificato le agevolazioni fiscali a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo.

Fare ricerca costa. Ecco chi fa risparmiare le aziende

La BI-Research di Padova aiuta le aziende a sfruttare la Legge 190 per recuperare fino al 50% delle spese sostenute per l'innovazione. Parla l'ingegnere Nunzio Amaraddio - (VIDEO)


Fare ricerca in azienda è da sempre una necessità per rimanere competitivi, ma il dispendio economico che questa attività comporta non è un fattore da sottovalutare.
Proprio per aiutare materialmente le aziende è possibile sfruttare il credito d'imposta così come previsto dalla Legge di Stabilità del 2015 che ha modificato le agevolazioni fiscali a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo.<br/>
Per sfruttare appieno la Legge 190 servono però dei professionisti del settore in grado di valutare e aiutare le aziende che intendono fare ricerca.
Una di queste è la Bi-Research (Qui il sito:http://www.bi-research.it/), un vero e proprio Hub tecnologico dove è possibile trovare le competenze tecnico-scientifiche per fare ricerca ma anche gli specialisti capaci di sfruttare appieno i vantaggi legislativi.
Ne abbiamo parlato con Nunzio Amaraddio, socio e responsabile di BI-Research, che per prima cosa ci spiega cosa sia esattamente la Legge 190: "La Legge 190 permette alle aziende di poter avere un credito d'imposta per l'attività di ricerca svolta sia all'interno dei propri muri che all'esterno  dell'azienda stessa.
Il primo passo è quello di identificare con l'aiuto di un esperto quali sono le attività di ricerca che vengono condotte all'interno dell'azienda.
Il secondo passo è quello di ricondurre queste attività di ricerca a quanto la Legge 190 definisce".
Niente di meglio che un esempio per capire il suo funzionamento: "Supponiamo di aver quantificato in 100 mila euro l'attività di ricerca dell'azienda, - ci spiega Amaraddio - 100 mila euro fatti sia di costo del personale interno altamente qualificato, ossia ingeneri, sia dal personale tecnico.
Per 100 mila euro di attività di ricerca fatta si può arrivare ad avere un vantaggio in termini di credito d'imposta da un minimo di 25 mila  a un massimo di 50 mila euro[/b] grazie alle leggi e alle regole che ci sono in Italia.
 Non tutto però può essere considerato ricerca e per questo siamo a disposizione delle aziende per una prima consulenza gratuita per aiutare a capire se l'attività che svolge è effettivamente attività di ricerca".

Allarme terrorismo: Nuove minacce all'Europa, l'ISIS pronta per "attacchi chimici"

L'ISIS si dice pronto a lanciare attacchi chimici di massa su obiettivi strategici nel Regno Unito e in Europa.


Lo Stato islamico intende lanciare attacchi chimici di massa su obiettivi nel Regno Unito e in Europa. L'avvertimento è del ministro alla Sicurezza britannico Ben Wallace, dopo un anno in cui l'Europa ha subito una serie di attacchi terroristici, ci sono state segnalazioni che l'Isis stia usando armi chimiche in Siria e in Iraq (dove controlla vaste aree) e che le autorità marocchine hanno arrestato nel mese di Febbraio dei militanti che detenevano sostanze chimiche adatte ad essere utilizzate per realizzare una bomba chimica o una "tossina mortale".

Mr. Wallace ha anche sottolineato che in un recente rapporto l'Europol ha avvertito della minaccia chimica e di un potenziale vile attacco, il "peggiore timore di tutti". Il Ministro inglese ha anche affermato in una intervista al Sunday: "Gli esperti hanno avvertito che la principale ambizione dell' ISIS o Daesh, acronimi che denominano lo Stato islamico, è decisamente quella di compiere attacchi che causino stragi di massa. Non hanno alcuna barriera morale quindi sono pronti a utilizzare qualsiasi mezzo possibile". Ad oggi l'Intelligent Britannica non ha ancora nessun indizio che porti a valutare la possibilità di un attacco imminente, ciò nonostante tutte le forze di polizia inglesi si stanno preparando a fronteggiare una tale eventualità. Secondo le stime, sono circa 800 i britannici scesi in Siria a combattere, purtroppo si conta che la maggior parte si siano arruolati per combattere con l'Isis nella guerra in corso, e un centinaio di loro sarebbero stati uccisi. Il problema è che un gran numero di soldati agli ordini del califfato arrivano dagli stati europei e potrebbero essere addestrati per combattere proprio negli stati da cui provengono.

Un esempio viene dalle dichiarazioni di una giovane marocchina residente nel milanese: "Devo partire. Andare in Siria. Dare la morte agli infedeli in combattimento. Il mio desiderio è di combattere e morire" Arrivata con un visto turistico per incontrare la sorella si è poi fermata oltre il termine di scadenza, diventando così clandestina. Fin da subito gli investigatori hanno alzato i riflettori sulla giovane marocchina che sui social dichiarava "Non posso avvicinarmi a esseri impuri". La ragazza Viveva fra pc e cellulari, in costante ricerca sul web di contatti siriani, creava  e cancellava account su Facebook dove sognava la sua nuova vita da soldatessa: "Perché la mia vita - dice- è la jihad". Gli investigatori milanesi da subito è stata iscritta in un fascicolo per associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordinamento democratico. Pochi mesi fa la Digos di Milano chiese alla Procura il nulla osta all'espulsione della ragazza. L'8 agosto la giovane marocchina viene costretta a lasciare l'Italia. In casa la polizia ha ritrovato un notebook, un tablet, due cellulari, uno smartphone, una pen-drive e i disegni della bandiera dell'Isis. Su Facebook,  una pagina interamente in lingua araba, la foto del suo profilo è un'immagine dell'Isis, come nome alternativo ha la scritta in arabo "La serva di Dio monoteista". Sul diario condivide immagini e documenti del gruppo terroristico Jobhat Al Nusra e scrive: "Sono pronta al martirio, in nome di Dio, il mio scopo è la jihad".

FONTE (huffingtonpost.it) 

 

Ultima ora: Terremoto,nuova scossa questa mattina in provincia di Perugia

In tempo reale le scosse di oggi, 2 gennaio 2017


Numerose le scosse sismiche che continuano ad interessare le zone del Centro Italia da diversi mesi. Ogni giorno i dati registrati dall’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia mostrano decine di scosse che per fortuna, il più delle volte risultano molto lievi ed impercettibili per gli abitanti delle zone colpite. Numerose anche le scosse di oggi 2 gennaio 2017, che si aggirano tutte intorno a 2, 2.5 gradi della Scala Richter ed interessano le zone di Perugia, L’Aquila e Modena. Una sola scossa più forte delle altre, e precisamente di 4.1 gradi, è stata registrata questa mattina alle 4:36 in provincia di Perugia.

 

Il terremoto di oggi, di 4.1 gradi della Scala Richter è stato distintamente avvertito da molti abitanti, contribuendo a dare nuova forza alla paura della popolazione. L’allerta rimane dunque molto alta.

Per continuare a seguire l’aggiornamento in tempo reale della lista dei terremoti che interessano l’Italia, basterà collegarsi con il sito dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia.

Milano, Sardone (FI): "I rom festeggiano l'ultimo dell'anno in un'area demaniale occupata abusivamente"

"Sono state decine le segnalazioni - segnala Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia - che ho ricevuto e che sono arrivate alle forze dell'ordine circa i festeggiamenti di fine anno da parte degli occupanti abusivi (per la maggior parte di etnia rom) che occupano da mesi gli edifici dell'area di Via Adriano 60.


Per tutto il pomeriggio una decina di rom ha tenuto musica etnica altissima, acceso fuochi, bevuto e ballato in un'area occupata di proprietà comunale. Il tutto con assoluta tranquillità e indecente arroganza, disturbando i residenti di Via Trasimeno in particolare.

Nonostante i tentativi di negare o sottovalutare la questione da parte del Comune sempre più cittadini segnalano una situazione insostenibile.

Ricordiamo che gli stabili di Via Adriano 60 sono edifici di proprietà comunale e qui il Comune aveva promesso la creazione di una scuola media, da tanti anni attesa dal quartiere. I lavori di bonifica dell'area si sono interrotti praticamente subito e da mesi i palazzi sono di nuovo occupati da decine di rom e immigrati. I piani degli edifici, ricordiamolo, sono molto pericolosi e qui nel 2014 morì un occupante marocchino, ucciso da un connazionale.

Questa zona è insicura e degradata, abbandonata e senza vigilanza. Veri e propri appartamenti, rifiuti ovunque, decine di persone nei vari edifici sono il panorama di questi spazi.

Ho presentato anche un'interrogazione in Comune per sapere i tempi della realizzazione della scuola media, i motivi dello stop ai lavori e della mancata messa in sicurezza dell'area ma l'amministrazione non interviene colpevolmente.

Non ci sono scuse, è indecente che un'area comunale non sia sorvegliata nè sgomberata. Basta promesse, servono i fatti

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