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updated 12:50 PM UTC, Feb 27, 2020

Non per farmi i fatti vostri, ma che cos'è la democrazia?

Il caso del referendum per l'indipendenza della Catalogna impone riflessioni, insieme a vecchi e nuovi interrogativi. Un nostro lettore ci scrive prendendo spunto dai fatti spagnoli e richiamando l'attenzione su temi fondamentali per la convivenza civile nella politica di oggi. Una questione complicata che comporta ulteriori punti di domanda


Caro Comizio, gentile direttore,

ho visto ore di dirette tv, letto giornali e siti web sul referendum catalano. Ho sentito riecheggiare più volte la parola "democrazia", tra chi l'avrebbe richiesta, chi l'avrebbe difesa, chi l'avrebbe calpestata etc etc. Alla fine ho capito che i grandi media stanno con gli indipendentisti della Catalogna e puntano il dito contro il governo centrale spagnolo. Io non so dove stia la ragione, ma qualche dubbio in più sull'idea di "democrazia" mi è venuto. Vorrei avere la vostra opinione.

Alfredo Beltrami

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Caro Alfredo,

è difficile, molto difficile. Non solo dare un'interpretazione della vicenda spagnolo-catalana, che ha una lunga storia e innumerevoli implicazioni di natura, appunto, storica, ma anche politico-economica. E' complicato anche produrre una chiave di lettura del concetto attuale di democrazia, soprattutto se si pensa a che idea ne hanno quanti contribuiscono a formare l'opinione pubblica mainstream.

Vediamo di fare chiarezza. I catalani non si sentono spagnoli e pensano di essere derubati da Madrid; è una posizione legittima, per quanto opinabile. Ora, al netto degli ampi spazi di autonomia federale di cui godono, i cittadini e le istituzioni di quella regione aderirono alle fondamenta dello Stato iberico con entusiasmo numerico superiore a quello degli altri spagnoli. Era la costituzione del 1978, che fu promulgata in sostituzione dell'apparato normativo legato al regime franchista, avversato soprattutto dagli stessi catalani. Quella carta evidentemente era riconosciuta da loro come sufficientemente democratica, di garanzia generale, al di là delle differenze etniche e territoriali, prevedendo diverse forme di ampio autogoverno regionale, in buona misura anche di autodeterminazione. Non prevede però che, motu proprio, una singola regione possa decidere di staccarsi, ancorché previo referendum autoprodotto, dalla nazione spagnola e andarsene per conto suo come se niente fosse, se non in condizioni molto precise che oggi mancano. Vien da sé che se a livello costituzionale un comportamento, un'azione, un processo, non sono contemplati, questi siano illegittimi, illegali.

Che cos'è democratico? Un referendum illegale portato avanti contro il pronunciamento della magistratura e le prescrizioni della polizia mediante occupazioni, blocchi, sfide fisiche alle forze dell'ordine? O lo è la presa di posizione ferma delle istituzioni spagnole (legittime, legittimate e sovrane) nell'impedire una consultazione a tutti gli effetti fuori legge?

Che cos'è antidemocratico? Infischiarsene delle norme e delle sentenze di uno Stato, che nessuno al mondo mette in discussione, con una mobilitazione di massa spinta dalle autorità politiche locali e sostenuta, un po' pericolosamente, dalle forze di polizia regionali? O lo è l'intervento, certo molto intransigente e fisicamente coattivo, di Madrid e della sue guardie? Mi scuso se le mie risposte sono in realtà delle domande. Ma ragionare insieme vuol dire anche uno scambio di punti interrogativi.

E quanti ce ne sono di punti di domanda. Sì, perché ci si dice che votare è sempre democratico. Davvero? E pensare che molti illustri maestri del pensiero ci dissero che forse, data la delicatezza della questione, non era il caso che i britannici tutti, compresi pescatori e ignoranti vari, si esprimessero a proposito della Brexit... Sappiamo poi quanti da qualche anno vanno spiegando agli italiani che non è importante che li governino persone che non sono state "elette" (l'ultimo, nel bene o nel male, fu un certo Silvio). E perché possono affermarlo? Perché, udite udite, così prevede la Costituzione, che esclude l'elezione diretta del premier. E pazienza se gli auspici popolari, giusti o sbagliati che siano, siano rivolti a soluzioni diverse rispetto all'imposizione di Monti, Letta e del vincitore delle primarie del Pd. Mica siamo a Barcellona!

Come se non bastasse, viviamo noi italiani in un Paese in cui figure come un Fiano onorevole Emanuele, affermano di voler difendere la Carta da un improbabile pericolo fascista ricorrendo a una nuova legge liberticida che, non un incallito nostalgico, ma il presidente degli avvocati penalisti ha definito incostituzionale. Curioso no? Ecco, un altro punto di domanda. L'ultimo, il più difficile: che cos'è la democrazia?

Fabio Pasini

 

  • Pubblicato in Esteri

Quando Proust si lamentava dei vicini troppo rumorosi nel sesso e Flaubert difendeva la sua Madame Bovary dalle accuse di oscenità

Una raccolta di lettere scritte dai grandi della letteratura francese sarà messa all'asta a Parigi il prossimo 26 aprile con una stima complessiva di oltre 3 milioni di euro. Tra le diverse curiosità da cui emergono anche particolari curiosi delle vite degli illustri autori si trova anche un diario inedito di Victor Hugo interessato allo spiritismo


Un tesoro di lettere e diari che rivelano i segreti di alcune delle più grandi figure letterarie francesi andrà all'asta a Parigi mercoledì 26 aprile, con una stima complessiva che supera i 3 milioni di euro. Carteggi di Gustave Flaubert, Victor Hugo e Marcel Proust sono tra i 230 lotti che saranno dispersi dalla casa Pierre Bergé et Associés in collaborazione con Sotheby's all'Hotel Drouot. Tra i libri antichi spicca una rara prima edizione dei "Discorsi" di Galileo Galilei stimata 700mila euro.

La lettera più divertente della collezione è quella in cui Proust si rivolge al figlio del suo padrone di casa per lamentarsi di essere in grado dal suo appartamento di ascoltare i rumori dei suoi vicini durante gli atti sessuali nella loro camera da letto: "Al di là del tramezzo, i vicini fanno l'amore ogni due giorni con una frenesia di cui sono geloso".

Gustave Flaubert
Victor Hugo

In una lettera Flaubert difende il suo romanzo "Madame Bovary" dalle accuse di oscenità in vista del processo. Hugo è presente in asta con lettere e un diario inedito che mostra i suoi interessi per lo spiritismo. La raccolta che andrà all'asta appartiene al bibliofilo svizzero Jean Bonna, 79 anni, residente a Ginevra, considerato uno dei più grandi collezionisti mondiali di cimeli letterari francesi.

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Salute

Arrivato il giorno della Brexit: tutte le tappe del divorzio tra Regno Unito e Unione Europea. Che cosa cambia per gli italiani in Gran Bretagna

L'ambasciatore britannico all'Ue, Tim Barrow, ha consegnato nelle mani del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, la lettera di notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona firmata dalla premier Theresa May che ha detto: "E' un'opportunità storica. I giorni migliori sono davanti a noi, saremo un Paese più forte ed equo" 


Il giorno della Brexit è arrivato. Decisa dal referendum del 23 giugno dell'anno scorso, l'uscita dall'Europa partirà formalmente oggi con l'attivazione dell'articolo 50 del trattato di Lisbona. Sarà infatti l'ambasciata britannica presso l'Ue a consegnare al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk la lettera di diverse pagine con la quale viene richiesta l'attivazione dell'articolo. Appena avvenuta la consegna, la premier britannica Theresa May annuncerà l'avvio formale della Brexit in Parlamento. Comincerà così un negoziato che dovrà durare due anni. Eccone le principali tappe:

29 APRILE: summit a Bruxelles fra i 27 leader dei paesi che rimangono nella Ue. L'obiettivo è di concordare le linee guida e il mandato di Michel Barnier, capo negoziatore dell'Ue per la Brexit. Il vertice arriverà dopo un intenso lavoro preparatorio. Tusk dovrà mandare ai 27 una bozza di linee guida entro 48 ore dalla notifica dell'articolo 50, sulla quale lavoreranno i rappresentanti dei vari stati con due riunioni in aprile a Bruxelles. Prima del summit ci sarà il 27 aprile il consiglio dei ministri degli Esteri a Lussemburgo.

MAGGIO: Barnier presenterà al più presto, forse già il 2 maggio, le sue proposte su come strutturare il negoziato. E' anche previsto un consiglio dei ministri degli Esteri per definire le direttive per Barnier, che dovranno essere firmate da tutti i 27 paesi. Solo dopo le firme potranno iniziare i negoziati veri e propri.

OTTOBRE 2018: Barnier vorrebbe finalizzare il trattato del ritiro entro questo mese, perchè ci sia il tempo necessario per la ratifica del Parlamento Europeo e la ratifica del Consiglio Europeo. E' possibile che ci sia anche un voto del parlamento britannico. E la Scozia vorrebbe poter decidere in un referendum se restare nel Regno Unito.

29 MARZO 2019: scaduti i due anni dall'attivazione dell'articolo 50, la Gran Bretagna lascerà l'Unione Europea. L'eventuale estensione dei tempi del negoziato sarà possibile solo con l'accordo di tutti i 28 paesi coinvolti. L'accordo finale potrebbe prevedere un periodo di transizione, che potrebbe oscillare fra due e cinque anni, durante il quale potrebbe essere definito un accordo commerciale fra le parti.

Che cosa cambia per gli italiani

In Gran Bretagna risiedono oltre mezzo milione di italiani. E' una delle più grandi comunità dei nostri connazionali all'estero. Di questi, meno della metà, sono registrati all'anagrafe britannica. Agli altri con la Brexit sarà chiesto di certificare e dimostrare la propria residenza per poi ottenere il permesso di residenza.

Chi lavora già lì. Chi paga le tasse già da 5 anni nel Paese britannico può richiedere un permesso di residenza o di cittadinanza, magari doppia italiana-inglese. Se invece non si sa se restare o meno si può richiedere un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 o 5 anni.

Chi vuole emigrare. Chi pensa di trasferirsi nel Regno Unito in futuro, dovrà aspettare il risultato dei negoziati tra Londra e Bruxelles. In bilico ci sono, infatti, i vantaggi oggi garantiti dalla comune appartenenza alla Unione Europea. In particolare potrebbe essere più difficile per un nostro connazionale andare a Londra per cercare un lavoro. L'occupazione andrà trovata prima, dall'Italia prima della partenza.

Studio. Lo studente britannico e quello italiano prima della Brexit avevano uguali diritti. Dalla possibile esenzione dalle tasse universitarie all'accesso ai finanziamenti bancari per pagarle. Adesso, se non ci saranno accordi specifici, le tasse universitarie saranno più alte così come succede al momento per chi va a studiare negli atenei inglesi da fuori Europa.

Turismo. Grossi cambiamenti in arrivo anche per chi vuole andare a Londra per una vacanza. Per fare il classico weekend nella capitale inglese ci vorrà il passaporto e non più soltanto la carta d'identità. Non sarà più garantita la copertura sanitaria della tessera europea, ma bisognerà stipulare un'assicurazione come succede per i viaggi negli Stati Uniti.

Biglietti aerei. Si prevedono pesanti rincari delle tariffe - da e per la Gran Bretagna - quando il Paese uscirà formalmente dall'Unione Europea.

Telefonia. Dopo l'uscita formale del Paese dall'Europa potranno esserci pesanti aggravi tariffari per i viaggiatori che utilizzeranno il telefonino in Gran Bretagna.

Cambio. Al momento la Brexit rappresenta un vantaggio per i turisti che utilizzano l'euro. La svalutazione della sterlina, infatti, rende più conveniente fare acquisti nel Regno Unito e aumenta il potere d'acquisto dei viaggiatori europei.

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri
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