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updated 1:32 PM UTC, Sep 21, 2020

Immigrazione, i sindaci della Lega dicono no al Protocollo per l'accoglienza dei richiedenti asilo: "Pronti a fare blocchi stradali"

Protesta davanti alla Prefettura di Milano di alcuni amministratori di Comuni dell'area metropolitana che non accettano il piano di distribuzione degli aspiranti profughi voluto dal governo e ratificato oggi alla presenza del ministro Minniti proprio a Palazzo Diotti. Le nostre interviste - (VIDEO)


Una delegazione di sindaci leghisti della Città Metropolitana di Milano ha manifestato fuori dalla Prefettura di Milano per dire "no" al Protocollo, alla cui firma era presente anche il ministro dell'Interno, Marco Minniti, redatto dalla Prefettura per distribuire i profughi tra i vari Comuni del Milanese.

I sindaci del Carroccio, con la fascia tricolore, hanno inteso esprimere la loro contrarietà "perché - ha spiegato il sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi - non abbiamo le risorse da destinare nemmeno ai nostri cittadini e il nostro personale sarebbe chiamato a far fronte ad un lavoro insostenibile".

"Siamo qui per dire no - ha aggiunto il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano, Alessandro Morelli - a un piano imposto dal prefetto senza che i sindaci siano stati consultati: e sono i sindaci ad essere stati eletti e non il prefetto".

Milano, 76 sindaci della Città Metropolitana su 134 firmano il Protocollo per la distribuzione dei profughi. Minniti: "Un modello per l'Italia e l'Europa"

Siglato in Prefettura il patto per l'accoglienza dei richiedenti asilo voluto dal governo. Il ministro dell'Interno sugli amministratori, soprattutto leghisti e del centrodestra, che hanno detto no: "Pecorelle smarrite, per loro ci sarà più festa quando accetteranno". Sala: "Non possiamo girarci dall'altra parte" - (VIDEO)


Sono stati 76, su 134, i sindaci che finora hanno firmato a Milano il Protocollo per la distribuzione dei profughi nella Città metropolitana milanese. Lo ha spiegato il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, sottolineando di aver incontrato i sindaci "a gruppi, perché le riunioni si fanno guardandoci in faccia". "Avevo avvertito che c'era una loro disponibilità - ha detto il prefetto - ma ho capito che avevano anche bisogno di chiarezza. Ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco queste perplessità con impegni ben precisi, perché talvolta l'interlocuzione, anche se qualche volta non era veramente così, non era stata completa".

La Prefettura farà da stazione appaltante in un processo in cui i sindaci saranno "gli attori principali". "Oggi hanno già firmato in 76, ma sono più di 80 quelli che hanno dato la loro disponibilità" per un 'modello Milano' che avrà effetti positivi. Dobbiamo unirci perché dobbiamo essere pronti, la situazione va gestita insieme a tutte le parti interessate"

"Qualcuno non ha firmato il protocollo e si è inquietato, ma le inquietudini passano, e il tavolo per la firma rimane sempre aperto. Se c'è più festa in cielo per la pecorella smarrita, volete che non ci sia più festa per chi firma dopo", ha detto, con una punta di ironia, il ministro dell'Interno Marco Minniti (nella foto con Beppe Sala) facendo riferimento ai sindaci, soprattutto leghisti, che si sono rifiutati di sottoscrivere il patto. "Questo rapporto - ha proseguito - non è una concessione, è un'alleanza strategica. È importante che questa alleanza si misuri a 360 gradi. I sindaci sono protagonisti strategici di una nuova idea strategica di sicurezza nazionale".

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha spiegato che "uno che fa il sindaco non può far finta che le cose magicamente si risolvano, e girarsi dall'altra parte. Non è giusto che ci sia qualcuno che deve fare anche la parte degli altri, perché questo dell'immigrazione è un tema che sarà dominante anche per le prossime decadi. Noi siamo qui oggi per una decisa presa di responsabilità, noi faremo la nostra parte. Milano è il Comune più importante e si candida a fare da guida a comuni dell'arcipelago. Questo è l'esempio di come si possa lavorare assieme, con tutte le difficoltà che abbiamo, non ci giriamo dall'altra parte".

Tutte le voci della conferenza stampa in Prefettura nei filmati de ilComizio.it

Leader Ue a Roma, il premier gay del Lussemburgo: "Vi presento mio marito". La reazione di Mattarella

Xavier Bettel, primo ministro lussemburghese, con consorte al seguito, accolto dalle autorità italiane in occasione della cerimonia per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. La faccia del capo dello Stato e il simpatico siparietto con l'omologo Gentiloni - (GUARDA IL VIDEO)


Apertamente gay, Xavier Bettel, si è sposato il 15 maggio 2015 al municipio della capitale, con il suo compagno Gauthier Destenay, diventato così, il primo Premier dell'Unione europea, ad essersi sposato con un partner dello stesso sesso. L'avvenimento ha fatto molto eco nei media americani ed europei. Durante il suo mandato Bettel ha promosso il disegno di legge in favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, poi approvato il 18 giugno 2014 dal Parlamento del Lussemburgo, con 56 voti a favore e 4 voti contrari. La riforma, promulgata dal capo dello Stato e pubblicata in gazzetta ufficiale nel luglio dello stesso anno, è entrata in vigore il 1º gennaio 2015.

Ue, 60 anni dopo i leader rinnovano l'impegno dei Trattati di Roma. Ma nella Capitale blinadata sfila il corteo EuroStop: alta tensione

I 27 firmano l'impegno di rilancio dell'Unione nella sala degli Orazi e Curiazi. Oltre diecimila persone ai due cortei della mattinata. Timori per la sfilata dei movimenti Eurostop a Testaccio: dopo i fogli di via di ieri altri sette giovani trovati con fumogeni e indumenti per mascherarsi. Pullman di manifestanti in arrivo da Nord Est, Marche e Val di Susa bloccati al check point di Roma Nord. A Piramide sequestrato un borsello con dentro chiavi inglesi e pezzi di acciaio - (LA DIRETTA SU REPUBBLICA.IT)


Prima la firma del rinnovato impegno per l'Europa in Campidoglio, con i leader di 27 paesi nella sala degli Orazi e Curiazi  a sottoscrivere un testo per rilanciare nei prossimi 10 anni l'integrazione europea, poi il pranzo al Quirinale. Mentre si avvia verso la conclusione la parte istituzionale della giornata di celebrazione per i 60 anni dei Trattati di Roma l'attenzione si sposta verso i cortei previsti per il pomeriggio nella Capitale. Gli sguardi dei residenti e dei 120 commercianti di Testaccio e del centro storico sono fissati sugli smartphone per seguire passo per passo le manifestazioni via WhatsApp e abbassare le saracinesche in caso di deviazioni: oggi in strada sono previste almeno 25mila persone. Il corteo Eurostop, che desta le maggiori preoccupazioni per la possibile presenza di black bloc, partito intorno alle 16 da porta San Paolo sta raggiungendo la Bocca della Verità. All'altezza di lungotevere Aventino un gruppo di manifestanti ha cercato di salire lungo Clivio di Rocca Savella ma la polizia li ha inseguiti senza successo, poi un cordone di agenti ha bloccato la salita. La coda della manifestazione, composta da circa 1000 persone, è rimasta indietro e la polizia, forse nel timore di una deviazione verso il Lungotevere, ha diviso in due tronconi la manifestazione con i mezzi.

Le manifestazioni. Oltre diecimila persone hanno partecipato alle prime due manifestazioni che si sono tenute in mattinata: poco dopo le 11.30 è partito "La nostra Europa", il primo dei cinque tra cortei e sit-in previsti per oggi. Più di cinquemila persone hanno sfilato fino all'Arco di Costantino, dove la manifestazione è arrivata intorno alle 13.30 per riunirsi con il corteo del Movimento Federalista Europeo, partito dalla Bocca della Verità. In piazza per "La nostra Europa", il primo dei cinque tra cortei e sit-in previsti per oggi, Rifondazione comunista, Sinistra europea, Cgil - con la leader Susanna Camusso e il numero uno della fiom Maurizio Landini - Verdi, Partito comunista e l'Altra Europa con Tsipras, Diem25 - il movimento dell'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che ha sfilato dietro lo striscione con la moglie - Sinistra italiana con Fratoianni, Legambiente, Uil, Cobas. Il corteo intorno alle 14 si è riunito con quello del Movimento Federalista Europeo, partito dalla Bocca della Verità.

I controlli Dopo i sette giovani appartenenti ai centri sociali del Nord Est, fermati ieri dai carabinieri e sottoposti a foglio di via obbligatorio, altri sette sono stati fermati dai militari del comando provinciale di Roma che hanno indivuduato questa mattina due giovani provenienti da Alessandria, sorpresi in piazzale Ostiense in possesso di due candele e guanti antifortunistici. Altri cinque, provenienti alcuni da Venezia e altri da Bologna, sono stati fermati in via Conte Verde, in possesso di due fumogeni, giubbini e scaldacollo, atti ad occultare l’identità ed impedire l’identificazione. Saranno proposti alla Questura di Roma. I manifestanti che partecipano al corteo Eurostop hanno riferito anche che tre pullman sono stati bloccati a Tor Cervara prima dell'ingresso a Roma. I mezzi, provenienti dalla Val di Susa, dal Veneto e dalle Marche sono stati fermati intorno alle 13.30 al check point di Roma Nord. Sono state identificate 122 persone, perquisiti e bloccati i pulmann che sono stati portati a via Patini per i controlli. Per tredici persone è scattato il foglio di via, gli altri sono ancora nella struttura di Tor Cervara. "Sono stati fermati intorno alle 12, non sono stati trovate armi o oggetti contundenti", hanno spiegato i manifestanti fermi a Piramide durante una conferenza stampa improvvisata. "Non ci sono motivi per trattenerli, non li stanno rilasciando. Impediscono alle persone di manifestare liberamente". Un europarlamentare si starebbe recando a Tor Cervara.

Smantellato sul ponte Spizzichino alla Garbatella un check point di filo spinato. Alcuni testimoni hanno riferito ella presenza di una trentina di persone con volti celati da passamontagna, che si sono dati alla fuga alla vista delle pattuglie. Le forze dell'ordine hanno anche sequestrato delle spranghe in via Galvani proprio nel cuore di Testaccio, mentre in nottata sono stati sequestrati elmetti e scudi. Nel primo pomeriggio i vigili urbani hanno sequestrato in via Tata Giovanni, nei pressi della Piramide, un borsello con dentro chiavi inglesi, cacciaviti e pezzi di acciaio, contenuti all'interno di calzini, pronti per essere roteati e lanciati a mò di fionda. (Articolo Repubblica.it)

 

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