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updated 9:39 AM UTC, May 20, 2020

"Il coronavirus si rifugia nei testicoli, ecco perché colpisce di più gli uomini". Uno studio che fa discutere, tra consensi e dubbi degli esperti

Perché il coronavirus uccide più uomini che donne? Uno dei tanti misteri che ancora circondano la pandemia può essere vicino a una spiegazione. Secondo uno studio condotto negli Usa dal Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, le ghiandole genitali maschili rappresenterebbero una sorta di roccaforte per il COVID-19 quando è sotto attacco, dunque i testicoli, a differenza delle ovaie, produrrebbero la proteina ACE2, il recettore a cui il Coronavirus si lega per invadere le cellule umane. Tale teoria necessiterà di numerose verifiche e ha raccolto finora sia consensi che reazioni quantomeno caute mondo della scienza


Perché le dimissioni (ritirate) del presidente dei Biologi erano ...

I testicoli possono essere una sorta di rifugio per il coronavirus. E' quanto rivela uno studio condotto negli Usa dal Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, in collaborazione con l’Ospedale di Malattie Infettive Kasturba di Mumbai in India. Lo studio, non ancora sottoposto a peer-review e disponibile sul sito MedRxiv, suggerisce un ulteriore elemento per valutare gli effetti del coronavirus in particolare sui pazienti di sesso maschile.

Quando il Covid-19 entra nel corpo si lega al recettore umano di ACE2, (enzima associato alla trasformazione dell'angiotensina), che costituisce il punto di ingresso nelle cellule umane per il virus Sars-Cov-2. L'ACE2 è individuabile nel tessuto polmonare, intestinale, cardiaco. Secondo lo studio, è presente anche nei testicoli. Nel tessuto ovarico, invece, la concentrazione è notevolmente inferiore.

I dati a livello globale indicano una maggiore mortalità tra gli uomini. Lo studio aggiunge un ulteriore tassello: 20 pazienti di sesso femminile hanno impiegato in media 4 giorni per guarire dal virus. Gli uomini hanno avuto bisogno di 6 giorni.

Il coinvolgimento dei testicoli, come si legge sul Los Angeles Times, induce il professor Aditi Shastri, oncologo al Montefiore Medical Center, a non escludere un'ulteriore ipotesi: "Prenderei assolutamente in considerazione l'ipotesi che il virus possa essere contenuto nel liquido seminale".

I dubbi degli esperti 

Sono diversi gli esperti che sono intervenuti a commentare questo studio.

  • Ron Mitchell, endocrinologo dell’Università di Edimburgo, ha espresso qualche perplessità. I dati analizzati sono pochi e le conclusioni, a detta degli stessi ricercatori, sono teoriche e non sono state testate. Inoltre la ricerca non indica quando una persona ha iniziato a essere infetta e di conseguenza non si può stabilire con certezza la durata della stessa infezione. Nello studio il team ha messo sotto osservazione bambini e adulti. Le differenze nei testicoli tra i primi e i secondi sono grandi e questa è stata giudicata come un “importante omissione”.
  • Anche Paolo Madeddu, professore di Medicina Cardiovascolare Sperimentale all’Università di Bristol, è scettico. Anche lui sottolinea come il campione analizzato sia molto piccolo e comunque le differenze sono statisticamente poco rilevanti. Si tratta di due giorni di permanenza in più del virus. Ci sono poi molte altre ragioni per la differenze di genere come i fattori di rischio come il fumo e la pressione alta, più comuni negli uomini, e la protezione data dagli ormoni femminili. Se la loro ipotesi fosse corretta, dovremmo vedere un’infiammazione dei testicoli, che per il momento non sembra essere un sintomo per Covid 19. Tra l’altro uno studio precedente che sosteneva che il virus riducesse la fertilità è stato ritirato. Bisogna tenere conto che in presenza di febbre alta per qualsiasi ragione sul numero di spermatozoi si riduce. Un’altra ricerca ha invece dimostrato che non c’è traccia del virus nel seme degli uomini. È quindi improbabile che i testicoli fungano da serbatoio per il coronavirus.
  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, la proposta del virologo belga: "I calciatori potrebbero tornare in campo con la mascherina". E in Germania c'è chi vorrebbe mettere i giocatori "sotto vetro"

Uno scienziato avanza l'idea di tornare in campo con le protezioni per il viso: "È una possibilità da prendere in considerazione, consentirebbe la ripresa del calcio. Non parlo di quelle da chirurgo, inadatte, ma del tipo anti-inquinamento, più comode". Isolamento degli atleti e test a tappeto è invece la soluzione che viene dall'Università di Lipsia


 Coronavirus, Gremio in campo con le mascherine: "Non ci tutelano ...

Marc van Ranst, virologo belga consulente della Jupiler Pro League, non esclude la possibilità che i calciatori possano tornare in campo indossando le mascherine. "E' sicuramente una strada da considerare - ha detto a Le Soir - Non si tratta di quelle chirurgiche totalmente inadatte. Su internet si trovano mascherine anti-inquinamento che possono essere indossate da giocatori di football americano o ciclisti. Sono più comode".

Le immagini dei calciatori del Gremio all'ingresso in campo con le mascherine per protesta di un mese fa potranno diventare la normalità del calcio ai tempi del coronavirus. Almeno in Belgio, dove c'è in atto un braccio di ferro tra Federazione e Lega Calcio (da una parte) e Uefa dall'altra. I vertici del calcio locale, infatti, spingono per chiudere il campionato (il 24 ci sarà l'assemblea definitiva), ma hanno preso tempo dopo che la massima organizzazione europea ha minacciato di escludere i club belgi dalle competizioni europee. Intanto in settimana i club di Jupiler Pro League hanno ripreso ad allenarsi.

In Germania sono invece convinti basti molto meno. Uwe Liebert, direttore dell'Istituto di virologia dell'Università di Lipsia, sarebbe soddisfatto già di poter garantire l'isolamento dei giocatori e i test a tappeto: "L'ideale sarebbe che tutti i giocatori fossero in una sorta di scatola di vetro e fossero separati l'uno dall'altro", ha detto al giornale tedesco Mitteldeutsche Zeitung. Per questo riguarda i test, da utilizzare soprattutto per capire chi ha già avuto il virus e quindi potrebbe essere immune, il costo sarebbe di circa 130 euro, per una partita quindi non si spenderebbero più di 4.000 euro a squadra.

  • Pubblicato in Sport

Coronavirus, lo scienziato italiano Ferrari lascia il Consiglio europeo della ricerca: "Volevo finanziare un programma per combattere il Covid-19, sconfitto dalla burocrazia Ue"

L'esperto di nanomedicina era stato chiamato per coordinare l'Erc e affrontare a livello comunitario la pandemia. Ma i 2 miliardi di budget sono rimasti quasi fermi. Il professore dice di aver perso la fiducia nel sistema, bloccato dai burocrati di Bruxelles: "Sono profondamente deluso, vorrei tornare in frontiera, di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni"


Lo scienziato italiano Mauro Ferrari si è dimesso dall'incarico di presidente del Consiglio europeo della ricerca (Erc), "deluso" dalla risposta europea all'emergenza Covid-19, come lui stesso ha annunciato in una lettera al 'Financial Times'.

"Ho rassegnato le dimissioni alla presidente Ursula von der Leyen. In questi mesi ho dedicato il mio tempo all'Erc, motivato dal mio entusiasmo per la grande reputazione di questa agenzia leader a livello mondiale, dal mio impegno per il sogno idealistico di un'Europa unita". Motivazioni, sottolinea con amarezza, "spazzate via da una realtà molto diversa, nel giro di appena tre mesi da quando ho assunto l'incarico. In tempo di emergenza le persone e le istituzioni tornano alla loro natura più profonda e rivelano il loro vero carattere".

Il nodo della questione, spiega lo stesso Ferrari, è la sua proposta di istituire, come Erc, un programma speciale per combattere Covid-19. Una mossa quasi dovuta, visto il pesante carico di "morti, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica", a danno soprattutto dei "più deboli". Ma "la proposta è stata respinta all'unanimità dall'organo di governo dell'Erc". Un secco no che ha "profondamente deluso" Ferrari.

"Chiedo scusa", esordisce nella lettera al Ft, ma "ora è tempo per me di tornare in frontiera, in prima linea nella lotta a Covid-19, con risorse e responsabilità reali, lontano dagli uffici di Bruxelles, dove le mie capacità politiche sono chiaramente inadeguate". Tornare "di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni" che la scienza può dare.

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, Renzi vuole riaprire entro Pasqua: "Consentire che la vita riprenda". Ma gli scienziati lo bocciano: "Prematuro, irrealistico" (VIDEO)

In una diretta pubblicata sul proprio profilo Facebook, Matteo Renzi torna sull'intervista pubblicata sulle pagine di Avvenire, in cui propone la riaperture delle fabbriche entro Pasqua, altrimenti "la gente morirà di fame" - (VIDEO)


"Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due...". Matteo Renzi in una lunga intervista ad 'Avvenire' vede tempi lunghi per fronteggiare l'emergenza coronavirus. "Riapriamo - chiede il leader di Italia Viva - Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus".

Per l’ex premier "bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate". Il leader di Italia Viva conclude: "Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire".

Le reazioni e risposte degli scenizati

"Pensare di riaprire le scuole è prematuro. E' giusto pensare al futuro ma serve molta attenzione. Dovremmo convivere con il fatto che pandemie come questa possono anche tornare, è accaduto con la Spagnola. Questo virus non ce lo toglieremo dai piedi velocemente, ma in questa fase è necessario agire per poter arginare la dimensione di morti che c'è stata in Lombardia". Cosi il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco ha commentato le dichiarazioni di Mattero Renzi a 'L'Avvenire'. Il leader di Iv chiede di "riaprire l'Italia, le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio".

Sulla stessa linea Pierluigi Lopalco, l'epidemiologo dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts). "Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato", ha detto all'Adnkronos Salute. "Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettative e speranze".

"Dobbiamo cominciare pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo pensare di stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve", ha scritto su Twitter il virologo Roberto Burioni.

Più cauto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che spiega: "Come epidemiologo devo guardare la salute pubblica e ora occorre rallentare e arrestare l'epidemia, Non possiamo tenere l'Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima vedere gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. In questo momento non si può dire nulla non prima della fine del mese. Poi si posso studiare provvedimenti magari 'stop and go' o misure complementari. Vedremo cosa accadrà", ha detto Rezza ospite di 'Coffe Break' su La7.

Coronavirus, l'associazione di Burioni denuncia Sgarbi: "Gravi affermazioni e notizie false". Lui non ci sta: "Prepotenti che approfittano della paura. Le mie posizioni sono quelle di molti scienziati"

L’associazione Patto Trasversale per la Scienza (Pts), fondata da Roberto Burioni e Guido Silvestri, ha presentato un esposto penale contro Vittorio Sbarbi "per le gravi affermazioni fatte nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora cancellato) e sul canale YouTube (vedi nostro servizio) sulla diffusione del virus e sulla malattia Covid-19. Nel video - rimarca il Pts - Sgarbi ha manifestato dubbi sulla pericolosità del virus e sulle modalità di diffusione del contagio, diffuso notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzato le misure di contenimento adottate dal Governo" - (VIDEO)


Risultato immagini per vittorio sgarbi burioni

"Le mie posizioni sono quelle di molti scienziati. Dal Governo strategia della tensione per coprire le inefficienze del sistema sanitario. Ogni mia dichiarazione è ispirata alla posizione di uomini di scienza che hanno indicato i limiti del virus rispetto alla mortalità". Vittorio Sgarbi non ci sta e replica alla denuncia presentata nei suoi confronti dall'associazione Patto Trasversale per la Scienza (Pts).

"Nessuna mia affermazione - scrive il critico d'arte su Facebook - prescinde dalle posizioni di virologi ed epidemiologi quali Gismondo, Bassetti e Tarro, ai quali mi sono ispirato. Non ho istigato nessuno - sottolinea - ma ho raccomandato i precetti cristiani della visita agli infermi nel momento in cui si è dichiarato che a Codogno il virus era stato debellato".

"Tra le opere di misericordia - continua Sgarbi - c’è l’obbligo di visitare gli infermi. Denuncio quindi la prepotenza, l’aggressione, la presunzione di verità di chi, in nome della scienza, nega i dati oggettivi sulla malattia, virale ma non mortale, per coprire le insufficienze dello Stato nella sanità, procurando allarme e confondendo le cause di morte per attribuirle indebitamente al Coronavirus".

E ancora: "Per questa strategia della tensione si inventano associazioni inesistenti e farlocche, che approfittano della paura e della intimidazione, come il sedicente “Patto trasversale per la scienza”, che non ha niente a che fare con la scienza e che è espressione di una prepotenza che approfitta della paura dei cittadini e la propaga". Poi l'annuncio: "Ho dato mandato all’avvocato Cicconi di procedere contro chi si investe della scienza senza averla, diffondendo ignoranza. Vi chiedo - conclude - di condividere questo messaggio".

La vita aliena su Marte? La foto della NASA rivela un misterioso oggetto nero (VIDEO)

La specie umana ha da sempre messo in dubbio l'esistenza di vite aliene nell'universo. Queste nuove scoperte in arrivo da Marte sembrano invece confermare che nello spazio infinito non siamo soli.


In questi ultimi anni, gli appassionati di scienza e fantascienza hanno setacciato immagini dalla Curiosity Rover della NASA, in cerca di segni tangibili dell'esistenza di altre forme di vita su Marte, presenti o passate.

In questo articolo abbiamo voluto riunire alcune immagini del pianeta rosso che lanciano la fantasia nelle più impensabili rotte del cosmo, per capire se questi segni rappresentano davvero la scoperta di una vita aliena.

Scott C Waring, direttore di UFO Sightings Daily, che trascorre ore riversandosi attraverso le immagini trasmesse dall'ultimo Rover che sta setacciando il pianeta rosso e caricate online dalla NASA, alla ricerca di prove di vita, oggi ritiene di aver trovato qualcosa che l'agenzia spaziale americana ha trascurato.

Questa foto della NASA rivela davvero un misterioso oggetto nero?

Secondo Waring, in questa foto si vede chiaramente il volto di un essere che da dietro una roccia cerca di sbirciare il Rover e in proposito scrive:ritto: "I volti sono ovunque su Marte, la faccia in alto sembra una creatura viva che guarda fuori dalla sicurezza della sua grotta". "Spero che tutto questo faccia pensare la popolazione umana in modo diverso,rispetto alla vita nell'universo che ci circonda".

Sui social si sono moltiplicati i commenti alla foto e molti dei suoi follower online hanno concordato con l'interpretazione, ma, se si crede a Mr Waring, allora tutti stiamo guardando un mini-marziano, di soli 10 cm di altezza. Marte a questo punto potrebbe essere colonizzato da tanti Pisolo, Gongolo, Brontolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo e Dotto. La domanda viene spontanea... e Biancaneve?

La vita aliena su Marte?  La foto della NASA rivela misterioso oggetto nero2

La vita aliena su Marte?  La foto della NASA rivela misterioso oggetto nero3

 

 

I confini della scienza, un sistema extra-uterino per sostenere fisiologicamente i parti prematuri

Pubblicato in Nature Communications, è la storia di un agnellino nato prematuro e cresciuto per 4 settimane in un tecnologico sacchetto di plastica. 


La sacca era in realtà un utero artificiale che aiutava a portare a termine gli agnelli in fase avanzata, mantenendoli vivi e sviluppandosi fuori dall'utero per diverse settimane. Questa incredibile tecnologia potrebbe un giorno salvare anche le vite dei bambini prematuri, quindi vale la pena porvi la nostra attenzione. 

Nel mondo, la prematurità estrema è la principale causa di mortalità infantile, con oltre un terzo di tutti i decessi infantili e metà della paralisi cerebrale attribuita alla prematurità. I progressi nella terapia intensiva neonatale hanno migliorato la sopravvivenza e hanno spinto i limiti della vitalità a 22-23 settimane di gestazione. Tuttavia, la sopravvivenza è stata raggiunta con alti tassi associati di malattia polmonare cronica e altre complicazioni di immaturità degli organi, in particolare nei bambini nati prima delle 28 settimane. Infatti, alzando i limiti di vitalità, si hanno più pazienti con gravi complicanze date dalla prematurità rispetto a dieci anni fa. L'insufficienza respiratoria rappresenta il problema più comune e problematico, in quanto lo scambio gassoso nei neonati criticamente pretermine è compromesso dall'immaturità strutturale e funzionale dei polmoni. Questa condizione, nota come displasia broncopolmonare, viene ora considerata correlata a un arresto nello sviluppo polmonare secondario, alla transizione prematura dalla ventilazione liquida a quella gassosa, spiegando perché, anche le modalità minimamente invasive di ventilazione neonatale, non hanno ridotto l'incidenza di displasia broncopolmonare. C'è chiaramente un bisogno urgente di un approccio più fisiologico per supportare il bambino prematuro estremo. 

Il concetto di supporto extracorporeo del feto è attraente per l'analogia con la fisiologia fetale innata, in cui lo scambio di gas extracorporeo viene mantenuto dalla placenta. Tuttavia, lo sviluppo di una "placenta artificiale" è stato oggetto di indagine per oltre 50 anni, con un successo limitato. Gli ostacoli primari sono stati l'insufficienza circolatoria progressiva a causa del precarico o dello squilibrio post-carico imposto al cuore fetale dalla resistenza dell'ossigeno e dai circuiti supportati dalla pompa, l'uso di incubatori a fluido aperto con conseguente contaminazione e sepsi fetale e problemi legati all'accesso ombelicale vascolare con conseguente vascolarizzazione spasmo. Per affrontare questi ostacoli è stato progettato un sistema costituito da tre componenti principali, in particolare un circuito arterovenoso senza rigonfiamento, un ambiente fluido chiuso con scambio di fluido continuo e una nuova tecnica di accesso vascolare ombelicale. 

Poter risolvere tutti questi problemi ha portato allo sviluppo di un sistema che incorpora un circuito ossigenatore senza cuciture collegato al feto, nella fase di test si trattava di un agnello, tramite un'interfaccia "il cordone ombelicale", mantenuta all'interno di un circuito chiuso di "liquido amniotico" che riproduce fedelmente l'ambiente dell'utero. Il risultato è stato incredibile, gli agnelli fetali, che sono evolutivamente equivalenti al prematuro umano, sono stati fisiologicamente supportati in questo dispositivo extra uterino, per un massimo di 4 settimane. Gli agnelli, hanno mantenuto parametri normali di gas nel sangue, di ossigenazione e mantengono la pervietà della circolazione fetale, senza apparente squilibrio fisiologico o insufficienza d'organo. Questi risultati sono superiori a tutti i precedenti tentativi di supporto extracorporeo del feto prematuro estremo, sia in termini di durata che di benessere fisiologico. I nascituri all'uscita dal "sacchetto di plastica" non presentavano alcuna complicanza o squilibrio fisico, al punto da essere paragonati a dei nascituri a termine, oggi questa tecnica potrebbe essere applicata, in casi estremi anche a dei feti umani, così da ridurre al minimo i rischi di complicanze nelle nascite premature.

Ricerca: questo virus può uccidere il cancro e impedirne il ritorno

Dei ricercatori britannici hanno usato un virus per combattere il cancro e impedire il ritorno della malattia. Anche se l'efficacia deve ancora essere dimostrata negli esseri umani, gli scienziati parlano già di "risultati promettenti".


L'attacco che i ricercatori dell'Università di Oxford fanno sulle cellule tumorali è duplice, una strada della ricerca porta ad attaccare direttamente il tumore, una seconda invece sullo studio delle cellule sane che sono state "dirottate" dal tumore. 

"Anche se la maggior parte delle cellule tumorali in un carcinoma (il gruppo più comune di tumori) sono state uccise, altre cellule possono proteggere il cancro e aiutarlo a guarire", spiega il ricercatore capo Kerry Fisher dell'Università di Oxford. Insieme alla sua squadra si è concentrato su come poter sradicare contemporaneamente sia le cellule tumorali che le cellule protettive, senza danneggiare il resto del corpo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Research. I ricercatori hanno usato un virus chiamato Enadenotucirev. Questo virus è stato originariamente sviluppato per attaccare le cellule tumorali e lasciare intatte le cellule sane. Una volta all'interno di una cellula si moltiplica e si rompe, lacerando l'ospite e diffondendo il virus ad altre cellule tumorali. Fisher e il team hanno anche utilizzato una diversa proprietà del virus, che consente loro di infiltrare i geni del DNA contaminato, colpendo in questo modo anche le cellule dirottate dal tumore che tendono a proteggerlo per poi farlo ritornare.

Questa tecnica è nuova e il virus che attacca le cellule tumorali è già stato testato negli esseri umani, oggi viene usato come una forma di immunoterapia, un termine generico per una nuova generazione di tecniche che usano l'attivazione del sistema immunitario come parte del trattamento. Il virus uccide per primo le cellule cancerose e poi provoca la risposta immunitaria. La seconda fase della sperimentazione per ora è stata solo testata su topi, e su campioni di carcinomi umani in laboratorio.  I ricercatori sperano di poter iniziare le sperimentazioni cliniche sull'uomo già il prossimo anno così da poter confermare la sua seconda efficacia.

Gli scienziati parlano di "risultati promettenti", ma sottolineano anche le principali sfide che ancora esistono, "La ricerca sui campioni di tumori umani è incoraggiante, ma può essere complicata", afferma la dottoressa Michelle Lockley del Cancer Research UK. "Una delle maggiori sfide delle immunoterapie è predire quanto funzioneranno bene con il sistema immunitario del paziente e quali possono essere gli effetti collaterali". 

Un'altra frontiera scientifica per la lotta contro il cancro sta per essere superata e la fine della malattia del secolo è sempre più vicina.

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