updated 7:13 AM UTC, Feb 23, 2020

Imballate nelle piazze, le "Sardine" stanno manifestando contro un politico che non è al potere

Le sardine hanno sfondato, perché in modo molto chiaro rappresentano una cosa: contrastare Matteo Salvini 


Un mese fa, quattro amici hanno lanciato una chiamata sui social media per una protesta nella città di Bologna, contro il populismo della destra italiana rappresentata dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Speravano che l'evento potesse attirare 6000 persone, invece, hanno raddoppiato, con tutti stipati nella piazza centrale della città, proprio come le sardine nella loro scatola di latta.

Le sardine, divenuto il nome proprio del movimento, sono diventate un fenomeno italiano a tutti gli effetti, attirando grandi folle da nord a sud, numeri che la maggior parte degli attuali partiti politici della nazione, non avrebbe alcuna possibilità di eguagliare.

Ma mentre le sardine hanno sfruttato una parte della frustrazione di base comune in così tante proteste politiche globali quest'anno, rimangono sole sotto un aspetto: l'obiettivo della loro protesta non sono i politici tecnicamente al potere, ma piuttosto quelli all'opposizione.

L'emergere di un tale gruppo è possibile solo nel mondo "off-kilt" della politica italiana, in cui due partiti deboli, stanchi, in perenne contrapposizione gestiscono il paese, rivendicando azioni che diano loro una maggiore energia politica. Invece, è il partito più popolare del paese la Lega di Matteo Salvini che, nel bene o nel male, rimane il centro di un vortice di energia della politica italiana, pur essendo oggi all'opposizione. Gli italiani vedono la Lega come il "governo in attesa", con Salvini probabile futuro primo ministro. 

E mentre il successo delle idee populiste di Salvini ha allarmato molti italiani liberali, l'establishment politico di sinistra del paese, come tanti altri partiti "mainstream" in tutto il mondo, continua a lottare per contrastare l'emozione del populismo, continua a lottare organizzando manifestazioni di protesta sui social e nelle piazze, invece di generare nuove idee, nuove spinte di energia che possano far rivalutare in modo positivo l'operato di governo. 

Da quando sono partite a Bologna, le sardine hanno organizzato quasi 100 eventi in tutta Italia, riempiendo di sardine le piazze di Roma, Torino, Milano e altre città: sardine disegnate a mano, sardine ritagliate dipinte con la bandiera dell'Unione europea, bandiere dell'UE decorate con sardine che denunciano il fascismo e l'odio al canto di "Bella Ciao". Le sardine hanno fatto così tanto tanto scalpore, perché così chiaramente rappresentano una cosa, contrastare Salvini. Non sono un partito politico (non ancora). Sono diventati, invece, un punto di incontro per le persone che erano state respinte dalla politica e che non si sentiva più rappresentate da essa, ma che rimanevano preoccupate di come un politico di destra potesse rifare il paese.

"Quante volte hai sentito mal di stomaco durante la lettura dei commenti sotto i post della Lega?", Afferma il manifesto ufficiale delle Sardine. “Quante volte ti sei detto, non può essere vero? Bene, è giunto il momento di cambiare l'inerzia della retorica populista”. In un editoriale del Corriere della Sera, abbiamo letto: "Le Sardine sono rapidamente cresciute fino a occupare un posto importante nella scena politica italiana, che altrimenti sarebbe rimasta desolata". In un'intervista, Mattia Santori, 32 anni, uno dei fondatori del gruppo, ha dichiarato che il primo evento "ha sollevato il coperchio da una pentola a pressione che bolle da molto tempo e ha dato alla gente uno sbocco per respingere ciò che chiamava La deriva dell'Italia verso la "destra xenofoba". "Salvini riempie piazze, giornali, social network", ha detto Santori, "Noi abbiamo completamente distrutto la percezione di coloro che lo vedevano come unico maestro italiano".

Secondo Massimiliano Panarari, che ha scritto un libro sul Movimento a Cinque Stelle, "Riempiono le piazze nel nome di una piattaforma molto generica, ma c'è una chiara richiesta di un'organizzazione politica innovativa a sinistra". Sebbene le sardine da una parte abbiano messo in luce i punti deboli della sinistra italiana,dall'altra la stanno anche aiutando. Il movimento sostiene un candidato democratico in Emilia-Romagna, un'area che costituisce il cuore liberale dell'Italia. Con le elezioni regionali a un mese di distanza, i sondaggi mostrano che la Lega e il PD viaggiano appaiati. 

"Se il centrosinistra dovesse perdere, sarebbe una valanga e avremmo elezioni anticipate", ha dichiarato Ilvo Diamanti, professore di scienze politiche nelle università di Parigi e Urbino, "Salvini è partito alla conquista dell'Emilia-Romagna proprio dalla roccaforte Bologna, non è un caso che le sardine siano nate lì e da lì si siano diffuse".

Il Big Bang della politica italiana potrà esplodere solo tra poco meno di un mese, quando a urne chiuse scopriremo le questo è un movimento nato da un popolo senza partito, oppure l'ultimo colpo di remi di una sinistra liberale ormai alla deriva, allora vedremo i gattini di Salvini (il mese scorso su Twitter ha chiesto: "Cos'è più carino e più dolce dei gattini?"), cibarsi delle succulente sardine del PD.

 

 

 

 

FONTE: washingtonpost

 

Conte incoraggia la no-fly zone in Libia e si schiera con gli europeisti Merkel e Macron

In questo modo, si può ottenere la "cessazione immediata delle ostilità", afferma il Primo Ministro. 


 Giuseppe Conte ha descritto la creazione di una no-fly zone in Libia come opzione per risolvere il conflitto nella guerra civile del Nord Africa. "Una zona di non volo può anche essere uno strumento per raggiungere un obiettivo come la cessazione immediata delle ostilità", ha dichiarato Conte alla conferenza stampa di fine anno che si è tenuta questa mattina a Roma. L'Italia sostiene pienamente l'iniziativa per una conferenza sulla Libia a Berlino all'inizio del 2020.

"Vi è un'intensa attività diplomatica in Italia che spesso non è visibile", ha dichiarato Conte, riferendosi all'ex colonia italiana. Inoltre Conte riferisce di aver parlato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e con il presidente russo Vladimir Putin, sulle conseguenze dell'intervento militare prospettato dal presidente turco, una nuova guerra che comporterebbe molte vittime civili, eppure nessuna delle due parti vincerebbe.

Erdogan ha annunciato che all'inizio di gennaio 2020, avrebbe presentato una proposta al parlamento turco, per fornire supporto militare al governo libico. Dalle parole di Erdogan inizialmente non era chiaro quale tipo di truppe volesse schierare. La Turchia e il governo unitario in Libia avevano precedentemente concluso un accordo globale di sicurezza e cooperazione militare. Ciò potrebbe consentire alla Turchia di inviare addestratori e consulenti militari.

L'Italia, come la Turchia, affianca il governo del Primo Ministro sostenuto dall'ONU Fajez Sarradsch a Tripoli in Libia. La Russia e altri paesi stanno invece supportando il generale Chalifa Haftar, che è attivo nella parte orientale della Libia e sta cercando di conquistare Tripoli da mesi. 

Conte ha sottolineato che l'UE si sta ancora una volta impegnando per una pace in Libia, già all'ultimo vertice dell'UE era già stato redatto un documento congiunto con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, che preannunciava maggiori investimenti militari su quel fronte.

Circoli del Ministero degli Affari Esteri riferiscono che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha già ricevuto l'approvazione iniziale dalle sue controparti europee per attivare la procedura proposta da Conte dell'UE sulla Libia, ma ci sono ancora molti dettagli da chiarire.

Quello che invece è sempre più chiaro è l'intenzione di Conte di stringere accordi e sinergie con le due principali potenze europee, la Germania e la Francia, sarà l'inizio di una rinascita politico economica oppure l'inizio di una "d'orata schiavitù"?

Lorenzo Fioramonti, il parlamentare annoiato

Lorenzo Fioramonti era una figura abbagliante nella politica italiana, ma questo giustifica tanto caos e tante luci della ribalta, sul governo italiano?


Le dimissioni di un ministro della pubblica istruzione di solito non causano un terremoto politico, ma nel caso di Lorenzo Fioramonti, che giovedì ha annunciato le sue dimissioni dal gabinetto del Primo Ministro Giuseppe Conte, la sensazione è insolitamente molto vicina alla realtà. Si possono trovare diverse ragioni, il politico del movimento cinque stelle era una delle figure con le idee più a sinistra e più controverse del governo Conte. Fioramonti stava inoltre cercando i riflettori, inclusi quelli internazionali. In una intervista con il "New York Times" dichiarò che la protezione del clima sarebbe dovuta diventare una materia di studio nelle scuole italiane nel prossimo futuro. Una perfetta strategia di comunicazione che a trasformato Fioramonti da un giorno all'altro, nel Ministro della Pubblica Istruzione più noto a livello internazionale, da quando la Repubblica Italiana è stata fondata nel 1946.

In precedenza Fioramonti, aveva già suscitato scalpore a con una lettera a tutti i dirigenti scolastici, chiedendo loro di giustificare d'ufficio, tutti gli studenti che avessero partecipato alle manifestazioni del movimento "Venerdì per il futuro".

L'ex professore di economia politica presso l'Università di Pretoria godeva di notorietà non solo per le sue iniziative verso la protezione del clima, ma anche per aver chiesto di sostituire tutti i crocifissi e le foto del Presidente della Repubblica, appesi in tutti gli uffici pubblici, con una mappa del mondo ed estratti della costituzione italiana. 

Fin dall'inizio, Fioramonti aveva interpretato il ruolo del bambino terribile. Quando il "Corriere della Sera" gli chiese delle sue condizioni poco dopo essere entrato nel parlamento italiano, la sua risposta fu, - " sono annoiato, come docente all'università hai poco da fare, ma come membro del parlamento non hai assolutamente nulla da fare".

Ma non tutte le sue dichiarazioni furono innocue, prima di entrare nel parlamento italiano in quota al Movimento cinque Stelle, fu il promotore di un'iniziativa per un boicottaggio dei beni israeliani, ma ancor prima di aver prestato giuramento come ministro, Fioramonti a settembre, annunciò che avrebbe rassegnato le dimissioni se non avesse ricevuto altri tre miliardi di euro per le scuole e le università. E ora ha mantenuto la parola. 

Le dimissioni di Fioramonti  hanno indebolito la coalizione di governo, rischiando di rompere il così fragile legame tra il movimento a cinque stelle e il Partito Democratico, che finora ha governato con poca fortuna. Il movimento a cinque stelle ha dimostrato ancora una volta di essere un giocatore insicuro. Le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione hanno nuovamente chiarito che la crisi d'identità del movimento e le lotte interne al potere, rappresentano il rischio maggiore per la continua esistenza della coalizione sotto il nome di Governo Conte bis.

Fioramonti si era da tempo allontanato dal suo partito e l'aveva accusato di aver ceduto alle responsabilità di governo, rinnegando gli ideali originali, compresa la protezione dell'ambiente. A seconda di quanti sostenitori del partito lo seguiranno si potrebbe generare un'ulteriore grave salasso per la coalizione di governo, dopo la dipartita di alcuni senatori dal movimento e la separazione del nuovo partito di Matteo Renzi "Viva Italia", dal Partito Democratico.

Renzi aveva annunciato che avrebbe continuato a sostenere la coalizione di governo, ma questo ha il un prezzo politico, come è dimostrato dalle dure reazioni dei componenti di "Viva Italia" alle dimissioni di Fioramonti, che sembravano più un'opposizione che un partner della coalizione. il governo sta perdendo i suoi ministri "come un albero delle sue foglie d'autunno", hanno detto i senatori di Renzi. Mentre per Davide Faraone uno dei senatori più vicini a Renzi, il Partito Democratico come sempre è rimasto in silenzio!

Al di là di tutti gli aspetti personali e politici del partito, le dimissioni di Fioramonti hanno anche attirato l'attenzione sulla miseria della politica educativa italiana. Fioramonti lamentava che il governo aveva bisogno di più coraggio, specialmente in settori cruciali come l'università e la ricerca. I tre miliardi di euro che il Ministro dell'istruzione desiderava anche per le scuole e le università erano davvero urgenti. Nessun paese industrializzato occidentale, spende così poco per l'istruzione, in relazione alla sua forza economica quanto l'Italia; nel 2019, secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la spesa per l'istruzione del paese rappresentava solo il 3,9 per cento del prodotto interno lordo. Ciò pone l'Italia chiaramente dietro la media OCSE che è del cinque percento. 

Gli insegnanti di italiano sono meno istruiti e guadagnano molto meno rispetto ai loro omologhi nella maggior parte degli altri paesi dell'Europa occidentale. Gli studi di Pisa mostrano ancora una profonda divisione del paese. Mentre alcune regioni del nord Italia sono le migliori in termini di istruzione nei campi della letteratura e della matematica scientifica, la Sicilia e la Sardegna sono molto indietro, quasi al livello di Turchia e Grecia.

L'Italia rinnova il contratto con la Libia per il blocco dei migranti sulle coste africane

L'Italia ha rinnovato il controverso accordo firmato nel 2017 con la Libia, per bloccare i migranti illegali che cercano di lasciare dalla costa partendo del paese nordafricano.


La Libia, devastata dai conflitti dall'insurrezione del 2011 che hanno ucciso il dittatore Moamer Kadhafi, è una delle principali coste di partenza per i migranti, in particolare quelli provenienti dall'Africa sub-sahariana, diretti spesso verso l'Italia attraverso il Mediterraneo.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio ha dichiarato al parlamento che l'accordo del 2017 con la Libia, sarebbe automaticamente stato prorogato in modo tacito, per altri tre anni a partire da novembre. "Una riduzione dell'assistenza italiana potrebbe significare una sospensione delle attività della guardia costiera libica con gravi conseguenze, più partenze, tragedie in mare e un deterioramento delle condizioni per i migranti nei centri di detenzione", ha dichiarato nel suo intervento.

I gruppi per i diritti umani (ONG), temono che questo accordo che vede l'obbligo dell'Italia di intercettare i migranti prima che raggiungano le acque internazionali, potrebbe mettere a grave rischio migliaia di persone con diritto di asilo. I critici sono anche preoccupati per il destino dei migranti nei campi di detenzione della Libia, dove le condizioni sono spesso squallide.

Di Maio ha affermato che il governo lavorerà per migliorare l'accordo, ma ha notato che l'accordo ha contribuito a ridurre drasticamente le partenze dei migranti, portando da 170.000 persone l'anno, nel 2016, a 2.200 di oggi. Ha inoltre aggiunto, che il governo lavorerà con le Nazioni Unite per migliorare le condizioni nei campi di immigrazione libici e per aumentare i fondi per il rimpatrio dei migranti nei loro paesi.

Marco Bertotto, un rappresentante italiano di Medici senza frontiere (MSF), ha definito le modifiche all'accordo solo "trucco umanitario" che sarebbe difficile da raggiungere, l'unica soluzione umanitaria era porre fine alle detenzioni arbitrarie in condizioni disumane in Libia, ed evacuare rifugiati e migranti.

Medici senza frontiere da sempre contrasta sia l'Italia che la comunità internazionale, dichiarando che queste dovrebbero da subito interrompere tutti gli accordi con lo stato libico perchè questi "aumentano solo le sofferenze e le violazioni dei diritti umani, incentivando la tratta degli schiavi". Con il sostegno dell'Unione Europea, l'Italia fornisce supporto tecnico alla guardia costiera libica e informazioni sulle navi migranti.

Governo italiano contro la ArcelorMittal, ex Ilva addio.

Il primo ministro Conte ha dichiarato di non consentire ad ArcelorMittal di ritirarsi dall'acquisizione come concordato, perchè questo farebbe troppe vittime tra i lavoratori, intanto la multinazionale da il via alle procedure per la riconsegna degli stabilimenti ai commissari.


ArcelorMittal, il più grande produttore siderurgico del mondo, ha annunciato di aver siglato un accordo per acquistare il sito di Ilva nella città meridionale di Taranto, dopo che Roma si era impegnata a garantire l'immunità dall'accusa per danni ambientali nella zona. Ora dopo che la coalizione di governo dichiara di voler introdurre nell'accordo uno scudo legale a tutela del territorio, la ArcelorMittal blocca i lavori e minaccia di riconsegnare le chiavi degli impianti.

"La lettera di ieri è definitiva, si chiude una negoziazione", scrive l'agenzia di stampa Reuters e di fatto oggi si apre la strada a una battaglia legale potenzialmente lunga sul contratto da 1,8 miliardi di euro, stipulato nei giorni scorsi tra il governo Conte e i legali della ArcelorMittal.

Il governo afferma che il gruppo siderurgico quotato ad Amsterdam non ha basi per recedere un contratto concluso l'anno scorso e ha accusato la società di utilizzare il problema dell'immunità come pretesto per allontanarsi dall' Ilva, perché quest'ultima sta subendo gravi perdite.

“È stato concordato un contratto e non ci soffermeremo su questo. Ci aspettiamo che gli impegni vengano rispettati ”, ha dichiarato Conte ai giornalisti a Milano, oggi è previsto un incontro con i dirigenti di ArcelorMittal per discutere della crisi.

 Il ministro dell'industria Stefano Patuanelli ha accusato ArcelorMittal di aver tentato di ricattare il paese, ma ha suggerito che il governo potrebbe essere pronto a emanare un decreto che enunci le tutele legali esistenti, già previste dalla costituzione italiana.

"Siamo in grado di considerare una norma che spiega questo principio, già sancito nel nostro sistema legale ... senza inventare regole su misura per ArcelorMittal", ha detto.

Tuttavia, la fonte vicina ad ArcelorMittal ha affermato che ciò non fornirà l'ombrello legale necessario alla società per rispettare i termini degli accordi.

La società ha anche affermato, che una recente richiesta da parte di un magistrato, di far funzionare al minimo una delle fornaci di Taranto a seguito di un incidente mortale nel 2015, ha di fatto comportato l'impossibilità di partire e attuare il piano industriale previsto.

La terza economia della zona euro nel campo della siderurgia, negli ultimi sette trimestri (ben 21 mesi) è stata sostanzialmente stagnante e i problemi di Ilva hanno aumentato le preoccupazioni per l'erosione della base industriale italiana.

I partiti di opposizione hanno accusato la coalizione di governo, il movimento a 5 stelle e il Partito democratico, di allontanare gli investitori stranieri e di minare un'area con alcuni dei più alti livelli di disoccupazione nel paese. Ilva impiega 10.700 persone in tutta Italia, tra cui 8.000 lavoratori a Taranto. Inoltre l'indotto vede migliaia di posti di lavoro dipendere indirettamente dall'impianto. Il movimento a 5 stelle ha da tempo chiesto la chiusura dell'impianto fortemente inquinante dell' Ilva, ma è stato costretto a sostenere la vendita dell'azienda lo scorso anno per salvaguardare i posti di lavoro,  del primo e più grande datore di lavoro industriale rimasto nel sud.

L'ex ministro dell'industria Carlo Calenda, che ha guidato gran parte dei negoziati con ArcelorMittal, ha affermato che i leader della coalizione e i legislatori hanno agito in modo irresponsabile, “Sono un gruppo di dilettanti che non hanno mai lavorato al di fuori della politica per un solo giorno. Non sanno cosa sia una fabbrica. Non sanno quanto costa fare le cose ... La parola giusta per loro è ciarlatani ", ha detto a Radio 24.

Tuttavia, alcuni dei legislatori della coalizione di governo, si sono dichiarati fedeli all'impegno di offrire all'impresa un'immunità legale, a patto la ArcelorMittal faccia subito partire un piano di bonifica ambientale e di tutela per il futuro.

I curdi accusano la Turchia: "Usa fosforo bianco e napalm". Dura telefonata tra Conte ed Erdogan, che cestina la lettera di Trump

Napalm e munizioni al fosforo bianco sarebbero stati utilizzati dalle forze turche nella loro offensiva nel nord-est della Siria. A denunciarlo è l'amministrazione autonoma curda in una nota, nella quale si sottolinea come Ankara abbia fatto ricorso alle armi vietate a causa dell'inaspettata resistenza incontrata nella città di Ras al-Ayn. Il premier italiano chiama il presidente turco: "Interrompere questa inaccettabile iniziativa militare". Consiglio europeo a Bruxelles, mentre il vicepresidente americano Pence vola a Istanbul. Tensione internazionale alle stelle


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DURA TELEFONATA TRA CONTE E ERDOGAN - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel corso della conversazione durata oltre un'ora, a quanto sia apprende da fonti di palazzo Chigi, Conte ha ribadito che l'Italia ritiene inaccettabile l'azione militare avviata in Siria. Durante il colloquio "non sono mancati momenti di forte tensione a fronte del fermo e reiterato invito del presidente Conte ad interrompere questa iniziativa militare, che ha effetti negativi sulla popolazione civile". Conte ha chiesto a Erdogan di ritirare le truppe.

Intanto, crescono di intensità la accuse dei curdi alla Turchia di usare le armi chimiche: secondo le autorità curdo-siriane le forze turche avrebbero usato "fosforo bianco e napalm" dopo aver riscontrato un'inaspettata resistenza curda, in particolare nella città di Ras al Ayn. In un ospedale sarebbero ricoverati alcuni bambini con gravi ferite da ustioni. Non è possibile verificare in modo indipendente l'autenticità delle immagini. Ankara respinge le accuse dei curdi siriani: "Tutti sanno che l'esercito turco non ha armi chimiche. Alcune informazioni ci indicano che" le milizie curde dello "Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia", ha detto il ministro della Difesa.

TRUMP SCRIVE A ERDOGAN, IL PRESIDENTE TURCO BUTTA LA LETTERA - "Non fare il duro" o "non fare lo scemo", "lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell'economia turca", ha scritto Donald Trump al presidente Recep Tayyip Erdogan in una lettera datata 9 ottobre. La lettera è stata "gettata nella spazzatura" dal presidente turco.

La crisi siriana sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo in programma oggi a Bruxelles, con Conte.  Mentre a Istanbul il presidente turco incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence.

 

(Fonte: Ansa)

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EVOLUTION … O ... REVOLUTION ?

EVOLUZIONE O RIVOLUZIONE? IL CAMBIAMENTO DEI TONI E DELLA SOSTANZA NELLA POLITICA ITALIANA


Il movimento Cinque Stelle ha in questi ultimi anni ribaltato completamente la visione della politica in Italia e ha man mano ricevuto sempre più consensi tra i cittadini oramai stufi dell’immobilismo politico ed economico che si era radicato nelle nostre aule parlamentari.
Se andiamo ad analizzare le ragioni di questo sempre più crescente rifiuto, notiamo che la motivazione regina è la litigiosità che si era diffusa tra i partiti tradizionali che non riuscivano più ad esprimere dei contenuti di ragionevolezza e stabilità.
Sicuramente il maggior peso di questo fallimento si evince nel PD che in tutte le sue trasformazioni ha perso sempre molti suoi seguaci a favore dei Cinque Stelle, ed all'aumento dei non votanti che raccolgono i delusi sia di destra, sia di centro o di sinistra che, non riconoscendosi più nelle scelte fatte, non vogliono, per loro conformazione mentale e sociale esprimere una nuova scelta. Una sorta di coerenza continua nella loro vita, per la delusione cocente che la loro scelta precedente ha prodotto.
I Cinque Stelle, hanno senza dubbio raccolto molte adesioni su di un parterre di votanti che si sentiva orfano dalla vecchia politica e voleva ancora contare sulle scelte future.
Non sono da sottovalutare anche i messaggi che il loro fondatore (Grillo) lanciava ed al seguito che è riuscito a raccogliere e a moltiplicare man mano che il movimento cresceva.
Poi ad un certo punto sono andati al potere insieme con Salvini, inutile dire che la Lega, molto più radicata sul territorio e molto abile nell'uso dei social, ha fatto una politica distruttiva verso i suoi compagni di percorso minando alla base l’alleanza.
Ma le frequentazioni di Palazzo, il trovarsi di fronte alla realtà dei fatti, alle analisi concrete, alle reali possibilità di incidere nella vita dei cittadini, ha sicuramente prodotto una maturazione profonda tra questo movimento che forse pensava in modo troppo semplicistico alla conduzione del Paese.
Messo di fronte alla realtà, il Movimento ha capito che doveva cambiare alleati e il modo di fare Politica, bisogna dare atto di un’umiltà nell'analisi e nelle scelte successive per il bene del Paese che fa onore a questi nuovi politici.
Renzi con la sua parte politica, hanno capito di essere entrati in una nuova era e hanno spinto per questa soluzione. Lui e molti del suo staff, attaccati e sbeffeggiati in precedenza, hanno saputo scegliere per l’interesse del Paese e andare oltre al rancore personale che poteva indirizzarli verso altre scelte.
Quando si dice da parte di Salvini “Gli Italiani prima di tutto”, non ci si deve fermare a delle mere enunciazioni, ma si deve pensare ai disastri che le nostre posizioni, le nostre parole, i nostri modi di fare provocano sui mercati Internazionali e conseguentemente nella vita di quegli italiani che menzioniamo.
Oggi Renzi, Di Maio, Zingaretti con le loro compagini politiche, uniti al Primo Ministro Conte, hanno dimostrato a differenza di Salvini , che per loro “gli interessi degli Italiani vengono prima di tutto”
Arch. Giuseppe De Gaetano

  • Pubblicato in Politica

Poteri Forti’ e sovranità nazionale

Il debito pubblico e gli scheletri nascosti negli armadi


Dietro al debito pubblico di moltissimi stati, ci sono i ‘Poteri Forti’ dell’economia e delle grandi multinazionali, che hanno l’esclusivo interesse di accaparrarsi grandi fette di sovranità nazionale.

In questa surreale intervista John Perkins, come lui ama definirsi, "un sicario dell'economia mondiale" racconta come i poteri forti dell'economia pianificano in modo minuzioso, tutti i passaggi della nostra piccola storia, dalla politica territoriale alle grandi guerre nei paesi più poveri...

  • Pubblicato in Politica
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