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updated 7:13 AM UTC, Feb 23, 2020

I curdi accusano la Turchia: "Usa fosforo bianco e napalm". Dura telefonata tra Conte ed Erdogan, che cestina la lettera di Trump

Napalm e munizioni al fosforo bianco sarebbero stati utilizzati dalle forze turche nella loro offensiva nel nord-est della Siria. A denunciarlo è l'amministrazione autonoma curda in una nota, nella quale si sottolinea come Ankara abbia fatto ricorso alle armi vietate a causa dell'inaspettata resistenza incontrata nella città di Ras al-Ayn. Il premier italiano chiama il presidente turco: "Interrompere questa inaccettabile iniziativa militare". Consiglio europeo a Bruxelles, mentre il vicepresidente americano Pence vola a Istanbul. Tensione internazionale alle stelle


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DURA TELEFONATA TRA CONTE E ERDOGAN - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel corso della conversazione durata oltre un'ora, a quanto sia apprende da fonti di palazzo Chigi, Conte ha ribadito che l'Italia ritiene inaccettabile l'azione militare avviata in Siria. Durante il colloquio "non sono mancati momenti di forte tensione a fronte del fermo e reiterato invito del presidente Conte ad interrompere questa iniziativa militare, che ha effetti negativi sulla popolazione civile". Conte ha chiesto a Erdogan di ritirare le truppe.

Intanto, crescono di intensità la accuse dei curdi alla Turchia di usare le armi chimiche: secondo le autorità curdo-siriane le forze turche avrebbero usato "fosforo bianco e napalm" dopo aver riscontrato un'inaspettata resistenza curda, in particolare nella città di Ras al Ayn. In un ospedale sarebbero ricoverati alcuni bambini con gravi ferite da ustioni. Non è possibile verificare in modo indipendente l'autenticità delle immagini. Ankara respinge le accuse dei curdi siriani: "Tutti sanno che l'esercito turco non ha armi chimiche. Alcune informazioni ci indicano che" le milizie curde dello "Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia", ha detto il ministro della Difesa.

TRUMP SCRIVE A ERDOGAN, IL PRESIDENTE TURCO BUTTA LA LETTERA - "Non fare il duro" o "non fare lo scemo", "lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell'economia turca", ha scritto Donald Trump al presidente Recep Tayyip Erdogan in una lettera datata 9 ottobre. La lettera è stata "gettata nella spazzatura" dal presidente turco.

La crisi siriana sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo in programma oggi a Bruxelles, con Conte.  Mentre a Istanbul il presidente turco incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence.

 

(Fonte: Ansa)

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Turchia, Spadafora: "L'Uefa valuti se è opportuna la finale di Champions a Istanbul". E i tifosi italiani insorgono contro Calhanoglu, Demiral e Under: "Fuori"

Il ministro dello Sport italiano invia una lettera al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, mentre fanno molto discutere i saluti militari dei giocatori turchi al termine delle ultime due partite della loro nazionale. In particolare non sono piaciute le prese di posizione dei calciatori impegnati nel nostro campionato a sostegno dell'intervento in Siria da parte di Ankara


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"In qualità di Ministro per lo Sport del Governo italiano, le chiedo di valutare se non sia inopportuno mantenere, ad Istanbul, la finale della Uefa Champions League in programma per il prossimo 30 maggio". Così il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, in una lettera inviata al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin.

"A seguito - prosegue Spadafora - dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda avvenuti negli ultimi giorni, il Consiglio degli Affari esteri dell’Unione Europea è appena intervenuto ufficialmente: “L’Unione europea condanna l’azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione". Parole nette che interpretano il sentimento diffuso nell’opinione pubblica europea ed italiana. Le notizie di violazioni dei diritti umani, di crimini contro i civili e dell’uccisione di attivisti come Hevrin Khalaf hanno profondamente colpito la comunità internazionale".

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"Ricordo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite promuove da anni la “Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace” ogni 6 aprile, riconoscendo allo sport un importante valore sociale e culturale. Sappiamo bene che la drammaticità di quanto sta avvenendo in Siria non si risolverà con questo atto, ma siamo tutti consapevoli dell’importanza – politica, mediatica, economica, culturale - che riveste uno degli appuntamenti sportivi più importanti a livello mondiale. Consapevole delle numerose implicazioni, e rispettando l’autonomia dell’organo da Lei presieduto, mi auguro che il calcio europeo nella sua massima espressione possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace. Confidando in un positivo riscontro porgo cordiali saluti", conclude il ministro dello Sport.

Intanto Hakan Calhanoglu e Merih Demiral sono di nuovo nella bufera. Nel match di ieri contro la Francia i giocatori turchi di Milan e Juventus hanno riproposto, insieme ai loro compagni di nazionale, il saluto militare che già aveva scatenato polemiche dopo la partita con l'Albania. Poi, tra dichiarazioni post-gara e messaggi sui social, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco. "Gioco per la nazionale e quando lo faccio la politica è da un’altra parte. Noi giochiamo a pallone, ma siamo al 100% con la nostra nazione. Anche se comunque non sempre è tutto bello", ha detto il rossonero Calhanoglu. Demiral invece ha scelto ancora una volta twitter per esprimere il suo appoggio al presidente Erdogan e all'offensiva della Turchia nel nord della Siria. "Ne mutlu Turkum diyene", ha scritto il difensore bianconero citando una celebre frase di Mustafa Kemal Ataturk che tradotta significa: "Felice è colui che si chiama turco".

Ora sui social spopolano gli hashtag dei due giocatori e in tanti esortano i due club italiani a cederli. "Ma un #demiralout non ci starebbe? Giocatore di medio livello, arrogante nazionalista che manda messaggi indegni...secondo me la Juventus merita molto di meglio", "Vattene via dalla Juve", "Cara Juventus, temo che giocatori come Merih Demiral, che infangano lo sport con i messaggi di guerra di un dittatore assassino, non meritino di giocare in Italia, né a Torino, né altrove. Le chiedo, da tifoso, di lanciare un messaggio forte", scrivono alcuni tifosi bianconeri. "Onore al St.Pauli società e tifoseria unite per cacciare un loro dipendente che ha osato prendere posizione verso un genocidio. Prendete esempio per Calhanoglu, Demiral e Under", si legge sempre su twitter in un discorso allargato anche al romanista Under.

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Posizioni nette anche da molti tifosi rossoneri: "Se è al 100% con la sua Nazione se vada fuori dai coglioni al più presto, magari proprio in Turchia, nel frattempo togliti la 10 che sei uno scandalo", "Milan tutto ok con le dichiarazioni di Calhanoglu dopo l’esultanza con saluto militare in sostegno alla guerra della Turchia in Siria?", "Mi aspetto una pioggia di fischi a San Siro, se non vieni mandato via a calci nel culo nella società. Indegno di vestire quella maglia, come calciatore e come uomo, sparisci", sono solo alcuni messaggi che prendono di mira il centrocampista rossonero.

 

(Fonte: Adnkronos)

 
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La Casa Bianca minaccia sanzioni mentre la Turchia si spinge in Siria

Domenica 13 ottobre è il quinto giorno dall'offensiva delle forze turche nei territori del nord della Siria, la Casa Bianca afferma di essere disposta a imporre sanzioni se necessario. 


La campagna militare, iniziata pochi giorni dopo che le forze statunitensi si sono ritirate dall'area, ha suscitato preoccupazione diffusa tra i gruppi umanitari e sta emergendo come una questione sempre più divisiva a Washington.

"Si sta manifestando indignazione su tutta la linea", ha dichiarato il rappresentante Salud Carbajal (D-Calif.), un veterano del Corpo dei Marines e attuale membro del Comitato dei servizi armati della Camera. "Questa è l'ennesima crisi creata dal presidente Trump, un modo di agire sciocco, miope e non giusto".

Domenica scorsa, la Casa Bianca ha annunciato che il piccolo gruppo di forze speciali statunitensi che ha appoggiato le forze curde lungo il confine con la Turchia, si sarebbe ritirato, dando di fatto, alle forze militari turche, il via libera all'incursione prevista nell'area. La Turchia ha combattuto a lungo contro le truppe curde e considera alcune sette della milizia come organizzazioni terroristiche. Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha anche affermato che il suo governo mira a liberare la regione per creare una zona sicura per i profughi siriani sfollati. Eppure molti negli Stati Uniti, tra cui sostenitori convinti del presidente Trump, hanno criticato il ritiro definendolo come un tradimento dei curdi, che hanno aiutato significativamente gli Stati Uniti a confrontarsi con lo Stato islamico (ISIS). Il senatore Lindsey Graham (RS.C.), ha affermato che i curdi sono stati "sfacciatamente abbandonati dall'amministrazione Trump" e che la decisione di Trump avrà "gravi conseguenze" sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Trump, nel frattempo, ha ampiamente difeso la sua decisione di ritirare le truppe statunitensi, ma ha messo in guardia la Turchia da inutili violenze contro i curdi e ha minacciato Ankara con sanzioni economiche qualora la situazione dovesse aggravarsi. Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha detto ai giornalisti venerdì che il presidente ha autorizzato "nuove sanzioni molto significative" che possono essere emesse contro la Turchia. 

Le cifre variano ampiamente, ma le vittime sembrano aumentare rapidamente, mentre la Turchia si spinge ulteriormente nel nord della Siria, una regione precedentemente detenuta dall'ISIS che ora è sotto il controllo curdo ed è indipendente dal governo di Damasco del presidente Bashar al-Assad.

Quasi 350 combattenti curdi sono stati uccisi, secondo il Ministero della Difesa turco, che ha etichettato le truppe come "terroristi". Le forze democratiche siriane (SDF), la principale milizia curda, tuttavia, ha ridotto i numeri parlando di un paio di dozzine di vittime. La Turchia ha anche annunciato venerdì che uno dei suoi soldati e due truppe siriane alleate sono stati uccise durante l'operazione.

Anche le morti civili da entrambe le parti continuano a salire. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito venerdì, che 17 civili curdi sono stati uccisi, principalmente da attacchi aerei turchi. Secondo i media turchi diversi civili - tra cui un bambino di 9 mesi - sono stati uccisi anche in Turchia da mortai sparati dalla Siria. L'International Rescue Committee ha stimato che 70.000 persone sono già state sfollate a causa del conflitto. L'intera regione controllata dalle SDF ospita 2,2 milioni di persone, oltre la metà delle quali ha bisogno di aiuti umanitari, hanno affermato le Nazioni Unite.

"Come in altre parti della Siria, decine di civili nel nord-est della Siria hanno già sofferto dell'impatto di successive offensive militari, spostamenti multipli e condizioni di vita disastrose", ha affermato Lynn Maalouf, direttore della ricerca in Medio Oriente di Amnesty International. "La Turchia ha l'obbligo, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di adottare tutte le misure possibili per proteggere i civili e garantire che abbiano accesso agli aiuti umanitari".

Venerdì, a Istanbul, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato di aspettarsi che "la Turchia agisca con moderazione" e ha messo in guardia dal "destabilizzare ulteriormente la regione, aumentare le tensioni e la sofferenza umana". Stoltenberg ha aggiunto che la Turchia, è anche uno stato membro della NATO, con "problemi di sicurezza" nella regione stessa.

Per tutta la settimana, Trump ha ripetutamente minacciato la Turchia di sanzioni "se non rispettano le regole", come ha dichiarato il presidente in un tweet giovedì , aggiungendo poco dopo la frase, "le stupide guerre senza fine, per noi, stanno finendo!"

Eppure i critici in tutto i corridoi della politica americana hanno attaccato la decisione di Trump di ritirarsi dalla Siria, una decisione che il leader politico della SDF, Amina Omar, ha definito come un abbandono "delle responsabilità nella guerra al terrorismo" che "mina tutti gli sforzi di guerra contro l'ISIS". "Trump ha sostanzialmente dato alla Turchia il via libera per entrare, combattere e annientare i curdi", ha aggiunto il rappresentante Carbajal. "la politica cammina avanti ma spesso con dei tempi che non riflettono realmente sulle conseguenze o sulle implicazioni future".

Al Congresso, è in corso uno sforzo bipartisan guidato dal senatore Graham e dal senatore Chris Van Hollen (D-Md.) Per imporre sanzioni alla Turchia per la sua campagna militare. Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell (R-Ky.) Ha anche condannato la decisione della Casa Bianca di lasciare l'area curda, affermando in una dichiarazione che "gli interessi americani sono meglio serviti dalla leadership americana, non dalla ritirata o dal ritiro".

Da parte della Camera, la portavoce Nancy Pelosi della California - la più alta carica  democratica del governo, ha criticato aspramente la decisione di Trump, che "mina gli sforzi, fatti ad oggi dai nostri coraggiosi membri delle forze speciali, nella guerra al terrorismo ed è un folle tentativo di placare un forte ego autoritario del presidente".

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Siria; Il vertice di Istanbul stabilisce le regole per un "cessate il fuoco permanente"

Un comitato costituzionale per la Siria sarà costituito entro la fine dell'anno, affermano Russia, Turchia, Germania e Francia.


I leader di Russia, Germania, Francia e Turchia, in un vertice di Istanbul, hanno sostenuto un cessate il fuoco permanente in Siria, sottolineando inoltre, che un comitato costituzionale per la Siria dovrebbe essere istituito entro la fine di quest'anno. I militanti, gli estremisti e i terroristi che vogliono mantenere l'instabilità e la paura nel paese, devono essere combattuti.

In una comunicazione congiunta dopo il vertice di sabato, i leader dei quattro paesi affermano che è necessario creare condizioni in tutta la Siria, che consentano ai rifugiati di tornare alle loro casa in totale sicurezza e in un clima di pace. Tutti i principali aspetti del conflitto siriano sono stati toccati nel vertice tra il presidente Vladimir Putin, il presidente Recep Tayyip Erdogan, il cancelliere Angela Merkel e il presidente Emmanuel Macron, compresa la situazione militare e gli sforzi per raggiungere un accordo su una soluzione di pace duratura.

"Una situazione di pace lunga e duratura, ed è anche importante garantire elezioni libere in Siria", ha affermato Merkel, aggiungendo: "Deve essere una scelta libera, in quanto chiunque che non è fuggito dal paese dovrà poter partecipare". 

La Russia e la Turchia hanno raggiunto il mese scorso un accordo per istituire una zona smilitarizzata nella provincia nordoccidentale di Idlib, impedendo di fatto al governo siriano di iniziare un'offensiva militare nell'ultima provincia in cui i gruppi ribelli sono ancora presenti in forza.

La Russia sostiene il regime siriano sul presidente Bashar al-Assad, mentre la Turchia sostiene i ribelli. Insieme all'Iran, i due paesi hanno anche partecipato a un processo negoziale, seguito dallo scetticismo in molti luoghi occidentali. Il vertice di Istanbul è il primo su Siria, dove sono presenti i due principali leader dell'UE.

Durante il vertice Erdogan ha comunicato agli altri tre leader i dettagli che circondano l'uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Ha detto che l'Arabia Saudita dovrà ammettere do aver inviato un gruppo di 18 uomini a Istanbul, gruppo che oggi, viene identificato come il responsabile di un così cruento omicidio, avvenuto, secondo fonti turche, proprio nel consolato Saudita a Istanbul. In risposta a queste affermazioni, la cancelliera Angela Merkel ha annunciato di volere una posizione europea "coordinata" con forti sanzioni verso quei paesi dell'Europa che continueranno la vendita di armi in Arabia Saudita. Una posizione che però il presidente francese Macron accetta a denti stretti, oggi la Francia è il principale paese fornitore di armamenti all'Arabia Saudita, "Ma qual è la connessione tra le vendite di armi e l'uccisione di Khashoggi? Capisco la connessione tra le vendite di armi e ciò che sta accadendo in Yemen, ma non c'è alcun collegamento con Khashoggi" ha detto in un intervista, uno stizzito Macron. 

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Putin introduce un nuovo arsenale di armi nucleari

In risposta alle recenti tensioni con gli Stati Uniti e la NATO, la Russia sta espandendo il suo arsenale nucleare. Il presidente Vladimir Putin ha presentato in un discorso ai deputati a Mosca giovedì, diversi nuovi sistemi di armi che sono in parte per consentire qualsiasi difesa.


Il suo paese è costretto ad agire di fronte agli armamenti statunitensi, ha detto Putin. Il rafforzamento dell'esercito russo dovrebbe assicurare la pace nel mondo, ha sottolineato allo stesso tempo. Gli Stati Uniti hanno introdotto una nuova dottrina sulle armi nucleari a febbraio, riferendosi esplicitamente agli sviluppi in Russia. Il governo di Mosca ha quindi minacciato le conseguenze.

Nel suo discorso, due settimane prima delle elezioni presidenziali, Putin ha parlato, tra le altre cose, di un nuovo razzo a propulsione nucleare che è stato testato alla fine del 2017 e potrebbe raggiungere ogni punto del pianeta. I sistemi di difesa, d'altra parte, sono impotenti.

Inoltre, la Russia sta testando la presentazione di nuovi droni sottomarini che potrebbero essere equipaggiati con armi nucleari. Una nuova testata nucleare più piccola si adattava ai missili cruise che non potevano essere intercettati.

I nuovi sistemi resi inutili nel miglioramento del confine della NATO con la Russia e dei sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti, ha detto Putin. Ha avvertito che un attacco nucleare contro un alleato russo sarebbe considerato un attacco alla stessa Russia: "La risposta sarebbe immediata".

Il ministro delle finanze russo Anton Siluanov ha affermato che, secondo l'agenzia di stampa Tass, non è previsto un aumento delle spese per la difesa. Il ministro dell'Industria Denis Manturov ha sottolineato che i sistemi di armi di Putin sono già inclusi nel programma militare per il periodo fino al 2027, che è stato approvato l'anno scorso.

Gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova strategia nucleare all'inizio di febbraio. Questo era stato criticato dalla Russia, ma anche dalla Cina e dalla Germania. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti vuole quindi sviluppare armi nucleari più piccole con minore potenza esplosiva per rispondere in modo più flessibile agli attacchi.

Un documento ha osservato che la Russia ha un numero maggiore e una varietà di armi nucleari rispetto agli Stati Uniti. Il governo di Mosca ritiene che un primo attacco nucleare limitato potrebbe portare benefici al paese in caso di crisi o piccole guerre. Gli Stati Uniti accusano inoltre la Russia dal 2014 di aver infranto il trattato sulle armi nucleari INF con lo sviluppo di un nuovo missile da crociera a terra.

Oggi, le armi nucleari con una forza esplosiva di meno di 20 kilotoni sono considerate piccole. Tra questi c'è la bomba atomica usata dagli Stati Uniti nel 1945 su Hiroshima. Si stima che oltre 100.000 persone siano state uccise dall'esplosione e dagli effetti a lungo termine delle radiazioni.

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I Paesi islamici uniti contro Trump e Israele: "Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina"

"Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina e chiediamo agli altri Paesi di riconoscere lo Stato di Palestina e Gerusalemme Est come sua capitale occupata". E' quanto afferma la dichiarazione finale del vertice dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci) che si è svolto a Istanbul sulla questione. L'annuncio arriva a pochi giorni dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele


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"Dobbiamo riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 1967, liberandoci dall'idea che questo sia un ostacolo alla pace", e "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina". È l'appello lanciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan in apertura del vertice straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul. "Almeno 196 Paesi Onu sono fermamente contrari" alla decisione di Donald Trump, ha aggiunto Erdogan, ribadendo che "Gerusalemme è la nostra linea rossa".

"D'ora in poi" i palestinesi non accetteranno più alcun ruolo di mediazione degli Usa nel processo di pace in Medio Oriente. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen al summit straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul.

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"L'Iran è pronto a cooperare con tutti i Paesi islamici senza alcuna riserva o precondizione per la difesa di Gerusalemme". Così il presidente iraniano, Hassan Rohani, intervenendo al summit. Lanciando un appello alla "unità islamica" contro "il pericolo del regime sionista" di Israele, il leader di Teheran si è detto convinto che "i problemi tra i Paesi islamici possano essere risolti attraverso il dialogo".

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Il vertice Ue si dissocerà dalla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e ribadirà la posizione già espressa lunedì a Benjamin Netanyahu: l'Unione è per una soluzione a due Stati e contro qualsiasi decisione che possa compromettere il raggiungimento di questo obiettivo. E' quanto si è appreso alla vigilia del summit europeo. I leader Ue, salvo colpi di scena, adotteranno una dichiarazione attualmente in corso di definizione.

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La Russia non condivide le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che oggi ha definito Israele "uno Stato terrorista" e ha invitato a riconoscere "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina": lo ha precisato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. "Siamo al corrente della posizione del leader turco e non corrisponde alla nostra", ha affermato Peskov, aggiungendo che "la posizione della Russia su Gerusalemme e sulla soluzione della questione mediorientale è ben nota".

Nella dichiarazione finale del vertice straordinario di Istanbul, l'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) ha riconosciuto "Gerusalemme est come capitale dello stato di Palestina occupato", invitando tutti i Paesi del mondo a fare altrettanto. Lo riporta Anadolu.

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Il guardiano delle Chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Adib Joudeh al-Husseini, non incontrerà il vicepresidente Usa Mike Pence quando arriverà in visita, la prossima settimana, in città. "Non riceverò Pence - ha detto, citato dalla Wafa - come espressione del mio assoluto rifiuto della decisione del presidente Trump su Gerusalemme". Husseini ha fatto appello anche al Patriarca greco ortodosso Teofilo III e al Custode di Terra Santa Francesco Patton "a boicottare la visita di Pence".

I palestinesi hanno il diritto di fare di di Gerusalemme est la loro capitale, ha affermato il re saudita Salman bin Abddul Aziz al Saud. "Il regno saudita ha esortato a trovare una soluzione politica per risolvere le crisi regionali, in primo luogo la questione palestinese e il ripristino dei legittimi diritti del popolo palestinese, tra cui il diritto di stabilire il loro Stato indipendente con Gerusalemme come capitale", ha detto il re parlando al Consiglio consultivo saudita, come riferisce il quotidiano Gulf News di Dubai. (Fonte: Ansa)

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Siria, Stefano Maullu al Comizio: "Vi spiego perché gli americani sbagliano. E' un Paese laico con un parlamento eletto che va preservato da fondamentalismo e terrorismo"

La nostra ampia intervista all'eurodeputato di Forza Italia sui temi caldi della politica internazionale: dalla crisi mediorientale ai rapporti Usa-Russia, dalla Turchia di Erdogan al ruolo dell'Europa, dalle elezioni in Francia e Gran Bretagna all'immigrazione e il grande progetto necessario per il Mediterraneo - (VIDEO)

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Siria, la Russia difende Assad: "Attacco chimico? Fake news. Colpito un deposito terroristico di sostanze tossiche". Ma l'Onu attacca Damasco insieme a Usa, Ue, Turchia e Arabia Saudita

Il raid nella provincia di Idib, vicino ad Aleppo, roccaforte dell'opposizione legata ai qaedisti di Al-Nusra, è l'ultimo capitolo di un conflitto geopolitico che si svolge su scala mondiale. Il Cremlino sostiene con forza il governo di Damasco, Londra e Parigi vanno all'attacco insieme agli sceicchi ed Erdogan con la spinta delle Nazioni Unite. L'imbarazzo dell'amministrazione Trump, alle prese da un lato con le vecchie compromissioni coi ribelli risalenti all'epoca Obama-Clinton, dall'altro con i nuovi e controversi rapporti con Mosca


All'origine dell'attacco chimico che ha provocato decine di morti a Idlib in Siria, fra cui alcuni bambini, vi sarebbe stato il bombardamento da parte dell'aviazione siriana di un «deposito terroristico» in cui erano contenute «sostanze tossiche» usate per produrre proiettili contenenti agenti chimici.

È questa la ricostruzione dei fatti fornita dal ministero della Difesa russo all'indomani dalla strage di Khan Sheikhun, cittadina a sud di Aleppo controllata dai ribelli, in cui sono morte almeno 58 persone e 170 persone sono state ferite. E nel giorno in cui si riunirà d'urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Secondo i sistemi di controllo dello spazio aereo russi, ieri tra le 11.30 e le 12.30 ore locali l'aviazione siriana ha condotto un raid aereo alla periferia orientale di Khan Sheikhun, colpendo un deposito di munizioni dei terroristi», ha dichiarato il generale Igor Konashenko, secondo quanto riporta il sito dell'agenzia Tass, precisando che questo deposito «ospitava un laboratorio per la produzione di proiettili contenenti agenti tossici».

«Da questo arsenale, armi caricate con agenti chimici venivano poi consegnate dai militanti all'Iraq - ha aggiunto il portavoce militare russo - il loro uso da parte dei terroristi è stato confermato in molte occasioni da parte di organizzazioni internazionali ed autorità del Paese».

«La Russia e le sue forze armate continuano l'operazione per sostenere la campagna antiterroristica per la liberazione del Paese svolta dalle forze armate della Repubblica araba siriana», ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se Mosca continuerà a sostenere il regime di Damasco dopo il presunto attacco chimico in Siria centrale di cui viene accusata l'aviazione siriana.

La Turchia parla invece di un vero e proprio attacco chimico. Le prime analisi indicano che quello di ieri nella provincia di Idlib, in Siria, «è stato un attacco chimico. Le invieremo all'Organizzazione mondiale della sanità», ha fatto sapere il ministro della Salute turco, Recep Akdag, spiegando che 30 feriti sono ora ricoverati negli ospedali di Gaziantep, nel sud-est della Turchia. Almeno altri 2 feriti che erano stati trasportati ieri in Turchia sono invece morti. Subito dopo l'attacco, Ankara aveva inviato in Siria 30 ambulanze, fornendo alle squadre di medici in servizio al valico di frontiera di Cilvegozu un equipaggiamento straordinario per il trattamento di feriti da agenti chimici. 

Tesi confermata da Medici Senza Frontiere secondo cui le vittime dell'attacco su Khan Sheikhun «sono state esposte ad almeno due agenti chimici» e i loro sintomi «erano compatibili con sostanze neurotossiche come il Sarin». I medici di Msf si sono recati nell'ospedale di Idlib dove erano ricoverate le vittime, quello di Bab Al Hawa, circa 100 km a nord dal luogo della strage. Msf precisa di aver fornito ai medici della struttura «antidoti e abiti di protezione» per soccorrere i pazienti in questo tipo di attacchi.

«Dopo l'attacco chimico compiuto ieri dall'aviazione del regime siriano nella città di Khan Sheykhun a Idlib», la Turchia ha inoltre «portato all'attenzione» delle ambasciate di Russia e Iran ad Ankara che si tratta di «una violazione molto grave degli accordi per il cessate il fuoco», ricordando «le responsabilità degli altri due Paesi garanti» della tregua di Astana e spiegando che «violazioni del genere mettono estremamente a rischio la prosecuzione del cessate il fuoco». Lo fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara, Huseyin Muftuoglu.

L'Onu. Il segretario generale Antonio Guterres si è riferito alla tragedia come «crimine di guerra». «Gli orribili eventi di ieri dimostrano che purtroppo in Siria continuano a verificarsi crimini di guerra. Il diritto internazionale umanitario continua ad essere violato con frequenza», ha spiegato a Bruxelles a margine della conferenza sul futuro della Siria. Intanto Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno elaborato una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che condanna l'attacco chimico nella provincia siriana di Idlib e l'hanno diffusa ai 15 membri. Lo confermano all'ANSA fonti diplomatiche Onu. La bozza è soggetta alla procedura del 'silenzio assensò sino a stamattina alle 9 ora locale, le 15 in Italia: se nessuno si oppone entro quel termine viene adottata. Il Consiglio di sicurezza Onu si riunirà d'urgenza domattina alle 10 locali (le 16 in Italia).

Il presidente francese Hollande ha rinnovato l'invito a «una reazione della comunità internazionale all'altezza
di questo crimine di guerra». 

Mosca ha però definito «provocatorie» le accuse di alcune nazioni occidentali secondo cui il governo siriano ha usato armi chimiche nella provincia di Idlib e ha rigettato «in modo categorico» la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu proposta da Francia, Stati Uniti e Regno Unito. Così una fonte del ministero degli Esteri russo a Interfax. «Tutta questa situazione non è altro che una provocazione», ha detto la fonte aggiungendo che «la bozza di risoluzione suggerita dai tre paesi non è accettabile così com'è». «Durante i lavori al Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Russia come minimo presenterà in maniera ben argomentata i dati menzionati dal nostro ministero della Difesa», ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

Non solo, perché il ministero degli Esteri russo ha bollato i resoconti sull'attacco chimico come «fake»: «Gli Usa hanno presentato una risoluzione al consiglio di sicurezza dell'Onu basandosi su dei rapporti falsi», ha detto la portavoce del ministero citata dalle agenzie, «La bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell'intera regione».
Le accuse. Il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l'Arabia Saudita di essere responsabili, assieme ai qaedisti siriani, del presunto attacco chimico avvenuto ieri nella Siria centrale e nel quale sono morte oltre 70 persone tra cui venti minori.

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Analisi della crisi siriana di Steven Chovanec (in inglese)

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