Log in
updated 6:50 PM UTC, Sep 26, 2020

Referendum ed elezioni regionali 2020 mettono alla prova il governo Conte

Oggi si vota in sette regioni per i propri rappresentanti nei consigli regionali, tutta la popolazione invece, va al voto per decidere una importante modifica costituzionale.


A sei mesi dal primo contagio da coronavirus in Italia, vissuto come primo focolaio nell'Unione Europea (Ue), questa domenica gli italiani hanno due appuntamenti con le urne. Due voti che influenzeranno la mappa politica del Paese e serviranno a misurare il grado di sostegno al governo di coalizione presieduto da Giuseppe Conte. Il primo voto, a livello nazionale, è un referendum sulla modifica di una legge a riforma costituzionale, già approvata dal Parlamento, una nuova legge che propone di ridurre il numero di deputati e senatori dagli attuali 945 a 600. Il secondo voto è limitato a sette regioni , dove gli elettori eleggeranno i loro futuri rappresentanti politici: Liguria (Genova), Marche (Ancona), Puglia (Bari), Valle d'Aosta (Aosta), Toscana (Firenze), Campania (Napoli) e Veneto (Venezia). 

La bagarre regionale si presenta come un duello tra la coalizione di centrosinistra, oggi al governo e quella di centrodestra, formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, questi ultimi partono favoriti in Veneto, Liguria e Marche. Tutto indica, tuttavia, che a prescindere da ciò che dettano i sondaggi, il voto non avrà la capacità di modificare anche l'attuale struttura di governo, sebbene l'equilibrio delle forze all'interno dell'Esecutivo potrebbe cambiare.
Nella Toscana rossa, da sempre roccaforte del centrosinistra, i sondaggi mettono sul piatto un possibile "sorpasso". Se così fosse, costituirebbe una grave battuta d'arresto e un dramma per la sinistra tradizionale. 
 
Cosa di cui invece poco si è parlato è il voto in Valle d'Aosta, dove invece si vota perché il consiglio di amministrazione è stato sciolto a causa dei suoi rapporti con la mafia. In Campania secondo tutti i sondaggi rimarrà in carica il leader progressista uscente, così come per il presidente veneto. Nelle Marche, terra che guarda geograficamente ed economicamente ai Balcani e all'Est, è probabile, secondo i sondaggi, che cambi di mano e vada all'opposizione. I sondaggi danno come  partito più votato Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni.

I continui attacchi a Salvini rischiano invece di frenare l'ascesa della Lega.

La coalizione di governo soffre degli alti e bassi dell'anti-sistema, che non sa se vuole essere di destra, di centro o di sinistra. Tale è lo smarrimento, che Beppe Grillo, fondatore del M5S, è stato costretto a tornare nell'arena politica per placare gli eccessi di chi un tempo era indignato. Una cosa da notare è che da quando il M5S è entrato di peso nel panorama politico italiano, è passato dal 37,4 di sostegno elettorale a circa il 17% di oggi.

Luigi Di Maio, leader di fatto dei “grillini”, fa tutto il possibile per evitare che vengano indette elezioni generali anticipate che  potrebbero porre fine alla gloria di chi ha vinto le elezioni del 2018, promettendo di "aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno", cosa, forse non proprio riuscita.

Un momento difficile questo per il nostro paese, i 209 milioni di Euro promessi dall'Europa per garantire il rilancio del paese, fanno gola a molti, i poteri economici forti, manifestano il desiderio di un governo forte e hanno persino nominato Mario Draghi a presiederlo, ma purtroppo per loro la prima parte interessata, non è in carica.

Al momento Conte gode di un grande sostegno popolare: il 60% degli italiani approva come viene gestita la pandemia. Il premier spera di restare in carica fino al 2022, anno in cui dovrà essere eletto anche il nuovo presidente della Repubblica.

Non ci resta che attendere la serata di domani, per capire se il nostro "bel paese" girerà pagina e inizierà a scrivere una nuova storia, oppure continuerà la scrittura sulle vecchie pagine di quel libro che riporta le vicende "buone e cattive" della nostra millenaria cultura...

 

Covid-19: l'Antartide è l'unico continente senza casi

Nel gelido continente del Polo Sud, non c'è un solo caso di Covid-19 tra le varie squadre di scienziati e militari che monitorano la vita nel deserto polare


L'Antartide è attualmente l'unico continente senza alcun caso di Coronavirus, la popolazione vive senza maschere e osserva lo svolgersi della pandemia da migliaia di chilometri di distanza. In questo momento, mentre quasi un migliaio di scienziati e altri professionisti che lavorano in quel territorio vedono il sole per la prima volta da settimane o mesi, c'è una mobilitazione generale per cercare di garantire che i nuovi colleghi che stanno per arrivare non portino il virus con loro. Dalla stazione di ricerca britannica "Rothera Research Station", sulla penisola antartica che si estende verso il confine del Sud America, la guida sul campo Rob Taylor ha spiegato all'Associated Press (AP) com'è vivere in ciò che lui descrive come: "La nostra piccola bolla sicura".

Prima della pandemia, l'isolamento a lungo termine, l'autosufficienza e la pressione psicologica erano di norma per le squadre in Antartide, mentre il resto del mondo vedeva le vite di questi professionisti come estremamente affascinanti. Tuttavia, oggi molto è cambiato, "In generale, la libertà che abbiamo oggi è maggiore di quella degli abitanti del Regno Unito al culmine della loro reclusione", ha detto Taylor, arrivato in Antartide a ottobre saltando completamente gli effetti della pandemia. "Possiamo sciare, socializzare normalmente, correre, andare in palestra, fare tutto entro limiti ragionevoli", ha aggiunto.

Come i team sparsi in tutta l'Antartide, incluso il Polo Sud, Taylor e i suoi 26 colleghi, devono essere in grado di svolgere tutti i tipi di compiti in un ambiente remoto e comunitario, con poco margine di errore. Hanno i turni in cucina, fanno osservazioni meteorologiche e "un sacco di cucito", ha detto. Le buone connessioni Internet esistenti, hanno permesso loro di monitorare da vicino l'andamento della pandemia nel resto del pianeta. E se, fino ad oggi, le conversazioni con i colleghi ​​si erano concentrate sulla preparazione dei nuovi arrivati ​​per quanto li attendeva, ora sembra che la situazione si sia ribaltata, la preoccupazione non è più avvisare i nuovi su quanto li aspetterà, ma capire se la loro provenienza è da zone ad alto tasso di infezioni da Coronavirus e capire come comportarsi al rientro nella civiltà. “Sono sicuro che possono dirci molto per aiutarci ad adattarci alla nuova normalità. Non abbiamo ancora alcuna pratica in termini di distanza sociale! ”, Afferma Taylor. Alla base di Scott in Nuova Zelanda, le gare di minigolf e le proiezioni cinematografiche sono stati i momenti salienti dell'inverno nell'emisfero meridionale, che si è concluso per il team Scott, quando hanno visto il sole venerdì scorso, "Non lo vedevano da aprile. Penso che ci sia un po di dissociazione, riguardo a com'è monitorare la pandemia a distanza. A livello razionale siamo consapevoli di ciò che sta accadendo, ma penso che non siamo realmente consapevoli dell'instabilità emotiva che deve causare", ", ha detto ad AP, Rory O'Connor, medico della squadra e coordinatore invernale delle missioni.

Secondo O'Connor, le squadre di terra in Antartide dovranno effettuare i test covid-19, quando i colleghi inizieranno ad arrivare. Ogni caso positivo farà scattare un “allarme rosso”, ha garantito, con attività che si sposteranno sul riscaldamento, approvvigionamento idrico, energia e cibo.

Quando il mondo ha iniziato il confinamento, i programmi antartici hanno convenuto che la pandemia avrebbe potuto causare un vero disastro nel continente di ghiaccio. Con i venti più forti e le temperature più basse del mondo, il continente, le cui dimensioni sono simili a quelle degli Stati Uniti e del Messico assieme, la diffusione del virus diverrebbe molto pericolosa per i lavoratori delle 40 basi permanenti presenti sul territorio.

"Un nuovo virus altamente contagioso significherebbe mortalità e morbilità nell'ambiente estremo e austero dell'Antartide, che, insieme alle limitate risorse disponibili a livello medico e di salute pubblica, rappresenterebbe un rischio elevato, con conseguenze potenzialmente catastrofiche", afferma un documento del COMNAP citato dall'Associated Press.

Qualche settimana fa, alla stazione McMurdo, i lavoratori hanno fatto un finto test per provare una realtà che il resto del mondo conosce già fin troppo bene, l'uso di una mascherina e la distanza sociale. "Sarà difficile non correre ad abbracciare gli amici" quando arrivano, ammette il direttore della stazione Erin Heard. Secondo l'AP, Heard e il resto del team della stazione inizieranno a indossare una mascherina due giorni prima dell'arrivo dei loro colleghi, al fine di "guadagnare memoria muscolare". Le maschere che hanno sono state realizzate da loro stessi, con tessuti immagazzinati alla stazione McMurdo e realizzate sulla base di modelli cercati "online".

 "Sarà molto strano rientrare nelle città, ad essere onesti, sarà come arrivare da quello che sembra essere un altro pianeta."

Messi si sta allontanando dal Barça, Inter sempre più vicina?

Il giocatore, che mantiene l'ultima parola con Bartomeu, incontra Koeman, ma evita di confermare che continuerà nel club


Leo Messi non sembra intenzionato a giocare la stessa partita che Josep Maria Bartomeu ha organizzato per il suo ultimo anno in carica come presidente dell'FC Barcelona. Nemmeno l'arrivo di Ronald Koeman alla guida della panchina, simbolo del Barcellona dopo il gol del Wembley 92, ha mitigato la rabbia del capitano del Barça. L'incontro organizzato questo giovedì dall'allenatore con il giocatore, è servito solo a confermare che la crisi è istituzionale e non sportiva come ha sostenuto Bartomeu, tutti rimangono in attesa che il malumore del numero 10 passi.

I dubbi travolgono Messi, frustrato dal 2-8 di Lisbona, e dalla politica sportiva di Bartomeu sono anche alimentati dalla sicura dipartita di Rosario, che dopo l'incontro con il nuovo allenatore sta fià facendo le valigie. Il portavoce di Leo ha riferito che l'argentino ha comunicato all'allenatore che non vede chiaro il suo futuro al Barça e gli ha anche assicurato che oggi sta guardando più fuori che dentro il Barça. Messi è ancora consapevole della difficoltà che potrebbe incontrare liberandosi del legame con il Camp Nou: ha un contratto fino al 2021, la sua clausola risolutiva è di 700 milioni e addebita a lui circa 50 milioni di euro netti.

Nessun media ha voluto commentare le parole del giocatore o il pranzo con Koeman. C'è la sensazione, però, che Messi voglia mantenere il polso della situazione anche come capitano e quindi rappresentante dei veterani voluti incontrare da Bartomeu, la linea del neo allenatore è quella del dare più spazio ai giovani, rinnovando e abbassando l'età in campo. Nessuno sa che uno di quelli nominati è Luis Suárez, un caro amico di Messi. L'allenatore preferisce però una trattativa particolare, con ciascuno dei giocatori interessati dal piano di rinnovo annunciato dal consiglio, prima però Koeman ha la necessità di sapere se nel nuovo progetto potrà ancora contare su Leo oppure no.

Le sue dichiarazioni a favore di Messi nella presentazione ufficiale, hanno pagato la riconciliazione del giocatore con il Barça. L'argentino non ha mai avuto un buon rapporto con l'allenatore Quique Setién, licenziato in malo modo, dopo una sua dichiarazione in cui spiegava i motivi per cui non apprezzava il lavoro che il tecnico stava svolgendo. Stessa situazione occorsa con il segretario tecnico Abidal, che ha rassegnato le dimissioni l'anno del rinnovo contrattuale e ha lasciato il club con una dura dichiarazione: “Negli ultimi due anni ho cercato di apportare modifiche che ritenevo molto importanti per il futuro della prima squadra. Nonostante la mia convinzione e insistenza, non ci sono riuscito ", ha scritto Abidal.

Gli addii di Abidal e Setién e i gesti di Koeman hanno in parte placato il numero 10. Il tecnico spera che l'argentino sia ora al servizio del Barcellona, ci sono partner validi per Rosario, ma i compagni di gioco saranno scelti da Koeman e non da lui. Messi sente, invece, di dover fare da capitano e di rispondere alle dichiarazioni di Bartomeu, formulando una lista di giocatori non trasferibili, rapporto che non è stato né confermato né smentito da Koeman.

A 33 anni Messi, comunque, è consapevole delle difficoltà che avrà se deciderà di lasciare il Barcellona. Ha un contratto in corso e difficilmente troverà una squadra disposta a pagare la sua clausola e il suo stipendio, quando potrà essere rilasciato tra sei mesi; è un momento difficile e gli effetti della pandemia hanno alterato il mercato; non sono previste grandi operazioni nei prossimi mesi in attesa della conclusione della Champions League.

Messi potrebbe scegliere di aspettare fino a gennaio e iniziare a negoziare con la squadra. Koeman, in ogni caso, ha avvertito che avrà solo giocatori che vorranno essere del Barcellona. L'olandese aspira a strutturare un progetto vincente.

Il quadro è ancora più complesso se si tiene conto che il prossimo 15 marzo si terranno le elezioni per la presidenza del FC Barcelona e qualche candidato ha già annunciato di sperare di convincere e di avere il sostegno di Messi. L'attuale board, nel frattempo, insiste sul fatto di aver fornito le migliori condizioni per la continuità del giocatore, headliner della nuova generazione invece che il punto di arrivo della vecchia, quindi se lascerà sarà una decisione unilaterale, per niente promossa e voluta da Bartomeu. 

Tutti vogliono che Messi resti il capitano di un nuovo Barcellona, lo ha ribadito martedì il presidente, Josep Maria Bartomeu, nella seduta con i giornalisti invitati alla televisione del club. Seguito il giorno sucessivo da Ronald Koeman nella sua presentazione come nuovo allenatore del Barça, sostituendo Quique Setién. E lo ha fatto anche Pedri questo giovedì, dopo aver firmato il contratto con il Barcellona. Nella sua prima apparizione pubblica da calciatore del Barça, accompagnato da Ramon Planes, nuovo capo della segreteria tecnica, e da Bartomeu, il canarino alludendo a Messi ha detto, "Il mio idolo è Iniesta, ma adesso spero di imparare dai migliori e che resti". Dal suo canto il nuovo allenatore Bartomeu non si smentisce e in chiusura ribadisce, "Pedri è probabilmente il giocatore più talentuoso della sua generazione in tutta Europa è la partenza della nuova locomotiva targata Barça.

Il governatore della Lombardia Attilio Fontana diventa social

Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, risponde in diretta alle tante domande che arrivano dai social, in merito all'epidemia da coronavirus (VIDEO)


"I comportamenti da tenere in questo periodo sarebbero da mantenere sempre, ma vi chiediamo un piccolo sforzo per la salute di tutti. Il significato di queste norme è che tutti dovrebbero essere rispettosi degli altri". Queste le parole che Fontana ha voluto rimarcare rispondendo ai dubbi di tanti utenti. Continuando,"L'emergenza economica è ben presente ai nostri occhi. Daremo una mano concreta a tutti: a tutti i lavoratori, imprese, partite Iva... La situazione deve essere tamponata nell'immediato e aiutata a ripartire. Abbiamo fatto una serie di richieste ben specifiche, condivise anche da Emilia e Veneto, che comportano un pacchetto di aiuti e sostegno a tutti. Noi confidiamo che il governo prenda i provvedimenti utili". Infine, ha voluto tranquillizzare tutti, "Non va bene essere terrorizzati. Ho sempre pensato alla salute dei miei cittadini, per superare la situazione. Non dobbiamo farci prendere dal panico, ma non dobbiamo commettere delle imprudenze, avere comportamenti opposti a quelli che possono impedire il contagio. La situazione va controllata, ma la sanità della Lombardia si sta dimostrando efficiente. Dobbiamo interrompere il contagio per tornare alla normalità. Alcuni comportamenti sono normali (toccarsi gli occhi, mettere le mani vicino alla bocca...) dobbiamo impegnarci a cambiare abitudini".

Cyber-molestie: quando la violenza domestica diventa anche violenza digitale

Nove donne su dieci che sono state vittime di violenza domestica, sono state anche oggetto di violenza informatica da parte del loro partner. Insulti e minacce di morte corrono in rete ... Queste forme di Cyberviolenza hanno tutte lo stesso effetto; riducono l'attività digitale delle donne e rinforzano ulteriormente il loro isolamento.


Presentato in Francia il primo rapporto sulle CYBERVIOLENZE esercitate sotto il tetto coniugale, uno studio che mira a misurare e caratterizzare queste nuove "violenze contemporanee" , spesso difficili da individuare perché invisibili da una prospettiva esterna. "La Cyberviolenza domestica è una violenza virtuale con conseguenze reali", questo il preambolo che i ricercatori fanno prima di elencare i risultati del loro lungo lavoro. Prima osservazione: 9 donne su 10, vittime di violenza domestica, sono state anche oggetto di cyberviolenza da parte del loro partner. Nell'87% dei casi, le cyberviolenze sono comparse durante la vita coniugale e si sono cumula con altre forme di violenza coniugale. Le cyberviolenze passano attraverso strumenti digitali come smartphone e computer. In questo modo lo "spazio digitale", rappresentato da nuove App o social Network aprono a tipi di violenza molto semplici e accessibili come, monitorare gli spostamenti e le posizioni, controllare e umiliare ulteriormente le donne vittime".

La Cyberviolenza può assumere molte forme, tra le più diffuse, il cybercontrollo (che colpisce il 93% delle donne vittime di violenza domestica) è quello di conoscere e controllare regolarmente i movimenti e le relazioni sociali della partner. Seguono il cyberbullismo (82%) e la cybersorveglianza (64%). Quindi, 8 donne su 10 affermano che il loro partner (o ex) ha da sempre chiesto la possibilità di poterle raggiungere sempre con qualunque mezzo, la metà di queste donne si è vista confiscare il telefono e 1 donna su 3 ha anche detto di aver inviato foto per provare dove si trovavano, altrimenti sarebbero state minacciate o maltrattate. Questi i messaggi tipici che ricevevano: "Dimostrami che sei a casa di tua madre, devi inviare una foto con tre dita, ho bisogno di riconoscere lo scenario, hai cinque minuti, ecc..."

Questo tentativo di controllare la partner a volte va oltre, violando la privacy e la sicurezza informatica, Il 21% delle donne riferisce di essere state "monitorate ciecamente" da remoto, attraverso spyware installati sugli smartphone dal proprio partner. "Lo spyware può essere installato su un telefono cellulare o un computer per monitorare le attività, i movimenti e le relazioni della vittima senza che la vittima ne sia a conoscenza", afferma Iman Karzabi, ricercatore presso Hubertine Auclert. "Per definizione, questi programmi sono difficili da rilevare sul dispositivo: possono nascondersi in diversi file sul telefono e non hanno un'icona specifica per segnalare la sua installazione."

Lo spyware consente l'accesso ai contatti, al registro delle chiamate, di leggere gli SMS della persona che si sta controllando, accedere alle applicazioni, compresi i social network e la geolocalizzazione tramite WiFi o GPS. Alcuni software, più elaborati e a pagamento, consentono l'accesso alle e-mail, alle foto, ai video, alla cronologia di navigazione e in alcuni casi anche il "keylogging", ovvero la possibilità di recuperare tutti i nomi utente e le password digitate sul telefono cellulare, bloccando le chiamate in arrivo rendendo vittima irraggiungibile. Anche senza spyware, il 62% delle intervistate afferma di aver dovuto dare ai loro partner i loro codici (telefono, social network, di conto corrente bancario, e-mail ...).

Questa conoscenza dei codici privati ​​del partner innesca anche delle cyberviolenze economiche o amministrative, volte a ridurre l'autonomia finanziaria o le procedure amministrative quotidiane. Il dato sconvolgente è che il 58% delle donne dichiara di essere stata vittima di questo tipo di cyberviolenza e solo il 35% delle donne ha modificato la propria password, così da vietare l'accesso al proprio partner ai dati sensibili (conto bancario, centro per l'impiego, CAF, vari abbonamenti, ecc...).

Infine, il 34% delle donne afferma di aver anche sperimentato una qualche forma di Cyberviolenza sessuale (minaccia e diffusione di contenuti intimi, obbligo di filmare le pratiche sessuali). Qui, le donne sotto i 25 anni sono in numero maggiore, con oltre il 50% di loro che deve sottostare al vedersi filmare durante gli atti sessuali. "I Cyberviolentatori sono l'esatto prodotto moderno della violenza domestica. I Cyberviolentatori possono sembrare più banali meno dannosi in termini di percosse fisiche, ma sono cumulativi e ripetono in modo metodico la violenza verbale, rafforzamento la strategia di aggressione atta al completo controllo della vittima, che porta a svilupparsi in quest'ultima, un senso di paura e di umiliazione che la isola dal modo esterno.

Di conseguenza, dopo aver subito violenza domestica, il 42% delle donne intervistate limita la propria attività digitale. "Le vittime si isolano di più, e senza il digitale, ottengono meno supporto, meno aiuto, attraverso uno scambio "di informazioni" che potrebbero avere con i loro parenti o con i loro amici e questo porta a una non denuncia della situazione e al completo isolamento in balia di un mostro che non vuole una compagna ma una SCHIAVA!".

Il rapporto conclude chiedendo che tutti gli stati, le istituzioni, i governi, pongano un accento su questa grave situazione con campagne di sensibilizzazione che portino alle luce tutti gli episodi di Violenza o Cyberviolenza.

Studio condotto nel 2017-2018 in 22 strutture specializzate nell'accoglienza e sostegno delle donne vittime di violenza domestica'

  

Paradosso Italia; paghiamo l'Austria per trasformare i nostri rifiuti in energia utilizzata per alimentare 170.000 case di Vienna

Fino a tre treni alla settimana arrivano presso l'impianto Zwentendorf. Ogni treno porta contenitori ermetici carichi di circa 700 tonnellate di rifiuti domestici romani.

 


Roma sta lottando per far fronte alla crisi dei rifiuti e l'Austria ha una capacità di riserva in un impianto di smaltimento, compostaggio e riciclo a waste-to-energy nei pressi di Vienna, questo a portato a un accordo tra il governo italiano e quello austriaco, gli italiani stanno pagando società austriaca EVN per smaltire un massimo di 70.000 tonnellate di rifiuti provenienti dalla famiglie romane. I rifiuti vengono trasportati in treno attraverso l'Italia settentrionale, sulle Alpi fino ad arrivare presso l'impianto di compostaggio rifiuti della EVN a Zwentendorf sul Danubio.

Fino a tre treni alla settimana arrivano presso l'impianto Zwentendorf. Ogni treno porta contenitori ermetici carichi di circa 700 tonnellate di rifiuti domestici romani. I rifiuti inceneriti e trasformati in gas di scarico caldi, che generano vapore. Il vapore poi viene consegnato a una vicina centrale elettrica , dove viene convertito in energia elettrica, che viene utilizzata per alimentare 170.000 case nella provincia della Bassa Austria.

Come Norvegia anche in Austria si trasformano i rifiuti in energia, perchè l'Italia invece paga lo smaltimento in altri paesi dell'Europa?

Può sembrare contro-producente portare i rifiuti per oltre 1.000 km (620 miglia), prima di procedere allo smaltimento, ma è parte degli sforzi dell'Unione europea per rendere le città più pulite e per ridurre le quantità di rifiuti che vanno in discarica. Una soluzione sicuramente all'avanguardia e al passo con le evoluzioni tecnologiche dei paesi più sviluppati. "Non è una soluzione controproducente", dice Gernot Alfons, capo della centrale termica dei rifiuti EVN, Per lui si tratta di una soluzione ecologica e i treni della spazzatura sono fondamentali, per non aumentare l'inquinamento dato dal compostaggio dei rifiuti nelle discariche provocando un notevole impatto in termini di emissioni di Co2. "E 'molto meglio per il trasporto di questi rifiuti ad un impianto che ha un alto rendimento energetico come il nostro." Certo diciamo noi, ma non sarebbe meglio che tutte le nazioni europee si adoperassero per realizzare impianti come quello Zwentendorf? Impianti che si pagherebbero due volte, sia per lo smaltimento che per la produzione di energia.

                                                                       

Allora, cosa è andato storto con lo smaltimento dei rifiuti di Roma?

Anche nei distretti eleganti come Prati, vicino al Vaticano, non è difficile vedere che la città ha un problema con la spazzatura, ancora oggi spesso si vedono cassonetti comunali traboccanti per i rifiuti domestici e non. Antonio La Spina, professore di sociologia e di politica pubblica presso l'Università LUISS di Roma, dice che la città produce più rifiuti di quanto possa far fronte. "Un fattore è la notevole quantità di rifiuti che viene prodotta per abitante a Roma. Un altro è che la quota di rifiuti (separati) è in aumento. Questa è una buona cosa, in generale, ma lo è ancor di più se le autorità non sono pronte ad affrontare tutto questo. Un altro grave problema è il fatto che le discariche sono piene. Alcune di queste inoltre sono diventate un problema ambientale e vanno chiuse."

Ecco il motivo per cui il comune di Roma ha dovuto guardare non solo oltre la regione, ma oltre l'Italia, per lo smaltimento dei rifiuti. E la gestione politica? ... questa è un'altra storia e merita un altro pensiero.

 

LOMBARDIA, FABRIZIO SALA: MONZA INVESTE ANCHE SUL SOCIALE E POSA LA PRIMA PIETRA DE "IL PAESE RITROVATO" IL NUOVO CENTRO ALZHEIMER

"UNA EFFICACE RETE DI WELFARE E' FONDATA SU VICINANZA E AIUTO" 'IL PAESE RITROVATO' PRONTO NEL 2018, OSPITERA' 8 APPARTAMENTI.


"Viviamo in una societa' che premia chi produce reddito. Talvolta, purtroppo, chi ha necessita' di assistenza viene considerato solo un costo. Per fortuna c'e' qualcuno che corregge queste distorsioni e recupera anche chi, con una lungimiranza storica e imprenditoriale tutta brianzola, decide di investire non solo su fattori economici ma anche su quelli sociali". PRIMO VILLAGGIO DEL GENERE IN ITALIA - Cosi' il vice presidente di Regione Lombardia e assessore alla Casa, Housing sociale, Expo e Internazionalizzazione delle imprese Fabrizio Sala intervenuto, a Monza (MB), alla cerimonia di posa della prima pietra de 'Il paese ritrovato', il primo 'villaggio' in Italia dedicato alla cura delle persone con malattia di Alzheimer e altre forme di demenza. LA STRUTTURA - La realizzazione ha un costo di 8.729.000 euro, in grande parte coperto da donazioni. La struttura, i cui lavori si concluderanno nei primi mesi del 2018, sara' intitolata a Ezio Piovan. Il 'villaggio' occupa 13.800 mq con spazi individuali e di piccola socializzazione e un'ampia area verde. Ospitera' 8 appartamenti per 8 anziani con demenza, un centro diurno, bar, minimarket, parrucchiere, cappella, sala teatro, palestra, club di musica, laboratori di hobbistica e sartoria, un ufficio informazioni tramite il quale le persone potranno accedere alle attivita' proposte insieme ai familiari che visiteranno 'Il Paese ritrovato'. CURA E ATTENZIONE ALLE PERSONE FRAGILI - "La definizione data a questo progetto, un'iniziativa di 'Dignita' sociale', mi piace - ha aggiunto Fabrizio Sala-; la nostra idea e' portare dignita' sociale con elementi di innovazione. Abbiamo studiato, anche in occasione di missioni istituzionali all'estero, i metodi migliori di abitare e dobbiamo constatare che una rete di welfare fondata sulla vicinanza sull'aiuto reciproco e' il metodo piu' efficace per offrire cura e attenzione alle persone fragili".  La cerimonia di posa della prima pietra, curata dalla Cooperativa 'La Meridiana', e' stata presentata presso il Centro Geriatrico San Pietro di Viale Cesare Battisti. I PRESENTI - Oltre al vice presidente Fabrizio Sala erano presenti, tra gli altri, anche Massimo Giupponi, direttore Agenzia Tutela della Salute (ATS) di Monza e Brianza e Matteo Stocco direttore generale dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Monza, Roberto Mauri, Direttore Cooperativa La Meridiana.

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS