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updated 3:20 PM UTC, Jun 4, 2020

Usura, Saviano choc: "Commercialisti segnalano alla criminalità potenziali vittime". Categoria in rivolta: "Lesa la nostra onorabilità". Meloni: "Parole ingiuriose e indegne"

"Le parole ingiuriose pronunciate a 'Che tempo che fa' da Roberto Saviano, secondo il quale sarebbero spesso i commercialisti a segnalare alla criminalità organizzata le potenziali vittime di usura, sono indegne del servizio pubblico. Se Roberto Saviano conosce commercialisti che svolgono questa attività spero li denunci alle autorità competenti. Ma insultare a vanvera un'intera categoria che ogni giorno svolge il suo lavoro tra mille difficoltà non è tollerabile. Saviano chieda scusa ai commercialisti e Fabio Fazio prenda subito le distanze da quelle vergognose parole". Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni

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Categoria in rivolta

«Sostenere che i commercialisti italiani segnalano alla criminalità le aziende in crisi è quanto di più lesivo della onorabilità di 120mila professionisti economici quotidianamente in campo per la legalità, oltre che al fianco di imprese e cittadini di questo Paese». Così Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, reagisce alle affermazioni fatte ieri sera da Roberto Saviano nel corso della trasmissione di Rai Due  Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, giudicate da Miani «di una gravità assoluta. Già nelle prossime ore valuteremo la possibilità di adire le vie legali per difendere il buon nome della nostra professione».

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Il fatto

Durante la trasmissione di Rai Due “Che tempo che fa”, alla domanda del conduttore, che gli chiedeva, a proposito di usura, come fa la criminalità organizzata a trovare i propri “clienti”, lo scrittore ha risposto: «Semplicemente segue il percorso dei soldi. A un certo punto, quando un’azienda inizia ad andare in crisi, loro avvicinano i commercialisti. E il commercialista, cioè una persona di cui ti fidi, spesso ti dice “c’è quella società, c’è quella persona che è interessata”. Quando non è quella strada, perché hai la fortuna di avere dei professionisti seri, ci sono moltissime altre strade: le banche, il consulente che ti dice di andare in quel posto piuttosto che in un altro».

Protesta di tutta la categoria alle parole di Saviano
 
«Siamo letteralmente travolti - dice Miani - da migliaia di mail e messaggi di colleghi indignati per le dichiarazioni di Saviano. Una indignazione che sta inondando chat e social. Affermazioni tanto generiche e irresponsabili non sono tollerabili. Se Saviano è a conoscenza di casi specifici siamo certi non esiterà a segnalarli immediatamente alla magistratura. Per il momento non possiamo non ricordargli che le aziende sequestrate alle mafie sono gestite praticamente in esclusiva dai commercialisti, che per questa scelta di campo sono esposti e spesso indifesi, costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà. Impossibile non ricordare inoltre che i commercialisti sono anche destinatari della normativa antiriciclaggio che impone loro, tra le altre cose, di segnalare alle autorità di vigilanza le operazioni sospette compiute dai loro clienti».
«Per quanto detto – conclude Miani – ci aspettiamo che il Dottor Saviano rettifichi le sue affermazioni. Siamo perfettamente consapevoli che anche la nostra realtà, come tutte le realtà, ha a volte al suo interno qualche mela marcia. Ma non siamo più disposti a tollerare offese generiche che risultano ancor più incredibili in mesi come questi drammaticamente segnati dall'emergenza economica legata alla pandemia, nei quali la nostra professione, giudicata “essenziale” dal Governo, non ha mai sospeso la sua attività, fornendo ad imprese e contribuenti il suo insostituibile contributo».
 
Altre proteste
 
Dello stesso tenore la lettera della giunta dell’Ungdcec (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) indirizzata a Saviano: «Dire che i commercialisti segnalano agli usurai le potenziali vittime, ma che ci sono anche i commercialisti bravi, è tanto assurdo quanto sostenere che nella piaga dell'usura ci sia anche qualche soggetto bravo (forse in senso manzoniano!!!) che abbia anche una funzione sociale fornendo il credito dove lo Stato o il sistema creditizio italiano non arrivano. Nel dubbio di aver capito male e in attesa di una tua smentita che crediamo debba essere rapida, noi commercialisti ci teniamo a spiegarti che da sempre siamo baluardo di legalità, da sempre esplichiamo una funzione sociale che serve a prendere per mano il Paese».
Anche la politica si muove contro le parole di Saviano. «Le parole ingiuriose pronunciate a “Che tempo che fa” da Roberto Saviano, secondo il quale sarebbero spesso i commercialisti a segnalare alla criminalità organizzata le potenziali vittime di usura, sono indegne del servizio pubblico», scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. «Se Roberto Saviano conosce commercialisti che svolgono questa attività spero li denunci alle autorità competenti. Ma insultare a vanvera un'intera categoria che ogni giorno svolge il suo lavoro tra mille difficoltà non è tollerabile. Saviano chieda scusa ai commercialisti e Fabio Fazio prenda subito le distanze da quelle vergognose parole».
 
(Fonte: ilSole24Ore)

Coronavirus, gli Usa indagano su origine in laboratorio? Cnn e Fox News: "Intelligence ipotizza che sia nato in struttura militare di Wuhan e diffuso a causa di un incidente"

Secondo la Cnn dirigenti dell'intelligence Usa e della sicurezza nazionale americana avrebbero aperto un fascicolo sull'origine del nuovo coronavirus e tra le ipotesi al vaglio starebbero esaminando la possibilità che, più che in un mercato, sia nato in un laboratorio di Wuhan e che si sia diffuso a causa di un incidente. La rete allnews cita varie fonti a conoscenza del dossier, che ritengono però prematuro trarre qualsiasi conclusione. Anche la Fox News ha riportato la notizia, citando fonti bene informate, secondo cui il nuovo coronavirus abbia avuto origine nel laboratorio militare di Wuhan, ma non come arma biologica


Germania, la quarantena dei bambini - IlGiornale.it

Gli Stati Uniti indagano sulla possibilità che il coronavirus, che si è inizialmente manifestato in Cina e che ha fatto più di 137.000 morti nel mondo secondo la Johns Hopkins University, sia 'nato' in un laboratorio di Wuhan, non in un mercato, e che si sia poi diffuso per un incidente. Lo riporta la Cnn, che cita varie fonti ben informate che invitano comunque alla cautela. E' prematuro trarre conclusioni. Gli Stati Uniti, riporta la Cnn citando una fonte dell'intelligence, non ritengono che il virus sia associato a ricerche su armi biologiche.

Secondo altre fonti interpellate dalla Cnn, l'intelligence americana non è stata sinora in grado di confermare la teoria della nascita del virus in laboratorio, ma si sta cercando di capire se qualcuno sia stato infettato in laboratorio a causa di un incidente o negligenze nella gestione dei materiali. Altre persone potrebbero poi essere state contagiate.

L'origine reale della pandemia, avvertono alcuni funzionari dell'intelligence, potrebbe comunque non essere mai accertata. Ieri Donald Trump ha confermato che è in corso un "esame molto approfondito di questa orribile situazione".

La notizia arriva dopo che due giorni fa il Washington Post scriveva di cablogrammi diplomatici che nel 2018 avevano già nero su bianco i timori per le misure di sicurezza e la gestione dell'Istituto di virologia di Wuhan.

L'appello cadde nel vuoto. L'autore dell'articolo del Wp scrive che un alto dirigente dell'amministrazione Usa gli ha riferito che i cable forniscono un ulteriore elemento di prova della possibilità che la pandemia sia frutto di un incidente nel laboratorio di Wuhan. E sostiene che la versione di Pechino che il virus è emerso dal wet market di Wuhan è debole, citando ricerche di esperti cinesi su Lancet secondo cui il primo paziente noto di coronavirus, identificato il primo dicembre, non aveva legami col mercato e neppure oltre un terzo dei contagiati nel primo grande cluster. Il mercato inoltre non vendeva pipistrelli.

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Coronavirus, la comunicazione di Conte non convince più. Mentana: "Che bisogno c'era di un discorso a reti unificate prima di conoscere i termini del decreto?" L'Ordine dei giornalisti: "Ci consenta di fare domande" (VIDEO)

Prima o poi doveva succedere. Fino a ieri le perplessità sembravano appannaggio solo di qualche oscuro scribacchino di testate on line come la nostra, ma evidentemente adesso il problema comincia a essere percepito anche da colleghi assai autorevoli e dalle alte sfere della professione. La comunicazione unilaterale, quanto lacunosa e dalle tempistiche discutibili, adottata dal governo e dal premier in prima persona, ad esempio, non è piaciuta a Enrico Mentana. Il direttore del Tg La7 ha criticato le modalità con cui il numero uno di Palazzo Chigi ha annunciato le nuove misure per il contenimento dell'epidemia in atto. Il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, ha raccolto le richieste dell'Associazione Stampa Parlamentare di tenere conferenze stampa da remoto per consentire di fare domande. "La formula della diretta Facebook non ha funzionato pienamente", ha detto Verna con un garbato eufemismo. Non è un gran conforto, ma fa piacere non essere proprio soli nell'era del Grande Fratello. Parliamo di quello orwelliano eh, mica l'altro, che fa tristezza ma non spaventa quanto le profezie di "1984", in fase di avveramento al tempo del micidiale Covid-19 e del Conte-bis


 Risultato immagini per conte diretta

"Che bisogno c'era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?". E' la domanda che Enrico Mentana si pone su Facebook dopo il messaggio con cui, nella tarda serata di ieri, il premier Giuseppe Conte ha annunciato ulteriori misure restrittive. Il nuovo giro di vite, però, sarà in vigore da lunedì.

"Non può essere tutto comunicazione. Se un governo decide di bloccare la gran parte delle attività produttive, prima stende il provvedimento, poi dirama un comunicato stampa con gli elementi essenziali, da quando è in vigore lo stop e fino a quando, quali settori riguarda e quali invece no e perché", afferma Mentana. "Poi, e solo dopo, arriva il discorso del premier, che spiega perché si assumono decisioni così gravi, cosa c'entrano con la lotta contro il contagio, e tutte le belle frasi che abbiamo ascoltato, per poi essere bersagliati (noi, perché il premier non ha voluto domande) dai quesiti di chi chiedeva se la sua attività sia essenziale o no... Aggiungo: ora si viene a sapere che le misure entreranno in vigore solo lunedì. E allora che bisogno c'era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?", prosegue.

Giuseppe Conte in diretta Facebook dalla propria pagina per parlare al popolo italiano. La conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei ministri ha lasciato qualche strascico polemico soprattutto da parte dei giornalisti. La richiesta di una conferenza stampa da remoto arriva dal Consiglio nazionale Ordine dei giornalisti, attraverso le parole del presidente Carlo Verna:

“La formula della diretta Facebook non ha funzionato pienamente. L’Ordine dei Giornalisti rilancia la richiesta dell’Associazione Stampa Parlamentare di tenere conferenze stampa da remoto per consentire le domande mentre si garantisce la sicurezza sanitaria. Tutta la democrazia possibile in questi giorni va valorizzata. Il pluralismo informativo non solo ne è un ‘espressione decisiva ma, per di più,  giova  a capire.
Dopo la conferenza di ieri sera del presidente Conte era chiara a tutti la stretta, le attività che rimanevano aperte ma non quelle che erano obbligate a chiudere, con quali modalità e interazioni con le autorità competenti. Ma anche comprendere meglio l’uniformità fra le varie Regioni che avevano anticipato provvedimenti avrebbe aiutato. Siamo rispettosi dell’impegno strenuo di chi governa in questi giorni, chiediamo solo di aiutarci ad aiutare con le nostre funzioni che lo stesso presidente Conte, e per questo lo ringraziamo, ha sottolineato essere essenziali.”

Coronavirus, il giornalista Renato Coen (Sky Tg24) positivo al test. Il direttore De Bellis: "Noi in prima linea nella crisi sanitaria"

Il professionista in buone condizioni di salute. Il ringraziamento della testata a tutto il suo personale e dichiara che "prosegue il suo impegno nel continuare ad informare puntualmente gli italiani in questa grave emergenza"


Il giornalista di Sky Tg24 Renato Coen è risultato positivo al test del Coronavirus. Lo fa sapere la testata spiegando che Coen "si trova comunque in buon stato di salute" e che "il Tg24 grazie ai suoi giornalisti prosegue il suo impegno nel continuare ad informare puntualmente gli italiani in questa grave emergenza". “Sin dall’inizio di questa crisi sanitaria siamo in prima linea, con collegamenti, storie, racconti, approfondimenti, documentando soprattutto lo sforzo dei medici che si stanno battendo per garantire le cure e la salute pubblica", ha detto il direttore di Sky Tg24, Giuseppe De Bellis. "Ringrazio vivamente tutti i colleghi, i tecnici e i giornalisti di Sky Tg 24 per l'impegno e la competenza con cui stanno lavorando, così come quelli di Sky Sport e di tutte le altre testate giornalistiche che sono sul campo a raccontare in diretta questa grave situazione”, ha aggiunto De Bellis.

Nicola Porro, videomessaggio con la tosse: "Ho il coronavirus, contagio molto facile". Si ferma Quarta Repubblica, redazione in isolamento (VIDEO)

Il conduttore del programma di Retequattro "Quarta Repubblica" Nicola Porro è risultato positivo al test coronavirus. Mediaset ha sospeso il programma per cautela sanitaria e ha invitato tutti i professionisti della redazione di "Quarta Repubblica" a restare in isolamento domiciliare


"Sono risultato positivo al tampone del Coronavirus - ha detto il giornalista in un videomessaggio pubblicato su Youtube e inserito sul suo sito nicolaporro.it -. In questo video, vi racconto co'’è successo e il mio stato d’animo. Un abbraccio forte (in senso lato, s'intende) a tutti coloro che in queste ore mi hanno scritto in privato e sui social, manifestandomi affetto e vicinanza".

Conflitto USA-IRAN, Trump risponde a Khamenei: "deve prestare attenzione alle sue parole"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avverte l'Iran che Ali Khamenei, il più alto leader spirituale del paese, deve prestare attenzione a ciò che dice.


"Il Leader più alto" dell'Iran Ali Khamenei, oggi guida spirituale del paese, venerdì durante la preghiera sacra, ha rivolto pesanti minacce agli Stati Uniti e all' Europa". Alle accuse ha subito risposto Donald Trump che su Twitter ha scritto, “La loro economia sta collassando e la loro gente sta scappando. Deve prestare molta attenzione alle sue parole! ”. 

 

Donald J. Trump
 
@realDonaldTrump
 
 

The so-called “Supreme Leader” of Iran, who has not been so Supreme lately, had some nasty things to say about the United States and Europe. Their economy is crashing, and their people are suffering. He should be very careful with his words!

  
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Khamenei (80 anni) ha guidato per la prima volta in otto anni, la tradizionale preghiera del venerdì a Teheran. Nel passi del suo discorso, hanno trovato posto pesanti minacce e accuse contro gli Stati Uniti. "L'attacco missilistico contro gli americani in Iraq è stato uno schiaffo frontale a un potere arrogante, questa è la prova che Dio è con noi", ha detto l'Ayatollah, che ha definito il giorno in cui l'Iran ha attaccato gli obiettivi statunitensi "un giorno di Dio".

L'Ayatollah ha anche espresso il suo sostegno per le Guardie rivoluzionarie, il corpo d'élite militare iraniano e mentre gli adepti cantavano "Death to America", ha affermato che la Guardia rivoluzionaria, potra ora condurre la loro lotta anche al di fuori dei confini dell'Iran, dal momento che "Gli Stati Uniti hanno ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani fuori dai loro confini", ha inoltre invitato le truppe statunitensi a lasciare immediatamente la regione.

 

Fonte: Demorgen

 
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Alto Adige, Rampelli (Fratelli d'Italia) durissimo: "Disegno di pulizia etnica e linguistica degli austriaci"

E' scontro dopo la decisione assunta dal Consiglio provinciale di Bolzano di cancellare l’espressione "altoatesino" e "Alto Adige" dalla legge relativa alle "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea". Il vicepresidente della Camera, esponente del partito di Giorgia Meloni, all'attacco con post su Facebook: "Sono dei prepotenti, Evidentemente siamo stati troppo generosi. Ora basta, la misura è colma". Ecco cosa può succedere


Consapevolmente Alto Adige

"Gli austriaci perseguono ancora il disegno della pulizia etnica e linguistica. Ora basta. L'Italia non può più accettare le prepotenze dei tedeschi dell'Alto Adige. La misura è colma". Lo scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli sulla sua bacheca Facebook.

"L'elevatissimo tenore sociale raggiunto dai sedicenti sudtirolesi - sottolinea l'esponente FdI - è dovuto ai finanziamenti dello Stato, cioè ai soldi versati da tutti i cittadini italiani e trasferiti in abbondanza a Bolzano e nella sua provincia, al turismo, italiano per il 90% del totale, al consumo di prodotti locali distribuiti nel mercato italiano, alla costosa tutela della salute gentilmente pagata dall'Italia, esattamente come le forze dell'ordine, la forestale, le forze armate, gli uffici postali, le infrastrutture. Inutile ricordare assurde decisioni subite supinamente dai governi centrali che prevedono che un cittadino italiano che si trasferisce a Bolzano non abbia diritto di voto o le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni o la guerra frontale alla lingua italiana con tanto di rimozione di cartelli bilingue sui percorsi montani".

"Se vogliono mettere in discussione l'esito del primo conflitto mondiale tirassero fuori le palle e ci dichiarassero guerra. Il nostro percorso d'integrazione è stato lungo, comprensivo e molto remunerativo per loro. Ma evidentemente siamo stati troppo generosi... Che s'inizi a rivedere lo Statuto della provincia autonoma di Bolzano. Noi non siamo degli idioti al loro servizio, né una mucca da mungere per satollare le loro viscere. Sappiamo essere cortesi e disponibili, ma anche cinici e spregiudicati, se ci fanno imbestialire", conclude Rampelli. 

(Fonte: Agi)

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