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updated 8:34 AM UTC, Jul 5, 2020

Inter, una freccia per Conte. Ufficiale l'acquisto di Hakimi: contratto fino al 2025

L'esterno destro marocchino classe '98 arriva dal Real Madrid via Borussia Dortmund. Giudicato il giocatore più veloce della Bundesliga, ha statistiche impressionanti negli assist e il vizio del gol. Guadagnerà 5 milioni a stagione


Inter, una nuova freccia per Conte: sarebbe vicino Hakimi

Achraf Hakimi è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter. Il calciatore marocchino classe 1998, che arriva in nerazzurro a titolo definitivo dal Real Madrid, ha firmato - come riportato dal sito ufficiale nerazzurro - un contratto fino al 30 giugno 2025. Non sono state rese note le cifre, ma Conte nella prossima stagione potrà contare sull'esterno in grado di adattarsi al meglio al suo 3-5-2, come dimostrato in questa stagione col Borussia Dortmund.

Un'operazione che ha regalato a Conte il giocatore più veloce della Bundesliga e un incredibile assistman (10 in stagione) con il vizio del gol (9). Da quella notte amara di novembre in Champions e quella doppietta fatale ai nerazzurri il tecnico nerazzurro non si è più tolto Hakimi dalla testa.


Gli annunci di Inter e Real Madrid

Achraf Hakimi è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter. Il calciatore marocchino classe 1998, che arriva in nerazzurro a titolo definitivo dal Real Madrid, ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2025″. Con questo comunicato sul proprio sito ufficiale, l’Inter ha annunciato l’arrivo ufficiale del terzino marocchino classe 1998.

E’ arrivato poi l’annuncio anche del Real Madrid, che ha scritto: “Concordato con l’Inter il trasferimento di Achraf Hakimi. Il club vuole ringraziare Achraf per questi anni di passione, professionalità e comportamento esemplare avuto fin dal suo arrivo nella cantera nel 2006 e gli augura buona fortuna nella sua nuova tappa”.

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Ancelotti indagato in Spagna per evasione fiscale di un milione di euro. L'accusa: "Società di comodo per occultare i guadagni"

Per la procura iberica il tecnico emiliano avrebbe nascosto l'identità del vero beneficiario delle entrate per i diritti d'immagine quando guidava il Real Madrid tra il 2014 e il 2015. L'attuale allenatore dell'Everton è solo l’ultimo personaggio legato al calcio accusato di evasione dal fisco spagnolo. Celebri i casi di Messi e Ronaldo, entrambi condannati a rispettivamente 21 e 23 mesi di carcere oltre al pagamento di multe milionarie (18,8 milioni per lo juventino)


Carlo Ancelotti è indagato in Spagna per una presunta evasione fiscale nel periodo in cui allenava il Real Madrid, tra il 2013 e il 2015, quando avrebbe nascosto al fisco entrate legate ai suoi diritti di immagine e altre voci per poco più di un milione di euro. La denuncia, ha fatto sapere la procura spagnola che ha aperto un procedimento contro il 61enne tecnico emiliano dell'Everton, si riferisce a "due possibili reati contro il Tesoro relativi alle imposte sul reddito per gli esercizi 2014 e 2015" per l'omessa dichiarazione di "un totale di 1.062 milioni di euro". 

L'accusa:  società di comodo per occultare i guadagni

Ancelotti è solo l'ultimo di una serie di personaggi del calcio a finire nel mirino del fisco iberico, dopo, fra gli altri, Josè Mourinho, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. L'ex allenatore di Milan e Juve è sospettato di aver dichiarato gli stipendi ricevuti dal Real Madrid nel 2014 e nel 2015, ma non "le entrate corrispondenti allo sfruttamento dei suoi diritti di immagine, nonché quelle derivate dal suo rapporto con la società sportiva Madrid o quelli percepiti come conseguenza di contratti con altri marchi". Secondo il procuratore Ancelotti avrebbe fatto affidamento su una "complessa rete di società di comodo" per nascondere alle autorità fiscali spagnole l'identità del vero beneficiario di questo reddito".

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Coppe europee, cambia tutto: ecco le Final Eight. Finale di Champions a Lisbona, Europa League in Germania. Ceferin: "Pubblico? Valuteremo"

La decisione ratificata dal Comitato esecutivo dell'Uefa, in campo dal 12 al 23 agosto. Per Juve-Lione e Barcellona-Napoli resta in piedi l'ipotesi Portogallo. In Germania la fase finale di Europa League (10-21 agosto, finale a Colonia), gare secche negli ottavi per Inter e Roma, Supercoppa europea a Budapest. Confermate le sedi della fase finale dell'Europeo


UEFA Champions League | Blauw Research

Ora è ufficiale. La Champions League 2019-2020 sarà assegnata con una Final Eight che si disputerà in Portogallo. La decisione è stata presa dal comitato esecutivo della Uefa. Anche l'Europa League si concluderà con una Final Eight da giocare in Germania. La Supercoppa Europa, invece, si svolgerà a Budapest. Istanbul, che sarebbe dovuta essere la sede della finale di Champions di quest'anno, ospiterà la finale del 2021. Slitteranno di conseguenza di un anno gli appuntamenti con le altre città prescelte per ospitare le finali, l'atto finale della massima competizione europea per club si terrà a San Pietroburgo nel 2022, a Monaco di Baviera nel 2023 e a Londra nel 2024.

LE DATE CHAMPIONS 

La Champions League sarà assegnata il 23 agosto a Lisbona. Quarti di finale, semifinali e finale si disputeranno con la formula della Final Eight a eliminazione diretta in gara unica all’Estádio do Sport Lisboa e Benfica e all’Estádio José Alvalade di Lisbona a partire dal 12 agosto. Le restanti partite degli ottavi si giocheranno il 7 e l'8 agosto, ma è ancora da decidere se negli stadi delle squadre di casa o in Portogallo. Se necessario si aggiungeranno l’Estádio do Dragão di Porto e l’Estádio Dom Afonso Henriques di Guimarães. I quarti di finale si terranno il 12, 13, 14 e 15 agosto, le semifinali il 18 e 19 agosto. I sorteggi per i quarti di finale e le semifinali si terranno il 10 luglio a Nyon e il programma esatto delle partite verrà comunicato a seguito di tale sorteggio. Tutte le gare andranno ai tempi supplementari ed eventualmente ai calci di rigore in caso di pareggio al termine dei 90’ regolamentari. Le squadre saranno autorizzate a registrare tre nuovi giocatori nella loro Lista A per il resto della stagione. Saranno inoltre consentite le cinque sostituzioni.

EUROPA LEAGUE 

La Final Eight di Europa League si disputerà in Germania, a Gelsenkirchen, Dusseldorf, Duisburg e Colonia, che sarà la sede della finale il 21 agosto. Gli ottavi si disputeranno il 5 e 6 agosto, ma anche in questo caso verrà stabilito in un secondo momento se le gare di ritorno si giocheranno nello stadio della squadra di casa oppure in Germania. Diversa la situazione di Inter-Getafe e Roma-Siviglia, di cui era stata posticipata anche la sfida d'andata: si giocheranno in forma di gara singola in sede da confermare. I quarti si terranno il 10 e l'11 agosto, le semifinali il 16 e il 17 e la finale come detto il 21 a Colonia.

SUPERCOPPA EUROPEA 

La Supercoppa Europea invece si giocherà il 24 settembre a Budapest. Fissata la ripresa anche per la Champions femminile, che si giocherà con una Final Eight fra il San Mames di Bilbao e l'Anoeta di San Sebastian, in Spagna, ad agosto.

CEFERIN: "NESSUN PIANO B"

"Sono felice che siamo riusciti a far ripartire quasi tutte le nostre competizioni. Il calcio sta guidando il ritorno verso una vita più normale in Europa, e voglio ringraziare in particolare gli operatori sanitari che si sono presi rischi e hanno fatto sacrifici per darci l'opportunità di giocare ancora". Così il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, ha commentato il calendario per la ripartenza. "Oggi non c'è alcuna ragione per pensare a un piano B anche se monitoriamo la situazione giorno per giorno. Se dovessi rispondere oggi, non penso che sarebbe possibile avere spettatori alle Final Eight di Champions ed Europa League, ma le cose cambiano rapidamente: un mese fa non potevo dire se avremmo ripreso a giocare e ora lo faremo. Non abbiamo deciso ancora se ci saranno o no spettatori, valuteremo la situazione all'inizio di luglio e vedremo. Sarebbe sbagliato per noi deciderlo in anticipo in base alla situazione in questo momento".

AGNELLI: "SPERO TORNINO PRESTO I TIFOSI" 

Soddisfatto il numero uno della Juve, presidente dell'Associazione club europei e membro del Comitato Esecutivo Uefa, Andrea Agnelli: "Le decisioni prese oggi sono tra le più importanti che la Uefa abbia mai dovuto prendere. Innanzitutto, è una gioia rivedere il calcio, nonostante l’assenza generale di tifosi necessaria per garantire la sicurezza pubblica. Speriamo che questo elemento possa cambiare presto, poiché il calcio vive grazie alla passione dei tifosi".
 
Fonte: gazzetta.it
 
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De Laurentis infiamma la vigilia di Juve-Napoli: "Sarri mi tradì, via per soldi. Mi costrinse a cambiare e aveva ancora due anni di contratto". Poi racconta le sue "incazzature-lampo"

Il presidente del Napoli accende la finale di Coppa Italia con la Juventus in programma mercoledì sera, attraverso l'intervista rilasciata al Corriere dello Sport: "Quando scelsi Sarri tappezzarono la città di striscioni contro di me. Mi tradì, se ne andò con una scusa volgare, quella dei soldi"


napoli, che ammuina! scoppia la crisi del secondo anno tra de ...

Juventus, inizia l'era Sarri: "Felice di essere qui, è il ...

L'intervista del Corriere dello Sport

Ancora oggi, a settantun anni, Aurelio De Laurentiis abbandona virtualmente ogni giorno gli uffici della Lega salendo sullo scooter del primo che passa e, senza casco, si fa accompagnare in stazione mandando platealmente tutti a quel paese. «Sono molto incazzoso, ma dopo cinque minuti via, tutto finito, come se nulla fosse accaduto, e torno a essere dolce e affettuoso. Chi non mi conosce si stranisce. L’incazzatura-lampo mi ha salvato la vita, se così non fosse invece di un solo infarto ne avrei avuti dieci, forse sarei già morto». L’impudenza sottilmente narcisistica di confessare la sua “piromania” prima di esaltare il lato brillante e visionario. De Laurentiis ha uno sguardo “dilatato”, tiene sempre a fuoco quanto accade nel mondo e ciò che provoca ritardi, spiazzamenti dentro la gente di calcio. Lui li chiama «i prenditori». Sabato sono rientrato tardi in hotel - gli dico - e ho acceso su Raiuno proprio mentre stavano trasmettendo lo sketch del balletto imposto da suo zio Dino ad Alberto Sordi, straordinaria la somiglianza fisica tra voi, e lo stesso timbro di voce, poi. «Forte, lo stavo vedendo anch’io. Negli ultimi anni in America avevamo entrambi la barba e la gente ci scambiava per fratelli».

Subito Sarri, la finale-nemesi.

«Nemesi storica» sorride. «Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi, mi costrinse a cambiare, e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società».

Ma vi ha fatto vivere tre stagioni indimenticabili.

«È diventato il deus ex machina, ma anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuaìn? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me».

Ha dimenticato Ancelotti.

«Carlo mi ricordava mio padre».

Lui nel calcio ha vinto come nessun altro. Stiamo parlando di un valore tecnico elevatissimo.

«Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui”».

E invece…

«Sbagliai una seconda volta».

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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Ora il Brescia sbatte la porta in faccia a Balotelli. SuperMario si presenta al campo, ma non lo fanno entrare: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." (VIDEO)

Questa mattina, poco prima delle 9, Mario Balotelli si è presentato al centro di allenamento del Brescia a Torbole Casaglia. L'attaccante però non è potuto entrare perché la società glielo ha impedito. Dopo un colloquio con un dipendete delle Rondinelle SuperMario è tornato a casa e lasciando il centro tecnico si sarebbe lasciato sfuggire questa frase: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." - (VIDEO)


Mario Balotelli si è presentato al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma il Brescia non lo ha fatto entrare. L'attaccante è stato ...

Un'altra puntata dell'affaire Brescia-Balotelli. Mario si è ripresentato questa mattina al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma sul cancello d'ingresso è stato bloccato e rimandato a casa con un giorno di riposo. Il club ha chiesto venerdì scorso la rescissione unilaterale del contratto. Sarà il collegio arbitrale a decidere e nel frattempo Balotelli era a casa in malattia con una diagnosi di gastroenterite acuta.
Ieri sera alle 21.30 - questa la ricostruzione del Brescia - l'attaccante ha inviato alla società una mail nella quale annunciava che oggi sarebbe stato pronto a tornare ad allenarsi (ne ha diritto essendo a tutti gli effetti sotto contratto) nonostante il certificato lo coprisse fino a oggi compreso. Il club solo questa mattina ha letto la mail di Balotelli che quando è arrivato al campo accompagnato dall'amico, si è visto passare un telefono da un membro dello staff della società: dopo un breve colloquio, nel quale gli è stato comunicato di restare a riposo anche oggi perché non c'erano stati i tempi tecnici per organizzare il lavoro per lui, ha fatto dietrofront. A questo punto dovrebbe ripresentarsi domani.

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L'ennesimo flop di SuperMario. Il Brescia licenzia Balotelli per giusta causa: assenze immotivate e negligenze. Niente lavoro nemmeno online, Lopez: "Mi ha molto deluso"

Lo strappo dopo il certificato medico per gastroenterite per cui l'attaccante non si è presentato agli allenamenti dopo settimane di tensione con il club di Massimo Cellino. L'eterna promessa italiana di origini ghanesi ad agosto compirà 30 anni; nella "sua" città l'ultima tappa di una carriera ricca di tormenti e vicende sconcertanti. In troppi si erano scelti il "simbolo" sbagliato...


É finita, nel peggiore dei modi tra il Brescia e Mario Balotelli: il club di Massimo Cellino ha inviato al giocatore la lettera per chiedere la rescissione unilaterale del contratto. Lo strappo decisivo è arrivato con la mossa dell'attaccante di presentare un certificato medico con la diagnosi di gastroenterite per la quale non si è presentato agli ultimi allenamenti dopo settimane di grande tensione con la società. 

"Nella vita contano i fatti, non le parole. Siamo quello che facciamo, non quello che diciamo o che scriviamo. La verità qui è una sola: la squadra ha preso una strada, Mario un'altra". Diego Lopez non usa troppi giri di parole per fare il punto su Balotelli, ormai separato in casa. Il tecnico del Brescia, al suo arrivo, gli aveva anche dato la fascia di capitano. "Pensavo che giocando nella sua città potesse dare tanto - racconta al 'Corriere della Sera' - Aveva tanto da dare, ma doveva fare di più, molto di più. I fatti sono questi. Quindi è normale che sia deluso. Per Mario mi sono speso molto, ma da lui pretendevo e pretendo altrettanto. Cosa non ha funzionato? Io credo che ognuno sia padrone del proprio destino, ma non a parole. Con i gesti. Mario si allena da solo perché i suoi compagni hanno fatto un percorso che lui non ha fatto. Era facoltativo, va bene, ma il gruppo ha preso una strada e lui un'altra. Su Zoom, durante la quarantena, non si è fatto vedere. Anche se lui dice di stare bene, non è al livello dei compagni. Ora deve recuperare, punto". E se Brescia fosse l'ultima chance per la carriera di Balotelli, Lopez non lo sa, "ha ancora 30 anni, non 40. Dipende da lui. E' padrone del suo destino. Ma così, no. Serve un'altra testa".


Rassegna stampa: dalla Gazzetta dello Sport

La maglia buttata a San Siro, le multe al City, il doppio flop tra Reds e Milan: Mario, una lunga storia di addii

Dagli spari con la pistola scacciacani alla "visita a Gomorra", dallo scooter di Mergellina all'addio al Brescia per assenteismo: storia di un talento dalle mille storie che non hanno mai un lieto fine

Giuseppe Nigro

In cielo come i grandissimi per un talento che conquista il mondo, e poi nella polvere degli ultimi per un carattere che troppo spesso lo ha affondato. Grandi infatuazioni e delusioni, un paio di allenatori che in lui hanno creduto veramente e poi non ce l'hanno fatta neanche loro. La lettera di licenziamento del Brescia è l'ultima, non sorprendente, stazione della bipolare carriera di Mario Balotelli, sempre uguale a se stessa nella sua altalena. Ti seduce con l'illusione di quello che potrebbe essere e poi ti abbandona con la capacità di buttare sempre via tutto.

L'INTER (2007-10)

Ha l'aura del predestinato, Mario: esordisce in A a 17 anni, alla seconda partita (con la Reggina in Coppa Italia) fa già una doppietta e Mancini lo lancia spesso titolare. Con l'arrivo di Mourinho è il più giovane marcatore di sempre dell'Inter in Champions, lo scudetto porta anche la firma delle sue 8 reti, ma a marzo si becca una squalifica per un battibecco con Panucci dopo gesti offensivi al pubblico della Roma.

Poche settimane dopo contro la Juve comincia un'altra sua via crucis, quella dei cori razzisti di cui è vittima, materiale e poi anche emotiva, visto oltretutto l'effetto sul suo rendimento. Finisce così che nell'anno del Triplete l'episodio per cui più si fa notare è l'ingresso svogliato nel finale della semifinale col Barcellona che manda in bestia Mou e San Siro, chiuso gettando a terra la maglia nerazzurra. L'estate, quella in cui si fa fermare dalla polizia per aver sparato con la pistola scacciacani in Piazza della Repubblica, è quella del divorzio.

Mario Balotelli con Roberto Mancini al City. Ansa
 

IL CITY (2010-13)

La prima "seconda opportunità" gliela dà ancora Roberto Mancini, che per 28 milioni lo chiama a Manchester. E Mario parte ancora forte. È l'estate dell'esordio in Nazionale con Prandelli, l'altro grande estimatore, e anche al City Balo parte con un gol alla prima presenza, in Europa League. Competizione in cui i Citizens saranno eliminati agli ottavi, quando Mario si fa buttare fuori e si prende tre giornate di squalifica. Nuovo Mario, vecchio Mario. Man of the Match della FA Cup vinta con lo Stoke City e l'anno dopo mette un oppio sigillo nel 6-1 nel derby di Manchester lungo la strada che riporta il City sul tetto d'Inghilterra 44 anni dopo. Ma a parte questo non è una stagione semplice, con 3 espulsioni e 10 giornate di squalifica, dopo un'estate in cui si era fatto notare per la gita a Scampia "scortato" dai camorristi ("Non sapevo chi fossero") perché voleva vedere Gomorra di persona. L'estate successiva è quella della consacrazione internazionale, capocannoniere dell'Europeo e vicecampione d'Europa con Prandelli: candidato al Pallone d'Oro 2012, copertina di Time nel novembre 2012. Ma anche le freccette tirate ai ragazzi delle giovanili, l'incendio dopo aver fatto esplodere in bagno dei petardi, la lite con Mancini: si prende 400mila euro di multa per motivi disciplinari, denuncia il club per questo, poi ritira la denuncia "patteggiando" una multa pari a due settimane di stipendio. L'anticamera del divorzio del gennaio 2013.
Mario Balotelli al Milan. Ansa
 

IL MILAN (2013-14)

La nuova opportunità è sull'altra sponda dei Navigli, al Milan per 20 milioni. Anche qui con un inizio che fa gridare alla rinascita: doppietta all'esordio con l'Udinese, con 12 gol in 13 partite contribuisce al terzo posto del Milan. Ma dopo due mesi insulta l'arbitro Doveri contro la Fiorentina e si becca tre giornate di squalifica. L'estate in Confederations e i 13 gol azzurri già a 23 anni alimentano la retorica della storia ancora tutta da scrivere. Ancora Time lo mette tra i 100 più influenti al mondo, diventa "l'uomo più interessante al mondo" sulla cover di Sports Illustrated nell'agosto 2013. Ma la stagione successiva il suo massimo di reti (18, 14 in A) sposta poco nella pessima stagione del Milan, ottavo. Così in quella che doveva essere l'estate della consacrazione, distratto dall'amore per Fanny e non esattamente affiatato coi senatori del gruppo azzurro, è il simbolo della spedizione deludente al Mondiale 2014 chiusa con l'eliminazione dopo tre partite e perfino Prandelli che lo scarica. A parte una prima convocazione di Conte, per rivederlo in Nazionale passeranno 4 anni.
Mario Balotelli al Liverpool. Ap
 

IL LIVERPOOL (2014-15)

Eppure SuperMario vale ancora 20 milioni quando nell'estate 2014 lo prende il Liverpool: è subito titolare, dopo due settimane diventa il primo italiano a segnare in Champions League con quattro maglie diverse. Al di là di quello che succede fuori, qui è il campo che comincia a non dargli più ragione: un solo gol in campionato, addio dopo una stagione.
Mario Balotelli nella seconda esperienza al Milan. Lapresse
 

IL MILAN (2015-16)

Due anni e mezzo prima il Diavolo l'aveva rilanciato dopo l'Inghilterra, ma non al secondo giro. Prestito di un anno da Liverpool, ma tra pubalgia e intervento resta fuori quattro mesi: gioca 23 partite, 2 dei suoi 3 gol stagionali arrivano in Coppa Italia contro l'Alessandria. Valore abbattuto, è il minimo storico.
Mario Balotelli al Nizza. Afp
 

IL NIZZA (2016-19)

Il Nizza lo acquista a costo zero, contratto di un anno. E riappaiono bagliori di rinascita. Esordio con due reti nel 3-2 contro l'Olympique, altri due gol contro il Monaco dieci giorni dopo: alla fine le reti saranno 15 in 23 partite trascinando la sorpresa Nizza al terzo posto che vale i preliminari di Champions. Riecco Mario. Al secondo anno i gol diventano 26, 18 in campionato, ma come al Milan tre anni prima non sono reti che evitano il flop di squadra: Nizza ottavo e fuori dalle coppe. Gli permettono però di tornare in azzurro con l'arrivo in Nazionale del mentore Mancini: gol alla prima gara, in tutto saranno tre partite, stop. Finché la terza stagione al Nizza l'arrivo in panchina dell'ex compagno Vieira lo accompagna alla porta e fa tramontare l'ennesimo tentativo di rinascita: a gennaio di un anno fa risolve il contratto e va all'Olympique.
Mario Balotelli all'Olympique. Afp
 

L'OLYMPIQUE MARSIGLIA (2019)   

Prima presenza con l'OM e subito a segno, quasi un classico, che dà fiato al solito coro di redenzione (ma perde 2-1, col Lilla). In 15 partite segna 8 gol ma non conquista. Anzi trova il modo per chiudere con una squalifica di quattro turni che si porterà dietro nella successiva esperienza. L'estate in cui saluta la Francia è quella in cui fa notizia per la scommessa a Mergellina in cui promette 2000 euro a un conoscente se si butta in mare con lo scooter: scommessa persa. Specialità della casa.

IL BRESCIA (2019-2020)  

Il ritorno del figliol prodigo a casa, intesa come squadra della sua città, sarebbe la chiusura del cerchio perfetta della sua parabola di redenzione, ormai verso i 30 anni (che compirà il prossimo 12 agosto). Provando a ignorare che siamo alla terza squadra in pochi mesi, ci si aggrappa all'esordio con la Juve, al gol col Napoli alla seconda partita: alla fine tra vari cambi di panchina le reti saranno 5 in 19 partite, l'ultima alla Lazio il 5 gennaio. Poi la sospensione per il virus e l'ultimo giro di "balotellate": il club gli imputa negligenza nel periodo di lavoro da casa e assenze immotivate dagli allenamenti di fine maggio. Altro giro, altra corsa. Prossima fermata?

 

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Calcio, la proposta della Lega: ripartire dai 4 recuperi il 23 giugno, il nuovo via per tutti la settimana successiva. Intanto arriva il protocollo. Spadafora: "Diretta gol in chiaro per tutti". Malagò: "Ripresa non scontata. Serve piano B"

Domani l'assemblea della Lega calcio. Tutto verrà ratificato in quella che, si spera, sarà la data decisiva per capire il futuro del campionato di Serie A e non solo. Il summit tra i vertici del pallone e il Ministro dello Sport, di giovedì, sarà la chiave per capire se e come ripartire


L'idea della Lega calcio è quella di ricominciare con le 4 partite che erano state rinviate, e cioè Atalanta-Sassuolo, Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari e Torino-Parma, il 13 giugno, mentre la giornata intera di serie A, la 27a, ripartirebbe la settimana successiva. Questo piano permetterebbe a tutte le squadre di ripartire alla pari il 20 giugno, senza lasciare indietro nessuna partita da recuperare e ci sarebbe anche la certezza, con due partite a settimana, di riuscire a terminare in tempo per la data richiesta dalla Uefa: e cioè il 2 agosto. Poi, per 5 squadre del nostro campionato, ci sarà spazio per l'Europa. Per una stagione davvero infinita.

Lazio -Juve: Preannunciata un ondata di tifosi bianconeri | L ...

Il calcio va di corsa, il protocollo per la ripresa delle partite è stato inviato al Governo con un giorno di anticipo. Se e quando (13 o 20 giugno) la Serie A ricomincerà a giocare si deciderà giovedì, quando il ministro dello Sport riceverà i vertici di Lega e Federcalcio. "Giovedì prossimo decideremo insieme se e quando riprendere:le date sono 13 o 20 giugno" ha confermato Vincenzo Spadafora, che ha aperto un altro fronte, con Sky, auspicando che trasmetta in chiaro la 'diretta gol', come fa in Germania. "Dovremmo assolutamente pensarci anche in Italia, eviterà assembramenti in luoghi pubblici e bar - ha chiarito Spadafora -. Sono disponibile a mettere nello stesso provvedimento per la riapertura del campionato anche le norme per arrivare anche in Italia ad avere il rispetto verso tifosi e appassionati, consentendo di vedere la diretta gol a chi non è abbonato". Non mancano le difficoltà, anche perché parte delle gare è di Dazn e in alcune finestre potrebbe esserci un solo match. Intanto Spadafora ha ricevuto dalla Figc il protocollo per le partite, su cui si esprimerà il Comitato tecnico scientifico. 

Lazio-Juventus, la coreografia della Nord è un mosaico mozzafiato

Malagò "calcio riparte 13 o 20 giugno? Non è scontato"- "Si parte il 13 o il 20 giugno col campionato? Non è così scontato che tutto vada bene. La partita è aperta. Per questo serve forse anche un piano B". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ospite a Che tempo che fa su Rai3. L'idea della Lega calcio è quella di ricominciare con le 4 partite che erano state rinviate, e cioè Atalanta-Sassuolo, Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari e Torino-Parma, il 13 giugno, mentre la giornata intera di serie A, la 27a, ripartirebbe la settimana successiva. Questo piano permetterebbe a tutte le squadre di ripartire alla pari il 20 giugno, senza lasciare indietro nessuna partita da recuperare e ci sarebbe anche la certezza, con due partite a settimana, di riuscire a terminare in tempo per la data richiesta dalla Uefa: e cioè il 2 agosto. Poi, per 5 squadre del nostro campionato, ci sarà spazio per l'Europa. Per una stagione davvero infinita.

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Calcio, il campionato riprenderà davvero il 13 giugno? Spadafora resta prudente: "Solo se scenderà la curva dei contagi"

Quando potrà ripartire in sicurezza il campionato? Speriamo tutti il prima possibile, ma al momento non abbiamo ancora certezze, come ha ben ricordato il presidente Conte. Se, come speriamo, le curve dei contagi continueranno a scendere allora sarà possibile confermare quella data per la ripresa della Serie A". Lo ha detto il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora all'agenzia Italpress facendo riferimento alla data del 13 giugno. "Dobbiamo però arrivarci gradualmente, muovendoci con prudenza e responsabilità, come abbiamo fatto fino ad ora"


 Redivivo Spadafora - Il Foglio

Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha parlato così all'Italpress della possibile ripresa della Serie A: "Quando potrà ripartire in sicurezza il campionato? Speriamo tutti il prima possibile, ma al momento non abbiamo ancora certezze, come ha ben ricordato il presidente Conte. Se, come speriamo, le curve dei contagi continueranno a scendere allora sarà possibile confermare quella data per la ripresa della Serie A. Dobbiamo però arrivarci gradualmente, muovendoci con prudenza e responsabilità, come abbiamo fatto fino ad ora, con grande sacrificio di tutti gli italiani".

"Se un caso di positività tra giocatori potrebbe compromettere la continuità del campionato? Potrebbe compromettere - ha detto Spadafora - in primis la loro salute e quella delle persone vicine, compresa quella dei tanti lavoratori legati alla squadra. Non si tratta quindi solo di un tema squisitamente sportivo. Capisco che in caso di positività tra i giocatori un ulteriore stop potrebbe incidere in maniera determinante sul prosieguo delle partite, per questo stiamo prendendo in considerazione tutte le soluzioni possibili e validate dai medici. L’obiettivo che dobbiamo realizzare non è solo quello di far ripartire il campionato, bensì di riuscire a farlo terminare".

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