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updated 2:59 PM UTC, Jun 3, 2020

Salvini e la piazza del 2 giugno: "Non sarà manifestazione di protesta ma di proposta". E sulla pandemia: "Tutto il mondo chiede spiegazioni alla Cina e l'Italia tace"

Il leader leghista al ligure Primocanale.it parla della mobilitazione delle forze di centrodestra a Roma e in altre città: "Una raccolta di idee". Quindi la sua posizione sul coronavirus e la necessità di avere chiarimenti da Pechino. Infine le considerazioni sui casi occupazionali di ArcelorMittal e Thyssenkrupp: "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare"


"Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primocanale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini, sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

Poi, a una domanda sulle prossime tornate elettorali in Liguria e Veneto, Salvini ha risposto: "Penso che Giovanni Toti e Luca Zaia siano stati due fra i più presenti, più concreti e più efficienti, sia in termine di emergenza sanitaria che in termini di risposta economica, hanno lavorato bene". "Noi - ha sottolineato - saremo a sostegno sia di Giovanni Toti in Liguria, che di Luca Zaia in Veneto".

Salvini ha parlato anche di ArcelorMittal e della Thyssen. "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare, non solo a Genova con ArcelorMittal ma anche a Terni con la Thyssenkrupp c'è lo stesso rischio" ha detto il leader della Lega. "Quindi non è possibile che qualcuno per business, per mera speculazione finanziaria, giochi sulla pelle dei lavoratori", ha concluso, sottolineando che deve essere il governo a muoversi, che "deve tirare su il telefono con i signori della Mittal e della Thyssen".

Sondaggi: vola Fratelli d'Italia, Lega sotto il 25 %. Stabili Pd e grillini, Renzi ai minimi. Tra i leader boom Meloni, l'astro nascente Zaia insegue Conte

Il partito di Matteo Salvini vede avvicinarsi quello guidato da Nicola Zingaretti. I Dem da qualche settimana sono al 22,9%, a soli due punti dal Carroccio (24,9%, in calo dello 0,7%), secondo il sondaggio di Osservatorio Politico Ixe' per la trasmissione Rai Cartabianca. M5S terzo al 16,8% (+0,4%) con Fratelli d'Italia che sale tanto sino al 13,8% e guadagna 1,8 punti. Tra gli altri partiti, Forza Italia perde lo 0,7% e va al 7,2%, La Sinistra arretra dello 0,4% e scende a 2,8%. In leggero calo (-0,3%) Italia Viva al 2,6%. Più Europa al 2,1%, Europa Verde al 2%, Azione di Calenda all'1,1%


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La Lega sotto quota 25. Balzo di Fratelli d'Italia e alto gradimento per Zaia. Sono i dati tratti dall’Osservatorio Politico Nazionale realizzato dall’Istituto Ixè per RAI 3 - Cartabianca. Le intenzioni di voto di questa settimana fotografano una situazione molto dinamica, con un'accentuazione di alcune tendenze ormai consolidate e altre variazioni meno attese, sottolinea l'Istituto Ixè. Accelera la flessione della Lega, che scende al 24,9%, ad appena 2 punti dal Pd, ormai stabile da qualche settimana al 22,9%. Nell'area di centro destra, sale di quasi due punti Fratelli d'Italia (13,8%), mentre la linea più moderata pare penalizzare Forza Italia, che dopo varie settimane di crescita perde lo 0,7 e si riporta al 7,2%. Si rafforza, invece, il Movimento 5 Stelle, toccando il 16,8%. Calo generale, infine, per le liste minori del centro sinistra.

Il quadro della fiducia nei politici, spiega l'Istituto Ixè, conferma il primato di Conte, che però questa settimana cede un punto, scendendo al 59%, molto distante dai leader dei principali partiti: Giorgia Meloni guida il gruppo degli inseguitori col 35% di gradimento, seguita da Salvini col 31%. Un altro esponente della Lega, però, presenta in questo momento un livello di gradimento molto maggiore di quello del suo segretario e si colloca a meno di 10 punti dal presidente del Consiglio: il governatore del Veneto, Luca Zaia, forte di una gestione dell'emergenza giudicata esemplare nella propria regione, riscuote la fiducia del 50% degli italiani.

Rispetto alla gestione dell'emergenza, con l'ingresso nella fase 2, risale il giudizio sull'operato del governo, ritenuto in qualche misura positivo dalla netta maggioranza degli italiani (18% molto positivo - 51% abbastanza positivo). In questa fase, rileva l'Istituto Ixè, dato anche il perdurante declino della curva dei contagi, metà della popolazione è più preoccupata per le ripercussioni dell'emergenza Covid sull'economia, che per i suoi effetti sulla salute.

Sul fronte sanitario, comunque, gli italiani non abbassano la guardia e guardano con una certa apprensione l'allentamento delle restrizioni, seppure contenuto: se il 51% ritiene che ci sarà una gestione responsabile da parte della popolazione, il 39% invece teme che ci sarà una ripresa dei contagi e conseguentemente si dovrà tornare al lockdown.

Coronavirus, Zaia replica a De Luca: "Se alcune regioni chiudono i confini è Sud contro Nord". Ecco perché l'indecisione e l'assenza del governo sul territorio minano l'Unità nazionale

luca zaia, personaggi"Se alcuni governatori chiudono i confini regionali allora la fanno loro l'autonomia, non è Nord contro Sud ma Sud contro Nord". E' tensione tra il presidente del Veneto Luca Zaia e De Luca dopo l'intenzione di chiudere la Campania. "Se si chiudono i confini regionali, nessun tipo di trasporto verrà autorizzato. Che proposta è?", si chiede Zaia. La polemica segue quelle che hanno coinvolto la Lombardia, oggetto di un attacco concentrico, certo di natura politica, ma che ha anche risvegliato rancori localistici che sembravano appartenere a stagioni ormai superate. Non un bel risultato per il il governo nazionale, percepito come assente nelle aree più colpite dall'emergenza. E sono in molti a non capacitarsi del fatto che il presidente del Consiglio Conte non si sia mai fatto vedere nelle terre martoriate dal Covid: un premier lontano fisicamente e distante nei fatti è tutt'altro che incoraggiante per il futuro dell'Italia


Coronavirus, Zaia contro De Luca: «Vorrei sapere quanti tamponi ...

Ancora lite tra Regioni sulla questione delle riaperture e della Fase 2. Ad andare all'attacco è il governatore del Veneto Luca Zaia dopo che nei giorni scorsi il governatore della Campania Vincenzo De Luca aveva parlato della possibilità di chiudere i confini della Regione.

"Se alcuni presidenti chiudono i confini regionali allora fanno loro l'autonomia, non è Nord contro Sud, è Sud contro Nord". Lo ha sottolineato stamani il presidente del Veneto, Luca Zaia.

"Mettetevi nei panni - ha aggiunto Zaia - di un cittadino che sale in treno. Se si chiudono i confini regionali verranno tutti soppressi, il Frecciarossa sarà fermo, nessun tipo di trasporto verrà autorizzato, che proposta è? Se poi c'è qualcuno che vuole preservare un'area delicata, ad altissima popolosità o con persone a rischio, è comprensibile, ma se dicono che chiudono i confini regionali mi dicano come fare. E io - ha concluso - non ho mai firmato ordinanze per chiudere".

Intanto è scontro anche tra il governatore della Lombardia Attilio Fontana e quello del Lazio Zingaretti. Una delibera simile a quella della Lombardia sulle rsa "era stata presa dal Lazio. Ma al governatore del Lazio non è stato fatto alcun tipo di contestazione", ha detto Fontana a Radio Padania tornando sulla vicenda. Secondo Fontana, "si cerca di attaccare l'organizzazione lombarda. C'è un attacco nel confronto mio in quanto rappresentante di una certa parte politica. Si sta facendo quel fuoco incrociato - ha aggiunto - che è sempre stato fatto quando al governo c'era un rappresentante del centrodestra. Qui al governo c'è un rappresentante non del centrodestra, ma in Lombardia c'è un rappresentante del centrodestra".

E anche il presidente della Toscana va all'attacco: "Decidere quando riaprire le imprese spetta al governo che dice che non è ora. Benissimo. Ma c'è una grande contraddizione con il fatto che con una semplice comunicazione alle prefetture stanno riaprendo centinaia di migliaia di aziende senza protocolli per la sicurezza, che solo in pochi casi sono stati elaborati. Non è corretto dire in un modo e poi lasciare che avvenga in un altro". Lo ha scritto su Facebook il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.


Zaia e la riapertura

"Se c'è un'anteprima della fase due si dovrà consolidare con un nuovo Dpcm, che autorizzi nuovi codici Ateco". Lo ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia n conferenza stampa. "Speravo - ha aggiunto - che ci fosse qualche segnale su questo limbo che ci separa dal 4 maggio, spero che arrivi prima, dopodiché credo che il 4 maggio sarà la deadline oltre la quale usciranno i provvedimenti per le riaperture".  "I colleghi presidenti in cabina di regia con il Governo mi dicono che la discussione è stata interlocutoria, tranquilla e serena", ha riferito il presidente del Veneto Luca Zaia. "C'è ancora qualche giorno di tempo - ha proseguito Zaia - ed è probabile che ci siano decisioni in via sperimentale da prendere, ma mi sembra di capire che il 4 maggio rappresenti una data importante per la ripartenza.Vedremo qualità e quantità della ripartenza, spero che il tema si affronti altrimenti è difficile da affrontare con i cittadini", ha concluso. 

Mascherine conditio sine qua non per riapertura

Per quanto riguarda il futuro, ieri c'è stata una videoconferenza con i colleghi delle altre Regioni e poi la riunione con la cabina di regia guidata da Conte per definire la ripartenza. Noi abbiamo portato delle richieste chiare, dalle quali risulta fondamentale che la mascherina sia una conditio sine qua non. La riapertura parte proprio dalle mascherine". Lo ha detto, in conferenza stampa, il governatore del Veneto, Luca Zaia. E sulle mascherine il governatore dice: "Una persona che esce di casa e non indossa la mascherina non ha coscienza che mette a repentaglio non solo la sua salute ma anche quella degli altri. E' un irresponsabile".  

Chiudere regioni? "È sud contro nord"

"E' difficile pensare allo stop di spostamento tra Regioni se le imprese rimangono aperte", ha osservato Zaia. "Se alcuni presidenti chiudono i confini regionali allora fanno loro l'autonomia, non è Nord contro Sud, è Sud contro Nord", ha sottolineato stamani il presidente del Veneto.  "Mettetevi nei panni - ha aggiunto Zaia - di un cittadino che sale in treno. Se si chiudono i confini regionali verranno tutti soppressi, il Frecciarossa sarà fermo, nessun tipo di trasporto verrà autorizzato, che proposta è? Se poi c'è qualcuno che vuole preservare un'area delicata, ad altissima popolosità o con persone a rischio, è comprensibile, ma se dicono che chiudono i confini regionali mi dicano come fare. E io - ha concluso - non ho mai firmato ordinanze per chiudere". 

La questione fasce di età

Riapertura a scaglioni per età? "Lavoriamo per una soluzione sostenibile e rispettosa della libertà", dice Zaia.

Il problema della gestione di bimbi e ragazzi

Con la riapertura "il vero tema è la gestione dei bimbi e dei ragazzi. Serve un provvedimento a livello nazionale. Alcuni genitori sono disposti a prendere part-time oppure a incentivi. L'alternativa sono i nonni, con tutti gli annessi e connessi..". 

I dati: calano ricoverati e pazienti in terapia intensiva

Cala in Veneto il numero dei ricoverati e soprattutto di coloro che si trovano in terapia intensiva. E' quanto si evince dai dati forniti questa mattina, in conferenza stampa, dal governatore del Veneto, Luca Zaia. I ricoverati sono 1.448, 23 in meno rispetto a ieri; nelle terapie intensive ci sono 184 pazienti, in calo rispetto ai 196 di ieri. "E' il secondo giorno in cui le terapie intensive non Coronavirus superano quelle riservate ai casi di Coronavirus", ha spiegato Zaia. Il numero totale dei positivi e' di 15.935, i dimessi sono 2.089; mentre il totale dei decessi a oggi e' pari a 1.087.

120mila test a personale sanitario

"Abbiamo testato tutti i dipendenti della sanità in Veneto per un totale di 120mila persone di cui 60mila nelle case di riposo: 30mila gli ospiti e 30mila i lavoratori. "Il piano di sanità pubblica prevede che si vadano a testare le case di riposo, tutti i giorni si entrerà nelle Rsa per continuare a fare test in un'operazione di mantenimento", dice il governatore. 

Coronabond, a Bruxelles è tutti contro tutti. Lega e Fi votano no a emendamento, Fratelli d'Italia a favore. Pd e 5 Stelle divisi sul Mes. E ora Conte si deve preoccupare

Al Parlamento europeo Pd e M5S si sono divisi nella votazione della legge a favore dell’attivazione del Mes, contenuto nella risoluzione sull’azione coordinata dell'Ue contro il Covid-19. Il Pd ha votato a favore del paragrafo 23 che invita i Paesi dell'Eurozona ad attivare il Mes. Contrari invece i grillini. Si sono espressi contro anche Lega e Fratelli d’Italia. Hanno invece votato a favore Italia Viva e Forza Italia. Il paragrafo è passato con 523 sì, 145 contrari e 17 astensioni


E' polemica a Bruxelles sul voto di Lega e Forza Italia al Parlamento europeo contro gli eurobond. L'emendamento dei Verdi sulla condivisione del debito tra i Paesi Ue alla risoluzione comune di Ppe, S&D, Renew Europe e Verdi, è stato respinto ieri con 326 voti contrari, 282 sì e 74 astensioni. Favorevoli Pd, M5s e Fratelli d'Italia, contrari la Lega e Forza Italia, mentre gli eurodeputati di Italia Viva si sono astenuti.

"L'ennesimo tradimento ai danni dell'Italia da parte della Lega e di Forza Italia è servito: in aula, al Parlamento Ue, hanno votato contro gli eurobond", scrive in una nota l'europarlamentare M5s e vicepresidente del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo. "Se avessero votato a favore, l'emendamento sarebbe stato approvato! Eccoli i signorotti ultranazionalisti e sovranisti: prima sventolano il tricolore in ogni selfie, poi quando il loro voto può salvare il Paese si allineano all'Olanda", attacca Castaldo. "Complimenti! Almeno adesso tutti gli italiani potranno conoscere il loro vero volto".

E sul voto in plenaria a favore dell'attivazione del Mes, contenuto nella risoluzione sull'azione coordinata dell'Ue contro il Covid-19, Pd e M5s si dividono al Parlamento Ue. Il Pd ha votato a favore del paragrafo 23 che invita i Paesi dell'eurozona ad attivare il Mes, mentre il M5s si è espresso contro. Contrarie anche Lega e Fratelli d'Italia. Hanno votato a favore Italia Viva e Forza Italia. Il paragrafo è passato con 523 sì, 145 contrari e 17 astensioni. La risoluzione nella sua interezza - depositata da Ppe, S&D, Renew Europe e Verdi - sarà votata oggi in plenaria.

La delegazione del M5S al Parlamento Ue annuncia che oggi si asterrà al voto finale sulla risoluzione in quanto "presenta tante luci ma anche troppe ombre. Ci saremmo aspettati un chiaro e forte riferimento ai Coronabond grazie ai quali l'Ue potrebbe finanziare la ripartenza economica una volta superata l'emergenza, ma per colpa dell'irresponsabilità di Lega e Fi l'emendamento che li inseriva nel testo è stato rigettato", precisa la nota. "Registriamo l'impegno a trovare strumenti nuovi per superare la crisi e ribadiamo la nostra contrarietà al Mes".

 

(Fonte: Ansa)

Coronavirus, il Pd chiede una commissione d'inchiesta sulla Sanità lombarda. L'assessore Caparini: "Non vedo l'ora, abbiamo da mostrare un sacco di cose che riguardano il suo governo. Prima il dovere, poi il piacere..."

"Come già dissi alcune settimane fa al Movimento 5 Stelle non vedo l'ora che venga istituita la commissione d'inchiesta evocata anche da Pizzul, abbiamo un sacco di cose che riguardano il suo Governo da mostrare. Ovviamente una volta debellato il virus, ora le polemiche politiche stanno a zero. Prima il dovere, poi il piacere".

Cosi' l'assessore al Bilancio, Finanza e Semplificazione di Regione Lombardia, Davide Caparini, replicando al consigliere regionale Pizzul che ha chiesto una commissione per valutare il modello di gestione della sanita' lombarda e se ci sono state delle falle nella gestione dell'epidemia.

"Per quanto riguarda spiegare i motivi per cui il coronavirus si è diffuso in Lombardia - come a New York, Madrid o Londra - è sufficiente un bravo epidemiologo". 

 

Renzi scatenato sul Mes: "Lega e grillini vi prendono in giro. Non possiamo rinunciare a 37 miliardi. Ecco perché conviene senza condizioni" (VIDEO)

Il leader di Italia Viva in diretta Facebook: "L'Ue ha eliminato il patto di stabilità e crescita, sta rispondendo bene, si può fare di più? Certo, anche io sogno gli eurobond ma dico che arriveremo alla proposta di mediazione che ha fatto la Francia e cioè il fondo per la ripartenza. Ma questa barzelletta del Mes deve finire, il Mes senza condizionalità significa che ci danno 37mld di euro a condizioni migliori di qualsiasi altro prestito e questi soldi vanno ai cittadini, quindi quando grillini e leghisti fanno tutta la polemica sul Mes vi stanno prendendo in giro perché il Salva Stati senza condizionalità è una cosa che aiuta l'Italia che noi useremo perché con il -9% secondo l'Fmi è evidente che nessuno si può permettere il lusso per ragioni ideologiche di buttare 37 miliardi di euro" - (VIDEO)


"Questa barzelletta del Mes deve finire, sono 37 miliardi di euro a condizioni migliori di qualsiasi altro prestito e vanno ai cittadini italiani. Quando grillini e leghisti fanno polemiche su Mes vi stanno prendendo in giro. Nessuno si può permettere di buttare 37 miliardi di euro in questo momento". Lo ha detto Matteo Renzi in una diretta Facebook.  

Continua il leader di Italia Viva: "Bisogna riaprire in sicurezza, sanificare, dare le mascherine, molte aziende si stanno attrezzando con i kit per i test sierologici ai dipendenti. Quelli che vogliono vivere di reddito di cittadinanza e di sussidi ci portano a sbattere". E ancora: "La ripartenza dell'Italia è permessa, garantita dall'Europa. Senza la Bce saremmo già falliti. Ditelo ai sovranisti alle vongole, Salvini e Meloni, che seguono i deliri ungheresi di Orban. Non c'è ombra di dubbio: la Bce ha salvato l'Italia dal fallimento".

"Anche io - spiega Renzi - sogno gli eurobond, ma arriveremo alla proposta di mediazione della Francia sul recovery fund, la proposta italiana del prossimo Consiglio europeo che è quella del nostro gruppo parlamentare europeo ed è ispirata da Macron".

Poi, sulla ripartenza, l'elogio a Colao: "Una figura come quella di Vittorio Colao, incaricato di guidare il gruppo sulla ripartenza, ci fa lasciare tutti con un senso di speranza e positività". (Fonti: Ansa e Adnkronos)

Mes ed Eurobond, la verità di Tremonti: "Ma che c...o dite? Ecco come andarono le cose". Nomi, cognomi e date (VIDEO)

Dopo le polemiche, le accuse e controaccuse, tra il premier Conte e i leader dell'opposizione sovranista Meloni e Salvini, l'economista ex ministro dei governi Berlusconi racconta come sono andati i fatti tra il 2011 e il 2012 e, soprattutto, a chi è da attribuire la paternità del fondo salva-Stati così come oggi in vigore - (VIDEO)


"Papa Francesco invita l'Europa alla 'solidarietà' e a 'scelte innovative'. Come si può essere in disaccordo? A proposito di scelte innovative, mi sono impegnato già nel 2003 e poi ancora nel 2010-2011 sugli eurobond. Fa piacere che oggi anche il presidente Conte sia venuto a parlare di eurobond! Per mio conto mi assumo tutte le responsabilità sulle origini del Mes, ma una volta chiarita tutta la verità". A sottolinearlo è l'economista e presidente di Aspen Institute Italia, Giulio Tremonti, su Mf Milano Finanza.

"Fin dall'inizio, e ancora nel corso della prima parte dei 2011, il nostro programma era mirato all'obiettivo finale degli eurobond. Fase 1: costituzione del fondo europeo (che poi sarebbe stato chiamato Mes). Fase 2: lancio (...) degli eurobond. È in questa logica sequenziale che nel luglio 2011 si arrivò alla prima firma sul Mes. In Europa dall'Eurogruppo-Ecofin al Parlamento Europeo, da Junker a Gualtieri, tutti sapevano che il nostro piano partiva dal Mes ma per arrivare agli eurobond" sottolinea Tremonti.

"Per noi -ricorda Tremonti, più volte ministro- il Mes senza gli eurobond non avrebbe avuto senso. Per contro, per gli eurobond il Mes era necessario. A quell'altezza di tempo non ci erano note ancora le manovre, da ultimo rivelate dal professor Monti, manovre che a partire dal 5 agosto 2011, da quella che lo stesso Monti chiama la lettera Trichet-Draghi', avrebbero portato alla 'chiamata dello straniero' venuto in Italia in novembre, naturalmente 'nel nostro interesse'. Di conseguenza il Mes, che era ancora privo di efficacia, diventa efficace e definitivo con la firma del presidente Monti nel febbraio 2012, ma, piccolo dettaglio, dopo che è stata affossata la funzione per cui era nato: lanciare gli eurobond".

"E poi con la Grecia -argomenta Tremonti- che il Mes ha rivelato una funzione autonoma, totalmente diversa da quella per cui era stato costituito: non come base per lanciare gli eurobond, ma strumento europeo per la riscossione-estorsione in Grecia dei crediti qui vantati dalle banche tedesche e francesi. E in questi termini che, con la complicità italiana del governo Monti e con la furia finanziaria dei 'creditori' franco-tedeschi, il Mes si trasforma nello strumento che ha straziato la Grecia".

"Non per caso, colpito da questo 'stigma', da questa maledizione greca, il Mes è rimasto nell'ombra per cinque anni, per essere infine, nell'autunno scorso, riproposto in Europa di nuovo, tanto per cambiare, come 'salva-banche'". "Tutto questo orrore è ben diverso dal progetto degli eurobond. Questa -scandisce Tremonti- è la verità sul passato. Quella degli eurobond è ancora oggi la speranza per il futuro".

Coronavirus, Sala punge di nuovo la Regione Lombardia: "Milanesi indisciplinati? Si faccia una nuova ordinanza. E perché in città niente test?" (VIDEO)

Il sindaco di Milano continua la sua polemica a distanza coi vertici regionali e nel suo video social quotidiano dice: "Più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà. Mi dissocio da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi: non è così". Un chiaro riferimento a Giulio Gallera, assessore al Welfare della giunta Fontana, che a Pasquetta aveva dichiarato: "Molti ci dicono che c'è ancora troppa gente in giro. Avete perfettamente ragione. I controlli li fanno le forze dell'ordine e la polizia locale. Sono loro che devono garantire il fatto che le quarantene vengano rispettate e la gente non esca di casa" - (VIDEO)


"Se qualcuno pensa che c'è troppa gente in giro, deve fare una cosa molto semplice: facciano una nuova ordinanza che tenga più persone a casa, tutto qui". Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel video che ogni giorno posta sulle pagine social parlando delle polemiche sul fatto che ancora in giro ci possano essere troppe persone. "Ieri mattina sono stato in giro per la città con la polizia locale a vedere come vengono fatti i controlli e il pomeriggio mi sono messo in casa a guardare i dati dei controlli di ieri e dei giorni precedenti: più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà. Mi dissocio da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi, non è così", ha concluso. 

"Perché test sierologici non a Milano?"

Inoltre, il primo cittadino di Milano chiede, più mascherine, "molti più tamponi" e i test sierologici. "Tra parentesi leggo che Regione Lombardia dichiara che dal 21 di aprile si faranno 20mila test al giorno. Bene, dove? In altre province ma non Milano. Ma come, il problema non è Milano?". Sul fondo di mutuo soccorso lanciato dal Comune di Milano - che ha raggiunto la cifra di 12 milioni di euro -  Sala ha concluso: "Questa è Milano io ne sono il sindaco e sono di parte, ma non c'è nessuna città al mondo come Milano". 

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