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updated 3:20 PM UTC, Jun 4, 2020

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più": Zangrillo divide gli esperti. Dallo "sconcerto" di Locatelli (Iss) all'apertura con "prudenza" di Pregliasco (Galeazzi)

Il nuovo coronavirus "clinicamente non esiste più" e "terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità". A sostenere che il SarsCov2 abbia cambiato volto, perdendo molta della sua virulenza, è Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Parole che il presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, accoglie con "assoluto sconcerto" e "grande sorpresa". Ed anche per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è "un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani" - (LEGGI TUTTO)


Parla Franco Locatelli, il prof. che spiega agli italiani la ...

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più". Le parole di Alberto Zangrillo (Video), direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, accendono il dibattito mentre l'Italia si appresta ad accelerare ulteriormente nella Fase 2. "Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell'Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta", dice Zangrillo a 'Mezz’ora in più' su Rai 3.

"Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta -aggiunge- non si può continuare a portare l'attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma".

Le parole di Zangrillo innescano una serie di reazioni contrarie, in particolare da parte di membri del Comitato tecnico scientifico. "Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’ e che ‘terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità’. Basta semplicemente guardare al numero di nuovi casi di positività a SARS-CoV-2 che vengono confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus", afferma Franco Locatelli (nella foto in alto), presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico.

"Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza. E' indubitabilmente vero e rassicurante il fatto che la pressione sugli ospedali si sia drasticamente ridotta nelle ultime settimane. Non va scordato che questo è il risultato delle altrettanto drastiche misure di contenimento della circolazione virale adottate nel nostro Paese", dice Luca Richeldi, direttore di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico, senza citare espressamente Zangrillo. Peraltro, "è bene ricordare che la circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità. Soprattutto alla luce delle riaperture del 3 giugno”, afferma.

Interviene anche la sottosegretari alla Salute, Sandra Zampa. "Secondo alcuni esperti, del virus Covid-19 non ci sarebbe più traccia in giro per l’Italia. Se le cose vanno meglio questo è merito delle misure di lockdown assunte dal governo. In ogni caso, in attesa di evidenze scientifiche a sostegno della tesi della scomparsa del virus, della cui attendibilità saremmo tutti felici, invito invece chi ne fosse certo a non confondere le idee degli italiani, favorendo comportamenti rischiosi dal punto di vista della salute", dice in una nota.

Diverse le posizioni di altri medici. "Non credo che Zangrillo abbia voluto dire che è tutto finito. Ha voluto parlare di quello di cui ci siamo accorti noi clinici. La gravità dell'infezione è cambiata, non sappiamo perché: c'è meno carica virale, il virus può essere mutato... Oggi chi arriva al pronto soccorso arriva in condizioni meno gravi. Non fa meno male perché siamo più bravi ad affrontarlo e non c'entra nemmeno il fatto che i malati arrivino prima", afferma Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, a Non è l'arena.

Con Zangrillo "ci siamo confrontati, siamo in contatto. E' un'evidenza la riduzione della capacità del virus di creare casi gravi. L'elemento va studiato, l'università di Brescia dovrà pubblicare i risultati sugli studi su una variante meno aggressiva", dice Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, a Non è l'arena. "Questo non vuol dire 'tana liberi tutti'. Bisogna continuare con prudenza e con vigile serenità. L'inizio della pandemia ci ha fregato, continuiamo a scoprire cose nuove su questo virus e dobbiamo organizzarci per la situazione peggiore, sapendo che ora siamo in grado di gestirla meglio", aggiunge.

A chiudere il cerchio provvede lo stesso Zangrillo. "Sono molto dispiaciuto che Locatelli sia sconcertato. In medicina non esistono punti di vista e chi dice che il mio è un punto di vista, sbaglia prospettiva. Io riporto la realtà dei fatti", dice all'Adnkronos.

Quanto alle parole della sottosegretaria Zampa, Zangrillo replica: "Rassicuro la sottosegretaria Zampa: non ho detto che da domani ci possono essere gli assembramenti. Ho detto che sarà opportuno essere cauti per un certo periodo. D'altronde, il vice ministro Sileri, che parla la mia stessa lingua, sa che parlo a ragion veduta". Infine, rileva, se l'infettivologo Matteo Bassetti, dell'ospedale San Martino di Genova, "la pensa come me una ragione ci sarà...", conclude Zangrillo.

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Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: l'omaggio del capo dello Stato al comune simbolo dell'emergenza Covid

L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Questa mattina ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica durante la quale mi ha comunicato che il 2 giugno verrà a Codogno per incontrare la comunità della città simbolo della pandemia. L'ho ringraziato per la decisione e per l'invito a essere al suo fianco in quella occasione. Un segno d'attenzione verso la nostra terra e verso tutti i lombardi particolarmente importante e davvero molto gradito"


Al mattino del prossimo 2 Giugno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla consueta cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria,e non sarà da solo, infatti sarà accompagnato, a rigorosa distanza, dalle alte cariche dello Stato normalmente presenti a questo momento celebrativo: il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera, Roberto Fico, e quello del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre ai ministri competenti tra cui il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, e il presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. La cerimonia si chiuderà con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Nel pomeriggio il capo dello Stato si sposterà a Codgno, il comune del Lodigiano primo luogo simbolo della Lombardia dove ha avuto inizio la pandemia, lanciando un messaggio di incoraggiamento per il ritorno alla normalità accompagnato da un doveroso omaggio alle decine di migliaia di vittime del Coronavirus; lì incontrerà in forma del tutto privata, in municipio, le autorità locali, come afferma il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non ci sarà niente di ufficiale e aperto al pubblico per evitare assembramenti. Il gesto di Mattarella - commenta Passerini - premia la responsabilità e il sacrificio che l'intera nostra comunità ha saputo mettere nel combattere l’emergenza, e penso che il Presidente abbia deciso di venire a trovarci nel giorno della Festa della Repubblica anche per testimoniare che noi italiani nei momenti di difficoltà sappiamo ritrovarci".

Covid-19, gli strascichi della malattia. Polmoni a rischio e problemi respiratori cronici: cosa succede ai guariti

Dopo l'infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E' il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. La cicatrice lasciata sul polmone dal Covid-19 può infatti comportare un danno respiratorio irreversibile, capace di comportare una nuova patologia e "una nuova emergenza sanitaria", avverte lo pneumologo Luca Richeldi


Covid-19: nei casi gravi è una tempesta sull'intero organismo | Il ...

Guariti da coronavirus, ma dopo? Ce lo porteremo dietro a lungo non soltanto perché non c'è ancora un vaccino ma perché, secondo gli esperti, l'infezione da Covid potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva. È il preoccupante scenario che arriva oggi dal convegno digitale della Società Italiana di Pneumologia, durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da SARS nel 2003.  

Da questo confronto emerge chiaramente che l'infezione polmonare da coronavirus può lasciare un'eredità cronica sulla funzionalità respiratoria: si stima che in media in un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che per alcuni però potrebbe non essere completo. Dopo la polmonite da Covid-19 potrebbero perciò essere frequenti alterazioni permanenti della funzione respiratoria ma soprattutto segni diffusi di fibrosi polmonare: il tessuto respiratorio colpito dall'infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale, comportando sintomi cronici e necessità, in alcuni pazienti, di ossigenoterapia domiciliare.  

La fibrosi polmonare potrebbe diventare perciò il pericolo di domani per molti sopravvissuti a Covid-19 e rendere necessario sperimentare nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali. "Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall'inizio dell'epidemia a Wuhan, dove tutto è cominciato. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite", spiega Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico e Scientifico, presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) e Direttore del Dipartimento di Pneumologia, al Policlinico "Gemelli" di Roma.  

“In molti pazienti Covid-19 che sono stati ricoverati o intubati osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell'infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS mostrano che i sopravvissuti alla SARS a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle radiografie toraciche e alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria, come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino. Ma, soprattutto - precisa Richeldi - il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata".

"Questi problemi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un'incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati - interviene Angelo Corsico, Direttore della Pneumologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Ordinario di Pneumologia all'Università di Pavia - E i primi dati riferiti dai medici cinesi su Covid-19 e i nostri primi dati osservazionali, parlano di molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare, ovvero una situazione in cui parti di tessuto dell'organo sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale". Gli esperti temono perciò che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l'attenzione alla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati. "

Reliquati polmonari purtroppo ci sono per questo avremo una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respiratoria, che rappresenterà certamente un nuovo problema sanitario" sottolinea Richeldi. "A Pavia un ambulatorio post-Covid, dedicato ai pazienti dimessi dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è già attivo dal 27 aprile scorso - aggiunge Corsico - i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico del torace, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino di 6 minuti, ecografia toracica e cardiaca e, se necessario, a TAC toracica per indagare la presenza di una pneumopatia interstiziale diffusa o di una embolia polmonare. I dati preliminari sembrano confermare le prime osservazioni cinesi su Covid-19: diversi pazienti dimessi, purtroppo, presentano ancora insufficienza respiratoria cronica, esiti fibrotici e bolle distrofiche. È quindi necessario seguirli con attenzione e soprattutto inserirli in adeguati programmi di riabilitazione polmonare". 

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Emergenza Covid, il coronavirus "soffrirà il caldo ma non sparirà". Dubbi sull'efficacia di un vaccino

Parla Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro: "Non se ne andrà come fece la Sars. Essendo sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia". Il virus sotto osservazione presenta sensibili mutazioni, quindi ritiene "scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione"


IVASS - COVID-19

Con l'aumento delle temperature si fa via via più acceso il dibattito fra gli esperti sull'effetto del caldo sul nuovo coronavirus. "Sars-CoV-2, come tutti i coronavirus, è condizionato in maniera determinante dal clima. In laboratorio abbiamo visto che, aumentando di pochi gradi centigradi la temperatura dei terreni di coltura e quindi portandola all'intervallo di 25-30 gradi, circa il 53% dei ceppi non sopravvive e il restante dimostra un'attività circa 12 volte inferiore". Lo afferma all'Adnkronos Salute Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro.

Insomma, secondo Bacco Sars-CoV-2 soffrirà il caldo. "In estate si prevede che il virus presenterà un'attività molto limitata con scarsissima aggressività, ma siccome riesce a sopravvivere, probabilmente riapparirà con lo scendere delle temperature. Insomma, non se ne andrà via del tutto. La mia idea è che non sparirà, come invece ha fatto la Sars", ricorda l'esperto. Essendo "sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia", aggiunge il ricercatore.

"Il virus alla nostra osservazione - continua Bacco - presenta delle sensibili mutazioni, realizzate anche in tempi brevi. Questo ci fa pensare sempre di più che sia scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione. Al momento - precisa - le mutazioni osservate riguardano soprattutto zone genomiche definite 'introni, per definizioni scarsamente codificanti".

"Stiamo riscontrando infine, con sempre maggiore frequenza, filamenti proteici virali nei liquidi biologici; al momento tale osservazione seppur interessante, non sembra avere importanti ripercussioni sull'evoluzione del microrganismo", conclude.

 

(Fonte Adnkronos)

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Coronavirus, il virologo Silvestri spiazza tutti: "Lockdown forse inutile". Ecco le sue ragioni

"La grande ritirata continua" e "continua imperterrita". In Italia Sars-CoV-2 arretra ogni giorno e Guido Silvestri, virologo tricolore docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, sabato diceva: "Siamo ormai al giorno 18 dalla riapertura del 4 maggio, e del tanto temuto ritorno del virus non se ne vede neanche l'ombra". E oggi lo scienziato rilancia i suoi dubbi sugli effetti benefici della chiusura totale


Roberto Burioni e Guido Silvestri: Contro i negazionisti del ...

I lockdown totali contro il Covid-19 potrebbero non essere così utili: meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. Lo sottolinea su Facebook il virologo Guido Silvestri (nella foto con Francesco Burioni), spiegando che "qui ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione".

Per questo la visione ora è diversa: "Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

Senza contare "i danni psicologici della chiusura prolungata sui bambini e adolescenti", per non parlare dei danni socio-economici. "Alcuni modelli epidemiologici" aggiunge Silvestri "che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

 

(Fonte: Agi)

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Fase 2, cosa si può fare e cosa ancora no. Piccola guida alla ripartenza parziale

Si torna a una vita "quasi normale" anche se per proteggersi dal Coronavirus bisognerà indossare le mascherine in moltissime occasioni, così come occorrerà essere pronti a farsi misurare la febbre. Ma, oltre ai parenti, si tornerà a poter vedere gli amici e invitarli a casa. Addio anche all'autocertificazione, resta però il divieto di assembramento


- TORNANO GLI SPETTACOLI ALL'APERTO, AL CINEMA SENZA POP CORN: dal 15 giugno si potrò tornare a teatro, nelle sale da concerto, al cinema ma i posti a sedere saranno preassegnati e distanziati", con almeno un metro fra uno spettatore e l'altro. E se saranno all'aperto non potranno parteciparvi più di 1000 persone. La soglia scende a 200 persone per gli spettacoli al chiuso, per singola sala. Le regioni possono stabilire una diversa data in relazione al contagio. Resta il divieto quando ci sia assembramento e per sale da ballo e discoteche. Bisognerà indossare la mascherina ma addio ai pop corn e alle bibite.

- DAL 3/6 VIAGGI IN UE: dal 3 giugno sparisce ogni limitazione - e non c'è più quarantena - per gli spostamenti all'estero verso gli Stati dell'Unione europea e dell'area Schengen, la Gran Bretagna, Andorra e il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano. Restano vietati gli spostamenti per altri Paesi, "salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. Resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

SI' ALLE SECONDE CASE DA SUBITO, IN UN'ALTRA REGIONE DAL 3/6: il prossimo weekend si potrà andare al mare o in campagna ma se si resta nella propria Regione. Per spostarsi di più occorre attendere il 3 giugno.

- NIENTE CORTEI, MANIFESTAZIONI 'IN FORMA STATICA': Tutti i cortei restano vietati a data da destinarsi. Sì alle manifestazioni pubbliche ma soltanto in forma statica e a patto che siano osservate le distanze sociali prescritte.

- SI TORNA IN PISCINA: Dal 25 maggio potranno riaprire anche le piscine, ma le Regioni potranno anticipare o posticipare le aperture. Obbligatorio disinfettare sdraio, lettini e ombrelloni ad ogni cambio di persona o nucleo familiare, la possibilità di misurare la temperatura a tutti. In vasca la 'densità di affollamento' non dovrà superare i "7 mq di superficie a persona". Stesso spazio deve essere garantito nelle aree solarium.

- PARRUCCHIERI SI', CENTRI BENESSERE NO: anche se con la lista di attesa si potrà tornare dal parrucchiere mentre i centri benessere restano chiusi. Idem per i centri termali (con l'eccezione delle attività che rientrano nei livelli essenziali di assistenza), quelli culturali e sociali.

BIMBI I CENTRI ESTIVI, ANCHE AL CHIUSO: fino a metà giugno sì ad attività organizzate con i bambini e gli adolescenti e dal 15/6 via libera anche ai centri estivi. Meglio se all'aperto ma saranno consentiti anche quelli al chiuso. Rigide le regole di sicurezza: arrivi e uscite scaglionati, triage con le famiglie, lavaggi delle mani frequenti.

- STABILIMENTI BALNEARI, SPIAGGE ATTREZZATE E SPIAGGE LIBERE: pulizia e tanto spazio. Quest'estate si torna al mare ma a patto che fra gli ombrelloni ci siano almeno 10 metri quadrati e che i lettini siano disinfettati. Niente assembramenti per chi ama le spiagge libere e niente sport di gruppo.

- IL CAFFE' AL BANCONE, NIENTE COMITIVE AL RISTORANTE: mantenendo tutte le cautele sarà possibile prendere un caffè al bar e andare a mangiare una pizza. Ma niente comitive: i nuovi parametri che prevedono spazi fra i tavoli consentono di andare a mangiare fuori solo in piccoli gruppi.

- ALBERGHI E B&B: anche in questo caso valgono le regole generali con attenzione al distanziamento interpersonale di almeno un metro in tutte le aree comuni. Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina, mentre il personale dipendente è tenuto all'utilizzo della mascherina sempre quando in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro. Ogni oggetto fornito in uso dalla struttura all'ospite, dovrà essere disinfettato prima e dopo di ogni utilizzo. Aerazione dei locali e attenzione agli impianti di ventilazione.

- RIAPRONO I NEGOZI MA ANCHE GLI OUTLET: piccoli o grandi, di scarpe e vestiti. Da domani riaprono gli esercizi commerciali, al dettaglio ma anche i centri commerciali, gli ipermercati e gli outlet. Sotto i 40 metri quadrati potrà però entrare un cliente alla volta, in quelli più grandi bisogna mantenere un metro di distanza e indossare le mascherine. In caso di vendita di abbigliamento dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce.

MUSEI BIBLIOTECHE accessi programmati, visitatori devono sempre indossare la mascherina, ricambio d'aria e disinfezione.

UFFICI: prenotazioni, distanza, barriere, igiene delle mani, pulizia e ricambio d'aria, sia per quelli pubblici e privati.

TRASPORTI, USCITE E ENTRATE DIFFERENZIATE: mascherine, distanziamenti e entrate e uscite separate. I mezzi verranno disinfettati e a disposizione degli utenti ci saranno i dispenser.

SI TORNA IN CHIESA MA IN MOSCHEA DAL 25: firmati i protocolli con le varie religioni. Si torna a poter andare a messa, sempre mantenendo la distanza e con la mascherina così come nelle sinagoghe. Le moschee riapriranno però dal 25 maggio e ognuno dovrà portarsi il tappetino da casa e compiere le abluzioni previste al proprio domicilio.

 

(Fonte: Ansa)

Coronavirus, Zangrillo: "Distanziamento? Nessuna evidenza scientifica nella logica del centimetro. Sulle mascherine rasentato il ridicolo. Terapie intensive e fase 3, dobbiamo essere pronti"

Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, a tutto campo in un'intervista a Libero: "Al cittadino italiano bisogna parlare come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione"


Prof. Alberto Zangrillo

"Non c'è alcuna evidenza scientifica per cui dobbiamo stare distanti, tanto più se questa misura è basata sulla logica del centimetro. E poi: 7 metri quadrati a testa in piscina? Su quale base? Quanto alla mascherina, finché non avremo certezza che la protezione degli anziani e il buon senso vengono applicati, resta una tutela generica". A dirlo è Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, in un'intervista oggi su 'Libero'.

Per quanto riguarda le mascherine, continua Zangrillo, "si è creata una dialettica che ha rasentato il ridicolo: siamo passati dall'esasperata ricerca della mascherina che rispondesse ai criteri più rigorosi al proporre quella fatta in casa. Eppure il cittadino italiano ha mediamente dimostrato di essere responsabile e disposto a ogni sacrificio. Bisogna parlargli come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione", dice il primario del San Raffaele che, in base ai dati raccolti nella pratica clinica, spiega: "Ci stiamo abituando a convivere con il virus. Ed è tutto da dimostrare che in autunno il virus tornerà minaccioso. Anche se fosse, non ci troveremmo impreparati, perché ora conosciamo molto più del virus e molto di più delle cure e siamo molto più attrezzati a livello territoriale e ospedaliero".

In fase 2 è "assolutamente fuori luogo pensare di risolvere il problema investendo su un raddoppiamento delle terapie intensive", sottolinea spiegando: "Innanzitutto la terapia intensiva non è solo una struttura sanitaria, ma soprattutto un gruppo di lavoro. Per pensare di raddoppiare le terapie intensive bisogna pensare a chi ci va a lavorare. Ci vuole un gruppo di lavoro molto competente e addestrato e anche molto affiatato. Non è come raddoppiare i supermercati, i barbieri o le piscine". In secondo luogo, prosegue lo specialista, "gli eventuali nuovi posti di terapia intensiva dovrebbero essere creati vicino alla struttura ospedaliera cui fanno riferimento, e con lo stesso gruppo di lavoro che opera nelle terapia intensive dell'ospedale. Ma soprattutto le terapie intensive, che erano il primo problema nella fase 1, adesso devono diventare l'opzione estrema. Dobbiamo fortificare piuttosto la medicina del territorio e la collaborazione tra medico di base e ospedale".

Il Paese deve essere pronto per la fase 3. L'osservazione clinica sta producendo tutti gli elementi utili non per fare la scelta coraggiosa, ma quella razionale che avvia la fase della ripresa". Sostiene il professor Zangrillo, che parla anche del protocollo 'Post' che ha messo a punto per una ripartenza prudente. Un acronimo per sintetizzare i concetti chiave: prudenza, organizzazione, sorveglianza, tempestività, "Il protocollo - spiega - è la base scientifica di una corretta ripartenza. Finora abbiamo vissuto di proiezioni statistiche, epidemiologiche, matematiche, ma non di dati clinici. Chi ha conosciuto il virus sul territorio e soprattutto in ospedale non ha avuto la possibilità di essere ascoltato dal Comitato tecnico-scientifico", dice Zangrillo. Per la fase 2, ricorda ancora il medico, "le indicazioni del Governo riguardano tutti allo stesso modo. Ma, sulla base di un lavoro svolto su più di 4.500 pazienti, siamo giunti alla conclusione che esiste una categoria ben precisa di cittadini che possono sviluppare la forma più grave dell'infezione virale. E' nei loro confronti che dobbiamo esercitare prudenza, ossia le stesse norme di buon senso che finora hanno saputo manifestare gli italiani. Per capirci: impedire la socializzazione dei ragazzi è un controsenso, se poi non si controlla il giovane adulto di 18-20 anni che va a trovare il nonno". La prudenza, dunque, resta fondamentale. Ma va agganciata anche a organizzazione, sorveglianza e tempestività. "Si tratta di organizzare un sistema triangolare in cui l'istituzione ospedaliera, la sanità regionale e il medico di medicina generale sono in collegamento per sorvegliare i soggetti a rischio. E questo al fine di agire con tempestività. La cura tempestiva a domicilio, se adottata correttamente - assicura lo specialista - è una cura efficace".

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Fase 2, Fontana e il pragmatismo lombardo: "I contagi aumenteranno, dovremo evitare nuovi focolai. Il virus si tiene lontano rispettando le regole"

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, parla nel primo giorno di riapertura dopo il lockdown: "Abbiamo bisogno della massima collaborazione di prefetti, questori e sindaci con la polizia locale, ma il controllo maggiore deve arrivare da parte dei cittadini"


"Questo è un momento delicato, il lavoro più importante sarà il monitoraggio, tenere sotto controllo il territorio il più possibile, tutte le persone che sono toccate da questo virus". Lo dice il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, in diretta su Mattino Cinque, parlando della fase che inizia oggi, con le riaperture in tutte le regioni.

"Dobbiamo impedire che il virus torni a correre. Non ci sono dubbi che le infezioni aumenteranno, ma - afferma - noi dovremmo tenerle sotto controllo, evitare che si diffondano in maniera incontrollata, che nascano nuovi focolai, questo è la cosa che dovremo fare con grande attenzione".

"Abbiamo bisogno della massima collaborazione di prefetti, questori e sindaci con la polizia locale", continua rispondendo alla domanda su chi controllasse il rispetto delle nuove norme con la Fase 2. "Chi controlla è una bellissima domanda. Ci deve essere dato un grande aiuto da parte dei sindaci che in queste settimane si sono dimostrati collaborativi e assolutamente disposti: noi non abbiamo forze dell'ordine a disposizione". Fontana è convinto che il maggior controllo "debba arrivare dai cittadini".

I passi avanti "sono dovuti alla disponibilità dei cittadini di rinunciare a una parte di libertà, oggi hanno riconquistato libertà e se vogliono mantenerla devono continuare a rispettare le regole che consentono di tenere lontano il virus".

Dati che migliorano lentamente, giorno dopo giorno, anche se il coronavirus continua a mietere vittime in Lombardia. Segnali positivi come il raddoppio registrato ieri del numero dei guariti rispetto a sabato, e "un trend dei contagi sostanzialmente soddisfacente" nonostante una nuova crescita a Milano. Sono stati effettuati 11.809 tamponi in più e, spiega l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, "il rapporto con i casi positivi è nel complesso favorevole". Induce all’ottimismo "anche il numero dei pazienti in terapia intensiva e non in terapia intensiva, entrambi in costante diminuzione". 

Nell’arco di 24 ore si sono però registrati altri 69 decessi in Lombardia, che portano l’impressionante bilancio a quota 15.519. Più di sabato, quando i morti erano stati 39, ma meno rispetto ai 115 di venerdì. I nuovi casi positivi sono 326, più o meno in linea rispetto ai giorni scorsi. Ma il numero è quasi la metà di tutti i casi che si sono registrati in Italia, ovvero 675 (il 48,2% dei nuovi contagi). E' raddoppiato il numero dei nuovi guariti: ieri 823, rispetto ai 402 registrati il giorno precedente. Un totale di 35.042 lombardi che hanno superato la malattia: un numero sottostimato, perché riguarda solo i casi certificati dal tampone. Restano 255 contagiati ricoverati in terapia intensiva negli ospedali del territorio. Tredici in meno rispetto a sabato. Cala anche il numero dei ricoverati non in terapia intensiva 4.480 nelle ultime 24 ore rispetto ai 4.521 di sabato. Ma la battaglia non è ancora vinta, e il coronavirus resta per molti aspetti ancora uno sconosciuto.

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