updated 7:13 AM UTC, Feb 23, 2020

Il Coronavirus e una storia di due mercati agroalimentari, quello italiano e quello cinese

Per combattere la diffusione di nuovi virus, il mondo deve riflettere sulle condizioni dei mercati agroalimentari e sullo sviluppo agricolo irregolare della Cina


La diffusione mortale del Coronavirus sta gettando un'enorme ombra sulle condizioni sanitarie cinesi, legate al mercato Agroalimentare, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato questa situazione un'emergenza globale. La sua diffusione sembra essere estremamente rapida sebbene il suo tasso di mortalità non sembri essere troppo elevato.

Sembra che il primo focolaio del virus provenisse dai mercati umidi cinesi, ovvero quei mercati dove si vende (in scarse condizioni igieniche), carne cruda, dove la gente comune compra animali selvatici e li mangia senza grandi precauzioni sanitarie. Tuttavia, dietro la diffusione del virus e le condizioni dei mercati umidi cinesi, si profila un quadro più ampio e preoccupante dello sviluppo agricolo irregolare della Cina. E proprio su questo tema può essere utile confrontare la Cina e l'Italia, entrambe le società hanno diete che si basano sul consumo di prodotti agroalimentari freschi. 

Il Parmigiano italiano VS il latte artificiale cinese

In Italia, la produzione dell'enorme business del parmigiano si basa su un piccolo numero di fornitori di latte di qualità. Sono circa 700 e il consorzio del Parmigiano acquista il loro latte seguendo severi criteri di qualità e di garanzia. I fornitori più piccoli hanno stalle composte da poche centinaia di capi, i più grandi alcune migliaia. Le mucche vengono allevate in condizioni sanitarie rigorosamente monitorate e il consorzio verifica a campione e senza preavviso, la qualità del latte. Se anche solo una volta, il consorzio rileva che il latte non è conforme allo standard, il fornitore viene "semplicemente abbandonato" perdendo la possibilità di continuare a garantirsi un futuro lavorativo con il consorzio del Parmigiano. In questa situazione, nessun fornitore ha molti incentivi a tradire la qualità del latte e tutti i fornitori sono invece incentivati ​​a produrre alimenti di qualità superiore.

La situazione è molto diversa in Cina. Nel 2008, le madri cinesi hanno scoperto che la formula del latte vaccino per i bambini era stata arricchita con Melamina, una sostanza artificiale a base di Formaldeide che aumenta le proteine ​​nel latte, ma danneggia seriamente i reni dei bambini. L'azienda produttrice acquistò il latte da decine di migliaia di agricoltori, la maggior parte dei quali aveva solo poche mucche. Gli agricoltori vendevano il latte agli intermediari che poi lo vendevano alle società di produzione. Il latte vaccino cinese ha poche proteine ​​e quindi qualcuno ha pensato bene di arricchirlo con della Melamina per soddisfare le esigenze nutrizionali. Ad oggi non si è ancora scoperto chi abbia aggiunto la melamina, troppi fornitori e intermediari coinvolti che non avevano alcun legame diretto con il produttore finale del latte vaccino per bambini. La catena di approvvigionamento era troppo lunga e larga per poter controllare efficacemente la qualità. L'unico modo per cercare di controllare le giuste misure sanitarie nella produzione, comporterebbe l'intervento statale con dei controlli a campione del latte di ciascun agricoltore, ma ciò richiederebbe uno sforzo in termini economici e di uomini monumentale che comunque non garantirebbe l'arrivo corretto al produttore, vista la tortuosa strada degli intermediari.

Per garantire davvero la qualità dell'offerta, si dovrebbe adottare il sistema del parmigiano, ovvero disporre di un numero inferiore di fornitori che hanno un incentivo economico per mantenere elevati gli standard. Ma per arrivare a questo stadio, molti agricoltori che ora allevano solo poche mucche dovrebbero perdere il lavoro e la terra, generando però ulteriore povertà e massa umana nelle ormai sature città.

 

Tutto ciò si abbatterebbe sul delicato sistema di Welfare cinese, il governo dovrebbe aumentare le tasse per dare sussidio iniziale agli agricoltori che decidessero di abbandonare la campagna, aumentando a dismisura le tasse anche a quei ceti, con cui aveva fatto accordi ben precisi. Ciò spezzerebbe il contratto sociale che il governo cinese ha stipulato con la propria gente dopo Tiananmen nel 1989. Sulla scia della repressione, i leader cinesi avevano stretto un patto con gli studenti, che potevano fare affari come volevano e non pagare tasse, purché non si intromettessero più con la politica. Potevano diventare ricchi ma stando fuori dalla politica. Ora se il governo cinese infrangesse quel contratto sociale, la sua posizione sarebbe gravemente indebolita e contemporaneamente dovrebbe stipularne uno nuovo andando a nuovi accordi.

E' facile notare che le grandi pandemie che hanno colpito gli uomini coincidono sempre con lo sviluppo di epidemie di animali, lo scoppio della SARS nel 2003 e oggi  il Coronavirus. Nel 2003, prima della SARS, si è verificata una massiccia esplosione di influenza aviaria. Prima del Coronavirus, esattamente nella primavera del 2019, la Cina era stata spazzata da un'epidemia di influenza suina che ha causato l'abbattimento di metà della popolazione di maiali, che corrisponde a circa un quarto della popolazione mondiale. L'influenza suina è ancora in corso e non è chiaro quando e se sarà superata. Il 1 ° febbraio, nella provincia meridionale cinese di Hunan, vicino a Hubei, culla del Coronavirus, si è anche verificato un nuovo imponente focolaio di influenza aviaria.

Qui ci sono due questioni da considerare: una è la soluzione dell'attuale epidemia di Coronavirus e certamente il mondo intero deve cercare di collaborare per fermare il virus, la seconda è un problema sistemico più ampio; come modernizzare l'agroindustria cinese per "prevenire una diffusione massiccia di malattie degli animali alle persone in futuro".

La produzione agricola e le vendite di carne devono essere ammodernate ed eseguite secondo le moderne condizioni sanitarie. Ma questo ha anche grandi implicazioni politiche.

Chiaramente, la SARS e il CORONAVIRUS dimostrano che questi problemi non sono solo cinesi ma, poiché hanno un enorme impatto sull'insicurezza sanitaria in tutto il mondo, sono anche problemi globali.

 

 

FONTE: AsiaTimes

La Banca centrale europea ammette che il coronavirus è "fonte di preoccupazione"

Christine Lagarde avverte dell'incertezza sull'impatto economico dell'espansione del virus


La Banca centrale europea (BCE) ha ammesso che il coronavirus è "fonte di preoccupazione". La sua presidente Christine Lagarde ha affermato durante un dibattito, che esiste "incertezza" sull'impatto che potrebbe avere sia sull'economia cinese, sia su quella del resto del mondo. Tuttavia, ha sottolineato che, "quando questo tipo di pandemie vengono circoscritte e contenute, l'economia recupera". "Dobbiamo essere attenti, attenti e pazienti", ha concluso. Pertanto, ha scelto di monitorare attentamente l'evoluzione e la diffusione di questo virus.

La Cina ammette problemi nella risposta al virus; il bilancio delle vittime sale a 426

I pazienti continuano ad arrivare all'ospedale di Wuhan da 1.000 posti letto, l'ospedale costruito in 10 giorni non è ancora completo, ma a causa delle gravi esigenze sanitarie, già attivo a pieno regime.


Xi Jinping ha ammesso "carenze e difficoltà" nella risposta sanitaria allo scoppio del coronavirus, poiché i media statali hanno affermato che un nuovo ospedale costruito a un ritmo vertiginoso ha già iniziato a ricevere pazienti nell'epicentro della crisi.

Oggi sono state confermate sessantaquattro nuove morti, superando il record di lunedì, registrando un nuovo aumento giornaliero da quando il virus è stato rilevato alla fine dell'anno scorso nella città centrale di Wuhan. Il bilancio delle vittime in Cina si è attestato a 426, superando i 349 decessi sulla terraferma causati dallo scoppio della sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2002-03, che ha ucciso quasi 800 in tutto il mondo. 

Il governo di Pechino ha comunque accusato gli Stati Uniti di aver scatenato il "panico" con la sua risposta mediatica al Coronavirus, compreso un divieto di ingresso nel paese per gli stranieri che sono stati recentemente in Cina. Finora il virus si è diffuso in oltre 20 paesi e diverse altre nazioni hanno istituito rigide regole sanitarie.

L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la crisi emergenza sanitaria globale e la prima morte fuori dalla Cina è stata confermata domenica nelle Filippine.

Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, mentre corre per cercare di contenere la diffusione del virus, il Comitato permanente del Politburo (l'élite medica cinese), ha chiesto miglioramenti al "sistema nazionale per la gestione delle emergenze" a seguito di "carenze e difficoltà esposte nella risposta all'epidemia". Per il Politburo, "È necessario rafforzare la vigilanza del mercato, vietare risolutamente e reprimere severamente i mercati e gli scambi illegali di animali selvatici".

Il governo ha anche affermato di aver "urgentemente" bisogno di equipaggiamento medico protettivo come maschere chirurgiche, tute protettive e occhiali protettivi per controllare l'epidemia.

Le autorità nelle province che ospitano più di 300 milioni di persone (tra cui il Guangdong, il paese più popoloso del sud della Cina con 113 milioni di persone), hanno ordinato a tutti di indossare maschere in pubblico. 

Ma le fabbriche in grado di produrre circa 20 milioni di maschere al giorno funzionano solo al 60-70% della capacità, ha detto il portavoce del dipartimento industriale Tian Yulong, aggiungendo che la domanda e l'offerta sono rimaste in "stretto equilibrio" a seguito della pausa del nuovo anno lunare. Tian ha affermato che le autorità stanno prendendo provvedimenti per importare delle forniture di maschere da Europa, Giappone e Stati Uniti, mentre il ministero degli Esteri ha dichiarato che paesi come Corea del Sud, Giappone, Kazakistan e Ungheria hanno donato a titolo gratuito forniture mediche.

La maggior parte delle morti è avvenuta a Wuhan e nella circostante provincia di Hubei.

Con oltre 20.400 infezioni confermate, il tasso di mortalità per il nuovo Coronavirus è molto inferiore al tasso del 9,6% registrato dalla SARS.  Il virus sta generando un problema economico crescente, chiudono le imprese, frenano i viaggi internazionali e le linee di produzione dei principali marchi globali si stanno pian piano fermando. Il mercato azionario di Shanghai è precipitato di quasi l'8% lunedì il primo giorno di negoziazione dopo le vacanze, poiché gli investitori hanno recuperato terreno con il ritiro globale della scorsa settimana. A Wuhan, che è stato trasformato da vivace centro industriale in una città quasi fantasma, i residenti vivono nel profondo timore di contrarre il virus. Le strutture mediche della città sono state travolte.

L'emergere del virus ha coinciso con il capodanno lunare, quando centinaia di milioni di persone viaggiano attraverso il paese per le tradizionali riunioni di famiglia. Una vacanza prolungata di altri tre giorni, al fine di permettere alla autorità di prepararsi al meglio. Ma alcune città importanti - inclusa Shanghai - lo hanno prolungato ulteriormente, molte scuole e università hanno ritardato l'inizio delle lezioni.

 

Fermare la diffusione

Molte nazioni hanno evacuato centinaia di loro cittadini dalla Cina, costringendoli alla quarantena e più compagnie aeree stanno cancellando i servizi verso la terraferma. Lunedì il ministero degli Esteri cinese ha criticato gli Stati Uniti per essere stati tra i primi a evacuare i connazionali, senza fornire "assistenza sanitaria sostanziale" alla Cina.

Le azioni statunitensi avevano causato "panico", ha detto la portavoce cinese Hua Chunying. Mongolia, Russia e Nepal hanno chiuso i loro confini terrestri, mentre Hong Kong, provincia semi-autonoma ha annunciato che chiuderà tutti i confini, tranne i due passaggi di terra utilizzati per far pervenire aiuti sanitari in territorio cinese.

La Cruise Lines International Association, che rappresenta alcuni dei maggiori operatori del mondo, ha affermato che le navi negheranno l'imbarco ai passeggeri e all'equipaggio che hanno recentemente viaggiato in Cina.

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Pechino espande la linea sanitaria: 56 milioni di persone isolate

Per contenere il virus, la Cina ha messo in quarantena cinque nuove città. Il bilancio delle vittime è aumentato da 26 a 41 morti.


La Cina ha ampliato questo sabato il cordone di cordone imposto per arginare la diffusione del nuovo virus apparso a Wuhan, una misura che isola dal mondo 56 milioni di persone. Ha inoltre ordinato misure di screening nazionali su treni, autobus e aerei. Altre cinque città nella provincia di Hubei (al centro) sono state aggiunte alle tredici che erano già interessate da questo dispositivo, il che implica in particolare l'arresto del trasporto pubblico diretto per questi agglomerati e la chiusura delle rampe autostradali che li servivano. A livello nazionale, saranno istituiti punti di ispezione e tutti i viaggiatori con sintomi di polmonite saranno "immediatamente trasportati" in un centro medico, ha annunciato la National Health Commission in una nota. Il bilancio delle vittime è aumentato ulteriormente, da 26 morti venerdì a 41 sabato. Il numero totale di infezioni è aumentato da 830 a 1.287. Di questi, 237 casi sono considerati "critici", secondo le autorità sanitarie. La maggior parte dei pazienti che sono morti finora ha superato i 65 anni o ha malattie preesistenti.

Tre casi in Francia

E il contagio ora colpisce l'Europa, con tre casi confermati in Francia. Un secondo caso è stato confermato negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha elogiato gli sforzi di Pechino per cercare di contenere la diffusione del virus. In Asia, sono stati segnalati casi di contaminazione a Hong Kong, Macao e Taiwan, nonché in Corea del Sud, Giappone, Tailandia, Singapore e Vietnam. La Cina è quindi entrata nell'anno del topo sotto il segno del coronavirus che ha lasciato Wuhan a dicembre. Niente petardi, niente danze del drago. Per i nuovi anni, le strade della metropoli della Cina centrale sono morte, i pochi passanti si coprono il viso con una maschera protettiva obbligatoria, come trovata da un team AFP sul posto. Oltre alla città in quarantena di Wuhan, praticamente l'intera provincia di Hubei è tagliata fuori dal mondo, portando il numero totale di abitanti confinati a oltre 56 milioni, quasi la popolazione del Sudafrica.

 

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Violenta lotta finale a Hong Kong: gli studenti temono il massacro

HONG KONG. I colpi soffocati dei fucili a gas lacrimogeno della polizia, sono accompagnati dal suono di vetri rotti e fiamme che si aprono mentre gli studenti rispondono con le bombe a benzina. Ciò a cui stiamo assistendo potrebbe essere la battaglia finale di una guerra di quasi sei mesi. Una guerra per il futuro di Hong Kong.


Camminando lungo la Nathan Road nel distretto turistico di Kowloon dove padroneggiano negozi di marca, hotel di lusso e ristoranti, dove una serata normale sarebbe piena di acquirenti e auto nel traffico, oggi si è invece circondati da orde di giovani con facce parzialmente mascherate che costruiscono barricate di selciati e lunghe porte di bambù. Nessuna macchina può transitare e la strada ricorda molto una zona di guerra. 

I ragazzi VERSANO il contenuto di bibite e bottiglie di birra E LE RIEMPIONO di benzina e altri liquidi, realizzano bombe incendiarie che vengono consegnate a coloro che sono in prima linea e combattono contro la polizia. Le pietre vengono usate per bloccare la strada alle auto della polizia e allo stesso tempo diventano le armi per gli studenti.


La polizia sembra vedere quest'ultima battaglia come un'occasione d'oro per arrestare il gruppo "nucleare", ovvero il gruppo che comanda e dirige la guerriglia, partita da una manifestazione, definita illegale. Illegale perché la polizia ha smesso di rilasciare permessi per dimostrazioni. 

Ma gli studenti con migliaia di follower fuori dall'università, riescono a mobilitare ogni giorno persone disposte a opporsi ad un regime che diventa ogni giorno sempre più totalitario. 

 Ci sono studenti all'interno dell'università che hanno bisogno di aiuto, tuttavia, la polizia sta impedendo l'ingresso agli operatori sanitari. Allo stesso tempo, sta impedendo agli studenti di lasciare l'università sparando gas lacrimogeni contro chiunque ci provi.

La polizia usa violenza estrema. Sparano proiettili di gomma e talvolta in modo improprio, usano enormi quantità di gas lacrimogeni.

"La nostra lotta è iniziata con metodi completamente pacifici", spiega un rappresentante studentesco all'intervistatore, ma le autorità non ci hanno ascoltato. Invece, la polizia è stata incaricata di usare la forza per fermare le proteste. Certo è estremo usare bombe molotov contro la polizia, ma lo facciamo per proteggerci. Noi NON VOGLIAMO DIVENTARE COME LA CINA"

Arwen, 25 anni, è stata nel movimento di resistenza da quando il governo locale ha presentato un nuovo disegno di legge all'inizio di giugno che consentirebbe alla Cina di chiedere l'estradizione di tutti gli individui di Hong Kong, anche solo sospettati di un crimine.

Quel disegno di legge ha fatto reagire l'intera Hong Kong come un unico essere. In diverse occasioni, diversi milioni di persone sono scesi per le strade della città chiedendo che la nuova legge fosse ritirata. Ora il movimento di protesta ha una serie di nuove richieste, la più importante è l'istituzione di una commissione d'inchiesta per indagare sui metodi violenti della polizia. Il movimento democratico vuole anche che i leader di Hong Kong vengano eletti alle elezioni dirette e non come oggi da un piccolo gruppo di oligarchi gestiti dal regime di Pechino. 

Sembra che la fine di questa guerra si stia avvicinando, la Cina non può accettare dall'insurrezione di Hong Kong e si appresta a stringere la corda intorno al collo della piccola cittadina che vuole più indipendenza.

L'ambasciatore cinese nel Regno Unito ha avvertito che Hong Kong avrà un futuro molto spiacevole se le proteste continueranno, i soldati cinesi situati ad Hong Kong sono stati schierati per la prima volta nelle strade.

 

Forse disarmati sicuramente per eliminare le barricate degli studenti, è stato comunque un chiaro avvertimento che la pazienza della Cina sta iniziando a erodersi e che la battaglia finale potrebbe essere quella in corso. Persone innocenti saranno uccise, la polizia sta ora cercando di chiudere gli studenti all'interno dell'Università, come se un problema politico possa essere risolto solo con la violenza. Preludio di una silenziosa tragedia.

 

 

A Pechino, Emmanuel Macron e Xi Jinping si sono uniti nelle critiche a Donald Trump

Il terzo e ultimo giorno della visita del Capo di Stato francese in Cina è stato caratterizzato dalla firma di circa 40 accordi e contratti.


I diplomatici lo sanno: niente di meglio per avvicinare due paesi che trovare un avversario comune. Incontro a Pechino mercoledì 6 novembre, terzo e ultimo giorno della visita ufficiale di Emmanuel Macron in Cina, il presidente francese e il suo omologo Xi Jinping hanno mostrato le loro convergenze di vedute, persino la loro unità, di fronte all'unilateralismo di Donal Trump, sia in campo commerciale che ambientale e sulla questione iraniana.

Dopo un'intervista al Palazzo del Popolo, i due capi di stato hanno descritto l'accordo sul clima di Parigi come "processo irreversibile" e "bussola", denunciando formalmente gli Stati Uniti. In un "Appello di Pechino sulla conservazione della biodiversità e sui cambiamenti climatici", pubblicato per l'occasione, entrambi i paesi affermano "il loro forte impegno a migliorare la cooperazione internazionale in materia di cambiamenti climatici per garantire l'attuazione dell'accordo, di Parigi totale ed efficace .

"Deploro le scelte fatte da alcuni e voglio comprenderle come scelte marginali", ha dichiarato Emmanuel Macron, un chiaro riferimento alle esternazioni di Donald Tump ma senza mai menzionare gli Stati Uniti. "Perché quando Cina, Unione Europea, Russia (che ha ratificato l'Accordo di Parigi qualche settimana fa), si impegnano fermamente, la scelta isolata dell'uno o dell'altro non è sufficiente per cambiare rotta, servono solo a emarginare e isolare".

Qualche istante prima, i due capi di stato avevano elogiato il multilateralismo, in un attacco non troppo inequivocabile contro Donald Trump. A sua volta, Xi Jinping ha affermato la sua opposizione alla "legge della giungla e agli atti intimidatori " , "protezionismo e gioco a somma zero" e "il tentativo di porre gli interessi nazionali al di sopra di quelli dell'umanità.

L'Italia potrebbe diventare il terminal di Belt and Road cinese, per il commercio nell'Europa meridionale

"Partnership Italia-Cina nella Nuova Via della Seta", un convegno che si è tenuto venerdì scorso, durante il quale funzionari ed esperti del governo italiano, hanno espresso il proprio sostegno all'iniziativa Belt and Road (BRI) proposta dalla Cina, discutendo sulla possibilità che l'Italia diventi il ​​terminale BRI cinese nell'Europa meridionale.


Partecipare al BRI potrebbe essere un'opportunità per unirsi a un nuovo percorso globale di multilateralismo concreto, ha affermato Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, alla conferenza. "L'Italia è un terminal naturale per la nuova Via della seta" nonostante le forti pressioni subite durante i negoziati per firmare il Memorandum of Understanding (MoU) con la Cina, così da poter unirsi al BRI", ha commentato.

L'Italia ha il vantaggio di essere il primo paese del G7 a firmare un MoU, "anche se questo vantaggio non durerà per sempre e il tempo non va sprecato, il governo (italiano) guarda in modo molto positivo agli accordi siglati con la Cina, dobbiamo restare sul campo", ha aggiunto il sottosegretario.

Tra gli esperti presenti alla conferenza, Vladimiro Giacche, presidente del think tank italiano Centro Europa Ricerche (CER), ha dichiarato che BRI è l'unico progetto che punta a rilanciare la crescita con investimenti reali dopo la crisi finanziaria del 2008. Secondo un'analisi condotta dal CER, il BRI potrebbe liberare il potenziale del commercio internazionale rafforzando la connettività, ha detto Giacche.

Marco Donati, General Manager di COSCO Shipping Lines Italia, ritiene che l'obiettivo del BRI non diventerà quello di colonizzare, questo perché "la cultura cinese non ha il concetto di colonizzazione". Secondo Donati, i miglioramenti logistici del BRI andranno a vantaggio di entrambi i paesi e tale vantaggio logistico sarà fondamentale affinché l'Italia diventi competitiva a livello globale, considerando la sua economia centrata sull'esportazione.

"Per COSCO, l'Italia è il secondo paese più importante in Europa, secondo solo alla Germania, e ci stiamo avvicinando", ha affermato Donati.

Alla chiusura della conferenza, il senatore Vito Petrocelli, capo della commissione per gli affari esteri del Senato, ha sottolineato il possibile ruolo che il BRI svolgera nell'aiutare l'Italia a ridurre il divario di sviluppo Nord-Sud, a rafforzare gli scambi tra le persone e a promuovere la cooperazione in terza paesi. La presenza del primo ministro italiano Giuseppe Conte al secondo Forum Cintura e Strada per la cooperazione internazionale a Pechino in aprile è una prova sufficiente del riconoscimento italiano del BRI.

Petrocelli ha inoltre dichiarato che l'Italia è pronta a diventare il terminal di BRI nel sud Europa, non solo nella distribuzione di merci, perché "New Silk Road" significa anche cooperazione tra le persone.

All'evento, organizzato dal gruppo parlamentare italiano, Unione Interparlamentare di Amicizia Italia-Cina, ha partecipato anche l'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu, che ha sottolineato la necessità sia dell'Italia che della Cina di coltivare la corretta strada, espandere la connettività delle infrastrutture e creare nuove canali per gli scambi tra le persone.

Negli ultimi sei anni, il commercio totale tra Cina e altri paesi che hanno partecipato al BRI ha superato i 6 trilioni di dollari, e gli investimenti della Cina in questi paesi hanno superato gli 80 miliardi di dollari, con quasi 300.000 posti di lavoro creati finora, secondo i dati ufficiali.

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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