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updated 10:52 AM UTC, Jun 3, 2020

La cena dei piddini si farà: accettato l'invito di Calenda. Ma la data è top secret: "Evitiamo il solito tormentone". Il partito tra lo scatto congressuale di Martina e la furia di Orfini

Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno accettato l'invito rivolto loro da Carlo Calenda. La conferma arriva proprio dall'ex ministro dello Sviluppo economico,il quale però precisa anche che l'appuntamento non è più per martedì, come prevedeva l'invito. Una notizia che arriva all'indomani della mossa del segretario del Pd Maurizio Martina che non solo ha confermato il congresso, ma anche deciso di accelerare annunciando le primarie per il prossimo gennaio. Una decisione - sottolinea Repubblica - non presa bene dal presidente del partito, Matteo Orfini, che aveva proposto di sciogliere il partito per rifondare una nuova forza politica. "Pensate davvero che così la risolviamo? - ha chiesto Orfini -  Beati voi..."


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La cena a quattro tra big del Pd a casa Calenda si farà. La conferma arriva, ancora una volta via Twitter, dall'artefice dell'invito il quale conferma che Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni hanno quindi accettato di sedersi a un tavolo tutti insieme per cercare di risolvere la crisi del partito e studiare le prossime mosse. "Ma la data è stata spostata, e per evitare l’ennesimo tormentone sul PD rimane riservata - scrive su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico - Sono molto contento è un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia".

L'invito di Calenda è arrivato dopo le polemiche degli ultimi giorni e la proposta choc di Matteo Orfini di sciogliere e rifondare il Pd. "Il congresso si farà” ha replicato secco Maurizio Martina annunciando che il prossimo gennaio intanto ci saranno le primarie. "Più che discutere di rinvii del congresso noi dobbiamo lavorare. Altro che scioglimento del Pd, altro che rinvio del congresso, dobbiamo fare tutti insieme un passo in avanti per costruire il nostro futuro nel segno della giustizia sociale e della solidarietà", ha affermato il segretario del Pd da Genova. "Il nostro percorso che è già avviato - ha aggiunto Martina - vedrà nei prossimi passi la manifestazione del 30 settembre in piazza del Popolo a Roma, a fine ottobre il forum per l'Italia a Milano e le primarie il prossimo gennaio".

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A pensare che la proposta di Orfini sia folle è il deputato Pd Francesco Boccia il quale in un'intervista a Radio Radicale dice: "Non esiste che il Pd si sciolga e che, a proporlo, sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento. Siamo tutti responsabili di questa condizione e nessuno di noi può pensare di proporre una soluzione così. Pensare di sciogliere il partito e fondarne un altro è semplicemente folle. Il Pd non ha proprietari, non è una S.p.a.". "Serve un congresso vero, che ci faccia riconnettere alla realtà e apra le porte, poi, a quelle forze civiche e politiche che vogliono ricostruire un grande centrosinistra", ha aggiunto Boccia.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

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  • Pubblicato in Politica

Lombardia, Gori lancia la sfida a Maroni: "Coi numeri la spara sempre grossa, noi possiamo farcela. Qui il centrosinistra è unito"

Intervista a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, esponente del Partito Democratico, che sabato 18 novembre all'Auditorium di Milano ha presentato ufficialmente la sua candidatura a presidente della Regione Lombardia. A sostegno di Gori nella sfida al forte governatore uscente, il leghista Roberto Maroni, un'ampia coalizione che comprende, oltre ovviamente al Pd, tra gli altri, Campo Progressista di Giuliano Pisapia, i Radicali e il Partito Socialista. Mdp, che avrebbe preferito il passaggio delle primarie, non ha ancora espresso la propria posizione definitiva - (VIDEO)

Pd, Emiliano con Gentiloni: "Serve un centrosinistra più ampio possibile"

Da Pietrarasa (Napoli), dove nel fine settimana si è svolta la Conferenza programmatica del Partito Democratico, il presidente della Regione Puglia dice di apprezzare l'intervento del premier soprattutto su tre punti: la tematica ambientale, la questione meridionale, e l'apertura della coalizione. L'appello a recuperare il rapporto con Pietro Grasso che ha sbattuto la porta dopo l'approvazione della legge elettorale - (VIDEO)

Lombardia, Biscardini avverte: "Lista unica civica e di sinistra, altrimenti liberi tutti". Socialisti in Movimento polemici con Mdp

"Se non c'è una lista unica civica e di sinistra espressione di un progetto politico alternativo alla destra e diverso dal Pd, ognuno è libero di fare quello che vuole. La scelta di Mdp di partecipare alle primarie di coalizione non mi risulta sia stata concordata con nessuno". E' quanto ha dichiarato Roberto Biscardini, di Socialisti in Movimento, a proposito delle prossime elezioni regionali lombarde

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Sicilia, non c'è pace per il M5S: indagato il sindaco di Bagheria. La reazione: "Un attacco ad orologeria a meno di due mesi dalle Regionali"

Al primo cittadino, Patrizio Cinque, e ad altri sedici persone coinvolte è stata notificata la misura dell'obbligo di firma. L'inchiesta, secondo quanto trapelato finora e riportato da fonti locali, ruoterebbe attorno a due vicende: la gara per il noleggio degli automezzi impiegati nella raccolta dei rifiuti e un abusivismo edilizio contestato a un familiare dell'amministratore pentastellato. Giancarlo Cancelleri candidato (sub iudice) governatore grillino: "Il Movimento non mancherà di fargli avere un apporto"


Il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque (M5S) è indagato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Termini Imerese sulla gestione del servizio dei rifiuti. A Cinque i carabinieri, su disposizione del Gip, hanno notificato la misura cautelare dell'obbligo di firma.  Così anche ad altri sedici indagati. L'inchiesta ruoterebbe attorno a due vicende: la gara per il noleggio degli automezzi impiegati nella raccolta dei rifiuti e un abusivismo edilizio contestato a un familiare del sindaco. Relativamente a questa seconda vicenda Cinque sarebbe indagato per violazione del segreto d'ufficio e omissione di atti d'ufficio. Nessun assessore comunale risulterebbe tra gli indagati. L'inchiesta è coordinata dal procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio.

"E' un attacco ad arte, un attacco ad orologeria: si mette dentro di tutto per attaccare un sindaco e un'amministrazione Cinque stelle a meno di due mesi dalle elezioni regionali", così il sindaco commenta l'indagine della Procura di Termini Imerese che lo vede indagato.

Scene di sconforto, alcuni dipendenti non sono riusciti a trattenere le lacrime, mentre il sindaco Patrizio Cinque, molto provato riferiscono all'ANSA le persone presenti in municipio, ha cercato di rassicurare gli impiegati più colpiti emotivamente dall'inchiesta della Procura di Termini Imerese che s'è abbattuta sul comune di Bagheria. Dopo aver ricevuto la notifica dell'avviso di garanzia, il sindaco, riferiscono le stesse fonti, s'è recato in municipio, dove la notizia dell'indagine, che coinvolge una ventina di dipendenti comunali, è stata accolta con stupore. Patrizio Cinque si è chiuso nel suo ufficio con alcuni impiegati per tentare di calmare quelli più scoraggiati. Tra il personale ha destato scalpore la portata dei provvedimenti della Procura che ha disposto l'obbligo di firma per 16 indagati e due divieti di dimora per altrettanti dipendenti comunali. Oggi si sarebbe dovuto riunire il Consiglio comunale ma la seduta sarebbe saltata per l'assenza dei consiglieri dei 5 stelle.

"Non conosco i dettagli della situazione e quindi non ne posso parlare, ma dico solo a Patrizio Cinque di stare tranquillo e di tenere duro. Il movimento sicuramente non mancherà di fargli avere un apporto. Ma non conosco il provvedimento". Così Giancarlo Cancelleri, candidato governatore del M5s in Sicilia, a una manifestazione a Gallodoro, nel Messinese, con il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.

"Ho avuto la notizia come l'avete avuta voi - ha detto Di Maio - quando siamo arrivati qui, a Gallodoro, quindi appena avremo maggiori dettagli potremo interessarci e intervenire". 

(Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Politica

Morelli: "Per Salvini un vero plebiscito dal popolo della Lega. Se Bossi è sorpreso dovrebbe girare di più..."

Il capogruppo del Carroccio nel Consiglio comunale di Milano e direttore del Populista commenta ai microfoni de ilComizio.it l'esito delle primarie che hanno riconfermato il segretario con l'82,7% dei voti: "Non vedo rischi di scissione. Se Lombardia e Veneto possono fare un referendum sull'autonomia è merito della forza che Matteo ha dato al movimento. Nessuno è più federalista di noi" - (VIDEO)

Salvini trionfa e mostra subito i muscoli a Maroni: "Anche in Lombardia decido io sulle alleanze. Dove c'è Alfano non c'è la Lega"

Riconfermato segretario dalle primarie con ampia maggioranza ma con bassa affluenza ai seggi da parte dei militanti, il leader ribadisce la linea sovranista, "non trattiene" Bossi e avverte il governatore in vista delle prossime elezioni regionali: "Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può stare con noi". E su Berlusconi e la legge elettorale... - (VIDEO)


"Chi sta reggendo il moccolo a Renzi e alla Boschi non può essere alleato della Lega, a livello nazionale, in competizioni regionali, neanche in Lombardia", ha detto Matteo Salvini interpellato sulle Regionali del 2018 in cui Roberto Maroni vuole confermare l'alleanza di centrodestra. Secondo il segretario della Lega, "non si può fare una cosa a Roma e un'altra qui: a livello locale ho lasciato libertà di scelta, ma a livello politico nazionale e regionale la scelta passa da me, e la Lega non sarà alleata di Alfano".

Salvini ha anche commentato la sua vittoria alle primarie: "Con ieri si chiude il capitolo di Salvini uomo solo al comando e di chi dice la linea lepenista non ci piace. È evidente - ha aggiunto -: è stata avvalorata la battaglia federalista, identitaria e sovranista della Lega. Il federalismo e il sovranismo vanno dalla stessa parte, il popolo della Lega si è espresso, anche se la prossima volta faremo in modo che si esprimano tante persone in più".

Il leader riconfermato si è augurato che il fondatore Umberto Bossi non lasci la Lega, ma se ha già fatto accordi politici con altri "faccia quello che ritiene". A chi gli domandava della possibile uscita di Bossi, ha risposto "spero di no", perché "ha parlato il popolo della Lega. Se avessi perso io, ne avrei tratto le conseguenze e sarei tornato a fare il militante".

"Mi auguro -ha aggiunto - non solo che nessuno esca ma sono anche sicuro che tanti altri arriveranno. Se qualcuno ha fatto accordi politici con qualcun altro, faccia quello che ritiene".  "A Bossi - assicura poi - porto e porterò sempre riconoscenza. Se vuole bene alla Lega, legga i numeri e ci aiuti a dare battaglia. Non posso mettere il guinzaglio a nessuno".

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