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updated 3:20 PM UTC, Jun 4, 2020

Il coronavirus ha distrutto 500.000 di posti di lavoro in Italia

Solo la metà dei posti di lavoro persi, verrà recuperata il prossimo anno, per raggiungere i livelli pre-pandemici dovremo attendere fino al 2023


La recessione sta colpendo in particolare i settori come l'ospitalità e il turismo. I dati pubblicati questo mercoledì dall'Istat, hanno registrato un calo del 25% dell'attività di hotel e ristoranti nel primo trimestre di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2019. Sebbene queste posizioni siano state autorizzate alla ripresa dell'attività, molti hanno scelto di non alzare le saracinesche per paura di non riuscire a coprire le spese, come accade con la maggior parte dei ristoratori. Chiusi da fine marzo, i locali più piccoli e caratteristici, hanno oggi grosse difficoltà nel poter rispettare le regole anti contagio. Chi esce a cena vuole avere un momento di relax e dimenticare la vita di tutti i giorni. Se il cameriere indossa una maschera e ci sono divisori di metacrilato ovunque, è difficile dimenticare il coronavirus, per questo, è quasi meglio rimanere tra le sicure mura domestiche. Le distanze di sicurezza tra i tavoli e in cucina non sono applicabili ovunque e questo porterà molti dei lavoratori del settore, direttamente dalla cassa integrazione al licenziamento. Anche loro fanno parte dei circa 500.000 posti di lavoro che l'Italia perderà quest'anno a causa della recessione economica causata dal coronavirus. La previsione è di Mimmo Parisi, presidente dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che ha calcolato che il paese recupererà il prossimo anno solo 250.000 di quei posti di lavoro. In un intervento davanti alla Commissione del lavoro del Senato, Parisi ha dichiarato che fino al 2023, l'Italia non tornerà ai 23,4 milioni di lavoratori che aveva prima della crisi. Quest'anno secondo alcune previsioni il Pil subirà una grossa flessione, mentre il tasso di disoccupazione aumenterà di oltre tre punti rispetto al dato precedente alla comparsa del Covid-19, raggiungendo così circa l'11,6% .

In un'intervista Rai, Cristina Freguja, dirigente responsabile Istat ha dichiarato, "La pandemia non ha mostrato pienamente i suoi effetti dal punto di vista socio-economico. Dovremo ancora aspettare ancora affinché gli indicatori statistici mostrino chiaramente come stanno cambiando le condizioni della popolazione, i dati sulla disoccupazione di aprile, che saranno pubblicati a breve, saranno molto negativi". Poi ha continuato, "per alcuni settori della società, tra cui i più vulnerabili, gli effetti della pandemia e le difficoltà a riprendere l'attività economica, potranno trascinare in un grave crisi economica anche quelli che si trovavano in una buona situazione prima dell'inizio della pandemia. Questo è ciò che accadrà ai lavoratori a tempo determinato, alcuni lavoratori autonomi".

Decreto rilancio; il bonus per lavoratori domestici

Il decreto Rilancio introduce Il bonus per i lavoratori domestici


Un bonus importante e di aiuto a tutti quei lavoratori che rientrando in ufficio non sanno come gestire i propri figli. Con l'Avvocato Giuslavorista Davide Pollastro abbiamo cercato di far chiarezza, su questo bonus che consiste in un'indennità di 500 € per il mese di aprile e 500 € per il mese di maggio. Vediamo come funziona, a chi spetta e come richiederlo.

La provincia autonoma di Bolzano ignora Roma e apre i ristoranti

In tutta la penisola i ristoranti non sono aperti, servono solo da asporto, il servizio ai tavoli resterà bloccato fino al 1 giugno. In provincia di Bolzano, invece possono da aprire oggi, oltre a bar, parrucchieri, centri estetici o musei.


 "Dopo che Roma non ha ascoltato per settimane le richieste di una differenziazione regionale delle misure applicate al recente look-down, abbiamo deciso di intraprendere il nostro percorso legislativo autonomo", ha dichiarato il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher . Questo sabato è stato il primo giorno di negozi aperti dopo quasi due mesi di confino.

La provincia sostiene la sua posizione grazie ad uno statuto speciale di autonomia, che consentirebbe loro di prendere questo tipo di decisioni. Non è chiaro però se saranno in grado di mantenerle, in quanto il governo Giuseppe Conte ha contestato l'ordinanza. Lo stesso è stato fatto con un'altra regione ribelle, la Calabria, il cui governatore, Jole Santelli, ha deciso di riaprire prematuramente i suoi ristoranti visti i pochi casi di coronavirus rilevati in tutta la regione e in tutta l'Italia meridionale. Nel fine settimana il decreto è stato bloccato dall'Alta Corte di Catanzaro, che in accordo con il governo a posto il veto sulle aperture. Un'ordinanza che deve essere interpretata come un forte messaggio giudiziario, da tutti gli altri territori ostili a Roma. “La sicurezza dei luoghi di lavoro per dipendenti e cittadini è la nostra massima priorità. Non è tempo di divisioni, protagonismo e individualismo ”, ha avvertito il Ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia.

Alto Adige e Calabria non sono casi isolati. In questi giorni l'Italia sta vivendo uno scontro tra varie regioni e il governo. I territori in cui il virus sembra già essere sotto controllo chiedono di accelerare la riapertura per rilanciare l'economia. Il governatore sardo Christian Solinas ha firmato un'ordinanza che delega ai sindaci la possibilità di aprire i negozi. Il presidente della regione Friuli-Venezia Giulia , Massimiliano Fedriga, ha dato il via libera all'apertura del commercio al dettaglio anche a partire da lunedì. Quello ligure, Giovanni Toti, ha consentito la riapertura di alcune attività come i negozi di attrezzature sportive e lunedì prossimo parrucchieri, bar e spiagge. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha deciso che i parrucchieri e saloni di bellezza torneranno al lavoro la prossima settimana.

Circondato da tutti i lati, Conte ha lasciato aperto ieri in un'intervista con il Corriere della Sera, la possibilità di anticipare la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri in alcuni territori dal 18 maggio, lunedì prossimo, quando secondo il piano iniziale avrebbero dovuto solo riaprire i negozi di vendita al dettaglio. “Stiamo raccogliendo i dati dall'ultima supervisione e con gli esperti stiamo definendo regole chiare sulla sicurezza per lavoratori e clienti. Se la situazione rimane sotto controllo a livello epidemiologico, possiamo concordare con le regioni alcune anticipazioni. L'importante è procedere sulla base di un monitoraggio spot, perché l'incoscienza ci farebbe pagare nuove gravi conseguenze", ha affermato il premier.

La rabbia regionale non è l'unico problema al tavolo di Conte, impegnato in questi giorni a difendere il suo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Le opposizioni infatti ne chiedono le dimissioni a causa del rilascio di quasi 400 carcerati per prevenire il contagio nelle strutture sovraffollate. L'esecutivo soffre anche di divisioni interne a causa della proposta del Ministro dell'Agricoltura, di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti per risolvere la mancanza di manodopera sui campi, a cui si oppone il Movimento a 5 stelle. 

La tregua politica italiana imposta dalla pandemia si è ufficialmente conclusa.

La pandemia da coronavirus mette a confronto il federalismo tedesco e il centralismo francese

Lo stress test dovuto alla pandemia da Covid-19, mettono a dura prova le due nazioni, mettendo in luce i punti di forza e le debolezze delle due super potenze europee


La pandemia da coronavirus è un test di stress per i paesi e sistemi politici. Lo è anche per diversi modelli di organizzazione statale. Germania e Francia, il paese federale e il paese centralizzato per eccellenza nell'Unione europea, hanno gestito la crisi in modo differente portando a risultati opposti: secondo l'ultimo conteggio vi sono 3.868 morti in Germania e oltre 18.000 in Francia. Il decentramento tedesco, fondato sulla cooperazione tra i membri della federazione, sposta l'onere delle misure sanitarie verso i länder, che concordano con il governo federale e con i centri di ricerca scientifica distribuiti in tutto il paese, le linee generali delle restrizioni. La centralizzazione francese, che concentra il potere a Parigi e nel presidente, ha consentito un rapido processo decisionale, ma l'onnipotenza dello stato potrebbe aver aumentato i costi di errori e imprevedibilità.

GERMANIA
 
La Germania ha contenuto il virus, almeno per ora, in modo più efficace rispetto ad altri paesi europei. Che ruolo ha avuto il sistema federale in questo successo ancora precario, investimenti in spese sanitarie e ricerca in passato, diagnosi precoce del virus e persino fortuna, ma forse è ancora troppo presto per avere un dato certo. La verità è che il processo decisionale e gestionale politico in Germania differisce sostanzialmente da altri paesi vicini come la Francia o la Spagna. Nulla di simile allo stato di allarme degli altri paesi europei è stato dichiarato in Germania e il governo centrale non ha deciso o implementato unilateralmente le misure per contenere il virus. Sono i länder coloro che hanno una responsabilità cruciale sulle norme per bloccare la diffusione del virus. Quella pluralità politica nel processo decisionale, spesso ingombrante e complessa, potrebbe essere vantaggiosa agli occhi dei cittadini, che non hanno visto diminuire i loro diritti e le loro libertà.
La Germania è ora il quinto paese con il più alto numero di infezioni, 133.830, ma il bilancio delle vittime rimane relativamente basso, sono 3.868 secondo i dati del Robert Koch Institute. Soprattutto, il sistema sanitario non è stato travolto. Dall'inizio dell'epidemia, la Germania ha aumentato il numero di letti nelle unità di terapia intensiva da 28.000 a 40.000. Questo venerdì, 11.312 erano ancora disponibili. La curva sembra essere stata piegata per giorni, senza il totale confinamento e consentendo a ogni stato federale di adattare le linee guida di isolamento, concordate con il governo federale in funzione dei singoli bisogni o necessità. 
La divisione delle funzioni e delle competenze tra lo stato federale e i länder ha frammentato il processo decisionale in un momento in cui la velocità e la coesione assumono particolare rilevanza. La normativa sanitaria con l'articolo 32, attribuisce alle federazioni il ​​potere di adottare le misure necessarie per combattere le infezioni. Da quando è scoppiata l'epidemia, la coreografia politica in Germania è sempre stata la stessa. Il cancelliere tedesco Angela Merkel presiede la videoconferenza con i capi di governo dei länder e si stabiliscono le regole, ad esempio, la regola di riunirsi in gruppi al massimo di due persone con un metro e mezzo di distanza. Il governo raccomanda e coordina e ciascuno Stato decide quando e come attuare le misure. Un esempio è la graduale apertura delle scuole, che avrà inizio il 4 maggio, in Baviera, il paese più colpito dalla pandemia, partirà la settimana successiva.

Questa pluralità e una maggiore vicinanza delle autorità regionali con i governati assume un significato di fronte alla massiccia restrizione dei diritti e delle libertà imposte. E' molto importante per i cittadini che non sia solo una persona a decidere a Berlino, ma che ci siano le 17 persone che condividono il potere dei singoli stati federali. Oltre al processo decisionale, gli esperti attribuiscono al sistema sanitario tedesco, anche decentralizzato, parte del successo di fronte alla crisi. I laboratori di tutto il paese sono stati avvisati e istruiti da Berlino a metà gennaio sulla necessità di eseguire test diagnostici. Ricarda Milstein, presidente del centro di economia sanitaria di Amburgo, spiega che “il governo centrale ha assunto un ruolo più attivo. Sono sorpreso dal buon coordinamento che ha avuto luogo tra i diversi attori ”, afferma, riferendosi alle compagnie di mutua assicurazione e alle associazioni di professionisti della salute entrate in campo in questo difficile momento.

FRANCIA

Quando Emmanuel Macron ha annunciato lunedì scorso la fine progressiva del confinamento della popolazione a partire dall'11 maggio, la notizia ha sorpreso tutti i livelli dello Stato. Secondo Le Monde la maggior parte dei ministri ne era venuto a conoscenza, solo un quarto d'ora prima del discorso del presidente alla nazione . Il resto, dall'ufficio del sindaco di Parigi a quello della città più lontana dalla capitale, lo scoprì contemporaneamente agli oltre 36 milioni di francesi che videro Macron in televisione. 

Questa è la Francia, un paese in cui il solo presidente adotta misure che cambiano il corso della società. Il paese in cui il capo dello stato e l'élite tecnocratica che lo circonda, presi dalle inerzie di una particolare cultura burocratica, concentrano più potere che in qualsiasi altra grande democrazia occidentale. Il paese in cui vengono prese le decisioni a Parigi e in cui il principio egualitario della Rivoluzione del 1789 continua ad essere un freno alla vera decentralizzazione o all'accettazione delle eccezioni regionali. Il coronavirus, che ha già causato oltre 18.000 morti in Francia collocandola nello spettro dei paesi europei più colpiti, un po 'indietro rispetto a Italia e Spagna, ha testato la capacità del modello francese di rispondere a una crisi di proporzioni insolite. Il risultato è ambivalente. Dominique Reynié, direttore generale del laboratorio di idee Fondapol afferma, "Se si parla di mascherine, test, letti d'ospedale, macchine per la rianimazione, non ce ne sono abbastanza. Lo stato centralizzato e potente, con un capo eletto dal popolo, quando arriva una vera crisi si scopre impreparato. Penso che questo lascerà una indelebile traccia. Forse questo porterà a una ricomposizione politica più leggera, più decentralizzata, più girondina”, aggiunge riferendosi ai girondini che, durante la Rivoluzione francese, si opposero ai giacobini, che erano centralizzatori. Allo stesso tempo però, l'organizzazione centralizzata ha permesso di reagire rapidamente nei momenti più difficili. La mobilitazione di risorse economiche e l'adozione di leggi eccezionali è stata immediata. E, nella battaglia per la salute, i treni civili e gli aerei militari che trasportavano pazienti dall'Alsazia, area più colpita, insieme all'Île-de-France regione parigina, per decongestionare gli ospedali e spostarli in altri punti del territorio proiettarono l'immagine di uno stato che corre come un orologio di precisione.

"In Francia non si è verificato alcun problema con il collasso del sistema di terapia intensiva", afferma François Heisbourg, consulente del think tank International Institute for Strategic Studies. "Il sistema ospedaliero non ha smesso di funzionare e non ci sono stati problemi sostanziali di tipo Madrid contro Barcellona, ​​né abbiamo dovuto gestire problemi di solidarietà all'interno del paese". "Il sistema napoleonico", spiega Heisbourg, "ha funzionato abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei malati secondo le zone più in difficoltà". 

Heisbourg usa il termine "napoleonico" per riferirsi al sistema centralista o Giacobino. Ma chiarisce: "Il sistema napoleonico è fastidioso quando si commettono errori. Perché allora le conseguenze di questi errori sono napoleoniche. Errori come non aver iniziato i test abbastanza presto, rapidamente e in modo massiccio potevano essere evitabili. Le conseguenze sono state enormi, invece in un sistema decentralizzato, se un governo federale, commette un errore, questo può essere relativamente ridotto su scala nazionale ”. Un altro errore comune anche in altri paesi, è stata la lentezza delle macchine statali nel reagire quando la notizia dell'epidemia arrivò dalla Cina a gennaio.

Queste semplici considerazioni ci devono portare a pensare ad una nuova ristrutturazione che tutti i governi centralizzati dovrebbero fare attuando il modello tedesco. Un modello che non impoverisce la politica ma semplicemente differenzia gli interventi politico/economici/sanitari, in funzione della struttura territoriale e delle differenti esigenze.

 

I paesi nordici e dell'Europa centrale riaprono scuole e negozi dopo le chiusure imposte dal Coronavirus

I governi di Austria, Repubblica Ceca, Danimarca e Norvegia stanno prendendo provvedimenti per tornare alla normalità. La Germania deciderà questo mercoledì se mantenere o meno le condizioni in vigore fino al 19 aprile


I governi europei non vogliono forzare più la resistenza della popolazione. Dopotutto, senza un vaccino e con trattamenti ancora sperimentali, l'intera popolazione entrerà in contatto con il virus e, man mano che le curve di contagio si ammorbidiranno, i sistemi sanitari riacquisteranno la loro efficacia. Inoltre, è necessario che la popolazione mantenga la speranza, il che è possibile solo se esiste un orizzonte con restrizioni a cui si sta avvicinando, come obiettivo. Ecco perché diversi paesi, in particolare i paesi nordici e dell'Europa centrale, sono già in fase di normalizzazione.

Germania

Mercoledì il cancelliere Angela Merkel deciderà, insieme ai presidenti regionali dei 16 Bundesländer, se mantenere le misure di confinamento approvate a metà marzo ed efficaci fino al 19 aprile. Il ministro della Sanità Jens Spahn ha già suggerito che saranno prese alcune misure che interessano gli 80 milioni di tedeschi e la loro economia. Dopo Pasqua, "sarà necessario vedere come torneremo a tappe a una vita più normale", ha detto il ministro, senza rivelare ancora quali settori romperanno il ghiaccio.

Nel caso della Germania, se aprire o meno le scuole è una decisione che gli stati federali prenderanno in base alla situazione sanitaria nel loro territorio, quindi ci saranno ancora scolari, come quelli in Baviera, che prolungheranno sicuramente le vacanze di Pasqua oltre 19 aprile, anche se gli esami di laurea e di selettività dovrebbero svolgersi il più possibile normalmente. I media tedeschi hanno pubblicato che negozi e ristoranti, nonché le amministrazioni, potrebbero riaprire a condizione che le istruzioni sanitarie, come lavarsi le mani e mantenere le distanze tra le persone, siano rispettate.

Repubblica ceca

Il principale epidemiologo e vice ministro della sanità, Roman Prymula, ha dichiarato che il sistema sanitario ceco "è riuscito a stabilizzare l'epidemia in modo che non abbia più un carattere esponenziale e possiamo dirlo con certezza", una sorta di autocelebrazione, mentre il governo di Praga consente già l'apertura di negozi di ferramenta e negozi per il tempo libero, materiali da costruzione, bricolage e biciclette.

La Repubblica Ceca consente la pratica di sport all'aria aperta che possono essere praticati da soli, come la corsa o il ciclismo. Le quarantene di 14 giorni sono mantenute per le persone che arrivano dall'estero e continuerà a essere data grande importanza all'uso di una maschera negli spazi pubblici e dove la distanza di sicurezza non può essere sistematicamente rispettata.

Austria

Da mezzanotte è possibile riaprire piccoli negozi, negozi di bricolage e giardino. Le aziende più grandi hanno in programma di tornare alle attività dal 1 ° maggio e l'ospitalità, i saloni di bellezza e i lavasecco a fine maggio. I centri educativi rimarranno chiusi fino alla metà del prossimo mese e il completamento degli esami di fine corso è garantito. Tuttavia, i grandi eventi pubblici rimangono vietati, almeno fino alla fine di giugno.

Danimarca

I danesi non hanno quasi subito il confinamento perché non era obbligatorio e molti negozi sono rimasti aperti. Molte famiglie hanno scelto di trascorrere le vacanze di Pasqua in spiaggia e l'unica regola rigorosa rimane quella del rispetto della distanza e delle misure igieniche.

Il fattore principale nella sua particolare escalation inizierà il 15 aprile, data in cui gli asili e le scuole per bambini fino alla quinta elementare (11 anni) riprenderanno a funzionare. Progressivamente, le cliniche di ospitalità, parrucchiere e fisioterapia, verranno incorporate nell'economia di base e riaperte, ma la decisione finale dipenderà dall'evoluzione della pandemia. I grandi eventi culturali, continueranno ad essere vietati, almeno, fino alla fine di agosto.

Norvegia

A partire dal 20 aprile riapriranno i vivai e alcuni negozietti. Una settimana dopo sarà il momento del ritorno delle scuole per i bambini fino alla quarta elementare e degli istituti di istruzione superiore. Gli eventi con un grande afflusso di pubblico dovranno attendere in linea di principio fino al 15 giugno, sebbene a maggio le autorità norvegesi rivaluteranno la situazione per il proseguo dell'estate. Bar e ristoranti dovranno ancora aspettare e  le aziende potranno in modo graduale riprendere le attività.

Covid-19: "The Queen" parla agli inglesi per chiedere una "nuova speranza"

Con un inaspettato messaggio, la Regina Elisabetta si rivolge nuovamente agli inglesi, questa volta per celebrare la Pasqua


Se la gravità di un momento storico può essere misurata dalle dichiarazioni della Regina d'Inghilterra, che fino a una settimana fa aveva affrontato gli inglesi in sole cinque occasioni in 68 anni di regno, allora la pandemia a causa del Coronavirus desta preoccupazioni davvero alte a Buckingham Palace

In una dichiarazione audio, Elisabetta II ha dichiarato che "il coronavirus non vincerà, serve una nuova speranza e uno scopo rinnovato per affrontare i prossimi tempi".

“Per quanto possa essere nera la morte, in particolare per coloro che soffrono di dolore, la luce e la vita sono superiori. Possa la fiamma viva della speranza per la Pasqua essere una guida ferma mentre affrontiamo il futuro ”, ha detto la regina d'Inghilterra.

Domenica scorsa, Elisabetta II aveva fatto una dichiarazione televisiva in cui tracciava parallelismi tra i tempi attuali e la seconda guerra mondiale, lasciando un messaggio di speranza, garantendo che "verranno tempi migliori e ci incontreremo di nuovo" , ha detto.

È la prima volta che la Regina d'Inghilterra fa una dichiarazione a Pasqua, ogni anno parla solo a Natale e secondo il Guardian, questo è il suo contributo a coloro che passeranno da soli a casa o in ospedale le festività pasquali. Buckingham Palace è stato ben attento a diffondere il messaggio della regina sabato e non la domenica di Pasqua, per non oscurare i tradizionali discorsi dei leader religiosi.

Il Regno Unito sta affrontando i giorni più difficili, finora a causa del coronavirus, solo negli ultimi due giorni, sono morte quasi duemila persone e in totale, il bilancio delle vittime è vicino a diecimila.

Tra quelli infetti c'è il primo ministro Boris Johnson, che si sta riprendendo in ospedale, dopo aver trascorso tre notti in terapia intensiva. L'ultimo bollettino di Downing Street indicava che le condizioni mediche di Johnson stanno facendo "progressi molto buoni".

I social non sono organi d'informazione, dieci voci sul Coronavirus negate dall'OMS

L' OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), mette in guardia sulle false notizie che circolano sui Social, in merito al Covid-19


Né la pipì dei neonati, né la cocaina possono proteggere dal nuovo Coronavirus. Per molti questa affermazione potrà sembrare ovvia, ma la cosa non lo è per tutti. Per questo motivo è scesa in campo anche l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che sta negando attraverso i suoi canali di informazione le due voci su Covid-19, la malattia causata dal patogeno SARS-CoV-2 (che precedentemente aveva il nome provvisorio 2019-nCoV). Alcune affermazioni possono entrare nella popolazione e alimentare una disinformazione che porta a ciò che l'OMS ha chiamato "informademia". 

Il nuovo coronavirus può raggiungere fino a 8 metri di distanza con uno starnuto?

  •  Falso. Mentre è vero che il virus viene espulso con starnuti e tosse, "le goccioline respiratorie raggiungono solo fino a 1 metro di distanza". Ecco perché gli esperti raccomandano di evitare il contatto ravvicinato con chiunque abbia la febbre o la tosse.
 

Le punture di zanzara trasmettono il coronavirus?

  • L'OMS sul suo sito web nega questa affermazione. "No! questo virus respiratorio si diffonde principalmente attraverso il contatto con una persona infetta attraverso goccioline respiratorie che si generano quando questa persona tossisce o starnutisce"... Non ci sono prove a sostegno dell'affermazione che possa essere trasmesso attraverso gli insetti. Per proteggersi, l'OMS raccomanda di evitare uno stretto contatto con chiunque abbia la febbre o la tosse. Praticando inoltre una buona igiene delle mani e delle vie aeree.
  

Il coronavirus può essere distribuito attraverso monete e banconote?

  • "Le informazioni preliminari indicano che il nuovo coronavirus può sopravvivere su una superficie per alcune ore. Un oggetto può essere contaminato da SARS-CoV-2 se una persona tossisce o starnutisce o lo tocca, ma il rischio di essere infettati dal nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) per contatto con oggetti, come monete, banconote o carte di credito, è molto basso, chiariscono fonti dell'OMS. Il modo migliore per proteggere la salute è "lavarsi spesso le mani con un disinfettante a base alcolica o con acqua e sapone".

Il nuovo patogeno può diffondersi su grandi distanze attraverso l'aria?

  • I coronavirus non sono in grado di farlo. Le goccioline in cui si diffonde, provengono dalla saliva o sono secrezioni nasali, queste goccioline "sono troppo pesanti per diffondersi su lunghe distanze", spiega l'OMS. E avverte che, "l'infezione può verificarsi anche toccando gli occhi, la bocca o il naso dopo essere stati a contatto con una superficie contaminata".

Posso riutilizzare una maschera N95?

  • No, non possono essere lavate, né dovremmo sterilizzarle con un disinfettante per le mani. "Le maschere, comprese quelle cliniche con filtro piatto e le N95, non devono essere riutilizzate. Se sei stato in stretto contatto con una persona infetta dal nuovo coronavirus o altre infezioni respiratorie, la parte anteriore della maschera deve essere considerata come contaminata.

È sicuro ricevere una lettera o un pacco dalla Cina?

  • Sì. "Grazie a studi precedenti, sappiamo che i coronavirus non sopravvivono a lungo su oggetti come lettere e pacchi", afferma l'OMS.

Gli animali da compagnia possono diffondere il coronavirus?

  • Al momento non ci sono prove che questo sia il caso, afferma l'organizzazione sanitaria. Ma sottolinea anche che "è sempre conveniente lavarsi le mani con acqua e sapone dopo aver toccato uno di questi animali per proteggersi da vari batteri comuni che possono essere trasmessi all'uomo".

I vaccini contro la polmonite proteggono dal nuovo virus?

  • "No. I vaccini contro la polmonite, come il pneumococco e il vaccino Haemophilus influenzae di tipo B (Hib), non proteggono dal nuovo coronavirus", ha dichiarato l'OMS. La SARS-CoV-2 è un nuovo virus e richiede un nuovo vaccino. Diversi vaccini si stanno testando.

È una buona idea sciacquare il naso con una soluzione salina per prevenire l'infezione?

  • "Anche se alcune prove indicano che il risciacquo del naso regolarmente con soluzione salina può accelerare il recupero dopo un comune raffreddore, non è stato dimostrato che prevenga le infezioni respiratorie." L'OMS al momento non raccomanda alcun farmaco specifico per prevenire o curare l'infezione. Tuttavia, "è necessario trattare adeguatamente le persone infette da questo virus per alleviare i sintomi e cercare misure di supporto ottimizzate per quelli con sintomi gravi. Alcuni trattamenti specifici sono in fase di studio e saranno testati in studi clinici"...

Il nuovo coronavirus può essere ucciso in 30 secondi con un asciugamani ad aria ?

  • No, gli asciugamani ad aria come quelli usati nei bagni pubblici non uccidono il virus. "Per proteggersi dal nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), lavarsi frequentemente le mani con un gel idroalcolico o con acqua e sapone. Una volta puliti, asciugarli bene con asciugamani di carta o un essiccatore ad aria calda", conclude il OMS.

 

 

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