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updated 1:24 PM UTC, May 27, 2020

Crozza diventa Emiliano e spiega la sua volontà di restare nel Pd: "Una parte del mio corpo ama Renzi"

Imitazione del governatore della Puglia che ha annunciato di volersi candidare alla segreteria, dopo la spaccatura che porterà con una buona probabilità a una scissione con una parte della minoranza interna. Il video è un’anticipazione del nuovo show del comico genovese "Fratelli di Crozza" che andrà in onda sul canale Nove a partire da venerdì 3 marzo. Crozza, da gennaio, ha lasciato La7 per approdare a Discovery - (VIDEO)


"Una parte del mio corpo ama Renzi", e poi fa il gesto dell'ombrello. Così Maurizio Crozza, si è calato per la prima volta nei panni del governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ieri ha annunciato la decisione di candidarsi alla segreteria del Pd, sfidando così Renzi.

"Io rimango nel Pd a sfidare Renzi, il Pd è casa mia - dice Crozza-Emiliano - ci sono nato qui, io Renzi l'ho sostenuto, ve lo ricordate? Ma con commozione, c'era un trasporto e una commozione. Ora lo sfido, sono un ex magistrato, la lealtà è il mio simbolo, la mia bandiera".

Il nuovo personaggio, presentato sulla pagina Facebook di Crozza, entrerà a far parte del suo repertorio a partire dal 3 marzo prossimo, quando il comico tornerà in tv con il nuovo show in onda sul canale Nove.

Salvini senza filtri sui Navigli: le primarie del centrodestra, il congresso del Pd, le elezioni e... il Papa

Appuntamento alla Darsena di Milano per parlare del progetto di riapertura dei Navigli, idea tanto cara all'esponente socialista Roberto Biscardini, che ha incontrato il favore della Lega in Regione Lombardia, in particolare per iniziativa del vicepresidente del Consiglio, Fabrizio Cecchetti. Il leader leghista parla a ruota libera sui temi caldi dell'agenda politica. Il tono è decisamente informale e le battute, anche sopra le righe, non mancano, ma le "notizie" sono serie. Per gli utenti ortodossi abbiamo anche l'intervista ufficiale... - (VIDEO)

Renzi allontana le sofferenze politiche e guarda all'innovazione: "Il futuro prima o poi torna. Non si può vivere sempre nella paura di tutto"

L'ex presidente del Consiglio e segretario dimissionario del Pd, sul suo blog racconta il suo viaggio in California ed esprime considerazioni in tema di nuove tecnologie, energia, economia sostenibile e lavoro e dà appuntamento al Lingotto (10–12 marzo): "Anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri"


"Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora û mentre il Pd scrive le regole per il congresso û e di dedicarmi ad alcuni incontri di qualità in California. Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti: anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri". Lo scrive l'ex premier e segretario uscente del Pd, Matteo Renzi sul suo blog, raccontando il primo giorno del suo viaggio in California, durante il quale "mi ha colpito – tra l’altro – la visita a Tesla, l’innovativa azienda di auto elettriche che ha il quartier generale a Palo Alto".

"Ho incontrato il vulcanico fondatore, Elon Musk, una personalità che mi aveva sempre incuriosito molto e che non avevo mai conosciuto prima di oggi. Difficile sintetizzare in breve i contenuti della chiacchierata. La scommessa sulle energie alternative per la mobilità, ma anche per la casa, il sogno di rendere possibile la vita su Marte, il super treno chiamato HyperLoop che sta facendo i primi esperimenti proprio in questi mesi, il design, l’Europa, la sostenibilità".

"Vi segnalo solo due argomenti, uno di merito e uno di metodo. Nel merito. La questione ambientale, legata alla sostenibilità e alla green economy, è sempre più centrale nel mondo. Durante i mille giorni -ricorda l'ex premier- abbiamo fatto molto per questo settore ma ne abbiamo parlato poco. E ad ogni modo quello che abbiamo fatto ancora non basta. Tutto il tema del rapporto tra energia, fonti alternative, digitalizzazione pone degli scenari molto interessanti, su cui in tanti stanno lavorando a cominciare dall’Enel di Francesco Starace, che mi ha spesso evidenziato le concrete possibilità date all’Italia dal rapporto tra energia e nuove tecnologie. Ci torneremo sopra a cominciare dall’appuntamento del Lingotto (10–12 marzo) dove discuteremo a lungo anche di questo".

"Nel metodo. Lo so, lo so: va di moda il pessimismo cosmico. Quelli bravi ti suggeriscono di non essere ottimista e di assumere un tono corrucciato quando si parla di innovazione. Il rischio che lo sviluppo delle nuove tecnologie crei problemi occupazionali più seri di quanto immaginato fino a qualche anno fa è preoccupazione vera e tangibile. Ma è anche vero che nel corso della storia da sempre le rivoluzioni tecnologiche creano nuove opportunità di lavoro, non solo problemi. Non credo, insomma, ai profeti della società senza lavoro: credo nell’uomo, nella sua intelligenza, nei suoi valori. E credo che non si possa vivere nella paura di tutto, sempre".

"Certo, dovremo trovare nuove forme di protezione sociale per chi non ce la fa (e anche su questo vi rimando al Lingotto). Dovremo studiare forme diverse di welfare, più vicine alle esigenze dei nostri ragazzi. Ma dobbiamo anche educare specie i più giovani a provarci, a mettersi in gioco, a coltivare idee e sogni. Non tutti diventeranno Elon Musk, è ovvio. Ma dobbiamo costruire un Paese in cui almeno sia possibile coltivare l’idea di provarci. E ancora c’è molto da fare. Scegliere l’innovazione contro la rendita, insomma. Tema tutt’altro che semplice - conclude Renzi - da declinare concretamente. Ma tema cruciale.

Pd, Renzi non molla: "Scissione brutta parola, ma ricatto è peggio. No ai diktat della minoranza". Verso un congresso difficile, la rottura è già nei fatti

Il segretario, che si era presentato dimissionario all'assemblea nazionale: "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino". Ma Rossi e Speranza strappano, Emiliano tenta la mediazione, l'appello di Veltroni. L'incertezza regna sovrana, mentre si fa strada un nuovo soggetto a sinistra - (VIDEO)


E' scontro all'assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. "Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro", dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l'ex segretario, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segretario. "È stato alzato un muro - conferma Enrico Rossi ancora più deciso - sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area". Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: "E' a portata di mano" ritrovare l'unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui", aggiunge, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: 'Anche oggi nei nostri interventi in assemblea - scrivono - c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima".

Dalla maggioranza, d'altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. "La scelta è già stata fatta - allarga le braccia Lorenzo Guerini - Peccato". 

"Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso". E' stato il messaggio di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all'attacco: "Scissione è una brutta parola, ma peggiore c'è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza". Nel suo discorso il segretario del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo "un regalo" a Beppe Grillo discutendo "solo di se stesso". Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem "la volontà di unire". Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. "Parleremo al momento giusto", dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE - "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino", ha esordito Renzi. "La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". "Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica".

CONGRESSO - "Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti - ha sottolineato - quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All'ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi 'fai un errore'. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme". "Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni".

GOVERNO GENTILONI - "Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E' impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall'appoggio caso per caso all'appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l'azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica". 

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta - "Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco". Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell'assemblea per i tre sfidanti al congresso.

Oggi è l'ultima domenica per il Pd? "Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre...". Così risponde Enrico Rossi, presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all'hotel Parco dei principi di Roma per l'assemblea del Partito democratico. 

L'appello di Veltroni - "Da molto tempo - ha evidenziato Walter Veltroni - non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno". 

"Restiamo uniti". E' lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di Roma davanti all'hotel Parco dei Principi dove si è svolta l'assemblea nazionale del Partito democratico. E' un appello a evitare la scissione.

(Fonte: Ansa)

Pd, ore cruciali per evitare la scissione. Simona Malpezzi: "I militanti non vogliono dividersi. Noi renziani disposti al congresso dal 5 dicembre"

Ai microfoni de ilComizio.it la deputata milanese parla dell'acceso dibattito che sta tormentando il Partito democratico alla vigilia dell'assemblea nazionale: "Siamo aperti a tutte le soluzioni, ma ricordo che Renzi è stato eletto segretario col 68%". Intanto Emiliano parla con il leader, ma ai segnali di apertura si accompagna la tensione - (VIDEO)


 "Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una Conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il Pd. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme". Sono le parole che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha affidato a Facebook nella giornata in cui a Roma, al Teatro Vittoria, va in scena la la manifestazione della sinistra del Pd.

 Alla riunione ha dato il via 'Bandiera rossa', applauditissima. Poi, tra i vari supporti video, uno spezzone di 'Guerre stellari' in cui Yoda spiega a Luke Skywalker: "Devi sentire la forza intorno a te".

In platea molti parlamentari Pd: Nico Stumpo, Federico Fornaro, Davide Zoggia, Maurizio Migliavacca, Francesco Boccia, Guglielmo Epifani e, ovviamente, i tre (per adesso) candidati alla segreteria del Pd della sinistra: Roberto Speranza, Emiliano, Enrico Rossi. In prima fila anche Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani.

"Ci si chiede una conta - ha detto Rossi a proposito del congresso Pd - per restituire nel più breve tempo possibile la guida del partito al segretario, noi non ci stiamo".

Il Partito democratico "è per sua natura un partito plurale e di centrosinistra, se si pensa di abolire la sinistra, o si pensa che possa finire per non contare nulla, la responsabilità di una spaccatura ricade su chi non vuole capire" ha aggiunto Rossi, che ha chiesto "un gesto di responsabilità. Se non sarà così, nessun patema; anche perché in futuro dovremo continuare a collaborare per il bene del Paese".

"Noi non siamo disposti ad accettare ulteriormente la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Se il segretario vuole fare come Macron, con una agenda neo-reaganiana - ha detto Rossi - questa forza non sarebbe più il Pd, la spaccatura sarebbe nei fatti e a fare la scissione sarebbero gli elettori di sinistra".

"Stamattina ho avuto un colloquio con Renzi. Mi ha cercato, ho parlato con lui, come è giusto che sia con il segretario del partito. Gli ho posto una domanda: la vediamo solo noi questa scissione che c'è già stata?", ha detto Speranza.

"Se il congresso non è un modo per rimettere insieme il nostro mondo allora non avrà senso, in un 'congresso rivincita' a me non interessa entrare in nessun modo", ha aggiunto. "Senza risposte alle nostre istanze sarà un nuovo inizio di un percorso politico. Non come chiusura o costruzione di una casa chiusa, stretta e piccola, ma di costruzione di un vero centrosinistra".

"La nostra proposta è sensata, facciamo il Congresso nei tempi normali, si faccia una normale azione di governo, si porti il Paese al voto a scadenza nel 2018. Se non c'è questo - ha detto Speranza - il Pd diventa il partito dell'avventura e non esiste più".

"Ero uno dei sostenitori di Renzi. Scusatemi, mi scuso con tutti voi. Ma non c'erano altre proposte, quindi autocriticatevi", ha detto Emiliano durante il suo intervento in sala, sottolineando che "non cerchiamo un capo, ma un compagno, un amico che ci guidi nelle scelte che dobbiamo fare. Questo è un segretario, non uno che ha paura del confronto e teme che chi ha idee diverse possa guadagnare nei sondaggi. Ma che paura ha Renzi del passare del tempo?".

"Non costringete questa comunità a uscire dal Pd, ma si sbaglia chi pensa che per restare noi sacrifichiamo i nostri valori", ha detto Emiliano. "Qualunque cosa accada, si sappia che ci ritroveranno sulla loro strada. Non andremo via per abbandonare questo progetto, ci troveranno sempre a guardarli dritti negli occhi per farli tornare sulla strada giusta - ha aggiunto -. Speriamo di non fare cose drammatiche, ma non avremo paura e non entreremo in contraddizione con quello che diciamo oggi: non costruiamo un soggetto avversario del Pd ma se mai per ricostruire questa comunità"

"Se Renzi è arrivato al governo e al 40% è perché il suo segretario è stato capace di vivere la comunità, perché Bersani si è dimesso in una situazione più difficile di quella di Renzi oggi", ha spiegato Emiliano. "Tutto questo è facilmente evitabile con un po' di voglia di stare insieme, per evitare una cosa che nessuno vuole. Chi ha coraggio, adesso lo impieghi per evitare una cosa che nessuno vuole", ha detto, concludendo: "Enrico Rossi parla di partito personale, ha ragione: siamo tutti attorno al capezzale di questa persona".

"La cosa è chiarissima, la questione è nelle mani del segretario", ha detto Massimo D'Alema, a margine dell'assemblea. "Se Renzi telefona per dire che lui è d'accordo con quello che gli si propone, naturalmente questo apre un processo politico che porta verso un congresso nei tempi ordinari normali -ha spiegato l'ex premier-. Se Renzi vuole tirar dritto per la sua strada, è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza".

Tra i commenti della maggioranza del Pd, spicca quello che il vice segretario Lorenzo Guerini ha pubblicato su Twitter: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili". "Non c'è ultimatum ma c'è solo da pensare affettuosamente e con intelligenza a cosa fare", ha replicato nel pomeriggio Emiliano, a margine del convegno di Sinistra italiana. (Fonte: Adnkronos)

 

L'intervista de ilComizio.it alla deputata Simona Malpezzi

 

Sicurezza sui treni, la Regione Lombardia chiede l'esercito nelle stazioni. Appello anche dai sindaci di Milano e Bergamo. Sorte attacca: "Governo da Zeru tituli"

L'assessore alle Infrastrutture e Mobilità, esortando l'esecutivo a fare la sua parte, ha ricordato la convenzione sottoscritta con tutte le società che erogano i servizi di trasporto pubblico e che consente alle Forze dell'ordine e armate di viaggiare gratuitamente. E poi il recente stanziamento di 3 milioni di euro per finanziare il servizio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni. C'è poi il fenomeno del vandalismo che, solo nel 2016, è costato oltre 10 milioni di euro: "Promuovere la cultura della legalità e del senso civico". La nostra intervista - (VIDEO)


"Chiediamo al Governo di istituire un presidio militare almeno in ogni stazione delle città capoluogo della Lombardia". Lo ha detto l'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte, riferendosi all'episodio di violenza verificatosi la scorsa settimana su un treno Milano-Mortara.

SRADICARE CONCETTO CHE STAZIONI SONO "TERRA DI NESSUNO" - "E' importante sradicare il concetto che le stazioni non sono difese - ha continuato - e che quindi li' si può fare quello che si vuole perché sono terra di nessuno. Il primo passo, dunque, e' quello di poter disporre, entro sei mesi, di militari nei capoluoghi per poi estendere la sperimentazione oltre le principali città. Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha fatto questa richiesta, ma ad oggi il Governo continua a tacere".

LA COMPETENZA E' DEL GOVERNO - "Voglio ricordare - ha continuato l'assessore - che il tema sicurezza è competenza del Governo che, purtroppo, continua ad essere latitante. Con grande senso di responsabilità noi continuiamo ad investire su questo tema e per il solo 2017 abbiamo investito più fondi che per l'anno di Expo". L'assessore ha ricordato la convenzione sottoscritta con tutte le società che erogano i servizi di trasporto pubblico e che consente alle Forze dell'ordine e armate di circolare gratuitamente sui treni. E poi il recente stanziamento di 3 milioni di euro per finanziare il servizio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni. "Guardie - ha sottolineato Sorte - opportunamente addestrate e che devono avere seguito dei corsi ad hoc organizzati dalla Prefettura di Milano". Proprio nelle prossime settimane ci saranno 3 sessioni di esame per formare nuovo personale.

AIUTARE CHI GIA' STA LAVORANDO BENE, POTENZIARE POLFER - "Il punto di partenza pero' - ha continuato Sorte - non può che essere quello di potenziare il pattugliamento della Polfer. Sono uomini e donne che voglio ringraziare per il lavoro che fanno, ma purtroppo sono troppo pochi. E' necessario che queste pattuglie possano disporre di nuovo personale". Va infatti tenuto conto che, ogni giorno, in Lombardia, circolano 2.300 treni sui quali si spostano più di 720.000 pendolari. 

TUTTI I NUOVI TRENI SONO DOTATE DI TELECAMERE - Sorte ha anche ricordato che tutti gli ultimi treni acquistati dalla Regione, come pure quello che saranno consegnati in futuro, sono tutti dotati di telecamere per la sorveglianza. 

L'assessore ha poi voluto replicare a un affermazione polemica del consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri che in merito agli annunci della giunta aveva parlato di meri "slogan". "Forse  Alfieri - ha dichiarato - dovrebbe dire ai 'suoi' sindaci Sala e Gori che chiedere il presidio dei militari è uno slogan".  "Capisco il suo imbarazzo - continua Sorte - visto che le prime richieste sono arrivate proprio dai sindaci di Milano e Bergamo. E gli faccio notare che sul tema sicurezza, come avrebbe detto un ex allenatore dell'Inter, il Governo e' a 'Zeru tituli'. Completamente non pervenuto". 

 

STAZIONI E TRENI: LA PIAGA DEL VANDALISMO COSTATA 10 MILIONI NELL'ULTIMO ANNO

 

Promuovere la cultura della legalità e del senso civico sui treni e nelle stazioni, cosi' da fronteggiare, il fenomeno del vandalismo che, solo nel 2016, è costato oltre 10 milioni di euro. E' questo l'obiettivo del progetto 'Scuola-Ferrovia. Lezioni di treno' presentato oggi dall'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte, insieme all'amministratore delegato di Trenord, Cinzia Farise'; al direttore di produzione Lombardia di Rete Ferroviaria Italiana, Vincenzo Macello; al presidente di Ferrovienord, Andrea Gibelli e al presidente del Dopolavoro ferroviario, Pino Tuscano, anima dell'iniziativa.


Giunto alla sua tredicesima edizione, il progetto si propone di presentare ai ragazzi della scuole della Lombardia i vantaggi del treno. Gli alunni saranno accompagnati nelle officine dove si ripuliscono le vetture vandalizzate. Saranno, insomma, condotti in un percorso attraverso sale d'attesa, sottopassi, atri biglietteria, luoghi pubblici delle stazioni (con particolare riguardo alla stazione più vicina alla Scuola) che consentirà loro di rendersi concretamente conto di cosa significa deturpare i treni.


Per l'ingegner Vincenzo Macello "La guerra al vandalismo si fa con la prevenzione. Se analizziamo i dati siamo in difficoltà. Nel 2016 nelle 291 stazioni di proprietà sono stati infatti 154 gli interventi di eliminazione dei graffiti e di ripristino degli arredi. Interventi per i quali abbiamo speso 1,5 milioni di euro. Il nostro impegno è continuare nel programma di miglioramento della percezione della sicurezza nelle stazioni a partire dalla installazione dei sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso e collegati con le Forze dell'Ordine. La nostra attenzione, dunque, è dedicata anche al coinvolgimento degli enti locali, affinché le stazioni non siano solo un luogo di passaggio ma un luogo con degli spazi da vivere inseriti nel circuito delle attività sociali e culturali delle città".


er contrastare il fenomeno del vandalismo, per il presidente di Ferrovie Nord Andrea Gibelli, servono stazioni più vive e nuove tecnologie sui treni (già previste per i nuovi mezzi in esercizio dal 2019). Innanzitutto bisogna cambiare il concetto di stazione, che deve diventare un luogo sempre più vivo. Il secondo grande intervento riguarda l'acquisto dei nuovi treni (in servizio dal 2019), sui quali le tecnologie per la sicurezza saranno molto sviluppate con telecamere e sistemi di geolocalizzazione. Ferrovie Nord, che gestisce complessivamente oltre 120 stazioni, nel 2016 ha registrato 250 atti vandalici. Più della metà (il 57,5 per cento) sono stati danneggiamenti e rotture, circa un terzo (il 32,5) sporcizia, il restante 10 graffiti sui musi o nei sottopassi. Ogni intervento ha un costo medio di 600 euro (costo personale, costo del mezzo e costo dei materiali) per un totale di oltre 150.000 euro. A questa cifra vanno aggiunte le spese delle manutenzioni straordinarie.


"Sono numeri impressionanti, ha concluso Sorte ricordando che tutti gli ultimi treni acquistati dalla Regione sono dotati di impianti di video sorveglianza, e inaccettabili. I 10 milioni di euro che ogni anno spendiamo per il ripristino dei treni sono soldi che togliamo ad altro. Potremmo spenderli ad esempio per nuove iniziative di sicurezza. Ben vengano comunque iniziative volte a sensibilizzare i giovani alla cultura del rispetto".

L'amministratore delegato di Trenord, Cinzia Farisè, ad illustrare nel dettaglio quanto costano ogni anno gli atti vandalici sui treni del servizio ferroviario regionale.

In un anno Trenord  spende circa 10 milioni di euro a causa del vandalismo. Nel 2016 sui treni lombardi si è registrata una crescita significativa degli atti vandalici, con il 40 per cento degli episodi in più rispetto al 2015: un totale di 8.400 segnalazioni in un anno, per una media di 23 al giorno. A ciò si aggiungano i costi indiretti del vandalismo, che incidono pesantemente sulla qualità del servizio, generando ritardi e soppressioni".

Per questo l'adesione all'iniziativa del Dopolavoro Ferroviario, che risponde a un fenomeno che Trenord, grazie al Focal Point Security, monitora costantemente. Sono stati  adottati nuovi sistemi di pulitura automatica e ottenuto una riduzione del 30 per cento dei tempi di permanenza dei graffiti prima
della pulitura, che nell'ultimo anno è stata pari a quasi 130.000 metri quadrati, per una spesa di 1,5 milioni di euro. Cifre a cui si aggiungono altri 6 milioni spesi per la sicurezza sui convogli, 2 milioni in più rispetto a quanto è stato speso nel periodo di Expo".

Sicurezza e immigrazione, Rozza apprezza le misure del governo: "Ora c'è più chiarezza. I leghisti? Bravi a parole..."

L'assessore della giunta Sala commenta i provvedimenti annunciati dall'esecutivo dopo le decisioni adottate dal Consiglio dei ministri: "Ci aiuteranno a gestire in maniera più ordinata i flussi dei migranti e per una volta si mettono punti fermi per cominciare a costruire un sistema di rimpatri che funzioni". Ai microfoni de ilComizio.it: "Vi spiego perché è giusta una stretta sul fenomeno. Siamo per l'accoglienza, ma anche per la legalità e contro la tratta di esseri umani. Basta aree grige" - (VIDEO)

Pd, Fabio Pizzul: "No regolamenti di conti e logiche di potere interne. Si torni a lavorare su idee e temi per il Paese"

Il consigliere regionale lombardo commenta ai microfoni de ilComizio.it, le discussioni interne al suo partito che negli ultimi tempi è apparso diviso sulla leadership di Matteo Renzi (con candidature più o meno esplicite alla segreteria), sul congresso e sulla possibilità di elezioni anticipate - (VIDEO)


"Nel Partito democratico è giusto che si discuta e ci sarà la Direzione nazionale dedicata proprio a questo. Tutti sono importanti e nessuno è indispensabile; Renzi è più che mai importante e ha la responsabilità di gestire al meglio questa fase di transizione. in ogni caso, mi appassionano poco gli incontri serali piuttosto che le dichiarazioni sui giornali. il Pd deve recuperare un po' di credibilità sviluppando idee e proposte credibili per il Paese e il segretario non sia un ostacolo in tal senso, ma che anzi sia una risorsa da utilizzare al meglio. Ben vengano le discussioni ma senza quel clima da 'O.K Corral' o da sfida finale che tutti giorni emerge sulla stampa. Il congresso? Prima o poi ci sarà - la scadenza naturale e quella di fine anno - ma la cosa più importante è che il partito torni a ragionare sulle soluzioni per l'Italia, se poi questo passerà anche attraverso il congresso ben venga basta che non si tratti di un regolamento di conti interno che non verrebbe capito dagli iscritti, dai simpatizzanti, dagli elettori né dagli italiani più in generale. I nomi di Emiliano, Orlando e altri? Li leggo anch'io sui giornali, basta che le varie ipotetiche candidature emergano - ribadisco - per far emergere idee per il Paese e non per logiche di potere interne". E' quanto dichiarato ai microfoni de ilComizio.it da Fabio Pizzul, consigliere del Pd in Regione Lombardia, a margine di un'iniziativa a sostegno del periodico della Caritas Ambrosiana "Scarp de' tenis".

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