Meteo, finita la tregua: torna il gelo. Dove e quando farà più freddo

"Sarà un lunedì di relativa TREGUA quello odierno, un lembo dell'alta pressione a ovest del nostro Paese, riuscirà a mantenere condizioni di moderata stabilità atmosferica con temperature in lieve ed ulteriore ripresa nei valori massimi. Sarà tuttavia solo una breve parentesi in quanto all'orizzonte si preannuncia un nuovo CROLLO VERTICALE dei termometri. Vediamo quando e quali saranno le zone maggiormente colpite da questa nuova ondata d'aria fredda", dice un articolo de iLMeteo.it.

"Nonostante l'insistenza di gelate notturne al nord e su alcune aree interne del centro, le temperature stanno leggermente aumentando, complice l'attenuazione temporanea dell'afflusso d'aria fredda. Fra domani, martedì 8 e mercoledì 9 gennaio, ecco che l'alta pressione torna a salire di latitudine innescando l'ennesima discesa di venti freddi che colpiranno nei prossimi giorni tutto il Paese. E' una situazione molto simile alla precedente che svilupperà il freddo in modo abbastanza omogeneo su gran parte d'Italia ma produrrà effetti negativi anche dal punto di vista meteo specialmente al centro sud.

Gioco forza, specie fra mercoledì e giovedì, le temperature torneranno a calare sensibilmente. Sulle centrali adriatiche e su parte del sud torneremo ad avere valori massimi di poco superiori allo zero mentre al nord, il grande freddo, si farà sentire in particolare di notte e in prima mattina con valori minimi ben al di sotto dello zero e conseguenti estese gelate. Anche su alcune aree interne del centro le temperature minime torneranno a tratti sotto lo zero come in Toscana, a Firenze e fino all'Umbria e nelle aree interne delle Marche. Su queste zone ci sarà però meno freddo di giorno grazie al discreto soleggiamento che riuscirà in parte a mitigare il gelo notturno".

(Fonte: Stefano Rossi - iLMeteo.it) 

Il sindaco di Bolzano (centrosinistra-Svp) esce dal coro dei ribelli: "Il Decreto Salvini va applicato, è legge dello Stato"

Il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, che guida una giunta centrosinistra-Svp, evidenzia come il "Decreto Salvini" promulgato dal Capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sia "a tutti gli effetti, legge dello Stato e come tale vada applicato dai sindaci, non nella loro veste di responsabili dell'amministrazione comunale, ma come ufficiali di governo, dovere al quale gli stessi sindaci, non possono sottrarsi". "Altro è il giudizio politico condivisibile o meno, così come ad altri toccherà eventualmente sollevare la questione di incostituzionalità del decreto che dovrà essere vagliata dalla Suprema Corte". Non spetta dunque ai sindaci valutare le singole norme, bensì farle rispettare a prescindere dalla loro condivisione, a meno che, aggiunge Caramaschi "non si voglia scardinare lo stato di diritto della Repubblica Italiana".

 

(Fonte: Ansa)

Flat tax, lavoratori dipendenti e partite Iva: chi ci guadagna di più?

Le partite Iva con la flat tax, guadagneranno oltre il 30% in più rispetto ad un lavoratore dipendente. E' quanto emerge dalle simulazioni messe a punto dal Centro studi fiscali Eutekne.info, secondo cui il taglio delle tasse sulle partite Iva, a parità di retribuzione lorda, allungherà la distanza tra lo stipendio netto di un autonomo e quello di un lavoratore dipendente. Chi sceglie di lavorare aprendo una partita Iva, infatti, secondo i calcoli di Eutekne, potrà contare a fine mese su una busta paga superiore di oltre il 30% rispetto a un dipendente


In particolare, con le novità inserite in manovra sulla cosiddetta 'tassa piatta - l'introduzione nel 2019 dell'aliquota al 15% per i lavoratori autonomi che dichiarano un reddito annuo fino a 65 mila euro e, a decorrere dal 2020, e di quella al 20% per le partite Iva con un giro d'affari tra 65 mila e 100 mila euro - l'inquadramento di lavoro come 'autonomo con partita Iva' secondo Eutekne "diventerà estremamente conveniente per tutti coloro che dichiarano una retribuzione compresa tra 35 mila e 80 mila euro", con il 30% in più di reddito disponibile.

Altri risparmi, seppur inferiori, riguarderanno anche le fasce di reddito lorde comprese tra 15mila e 35mila e tra 80mila a 100mila. Nel caso di una retribuzione lorda annua di 20mila euro, ad esempio, un autonomo prenderebbe il 9,75% in più rispetto ad un dipendente mentre a 30mila passerebbe al 19,35%. Nel caso di 50mila, invece, il vantaggio sarebbe del 26,46% per poi salire al 30,44% con un giro d'affari annuo di 60mila euro e al 33% per un autonomo con una retribuzione lorda annua di 70mila euro.

Con l'introduzione della flat tax al 15% e al 20% nei prossimi due anni il vantaggio del lavoro 'autonomo' è talmente evidente che, sottolinea Eutekne, il governo ha deciso di inserire nella legge di bilancio una 'clausola di salvaguardia'. Si tratta del divieto a 'convertire' i lavoratori dipendenti in autonomi destinato a tutti coloro che, nei due anni precedenti l'entrata in vigore della manovra, hanno percepito redditi da lavoro dipendente.

(Fonte: Adnkronos)

Maltempo; da Nord a Sud l'Italia mostra le sue fragilità

Italia nella morsa del maltempo, in tre giorni cadranno le piogge che normalmente cadono in tre mesi. I video drammatici mostrano le debolezze di un territorio troppo a lungo lasciato a se stesso. Al Politecnico di Milano acqua in classe durante una lezione, a Napoli un giovane muore travolto da un albero, molte regioni hanno diramato l'allerta rosso. Acqua alta record a Venezia, forse uno degli avvenimenti più forti registrati nella città lagunare, il 75% della città è allagata. La presidente del Senato: "Serve commissione d'inchiesta sul dissesto idreogeologico". Questa forte perturbazione è destinata a non abbandonare il Paese per altri giorni ancora, sicuramente non vedremo un cielo azzurro prima del 2 novembre.

Vi mostriamo alcuni drammatici video che mostrano la situazione del paese da Nord a Sud

 

 

Uccidere o non uccidere ... Il dilemma morale ignorato dai robot killer

L'autonomia dei robot assassini non solo trasforma la condotta delle operazioni militari, ma anche il vero paradigma della guerra


ll robot killer è essenzialmente molto più di un'arma, dal momento che è in grado di  scegliere  e  decidere  autonomamente se sparare a un bersaglio nemico oppure risparmiare la sua esistenza. Essendo privo di coscienza, il robot killer non potrà mai essere responsabile delle sue azioni, di conseguenza non potrà essere giudicato e non dovrà mai seguire le differenti regole d'ingaggio. L'autonomia dei robot assassini non solo trasforma la condotta delle operazioni militari, ma risolvono anche il vero paradigma della guerra, è giusto uccidere oppure no? Le conseguenze sociali e anche morali dell'uso di robot killer diventano quindi tutt'altro che trascurabili. Questi problemi devono essere messi in oggettiva prospettiva come parte di un processo completo di automatizzazione della guerra convenzionale. Ci concentreremo qui su un aspetto cruciale dell'arrivo di robot letali autonomi: la loro capacità di decidere autonomamente di sparare e quindi uccidere i combattenti nemici.

La Guerra: un'attività molto umana

La guerra è essenzialmente un'attività regolata da regole e convenzioni umane, derivanti da norme culturali e religiose. Ma ha anche una sua logica che sfida le convenzioni. Per il grande teorico militare Clausewitz, è "un atto di violenza che teoricamente non ha limiti". Teoria confermata in una nota espressione di Eisenhower:

"Usando la forza, non sapevamo dove stavamo andando, più abbiamo approfondito il conflitto, meno i limiti abbiamo trovato ad eccetto della capacità di forza stessa".

Per riassumere, si potrebbe dire, come il generale Sherman durante la guerra civile, prima di evacuare e poi bruciare la città di Atlanta che, "la guerra è un inferno che trova limiti solo nella sua attuale potenza. Tuttavia, queste tendenze sono contenute paradossalmente dai soldati impegnati nelle guerre che, secondo il filosofo Michael Walzer, sono capaci di distinguere "il compito a cui dedicano le loro vite, da un puro e semplice macello", attraverso il rispetto convenzioni di guerra. Ovvero la capacità di distinguere quando è realmente necessario uccidere e quando no.

Le convenzioni di guerra

Le Convenzioni di Ginevra riguardano due aspetti: lo jus ad bellum, il diritto di innescare e fare la guerra, e lo jus in bello, quest'ultimo parte da un assioma fondatore: la distinzione tra combattenti e civili. Il primo ha il diritto di uccidere in virtù del fatto che essi possono essere uccisi o uccidere. Da questa fondamentale distinzione seguono quattro principi principali:

  • l'umanità;
  • necessità militare;
  • proporzionalità;
  • discriminazione.

Due principi ci interessano in modo particolare. In primo luogo, il principio di proporzionalità richiede che, se è permesso uccidere civili per distruggere importanti obiettivi nemici, questo deve essere fatto in misura sufficiente. Secondo il giornalista Andrew Cockburn, l'esercito americano in Afghanistan, avrebbe considerato che un rapporto di 30 civili uccisi, per ogni capo talebano sconfitto sarebbe stato accettabile.

Il secondo, il principio di discriminazione, è quello di garantire una chiara distinzione tra civili e combattenti militari. Il rispetto di questi due principi dipende in larga misura dall'intensità del conflitto in corso.

L'opposizione ai robot killer

Si gioca principalmente sui due criteri visti in precedenza. Per quanto riguarda il fattore discriminazione, non si può negare che rappresenti un punto debole di queste macchine: come differenziare, infatti, un soldato che si arrende da un soldato in armi, o un soldato ferito?

Purtroppo al momento, le tecniche di riconoscimento della forma sopra citata, sono in grado di distinguere solo le uniformi e fanno, come afferma il robotista Noel Sharkey, grossolane confusioni nel distunguere lo stato dei soldati . D'altra parte, è molto difficile per un robot identificare un soldato ferito o addirittura un soldato che stende le braccia. A questo si aggiunge il criterio di proporzionalità: una macchina può decidere da sola quanti civili potrebbero essere uccisi per distruggere il suo obiettivo?

Per rafforzare questi due argomenti principali, gli oppositori dei robot killer, antepongono il principio di umanità, affermando che gli umani non sono razionali perché hanno emozioni e credono nel loro intuito. Molti di loro mostrano una certa repulsione nell'uccidere il loro vicino. Ad esempio, studi condotti dopo la seconda guerra mondiale hanno mostrato che in media solo il 18,75% dei soldati messi in servizio aveva usato la propria arma.

Questa vivace opposizione imbarazza molto i capi i militari, i capi di stato e spiega la loro esitazione sull'uso di queste armi. Anche se i più scettici pensano che poteri militari forti come la Cina, la Russia o l?america, non avranno certamente queste apprensioni morali e non esiteranno a sviluppare questo tipo di armamenti in un futuro troppo prossimo.

L'arrivo dei robot killer è quindi inevitabile e merita di essere anticipato.

Chi è responsabile?

In virtù di questo principio, Ronald C. Arkin, un robotista americano, propone di progettare macchine che agiscono in modo più etico, rispetto a quei soggetti imperfetti che sono combattenti umani, dotandoli di UMANITA'. Considerando che, "confrontandosi con l'orrore del campo di battaglia", i soldati vedono la loro capacità di giudizio offuscata dalle emozioni e dallo stress del combattimento e tendono quindi a commettere atrocità. I robot autonomi letali sarebbero la soluzione per garantire il rispetto delle leggi della guerra, preimpostate nella loro intelligenza artificiale.

Per Gregoire Chamayou, il problema è ad un altro livello, considerando due livelli distinti di ragionamento;

1) l'arma (che è una cosa)

2) il combattente (che è una persona)

Il primo non è legalmente responsabile (forse lo sono i suoi creatori), il secondo legalmente responsabile e giudicabile. 

Il robot autonomo letale è un insieme di questi due punti, in cui l'arma e il combattente si confondono in un'unica essenza: agente e strumenti sono collegati, escludendo ogni possibilità di responsabilità legale. Come giudicare una macchina? Quindi... vede qualcosa e inizia a fare uso di se stesso.

La possibilità di concedere il diritto di uccidere alle macchine non sarebbe comunque senza conseguenze. Se consideriamo che in guerra, il diritto di uccidere è solitamente riservato ai combattenti in virtù del fatto che possono essere uccisi, considerare che possono essere eliminati da una macchina, "sarebbe come mettere un omicidio, sullo stesso piano della distruzione di una semplice cosa materiale" .

Questa domanda non è solo militare e avrà inevitabilmente ripercussioni sull'uso di altri sistemi automatici come, ad esempio le automobili autonome, pensiamo ad un incidente mortale causato da una macchina a guida autonoma, chi dovrà essere considerato responsabile di tale grave avvenimento?

 

FONTE: (Eric Martel, dottore in scienze gestionali - ricercatore associato presso LIRSA, Conservatorio nazionale delle arti e mestieri (CNAM))

La signora è tornata; Marine Le Pen vuole diventare il primo partito alle prossime Elezioni Europee

Dopo la sfortunata performance dello scorso anno, oggi (gli storici alleati di Salvini) i Nazionalisti della Le Pen, sono in forte ripresa 


Meno di 18 mesi fa, Marine Le Pen uscì sconfitta ed esausta dalle elezioni che hanno visto il prevalere di Macron. Aveva perso il ballottaggio presidenziale francese, dopo una un dibattito molto sentito in cui i contendenti sembravano spinti in una selva senza regole e Marine non ha retto il confronto. La sua leadership nel "Fronte nazionale", un partito di populisti di sangue e terra, veniva meno e negli ambienti politici francesi si diceva che la Le Pen ne fosse uscita depressa. In pochi mesi, perse il suo alleato più stretto, Florian Philippot, e scoprì che i conti bancari francesi del suo partito erano vuoti e inaspettatamente venivano chiusi.

Ma ecco che la leonessa ritorna pronta a nuove battaglie, era a Roma l'8 ottobre con un nuovo bagliore negli occhi, accanto a Matteo Salvini, una raggiante signora Le Pen ha lanciato una protesta contro l'Europa "totalitaria" e ha proclamato l'inizio di una nuova storia con la "S" maiuscola.il Populismo e il nazionalismo potrebbero anche essere stati sconfitti alle urne in Francia nel 2017, ma le Elezioni Europee sono un'altra storia, sia la signora Le Pen, sia Matteo Salvini sperano che le elezioni del prossimo maggio dimostrino che le loro idee e i loro partiti, cavalcando un'onda anomala anti Europa, hanno molto da dire. La Lega e il nuovo "Rassemblement national" (Raggruppamento Nazionale), di Marine Le Pen sono delle forze populiste da non sottovalutare. L'idea potrebbe essere quella di sfruttare un'affluenza generalmente bassa e l'opportunità di un voto di protesta, in queste circostanze l'estrema destra francese e la destra italiana hanno spesso fatto bene nei sondaggi europei. Nel 2014 il "Front Nazional" ha ottenuto il primo posto in Francia, con il 25% dei voti. Per i francesi, il voto del prossimo anno sarà determinante anche come test elettorale politico a medio termine, Macron viene da un'estate di scandali mal gestiti e commenti offensivi e oggi i rating di popolarità del presidente francese sono crollati. Questa settimana ha visto Macron lottare per rimescolare il suo governo, dopo che il suo ministro degli Interni, Gérard Collomb, si è dimesso, lamentando il fatto che il presidente era privo di umiltà. Le elezioni del prossimo maggio saranno "molto complicate", afferma uno dei suoi deputati. "Il rischio è che il voto si trasformi in un referendum proprio su Macron." Un sondaggio dell'ultima ora pone la signora Le Pen al 20% e questo la potrebbe vedere di nuovo in cima alla scala di gradimento francesi. "Il vento populista soffia ovunque," avverte Xavier Bertrand, presidente della regione Hauts-de-France, che ha battuto la signora Le Pen nel 2015.

La Le Pen e Salvini sperano di beneficiare di questa brezza, che ha messo in atto uno spostamento strategico sull'Europa e che potrebbe rendere sia il "Rassemblement national" (Raggruppamento Nazionale), sia la Lega una prospettiva meno allarmante per alcuni elettori. Dopo il referendum sulla Brexit nel 2016, guidato dal signor Philippot, allora vicepresidente del partito, l'onorevole Le Pen è diventata un "frexiteer". Un manifesto di partito all'epoca mostrò un paio di pugni che rompevano le catene accanto allo slogan: "Brexit, e ora la Francia!" L'anno scorso ha basato la sua campagna appoggiando un referendum che proponeva delle modifiche sui trattati dell'adesione all'UE e un ritorno a una "valuta nazionale" al posto del Euro. Purtroppo per lei però era troppo presto, i risparmiatori, in particolar modo i pensionati, hanno temuto per i loro risparmi e al primo turno, solo il 10% degli over 70 ha votato per la signora Le Pen, meno della metà del totale dei voti che si sarebbe aspettata.

Da qui partì l'impegno a lavorare verso una "Europa delle nazioni" riformata, un idea molto discussa anche con la Lega di Salvini, insieme hanno promesso di rimodellare l'UE e liberarla dalle grinfie di "quelli rintanati nel bunker di Bruxelles". La signora Le Pen non è più favorevole a lasciare l'UE, ma a conquistarla. Richiamando gli slogan inglesi, "in Europa, ma non governati dall'Europa", il ritornello di molti leader conservatori in Gran Bretagna.

In tutto questo trambusto è doveroso ricordare che Marine ha ancora qualche difficoltà a casa, un tribunale le ha ordinato di sottoporsi a un test psichiatrico in relazione al caso in cui le viene contestato di aver postato su Twitter immagini che mostrano la violenza dello Stato islamico. Ma non è il solo problema che la nuova Le Pen deve fronteggiare, come il suo "oggi amico Salvini", un'indagine che ha portato al sequestro 1 milione di dollari di sussidi pubblici al partito. 

Nonostante tutto la leonessa ricorda che i nazionalisti francesi furono sconfitti nel 2017, non schiacciati. 

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Premio Nobel per "innovazioni rivoluzionarie nella fisica dei laser"

Il premio Nobel per la fisica va al lavoro pionieristico nella fisica dei laser. Il premio è diviso tra Arthur Ashkin e Gérard Mourou e Donna Strickland.


Arthur Ashkin ottiene la metà del premio del valore di 867.000 euro, gli altri due si dividono equamente l'altra metà del premio.

L'americano Ashkin ha sviluppato le "pinzette ottiche" con le quali è possibile manipolare particelle con raggi di luce. Le pinzette sono ora utilizzate in molti laboratori per studiare i processi biologici, come le proteine, il DNA o la vita interiore delle cellule.

Il francese Gérard Mourou è un pioniere nella ricerca sui laser. Insieme alla canadese Donna Strickland ha creato degli impulsi laser più corti e più intensi. La loro tecnica ha portato a diverse applicazioni industriali e mediche. Ad esempio, milioni di operazioni agli occhi vengono eseguite ogni anno con raggi laser intensi.

Donna Strickland è la terza donna a ricevere il premio Nobel per la fisica. L'ultima donna a ricevere il premio è stata Maria Goeppert-Mayer, era il 1963, insieme a Eugene Wigner e Hans Jensen vinsero il Nobel per il loro lavoro sulla struttura a conchiglia del nucleo atomico. Andando più in la nel tempo, troviamo Marie Curie che vinse il Nobel nel 1903.

L'anno scorso, il premio Nobel per la fisica è andato agli scopritori delle onde gravitazionali.

  • Pubblicato in Cultura

E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

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