Log in
updated 1:44 PM UTC, Jun 2, 2020

Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: "Riparte l'Italia del coraggio. Ognuno faccia la sua parte". Il ringraziamento di Fontana: "Alla Lombardia solidarietà e vicinanza da tutto il Paese, unito nelle differenze"

Il capo dello Stato nel comune simbolo dell'inizio dell'emergenza coronavirus: "La celebrazione del 2 giugno – l’anniversario della nascita della nostra Repubblica – ha luogo quest’anno qui, a Codogno e, idealmente, nei tanti altri luoghi in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre prossime occasioni. In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica". Il governatore lombardo, Attilio Fontana, ha rivolto un particolare ringraziamento al presidente della Repubblica per quanto e come la sua vicinanza alla Lombardia sia stata costantemente presente, ricordando anche "la solidarietà e la vicinanza dell'Italia tutta, che parimenti ha conosciuto lutti e difficoltà. Oggi quello stesso spirito di vicinanza e condivisione deve essere motore per la ripartenza di un Paese, unito nelle differenze"


Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accolto da alcuni applausi al suo arrivo a Codogno, città simbolo dell'emergenza coronavirus. Il capo dello Stato, che indossa la mascherina, è stato accolto dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dal sindaco della città Francesco Passerini e dal prefetto Marcello Cardona. Nel palazzo risuonano le note dell'inno d'Italia.

"La celebrazione del 2 giugno – l’anniversario della nascita della nostra Repubblica – ha luogo quest’anno qui, a Codogno e, idealmente, nei tanti altri luoghi in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre prossime occasioni. In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica", ha detto Mattarella aggiungendo: "Da Codogno, dove è iniziato il nostro percorso di sofferenza, vogliamo ribadire i valori della Costituzione, ricordando nuovamente i tanti nostri concittadini morti per il coronavirus e rinnovando grande solidarietà ai loro familiari e alle loro comunità"

"Questo è tempo di un impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni. Tutti siamo chiamati a lavorare per il Paese, facendo appieno il nostro dovere, ognuno per la sua parte", ha sottolineato allora il capo dello Stato. "Qui nella casa comunale di Codogno oggi - come poche ore fa a Roma all’Altare della Patria - è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale. Da qui vogliamo ripartire. Con la più grande speranza per il futuro", ha detto ancora Mattarella ricordando come le zone rosse prima, l'intero Paese poi, "hanno dato una grande prova di senso civico. Grazie ai nostri concittadini per l'esempio che hanno dato a tutta l'Europa e al mondo",

Nel fronteggiare l'emergenza Covid-19 "abbiamo anche assistito allo svilupparsi di reti di solidarietà a opera di persone di ogni età che, in forme diverse, hanno svolto funzione di assistenza, di aiuto, di conforto nei confronti di chi si trovava in difficoltà. Siamo stati testimoni di migliaia di gesti solidali, coraggiosi, di testimonianze di altruismo, di abnegazione e spesso di inventiva nell’aiuto a chi ne aveva bisogno. Si è manifestato un patrimonio morale presente nel nostro Paese, spesso sommerso, che va esaltato e messo a frutto E’ il sommerso del bene. Che va fatto prevalere, va fatto affiorare, affinché caratterizzi in modo positivo la ricostruzione che attende la nostra società, ha sottolineato Mattarella affermando che questa visita "consente di poter sottolineare, ancora una volta, la riconoscenza della Repubblica a quanti si sono prodigati per curarli e assisterli negli ospedali, nei presìdi territoriali, a domicilio. Senza domandarsi chi fossero, da dove venissero, che opinioni avessero ma guardando esclusivamente al loro essere persone".

Il 21 febbraio, il giorno in cui l'Italia scopre che il coronavirus ha varcato i propri confini a Codogno (Lodi), potrebbe diventare la giornata per celebrare le vittime del Covid. "Auspichiamo che questa data possa diventare simbolica per tutta la nazione affinché rimanga viva la memoria di ciò che è successo e che non si può dimenticare, perché situazioni drammatiche come queste non accadano mai più", ha detto dal canto suo il sindaco di Codogno, Francesco Passerini. "Oggi la sua presenza, signor Presidente, fa sentire a tutta la cittadinanza la vicinanza da parte delle istituzioni, sia nella sincera partecipazione alla sofferenza delle persone ammalate che nella grande solidarietà ai familiari delle vittime, ma anche a fianco di coloro che di riflesso stanno vivendo o rischiano pesanti conseguenze economiche", ha aggiunto.

"Siamo consapevoli che il momento che attraversiamo richiede ancora coinvolgimento, condivisione, unità di intenti per sconfiggere il virus e per la ripartenza, ma oggi la sua presenza ha contribuito a rinnovare la nostra forza e pertanto le rinnovo il benvenuto e le rappresento tutta la mia gratitudine per essere qui a riconoscere lo spirito, la resilienza e il coraggio di questa comunità", ha concluso il primo cittadino.

Fontana a Codogno: Covid ha travolto vite, lombardi hanno mostrato loro forza

{}

“La Lombardia ha contato con il Covid troppe vittime: uomini e donne dietro cui si celano storie e famiglie, cui va in questa giornata, come ogni giorno, il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Migliaia sono stati i malati e i guariti, assistiti con encomiabile senso del dovere e sacrifici straordinari da medici, infermieri e volontari venuti da tutto il mondo per offrire aiuto al nostro territorio: a loro voglio esprimere la mia infinita gratitudine”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel suo intervento al municipio di Codogno. Dove ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita ufficiale in Lombardia nel luogo da cui il 20 febbraio scorso è stato riscontrato il primo caso di coronavirus in Italia.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, anche il sindaco di Codogno, Francesco Passerini, e i sindaci dei dieci Comuni inseriti nella ‘zona rossa’.

“Il 20 febbraio scorso, a Codogno – ha ricordato il presidente Fontana – la storia del nostro Paese è mutata, dolorosamente e inaspettatamente. Un male imprevedibile ha travolto le vite dei nostri uomini e delle nostre donne e devastato con incredibile violenza una terra, la Lombardia, di lavoro e bellezza, solidarietà e progresso”.

“Questi luoghi hanno, per primi, sofferto le terribili conseguenze dell’epidemia – ha sottolineato – e pagato un prezzo più alto in termini di vite umane e sacrifici”.

Il governatore Fontana ha rivolto un particolare ringraziamento al presidente della Repubblica per quanto e come la sua vicinanza alla Lombardia sia stata costantemente presente. Ricordando anche “la solidarietà e la vicinanza dell’Italia tutta, che parimenti ha conosciuto lutti e difficoltà. In questa giornata, quello stesso spirito di vicinanza e condivisione deve essere motore per la ripartenza di un Paese, unito nelle differenze”.

“L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova cittadini, imprese e istituzioni – ha rimarcato Fontana – lungamente colpite da una tragedia come quella del Covid che ha fatto contare in Lombardia troppe vittime e che ha avuto, e avrà, conseguenze importanti sulla nostra economia e sulla nostra quotidianità”. “Ci approcciamo ora – ha concluso Fontana – a una nuova normalità. Che impone ritmi e abitudini differenti e un rinnovato senso civico, indispensabile per garantire a tutti un futuro sicuro”.

covid lombardia troppe vittime

Aspettando il 3 giugno, Fontana ottimista: "Sono convinto che i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". E la Regione querela Gimbe sui numeri del contagio: "Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento"

"Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero". Così la Regione Lombardia commenta, in una nota, le parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che, a Radio 24, parlando della Lombardia, ha sostenuto che "si combinano anche magheggi sui numeri". Nel pomeriggio l'annuncio della querela da parte dell'amministrazione: "Ne risponderà personalmente"


Coronavirus, Attilio Fontana in diretta: «Medici in arrivo. Bene ...

"Sono convinto che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Lo ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana in diretta Facebook spiegando che i dati sono "tutti positivi e in miglioramento". Per questo crede che "la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento", ha aggiunto. "Abbiamo esaminato i dati relativi alla Regione Lombardia che abbiamo inviato all'istituto superiore di sanità - ha spiegato Fontana - e abbiamo potuto evidenziare come siano tutti estremamente positivi e tutti in miglioramento rispetto alle precedenti settimane questo vuol dire che la situazione sta sostanzialmente migliorando". "Credo quindi - ha aggiunto - che in previsione del provvedimento governativo in cui si stabilirà la riapertura delle singole Regioni, la possibilità di circolazione tra le diverse regioni credo che la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento". Il governatore si è detto "molto confidente sul provvedimento che verrà emanato dal governo". "E sono convinto - ha concluso - che dal 3 i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Così il governatore lombardo risponde indirettamente alla Fondazione Gimbe che aveva posto dei paletti alla riapertura di Lombardia, Piemonte e Liguria

'Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero'. Così la Regione Lombardia commenta, in una nota, le parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che, a Radio 24, parlando della Lombardia, ha sostenuto che 'si combinano anche magheggi sui numeri'. 'In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno, a partire dall'Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. E' inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate', conclude la nota. Poco dopo la decisione di querelare la Fondazione. "Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta": lo comunica in una Nota la Regione Lombardia spiegando che si tratta di "un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l'altro, che 'si combinano anche dei magheggi sui numeri'". Si tratta di "accuse intollerabili e prive di ogni fondamento - si legge nella nota - per le quali il presidente di Gimbe dovra' risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all'Istituto Superiore Sanita'". 

Durante 24 Mattino Le interviste di Radio 24, alla domanda di Maria Latella e Simone Spetia se in particolare la Lombardia sia tra le Regioni che 'aggiustano i numeri per paura di essere fermate', Cartabellotta ha detto: 'la risposta è affermativa, anche perchè in Lombardia si sono verificate troppe stranezze negli ultimi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti alla Protezione civile e andavano ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti, alternanza e ritardi nella comunicazione e trasmissione dei dati che sarebbe stata giustificata nella prima fase e molto meno ora. Come se ci fosse la necessità - ha detto Cartabellotta - di mantenere sotto un certo livello il numero dei casi diagnosticati'.

Secondo un'analisi della Fondazione Gimbe Lombardia, Piemonte e Liguria, non sono pronte, dal punto di vista epidemiologico, alla riapertura tra Regioni di cui si discute per il 3 giugno. "Le analisi post lockdown della fondazione Gimbe dimostrano che in queste tre Regioni si registra la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi", si legge in una nota, diffusa dopo l'intervento del presidente del Gimbe Nino Cartabellotta a Radio 24, che ha provocato lo scontro con la Regione Lombardia. La Fondazione Gimbe, per arrivare alle sue conclusioni, ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti. Lombardia, Piemonte, Liguria, Puglia ed Emilia-Romagna risultano superiori alla media nazionale per quanto riguarda la percentuale di tamponi diagnostici positivi, ma anche per l'incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale, la Lombardia ne ha 96, la Liguria 76 e il Piemonte 63. "Il governo - commenta Cartabellotta - a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l'opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore". Negli ultimi 20 giorni la Lombardia ha avuto il 6% di tamponi diagnostici positivi, termine che indica i tamponi fatti per la diagnosi del Sars-Cov-2 ed esclude quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per la necessità di ripetere il test. Un numero "particolarmente rilevante", insieme a quello della Liguria, pari al 5,8%. A fronte di una media nazionale del 2,4% di tamponi diagnostici positivi, le altre regioni che ne hanno una percentuale più alta della media sono il Piemonte (con il 3,8%), la Puglia (3,7%) e l'Emilia Romagna (2,7%).

"Da tempo abbiamo denunciato che la Lombardia comunica in un unico dato dimessi e guariti, e se i guariti sono sovrastimati Rt si abbassa": lo afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta dopo la replica della Regione Lombardia alle sue dichiarazioni a Radio 24 sui 'dati aggiustati', invitando la Regione a rendere disponibile tutti i dati in formato open "come fanno altre Regioni". "Per i dimessi non si conosce il loro status di guarigione clinica o virologica e, come 'casi attivi' devono restare in isolamento domiciliare", dice Cartabellotta. "Oltre alla distorsione del quadro epidemiologico nazionale (la Lombardia in alcune fasi dell'epidemia riportava oltre il 50% dei guariti), l'indice Rt utilizzato dal ministero della Salute, è condizionato dai casi chiusi, decessi e guariti. Di conseguenza, se i guariti sono sovrastimati l'Rt si abbassa. A questo va aggiunta - conclude il presidente Gimbe - la mancata disponibilità dei decessi su base provinciale e comunale. Infine, è impossibile verificare i dati come per altre Regioni visto che non sono disponibili in formato open".

Dalla Lombardia vediamo una "smania quasi ossessiva nel riaprire perché è il motore economico d'Italia. Però la nostra grossa preoccupazione è che la Regione Lombardia sarà quella che uscirà per ultima da questa tragedia nazionale perché è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l'epidemia, ma di ripartire al più presto con tutte le attività e questo non lascia tranquilli", ha detto il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, a Mattino 24 l'Intervista di Radio 24, con Maria Latella e Simone Spetia. La Lombardia, ha aggiunto, "ha avuto probabilmente una enorme diffusione del contagio prima del caso di Codogno e probabilmente le misure del lockdown dovevano essere più rigorose e intensive. Avevamo chiesto ad esempio, la chiusura della Lombardia come successo a Wuhan, perché quel livello di estensione dei contagi così alto non poteva che essere la testimonianza che il virus serpeggiava in modo molto diffuso già a febbraio". Questo, ha concluso il presidente Gimbe, "non è stato fatto, sono state prese una serie di non decisioni, come la mancata chiusura di Alzano e Nembro, che ha determinato la diffusione incontrollata nella bergamasca".

Coronavirus, nuovi contagi, decessi e ricoveri: i dati nazionali aggiornati. In Lombardia cala la pressione sugli ospedali. Otto regioni senza vittime

Salgono ancora i nuovi positivi in Italia, sono ora 231.732 i contagiati totali, 593 più di ieri, quando se ne erano registrato 584. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. Sono 70 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, in calo rispetto alle 117 di ieri. In Lombardia nell'ultima giornata se ne sono registrate 20, mentre ieri erano state 58. I morti a livello nazionale salgono così a 33.142. Otto regioni - Sicilia, Umbria, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Molise, Basilicata e Trentino Alto Adige - non fanno registrare vittime 


Il bollettino: i morti sono 70, meno di 500 persone in terapia intensiva  Tutti i dati

I DATI DELL'EPIDEMIA IN ITALIA - Altri 70 morti in Italia per coronavirus. In totale le vittime dall'inizio dell'emergenza sono 33.142, secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile. Il numero complessivo dei dimessi e guariti dal coronavirus sale invece a 150.604, con un incremento di 3.503 persone rispetto a ieri. In terapia intensiva sono ricoverate 489 persone: per la prima volta dal 6 marzo, si scende sotto la soglia di 500. Sono 7.379 le persone ricoverate con sintomi, con un decremento di 350 pazienti rispetto a ieri e 40.118 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. I casi attualmente positivi nel complesso sono 47.986.

I NUMERI IN LOMBADIA - Aumentano i casi, diminuiscono ricoveri e decessi. Sono 382 i nuovi contagiati in Lombardia con 15.507 tamponi effettuati per un totale di 88.183 positivi in regione. Ieri c'erano stati 216 nuovi casi a cui andavano aggiunti 168 tamponi effettuati nel corso della settimana a Bergamo. Gli attualmente positivi ammontano a 22.913, il rapporto tamponi/positivi è al 2,5% (ieri era 1,7%). In calo i nuovi decessi che sono 20 (ieri 58) per un totale di 15.974 persone morte in regione. Buone notizie dal fronte ospedaliero: in calo sia i ricoveri in terapia intensiva (-2, 173) che negli altri reparti (-156, 3.470). Sempre secondo i dati forniti oggi dalla Regione sono 1486 i pazienti da coronavirus giudicati guariti, per un totale che sale a 49.296.

I CASI PROVINCIA PER PROVINCIA - I nuovi casi di coronavirus sono stati pari oggi a 39 a Milano e a 76 nell'intera provincia, con una sostanziale stabilità  rispetto a ieri, quando erano ammontati a 41 e 68.. Nelle altre province lombarde si registra una crescita dei casi a Brescia, da 33 a 90, mentre a Bergamo sono 69, a Como 31 e a Sondrio 23. Numeri più contenuti per Monza e Brianza (14), Lodi (13), Cremona (13), Varese (12), Pavia (9), Lecco (5) e Mantova (2)

FONTANA: DAL 3/6 LOMBARDI LIBERI DI CIRCOLARE OVUNQUE - "Sono molto confidente sul provvedimento che verrà emanato dal governo e sono praticamente convinto che dal 3 (giugno, ndr) i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Lo afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, in merito alla possibilità per i lombardi di potersi spostare sull'intero territorio nazionale. "Abbiamo esaminato i dati relativi alla Regione Lombardia, che abbiamo inviato all'Istituto Superiore di Sanità, e abbiamo potuto evidenziare come gli stessi siano tutti positivi e in miglioramento rispetto alle precedenti settimane, questo vuol dire che la situazione sta migliorando. Questo vuol dire che in previsione del provvedimento governativo con cui si stabilirà la riapertura delle regioni e la circolazione tra regioni, credo la Lombardia rientrerà sicuramente nelle regioni che avrà libertà di movimento", conclude Fontana.

LA LOMBARDIA QUERELA GIMBE - "Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta. Un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l'altro, che 'si combinano anche dei magheggi sui numeri'". Lo comunica in una nota la Regione Lombardia. "Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento - si legge nella nota - per le quali il presidente di Gimbe dovrà risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all'Istituto Superiore Sanità". 

Aspettando il 3 giugno, Boccia: "Passaporto sanitario contro la Costituzione". Regioni pronte a riaprire, ma il sardo Solinas: "Dal ministro litania centralista, ci aspettavamo soluzione chiara"

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, parla a palazzo San Macuto, durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale e l'autonomia differenziata regionale, dedicata anche alla gestione dell'emergenza per la pandemia da coronavirus: "Nei prossimi giorni, nelle prossime ore -ricorda il ministro- l'ultimo 'clic' che riporterà il Paese a muoversi dovrà essere quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzione sul profilo dei cittadini residenti in una Regione o in un'altra, se le autorità sanitarie e il Governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza"


Lombardia, Fontana finisce sotto scorta - Cronaca Il Cittadino di Lodi

"Passaporto sanitario? Rileggete l'articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera. "Nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti", aggiunge Boccia.

"Le province lombarde di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e quella di Piacenza in Emilia Romagna "hanno vissuto un'ecatombe, il resto del Paese un dramma. Non paragonerei quelle province al resto d'Italia", prosegue il ministro parlando di possibili provvedimenti finanziari per sostenere l'economia di quelle zone. 

"Commissariare la sanità lombarda? Mai stato all'ordine del giorno e non ci sono elementi per valutare un provvedimento di questa natura", dichiara Boccia.

"Il sistema di monitoraggio funziona bene, è stato condiviso con tutte le Regioni, ogni settimana ci dà il termometro della pandemia, non è un giudizio, una pagella, non ci sono dei voti, è il tentativo di accendere luci se c'è un piccolo focolaio e se la resilienza della sanità non è piena", osserva. "Il monitoraggio comprende 21 indicatori diversi che compongono un algoritmo condiviso da tecnici del ministero e delle Regioni - sottolinea - mi dispiace per la polemica con l'Umbria, che poi è uscita (dalla fascia di attenzione). La valutazione non deve incidere sulla ripartenza delle regioni, che è già avvenuta e continuerà la prossima settimana per riprenderci tutto il nostro Paese".  "I dati (sul contagio nelle regioni, ndr) arriveranno al ministero della Salute entro domani e si faranno valutazioni in maniera rigorosa, laica, partendo dal presupposto che la protezione della salute e della vita è la priorità assoluta e la difesa e il rilancio dell'economia e dei posti di lavoro è la priorità delle priorità". dice il ministro durante la sua audizione.

LA SARDEGNA-  "Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l'inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell'architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V". Così il governatore della Sardegna Christian Solinas commenta le dichiarazioni del ministro sull'incostituzionalità del passaporto sanitario. "Dal ministro ci saremmo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni".

IL VENETO - "Spero che si possa viaggiare dal 3 giugno. Ormai ci sono le condizioni epidemiologiche e la situazione sanitaria è tranquilla, io tifo perché tutte le regioni possano aprire e ci sia libera circolazione". Lo ha affermato il presidente del veneto Luca Zaia, intervistato a "Mattino cinque". "E' difficile immaginare - ha precisato Zaia - che il virus si fermi a Sirmione e non vada a Peschiera, che è il nostro confine con la Lombardia. Penso che sia ragionevole pensare che si debba aprire tutti, nel rispetto delle linee guida, nel rispetto degli indicatori che ci verranno dati dall'Iss. La responsabilità prima di tutto". A livello continentale Zaia ha auspicato che "ci sia un minimo di coordinamento e si dia vita a una 'Schengen sanitaria', visto che stiamo assistendo a dibattiti su corridoi privilegiati rispetto ad alcune realtà", ha concluso.

LA LIGURIA - "I dati del Ministero della Salute mostrano un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori dell'epidemia di coronavirus. È il risultato del monitoraggio della fase 2. L'R(t), l'indice di contagio, è compreso tra 0,41 e 0,58, ben al di sotto della soglia di allarme". E' l'aggiornamento sull'indice di contagio di Covid-19 in Liguria illustrato dal presidente della Regione Giovanni Toti alla vigilia della possibile riapertura dei confini regionali. "I dati del Ministero ci dicono che per tutti gli indicatori non ci sono allarmi. Sono ottimi gli indicatori che valutano la qualità del monitoraggio, la circolazione e la pressione sul sistema sanitario regionale. Questi sono i fatti. Agli altri lasciamo l'allarmismo, il terrorismo, le gufate e il tifo politico che acceca a tal punto da sperare che le cose vadano male. Qui siamo ripartiti, in sicurezza e andremo avanti così, senza abbassare la guardia! Forza liguri che ce la facciamo!".

Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: l'omaggio del capo dello Stato al comune simbolo dell'emergenza Covid

L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Questa mattina ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica durante la quale mi ha comunicato che il 2 giugno verrà a Codogno per incontrare la comunità della città simbolo della pandemia. L'ho ringraziato per la decisione e per l'invito a essere al suo fianco in quella occasione. Un segno d'attenzione verso la nostra terra e verso tutti i lombardi particolarmente importante e davvero molto gradito"


Al mattino del prossimo 2 Giugno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla consueta cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria,e non sarà da solo, infatti sarà accompagnato, a rigorosa distanza, dalle alte cariche dello Stato normalmente presenti a questo momento celebrativo: il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera, Roberto Fico, e quello del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre ai ministri competenti tra cui il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, e il presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. La cerimonia si chiuderà con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Nel pomeriggio il capo dello Stato si sposterà a Codgno, il comune del Lodigiano primo luogo simbolo della Lombardia dove ha avuto inizio la pandemia, lanciando un messaggio di incoraggiamento per il ritorno alla normalità accompagnato da un doveroso omaggio alle decine di migliaia di vittime del Coronavirus; lì incontrerà in forma del tutto privata, in municipio, le autorità locali, come afferma il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non ci sarà niente di ufficiale e aperto al pubblico per evitare assembramenti. Il gesto di Mattarella - commenta Passerini - premia la responsabilità e il sacrificio che l'intera nostra comunità ha saputo mettere nel combattere l’emergenza, e penso che il Presidente abbia deciso di venire a trovarci nel giorno della Festa della Repubblica anche per testimoniare che noi italiani nei momenti di difficoltà sappiamo ritrovarci".

Insulti e minacce, Fontana sotto scorta: "Clima incandescente". Ecco perché l'aggressione al governatore è una vergogna

La Prefettura di Varese ha messo sotto scorta il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dopo che contro di lui è stato creato un clima d'odio e di tensione. Nei giorni scorsi Fontana è stato preso di mira anche con delle scritte sui muri di Milano, una in particolare firmata dai Carc, i "Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo". La campagna di cieco risentimento montata contro la Regione Lombardia e il suo presidente ha prodotto una situazione di grande tensione che questo territorio generoso e laborioso non meritava. E non meritava un simile trattamento nemmeno lo stesso Fontana che, lungi dall'essere immune da possibili errori, è riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori e da milioni di cittadini lombardi come una persona per bene, corretta e disponibile. Per molti è anche un bravo amministratore, ma questa è un'altra materia - (LEGGI IL COMMENTO)


Le convinzioni politiche c'entrano poco e poco rilevano anche le valutazioni sulla gestione dell'emergenza Covid. Qui si tratta di altro. Chi ha avuto modo di conoscere il presidente Fontana, chi si è trovato a lavorare nel contesto della Regione Lombardia, sa bene di cosa parliamo. Agli altri proviamo a spiegarlo.

Attilio Fontana è certo un uomo di parte, leghista da sempre, alla guida di una giunta di centrodestra, che porta avanti le proprie posizioni politiche. Può piacere o meno quello che pensa, dice e fa insieme alla sua compagine amministrativa. Ciò che è evidente, e riconosciuto anche dai suoi avversari, è il valore umano e morale che il governatore ha sempre dimostrato. Persona seria, gentile nei modi e corretto nell'agire. Con tutti: collaboratori, oppositori, gente comune e pure con i giornalisti, che parlino bene o male di lui. Lo diciamo per testimonianza diretta: mai ci è capitato di sentire da lui una risposta risentita, un'imposizione arrogante, un atteggiamento sgradevole. Insomma, a nessun cronista, nemmeno il più fastidioso e pungente, il governatore lombardo ha mai replicato: "Quando diventerà presidente, le scelte le farà Lei". Questi toni li abbiamo registrati, al contrario, dall'intoccabile premier Conte, senza che nessuno abbia trovato disdicevole la cosa, tanto meno l'Ordine dei giornalisti. Ma qui si aprirebbe un'altra storia.

Noi siamo convinti che la gestione dell'emergenza sanitaria, che ha investito la Lombardia in modo devastante, sia stata complicata, non priva di pecche e di scelte su cui sarà giusto fare luce, ma sostanzialmente adeguata. Abbiamo argomentato questa tesi approfondendo il tema in molti articoli e non è ora il caso di tornarci. Il rispetto per quanti sono morti, per quanti hanno sofferto per la maledizione del Covid-19, ci impone di seguire con attenzione tutte le eventuali responsabilità in possibili mancanze, a tutti i livelli. Che si tratti della Regione, dell'incriticabile governo Pd-5s, di politici, di amministratori, dirigenti o quant'altri. Ma "Fontana assassino" da parte di chi si dichiara erede di un'ideologia, quella sì responsabile di genocidi, soprusi e orribili violenze, è inaccettabile. Lo è e lo deve essere per tutti. Poco ci interessa di come si muoverà l'autorità giudiziaria nei confronti di questi esagitati, "comunisti" fuori tempo massimo, anzi speriamo che non passino altri guai, oltre a dover convivere con la propria infelicità storica. A questi e ai tanti haters che hanno dato il peggio di loro stessi in questi mesi, però, non perdoniamo che al presidente della Lombardia debba essere attribuita una scorta. Passi per il fatto che sarà meno agevole avvicinarlo con un microfono, ma che i cittadini lombardi, che sono brava gente, debbano ora fare fatica per scambiare due parole e un sorriso col sciur Attilio, sempre umile e disponibile, - beh - questo ci fa proprio "girà i ball".

Fabio Pasini

Decreto rilancio; il bonus per lavoratori domestici

Il decreto Rilancio introduce Il bonus per i lavoratori domestici


Un bonus importante e di aiuto a tutti quei lavoratori che rientrando in ufficio non sanno come gestire i propri figli. Con l'Avvocato Giuslavorista Davide Pollastro abbiamo cercato di far chiarezza, su questo bonus che consiste in un'indennità di 500 € per il mese di aprile e 500 € per il mese di maggio. Vediamo come funziona, a chi spetta e come richiederlo.

Minacce a Fontana, un dossier in Procura. Intanto l'antiterrorismo indaga sulla scritta dei Carc. Possibile la scorta, ma il presidente non la vuole

Sono decine le minacce che, negli ultimi giorni, sta ricevendo il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana relative alla gestione dell'emergenza sanitaria dettata dal coronavirus. Per la scritta "Fontana assassino" apparsa a Milano, in via Crescenzago, firmata dai Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo) il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo, indaga per minacce aggravate e diffamazione. La parola "assassino" non è proprio una minaccia, ma viene ritenuto che la scritta a caratteri cubitali e il suo contenuto abbiano una portata intimidatoria. Fontana, tramite il suo legale Jacopo Pensa, sta raccogliendo tutti gli "avvertimenti" ricevuti soprattutto da singoli sui social, con nomi veri o fasulli, poi valuterà il da farsi. Con ogni probabilità il dossier della difesa confluirà nel fascicolo già aperto in Procura. In caso di allarmi di particolare entità, il pm potrebbe anche avvertire la Prefettura per un'eventuale scorta che, al momento, il presidente non ha intenzione di chiedere.

Minacce di morte a Fontana: chiesta la scorta, la Procura indaga

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS