updated 5:03 PM UTC, Apr 9, 2020

Coronavirus, in Lombardia bilancio pesante, ma la discesa si avvicina. Gallera: "Dati ancora positivi, ma dobbiamo insistere ancor di più. Fondamentale stare a casa il weekend di Pasqua" (VIDEO)

"I dati continuano ad essere positivi e anche i numeri dei ricoverati sono contenuti". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline. "A Milano la situazione è stabile – anche se la linea continua ad oscillare. Dobbiamo insistere ancora di più. Va da sé che dovremo passare il weekend di Pasqua in casa rispettando le misure restrittive previste dalle ordinanze". Gallera ha anche fatto sapere che il reclutamento di operatori sanitari dall'inizio dell'emergenza è stato di 2.434 persone. L'assessore ha quindi ringraziato il ministero della Salute "che è stato il più vicino alla Regione Lombardia, attraverso il ministro Speranza e il viceministro Sileri". Gallera ha quindi ricordato che oggi sono arrivati a Linate dei medici dalla Protezione civile: "20 sono destinati alla Lombardia e noi li abbiamo 'dirottati' agli Spedali civili di Brescia. Li ringraziamo molto: è un gesto di grande solidarietà e fratellanza perché decidono di venire non solo da altre Regioni, ma anche da altri Stati per combattere insieme questa battaglia" - (VIDEO)


Sostieni l'emergenza COVID-19, il tuo aiuto è prezioso

Sono più di diecimila le persone morte in Lombardia dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, esattamente sono 10.022, di questi 300 solo nelle ultime 24 ore. Lo ha detto l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, durante il consueto aggiornamento sull'emergenza Covid. Sono in tutto 54.802 i positivi al Covid, 1388 più di ieri. I ricoverati in terapia intensiva sono 1.236 (-21), mentre quelli non in terapia intensiva sono 11.796 (+77). Sono stati fatti in 
Regione in tutto 176.953 tamponi. I numeri sull'emergenza coronavirus nella Regione Lombardia ''continuano a essere positivi'', anche alla luce del continuo aumento dei tamponi effettuati precisa Gallera, che spiega: ''Bisogna considerare il numero di tamponi, che è in aumento costante, oggi sono 9.300, ieri erano 8.200 e il giorno prima poco più di 6.000. Negli ospedali si sta tornando a una certa normalità.  Le persone ospedalizzate sono 11.796 (+77). I pazienti in terapia intensiva sono 1.236, 21 in meno di ieri.

Il dato della Lombardia rappresenta più della metà dei decessi avvenuti in tutta Italia. Un morto ogni mille abitanti: è questa la proporzione dei decessi per Coronavirus in Lombardia. Oggi infatti il numero dei morti ha toccato i 10.022 per una popolazione di 10.060.574 persone (secondo i dati Istat).

Tamponi a medici di base e nelle Rsa

"Stiamo facendo tamponi ai medici di medicina di base, agli operatori con una temperatura superiore ai 37.5 gradi sia negli ospedali che nelle Rsa. Accanto a loro tamponiamo anche coloro che hanno anche altri sintomi. Questo per monitorare tutto il personale sanitario. Tamponiamo anche gli ospiti delle Rsa". Lo ha detto Gallera.

I dati delle province

Cambia la geografia del contagio nelle province. Brescia con 10.122 contagiati, 213 più di ieri, supera Bergamo, che cresce di 112 positivi al Covid arrivando a 10.043. A Milano i contagiati sono 12.479, 440 più di ieri, in città sono 4.979, con una crescita di 155 contagi. La situazione complessiva mostra un rallentamento del contagio nelle diverse province, tranne che a Milano. "Quella di Milano è una situazione che dobbiamo tenere sotto controllo, e lo dico ai cittadini, con un atteggiamento ancora più determinato" ha detto Gallera spiegando che "la situazione è stabile ma la linea oscilla, anche se dai dati sembra che Milano sia la città che si sposta di meno". Nelle altre province la crescita maggiore è a Brescia, 213 unità, seguita da Varese (143), Bergamo (112), mentre Como, Pavia, Cremona e Mantova sono sulla sessantina e Monza a 91.

Potenziata le Unità speciali di continuità assistenziale

Sull'emergenza coronavirus "è arrivata questa grande ondata che sul territorio non ci ha consentito di fare azioni di monitoraggio, si è trattato di 18 giorni in cui veramente la capacità è stata solo quella di resistere". A dirlo è l'assessore Gallera, che aggiunge "allentata la pressione stiamo sul territorio, lavorando, strutturandoci, con un monitoraggio e delle visite a domicilio, con un lavoro articolato e permeato sulle varie realta' provinciali". Le Unità Speciali di Continuita' Assistenziale (Usca), aggiunge l'assessore, "sono realtà apprezzate che stanno aumentando. A Milano si è passati da 16 a 19 medici e da settimana prossima si arriverà a 30, con le 'brigate' di medici che passano da 8 a 15. Lo stesso vale per l'Insubria,dove si passa da 3 a 5. A Bergamo, grazie all'attivita' delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, abbiamo realizzato 670 visite a domicilio. A Brescia 150 e a Pavia 524. In questi ultimi due capoluoghi, dalla prossima settimana sara' attivo anche il servizio dell'ecografia a domicilio".

Rinforzi per la sanità lombarda

"Il reclutamento straordinario di operatori sanitari dall'inizio dell'emergenza è stato di 2.434 medici, di cui 1.481 operatori di comparto tra infermieri e operatori, 11 dirigenti sanitari non medici, 245 medici laureati, 453 medici specialisti e 244 medici specializzandi.  All'asst di Brescia sono andati 226 risorse, a Cremona 184, a Lodi 186 e a Bergamo 292 medici". Lo ha detto Gallera, aggiungendo che "i famosi laureati che non sono entrati in una scuola di specializzazione, per esempio, erano in una zona grigia e non potevano partecipare ai conoscorsi. Grazie a un decreto del Ministero della Salute, che ringrazio, è stata fatta una deroga".

"ll contingente di medici arrivato oggi a Linate aveva 20 medici destinati alla Regione e noi li abbiamo subito inviati agli Spedali Civili di Brescia. Li ringraziamo molto: è un gesto di grande solidarieta' e fratellanza perché decidono di venire non solo da altre Regioni, ma anche da altri Stati per combattere insieme questa battaglia". ha aggiunto l'assessore al Welfare, che ha anche  voluto ringraziare il ministero della Salute, "che è stato il più vicino alla Regione Lombardia, attraverso il ministro Speranza e il viceministro Sileri.

 
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Coronavirus, la Lombardia accoglie i medici inviati dalla Protezione civile. Fontana: "Aiuto importante, speriamo diano colpo finale al virus" (VIDEO)

"È una giornata bellissima, meteorologicamente, ma è bellissima perché i numeri anche oggi stanno migliorando". Lo ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, in attesa sulla pista dell'aeroporto militare di Linate dei 70 medici "che saranno destinati agli ospedali di Brescia" - (VIDEO)


Sono 73 i medici arrivati da ogni parte d'Italia all'aeroporto militare di Linate e accolti dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, accompagnato dall'assessore regionale alla Protezione civile Pietro Foroni e dal Prefetto di Milano Renato Saccone. Di questo personale sanitario inviato dal Dipartimento Nazionale di Protezione civile, venti medici, ciascuno con specialita' differenti, sono destinati a dare manforte agli Spedali civili di Brescia, tra le province piu' colpite dal coronavirus.

FONTANA - La gran parte dei medici che andranno a Brescia arriva da Roma, altri da Napoli, ma anche da Catania e Palermo o da L'Aquila, Sassari, Lecce e Trieste. "Un aiuto importante - ha commentato il presidente Fontana -
risorse che contribuiranno ad alleggerire la pressione alla quale si sono sottoposti i nostri medici. Do' loro il benvenuto da parte di tutti i cittadini lombardi e speriamo che contribuiscano a dare il colpo finale per chiudere questo
momento di grave criticita'". Al seguito del personale medico anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il Capo del Dipartimento Protezione civile nazionale Angelo Borrelli.

FORONI - "Personale destinato a tutto il Nord Italia - ha aggiunto Foroni - e per quanto concerne la nostra Brescia, andranno a sostituire i medici arrivati dalla Polonia che ritorneranno in patria. Un prezioso aiuto che e' importantissimo in questa fase emergenziale. Ci auguriamo sia in fase calante ma non possiamo distoglierci dalla massima attenzione e dobbiamo assicurare ai presidi ospedalieri della necessaria presenza di personale medico". "L'emergenza non e' ancora finita - ha detto ancora Foroni - e questo e' il momento di stringerci, di non mollare di un millimetro, perche' guai a qualsiasi cedimento che potrebbe riaprire la voragine".

Coronavirus, dalla Germania lo sfregio di Die Welt: "In Italia la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". L'ira di Salvini: "Vergognatevi! Sciacquatevi la bocca quando parlate di noi" (VIDEO)

Sprezzante attacco del giornale tedesco nel pieno del braccio di ferro sui cosiddetti "coronabond" che l'Unione europea dovrebbe emettere per aiutare i Paesi colpiti dall'emergenza Covid-19. Dura reazione del leader leghista: "Vi siete arricchiti grazie a una moneta e a un'Unione utili solo alla Germania e adesso ci volete 'controllare' e dare lezioni? Meglio soli, liberi e forti come eravamo e come potremo tornare ad essere, che umiliati, controllati, impoveriti e male accompagnati" - (VIDEO)


"I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi per il coronavirus. Ma senza alcun limite? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". E' un passaggio dell'articolo che Die Welt dedica alla crisi coronavirus e alle ricadute della vicenda in ambito Ue. Il titolo scelto dall'edizione online è già eloquente e invita 'Frau Merkel' a non fare passi indietro: "Non ceda'', è l'esortazione rivolta alla cancelliera.

"La solitadietà è un importante valore europeo, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici di una nazione nei confronti degli elettori dei rispettivi paesi è altrettanto fondamentale", si legge. Secondo Die Welt l'eventuale varo dei coronabond potrebbe provocare "una gigantesca perdita di miliardi per i contribuenti tedeschi". Non è scontato poi l'effetto auspicato per economie di paesi come l'Italia: "Politici e economisti sono divisi".

In Italia, afferma Die Welt, "la mafia è un fenomeno di portata nazionale e sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles". Le risorse europee destinate a Roma, si legge, dovrebbero essere spese "solo per la sanità" e "naturalmente gli italiani dovrebbero essere controllati da Bruxelles e dimostrare l'uso appropriato del denaro. I principi essenziali dell'Unione Europea devono continuare ad essere applicati anche nella crisi del coronavirus".

LA REAZIONE DI MATTEO SALVINI - "'Gli Italiani devono essere controllati' dalla Commissione Europea... 'La mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi da Bruxelles...'. Così oggi il giornale tedesco Die Welt. Vergognatevi. Vergognatevi e sciacquatevi la bocca quando parlate di Italia. Vi siete arricchiti grazie a una moneta e a un’Unione utili solo alla Germania e adesso ci volete 'controllare' e dare lezioni??? Meglio soli, liberi e forti come eravamo e come potremo tornare ad essere, che umiliati, controllati, impoveriti e male accompagnati". Così, su Twitter, Matteo Salvini replica all'articolo che Die Welt dedica alla crisi coronavirus e alle ricadute della vicenda in ambito Ue.

"Oggi con pessimo gusto un giornale tedesco, 'die Welt' scrive che gli Italiani devono essere controllati dalla Commissione Europea e aggiunge che la mafia aspetta soltanto una nuova pioggia di soldi all'Italia da Bruxelles", rimarca quindi Salvini intervenendo in Aula al Senato, per le dichiarazioni di voto in vista della fiducia. "Sono dichiarazioni che fanno schifo - aggiunge il leader della Lega - dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlare d'Italia e degli italiani e di tirare in ballo la mafia", aggiungendo che "ci aspettiamo le scuse".

Certo "se non diamo subito dei soldi alle imprese e ai lavoratori, soprattutto nelle aree del paese più depresse, saranno la mafia La camorra e la 'ndrangheta a prestare i soldi che non ci mette lo Stato".

Coronavirus, la Lombardia vede la svolta. Gallera: "Traguardo vicino, non molliamo. Da noi è scoppiata una bomba atomica, sbagliati i paragoni con le altre regioni"

"Siamo molto vicini ad un momento in cui il primo tempo della nostra battaglia è finito. Il traguardo è molto vicino e vogliamo raggiungerlo a tutti i costi. Non dobbiamo allentare l'attenzione adesso e trascorrere una Pasqua in casa". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline. Anche i Pronto soccorso hanno una pressione ridotta, come pure decresce il numero dei ricoverati e delle persone ricoverate in terapie intensive. L'assessore ha poi spiegato che è impossibile paragonare quanto successo in Lombardia rispetto a Veneto e Emilia-Romagna. "Da noi - ha detto - è scoppiata una bomba atomica: il virus ha girato indisturbato per almeno 20 giorni e, per fortuna, nelle altre regioni questo non è avvenuto. L'Emilia-Romagna è stata lambita, la provincia di Piacenza è stata colpita in maniera massiccia. In Veneto c'e' stata l'individuazione a Vo' Euganeo, in un'area ristretta dove si e' riusciti a soffocare il virus subito. Noi, invece, abbiamo subito un'onda d'urto tremenda".


Coronavirus in Lombardia, 40mila positivi ma frena la corsa in ...

"Siamo in una fase discendente ovunque, anche a Milano, dove comunque l'attenzione deve restare alta. A Bergamo e Brescia il contagio si è arrestato in maniera significativa a Milano invece non c'è ancora stato un indirizzo netto". Queste le parole dell'assessore al Welfare Giulio Gallera, presentando i dati di oggi, mercoledì 8 aprile, nell'ambito dell'emergenza Coronavirus in Lombardia. In regione oggi sono 53.414 i positivi (+1089), "un dato migliore di quello di ieri in proporzione ai tamponi, che oggi sono 8226, quasi il doppio di ieri" ha detto Gallera. I guariti clinicamente e dimessi sono 15.147. In calo i ricoverati (-114), che si attestano a 11.719. Diminuisce la pressione sulle terapie intensive dove sono ricoverate 1.257 persone (-48). Sul fronte dei decessi, che hanno raggiunto quota 9722, oggi si segna un +238. "Ogni decesso è una sofferenza ma anche in questi caso il dato si sta progressivamente ridimensionando" ha sottolineato Gallera.

"Siamo vicini a una situazione in cui potremo dire che il primo tempo della nostra battaglia è vinto. Questo perché dovremo comunque cambiare abitudini di vita per evitare altre ondate violente come questa. Dobbiamo fare tesoro di quello che abbiamo vissuto ed essere fieri dello sforzo e del risultato, che oggi è vicino. Ma non possiamo allentare tensione adesso. Dobbiamo fare assolutamente Pasqua in casa. Stiamo a casa, il traguardo è vicino. Dobbiamo essere fortemente determinati". 

Sono dati sostanzialmente stabili quelli della diffusione del virus nelle province lombarde, con Milano che vede salire di 252 i contagiati, arrivati a 12.039, che scendono a 4824 considerando solo la città, dove sono 80 i nuovi casi. "Milano ha una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, ma i numeri paragonati alla densità sono bassi. Siamo sicuramente in una fase discendente", ha commentato Gallera. Aumentano rispetto a ieri i contagi a Brescia, con 315 nuovi positivi, ma "non è una nuova avanzata" ha chiarito Gallera, spiegando che in città è stato aperto un nuovo laboratorio e sono stati fatti più tamponi. A Brescia i covid positivi sono in tutto 9909, a Bergamo 9931, 63 più di ieri. A Cremona sono 4422 (+99), a Como 1542 (+17), a Varese 1348 (+22), in Monza Brianza 3264 (+58), a Lecco 1755 (+24), a Lodi 2347 (+26). 
Il fronte dei presidi

"In questi giorni registriamo una minore pressione su pronto soccorso, in alcuni casi anche significativamente - ha detto Gallera -. In terapia intensiva pressione in leggera flessione ma si tratta comunque di spazi saturi perché pazienti restano ricoverati per molti giorni, anche 18-20 giorni. Pian piano l'obiettivo è quello di riportare reparti diventati Covid alla precedente operatività. A Codogno, ex zona rossa, riapriremo a pieno regime il pronto soccorso". 

Gallera: sbagliati paragoni con altre regioni

Gallera ha voluto fare un paragone tra quanto accaduto in Lombardia e quanto successo in Veneto ed Emilia-Romagna. "In Lombardia è scoppiata una bomba atomica, il virus ha girato liberamente per almeno 20 giorni prima di essere individuato. Nelle altre regioni ciò non è avvenuto. In Emilia-Romagna è stata coinvolta in maniera massiccia Piacenza, attigua a Codogno, ma il resto della regione non è stata intaccata così massicciamente. In Veneto l'unico focolaio è stato a Vo' Euganeo, che aveva una correllazione con focolaio di Codogno, e individuandolo si è riusciti a soffocare virus. Qualunque paragone tra altre regioni e Lombardia non è possibile, proprio per diversa situazione. Il virus in Lombardia si è diffuso ed è esploso, qui si è verificata un'anomalia. E' giusto fare riflessioni su nostro sistema ma non si può paragonare quello che è successo qui e in altre regioni". 

La previsioni su "zero ricoveri"

Coronavirus in Lombardia: il 30 aprile mortalità zero e il 12 maggio ricoveri zero. I due 'zero' più attesi hanno adesso un orizzonte temporale, stando alle previsioni dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, organizzazione indipendente della School of Medicine dell’Università di Washington che fornisce i dati alla Casa Bianca sull’evoluzione del Covid-19 in Europa. "Il picco in Lombardia è superato, ci sarà un appiattimento della curva ma è necessario non abbassare la guardia", spiega Lorenzo Monasta, epidemiologo che collabora con l’istituto statunitense.

Troppe persone fuori di casa

Male il dato della mobilità, ancora in aumento. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, intervenendo a Sky Tg24 il:"Il dato della mobilità di ieri è al 40%, purtroppo è un dato molto alto perché è più del 10% di mobilità rispetto a martedì di settimana scorsa ed è ancora il 10% in più rispetto a due settimane fa. Questa settimana siamo partiti male, l'altro ieri con il 38% e ieri con il 40%. Questo è un dato che ci allarma". Sala ha quindi aggiunto che "abbiamo intenzione di rilevare gli spostamenti provinciali per vedere dove c'è maggiore spostamento e metterlo a disposizione del prefetti per i controlli delle forze dell'ordine".

Mascherine nelle edicole

Un altro assessore regioanale, Pietro Foroni, ha invece reso noto che "da questa mattina pressoché tutte le oltre 3.000 edicole attive in Lombardia hanno a disposizione 50 mascherine ciascuna per la distribuzione alla popolazione più bisognosa, per un totale di quasi 200.000 pezzi, che vanno ad aggiungersi a 3,3 milioni in distribuzione a Comuni e farmacia".

Coronavirus, il quadro europeo: in Spagna più contagiati che in Italia, 757 morti nelle ultime 24 ore. Aumentano i casi in Germania, Macron prolungherà le misure in Francia

In Spagna il bilancio sale a 14.555 decessi dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Secondo il ministero della Sanità di Madrid, sono 146.690 i casi di Covid-19, più che in Italia (135.586, stando ai dati confermati ieri). In Spagna sono 48.021 le persone guarite dopo aver contratto l'infezione. Per la prima volta dall'inizio dell'emergenza, il ministero della Sanità di Madrid non chiarisce quante siano le persone ricoverate in terapia intensiva. I dati di ieri parlavano di 7.069 pazienti. El Mundo conferma come la regione di Madrid resti la più colpita con 42.450 casi e 5.586 morti con coronavirus. Solo qui si contano 215 decessi in più rispetto a ieri. Segue sempre la Catalogna, con 29.647 contagi accertati e 3.041 vittime. La Spagna comincerà ad allentare il lockdown verso fine mese, ha anticipato la ministra delle Finanze e portavoce del governo, Maria Jesus Montero. I cittadini potranno gradualmente "tornare alla loro vita normale" dopo il 26 aprile, il giorno in cui scade il provvedimento per il confinamento introdotto lo scorso 15 marzo. Il governo emanerà però "istruzioni chiare" sulle modalità di interazione delle persone nei luoghi pubblici, ha aggiunto Montero in un'intervista televisiva.


Il quadro europeo

"Ad oggi l'Europa resta al centro della pandemia e abbiamo sia ragioni per essere ottimisti sia motivi per essere preoccupati", ha dichiarato il direttore dell'Organizzazione mondiale della Sanità per l'Europa Hans Kluge, aggiornando in conferenza stampa la situazione relativa alla pandemia. "I casi confermati nell'intera regione e il numero di contagi confermati è pari a 687.236 e 52.824 morti. Questi dati riguardando 53 Paesi e sette territori", ha aggiunto Kluege. "Alcuni Paesi con trasmissione locale stanno iniziando a mostrare segni di un declino della percentuale di aumento dei nuovi casi", ha aggiunto spiegando che altri Paesi, invece, "attendono un aumento rapido dei contagi o una nuova fiammata". Per quanto riguarda il primo trend, "la Spagna adesso ha più casi dell'Italia" ma "dopo "15-20 giorni dalle misure restrittive, l'aumento dei contagi ha rallentato, come la curva dei decessi".   Sono 750 mila i casi di contagio da coronavirus nella sola Europa, secondo un conteggio dell'Afp. Si tratta della metà dei casi in tutto il mondo che sfiorano il milione e mezzo, in base ai dati della Johns Hopkins University.

Spagna, 757 decessi in un giorno

La Spagna registra 757 morti con  coronavirus nelle ultime 24 ore. Il bilancio sale a 14.555 decessi  dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Secondo il ministero della  Sanità di Madrid, sono 146.690 i casi di Covid-19, più che in Italia  (135.586, stando ai dati confermati ieri). In Spagna sono 48.021 le  persone guarite dopo aver contratto l'infezione .

Aumentano i casi in Germania

I nuovi casi di Covid-19 in Germania aumentano per il secondo giorno consecutivo dopo quattro giorni di calo, secondo quanto registrato dal Robert Koch Institute. Con 4.003 nuovi casi nelle ultime 24 ore, il bilancio totale dei contagi sale a 103.228; i nuovi decessi sono 254, che portano il bilancio generale delle vittime a 1.861. Sono attualmente 103.228 i casi di contagio,  3676 in più rispetto a ieri. sono 2041. Si tratta di un "trend positivo", ha detto il presidente del Koch Institut, Lothar Wieler, in un'intervista al Deutschlandfunk: "Vuol dire che le misure restrittive funzionano". Nondimeno, Wieler sottolinea che "al momento ancora non è pensabile mettere fine a tutti i provvedimenti. Posso immaginare che nel tempo ci possano essere cambiamenti progressivi".  

Francia, oltre 10mila morti. Domani nuovo discorso di Macron 

Il presidente francese Emmanuel Macron parlerà al Paese giovedì alle 20. Lo ha fatto sapere l'Eliseo. Si tratterà del terzo intervento di Macron dedicato all'emergenza legata alla pandemia del nuovo coronavirus, mentre in Francia i morti sono oltre 10mila. Secondo fonti ufficiali citate dai media francesi, il presidente parlerà "delle misure d'isolamento e del suo calendario". La Francia ha iniziato le misure il 17 marzo, per un periodo iniziale di 15 giorni già prolungato sino al 15 aprile, ma secondo le previsioni il periodo sarà esteso ulteriormente. Una quarantina di marinai della portaerei nucleare francese Charles de Gaulle sono affetti da"sintomi compatibili" con il Coronavirus e sono sotto"osservazione medica speciale".  Lo ha annunciato oggi a Parigi il ministero delle Forze armate. "Da oggi - si legge in un comunicato - una squadra attrezzata con strumenti di screening sarà imbarcata sulla portaerei per indagare sui casi emersi e impedire la propagazione del virus a bordo della nave". La Charles de Gaulle si trova attualmente nell'Atlantico e sta facendo rotta verso il Mediterraneo per un attracco che -secondo i programmi - era previsto a Tolone il 23 aprile.

Belgio: più dimessi che ricoverati, è prima volta

"Nel corso delle ultime 24 ore 487 persone con il Covid-19 sono state ricoverate mentre 524 hanno lasciato l'ospedale per un totale di 5.688 guariti". Lo ha annunciato il virologo Emmanuel Andre durante la consueta conferenza stampa, precisando che "per la prima volta constatiamo che cala il numero dei ricoverati".   Per quanto riguarda i decessi la SPF Santé publique ed il Centro di crisi hanno annunciato che da ieri si sono registrati 205 morti per un totale di 2.240. Per quanto riguarda le nuove infezioni nelle ultime 24 ore si sono avuti 1.209 nuovi casi per un totale di 23.403 casi confermati.

In Olanda oltre 20mila casi, 147 morti in un giorno

Sono più di ventimila le persone che  hanno contratto il Covid-19 in Olanda e 2.248 i morti, 147 solo nelle  ultime 24 ore. Lo rende noto il National Institute for Public Health  and the Environment (Rivm), precisando che sono 20.549 i positivi al  coronavirus in Olanda, 969 in un giorno.

Svizzera conferma rallentamento

I casi di contagio da coronavirus in Svizzera sono aumentati di 547 rispetto a ieri a un totale di 22.789 e segnano un incremento analogo a quello degli ultimi giorni, in base ai dati odierni dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). La scorsa settimana l'incremento quotidiano dei contagi era sempre sopra la soglia di 1.000 casi e quindi trova conferma uno scenario di rallentamento. I decessi legati al Covid-19 sono complessivamente 705, con un aumento di 64 in un giorno. L'Ufsp precisa che sui 171.938 test effettuati, circa il 15% è risultato positivo. Il Ticino resta il cantone più colpito con l'incidenza della malattia (casi per 100.000 abitanti) è più alta (748) della Confederazione. In generale, la Svizzera (266) ha uno dei tassi più alti d'Europa. In Ticino sono stati registrati in 24 ore altri 60 casi (2659 in totale) e 13 vittime, a un totale di 211.

In Polonia 5.000 casi, mascherine in pubblico

Il numero di contaminati del coronavirus in Polonia ha superato i 5 mila casi, mentre i morti sono 136. Lo ha reso noto il ministero della sanità di Varsavia. La curva della pandemia in Polonia sta crescendo velocemente e - secondo gli analisti del quotidiano Gazeta Wyborcza - con tre settimane di ritardo segue quella degli Stati Uniti. Le autorità temono il periodo della Pasqua, che secondo la tradizione unisce le famiglie anche se risiedono in località lontane. Da domani, ha annunciato il viceministro della sanità, Waldemar Kraska le restrizioni finora in vigore  fino a sabato l'11 aprile, saranno prolungate anche per altri giorni e saranno rafforzate le misure con l'obbligo di usare le mascherine nei luoghi pubblici.

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Coronavirus, l'appello di Confindustria del Nord: "Ripartire a breve o il motore del Paese si spegnerà. A rischio anche gli stipendi del mese prossimo"

La Confindustria di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto hanno sottoscritto un'agenda per la riapertura delle imprese e la difesa dei luoghi di lavoro e per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Se le quattro principali regioni del Nord che rappresentano il 45% del Pil italiano non riusciranno a ripartire nel "breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia"


Imprese colpevoli di coronavirus - Il Foglio

“In questo gravissimo contesto, la salute è certamente il bene primario, e ogni contributo affinché si possano alleviare e contrastare le conseguenze dell’epidemia è cruciale. – si legge nell’appello – Le relazioni sociali ed economiche sono colpite in modo grave, imprevedibile fino a poche settimane orsono. Stiamo facendo grandi sacrifici, che mai avremmo pensato ci sarebbero stati richiesti, che implicano la limitazione di alcune libertà che abbiamo sempre dato per scontate. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che all’emergenza sanitaria seguirà una profonda crisi economica: dobbiamo quindi essere in grado di affrontarla affinché non si trasformi in depressione e per farlo abbiamo bisogno innanzitutto di riaprire in sicurezza le imprese”.

Se le quattro principali regioni del Nord che rappresentano il 45% del PIL italiano non riusciranno a ripartire nel breve periodo il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire più a rimetterlo in marcia. – continua la nota – Prolungare il lockdown significa continuare a non produrre, perdere clienti e relazioni internazionali, non fatturare con l’effetto che molte imprese finiranno per non essere in grado di pagare gli stipendi del prossimo mese. Chiediamo quindi di definire una roadmap per una riapertura ordinata e in piena sicurezza del cuore del sistema economico del Paese. È ora necessario concretizzare la “Fase 2”.”

“Per farlo bisogna realizzare un percorso chiaro e decisioni condivise con una interlocuzione costante tra Pubblica Amministrazione, Associazioni di rappresentanza delle imprese e Sindacati che indichi le tappe per condurre il sistema produttivo verso la piena operatività. La salute è il primo e imprescindibile obiettivo: le imprese devono poter riaprire, ma è indispensabile che lo possano fare in assoluta sicurezza, tutelando tutte le persone. – si legge ancora – Le aziende sicure devono poter lavorare. Chi non è in grado di assicurare la sicurezza necessaria nei luoghi di lavoro non può aprire. Bisogna quindi definire un piano di aperture programmate di attività produttive mantenendo rigorose norme sanitarie e di distanziamento sociale. Occorre uscire dalla logica dei codici ATECO, delle deroghe e delle filiere essenziali a partire dall’industria manifatturiera e dai cantieri. È una logica non più sostenibile e non corretta rispetto agli obiettivi di sanità pubblica e di sostenibilità economica. Il criterio guida è la sicurezza.”

 

“Le imprese si sono già dotate di alcuni importanti strumenti per modulare i propri comportamenti in questa difficilissima situazione, in primis il Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. – continua Confindustria – Si tratta di un documento fondamentale, condiviso da tutti gli attori che deve trovare una rigorosissima applicazione, anche nei controlli, e costituire il principale riferimento. Bisogna mettere le imprese in condizione di attuarlo, assicurando loro la possibilità di: mettere le imprese nelle condizioni di reperire tutti i dispositivi di protezione individuale e garantire il loro approvvigionamento mediante un agevole percorso di fornitura che passi da un flusso costante e prioritario nelle procedure doganali; velocizzare il percorso di autorizzazioni da parte dell’ISS per i dispositivi prodotti in deroga alle normative sanitarie, ma che dimostrino requisiti di protezione soddisfacenti; mettere in campo un pacchetto di misure di finanziamento a fondo perduto che supportino gli investimenti delle imprese nella sicurezza basato su alcune linee d’azione fondamentali: adozione di protocolli di sanificazione degli ambienti di lavoro; ripensamento degli spazi lavorativi per ridurre al minimo i contatti tra le persone; nuova mobilità da e per i luoghi di lavoro e all’interno dei siti produttivi; ricorso allo smart working.”

Coronavirus, la vera strage sarà quella dei posti di lavoro: nel 2020 mezzo milione di occupati in meno, turismo falcidiato. La stima di Unioncamere: "Scenario di crisi senza precedenti"

Possibili 422mila occupati in meno nel 2020, la metà dei quali nel turismo. E' quanto emerge dall'aggiornamento realizzato a marzo da Unioncamere del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali. "Si tratta - è scritto - di uno scenario di crisi senza precedenti". Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, si stimano, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%): per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità. Crollano le ricerche di lavoro attraverso internet a marzo a causa dell'epidemia Covid e questo probabilmente mitigherà l'aumento del tasso di disoccupazione. Lo si legge in un articolo di economisti della Banca d'Italia che analizza gli effetti dell'attuale epidemia di Covid-19 sull'offerta di lavoro, concentrandosi sull'Italia, primo paese occidentale ad essere gravemente colpito. L'articolo analizza il Google Index (GI) su queste ricerche crollato a marzo del 39%. "Si rileva - si legge - un calo senza precedenti della ricerca di lavoro a seguito dell'epidemia".


Occupazione in Basilicata, persi 1500 posti di lavoro - Basilicata24

Unioncamere ha stimato quasi un mezzo milione di posti di lavoro persi alla fine di quest’anno, per la precisione 420mila, la metà dei quali nel settore turistico, ovviamente il più penalizzato dall’impossibilità di spostarsi, di varcare i confini, di viaggiare in aereo.

Uno scenario, chiaramente, senza precedenti. Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, Unioncamere stima dunque un calo dello stock di occupati dei settori privati dell’industria e dei servizi, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%). Infatti, si prevede per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità (-1,6%). Dall’analisi dei principali comparti produttivi, in particolare, si evidenzia una flessione stimata di 113mila unità nell’industria e di circa 309mila nei servizi.

Il turismo risulta il settore maggiormente in sofferenza, con un calo stimato nel 2020 di 220mila occupati, ma si stimano ampie flessioni nello stock di occupati anche nei comparti delle costruzioni (-31mila unità), della moda (-19mila unità), della metallurgia (-17mila unità), della meccatronica (-10mila unità) e delle industrie della gomma e delle materie plastiche (-10mila unità). Per quanto riguarda i servizi, oltre al dato del turismo si segnalano importanti riduzioni degli occupati nel commercio (-72mila unità), nei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone (-24mila unità) e nel trasporto e logistica (-18mila unità).

Pochi i settori per i quali si può prevedere un saldo positivo, e legati all’emergenza sanitaria e all’utilizzo delle tecnologie per il lavoro da remoto e non solo: sono infatti quelli della sanità (+26mila unità), dei servizi ICT (+8mila unità) e le industrie farmaceutiche (+1.200 unità). Ma oltre ai dei semplici dati, l’emergenza coronavirus fornisce anche delle chiavi di lettura per reinterpretare i modelli organizzativi del lavoro. Da una ricerca dell’AIDP (l’associazione nazionale dei direttori del personale), ad esempio, viene fuori una certa preoccupazione: il 56% immagina chiusure e crisi aziendali e il 52% tassi di disoccupazione elevati.

Ma soprattutto per il 62% ci sarà una riprogettazione secondo le norme di tutela della salute e una costante attività di prevenzione dal virus; il 55%, invece, prevede un potenziamento delle attività in smart working, il 22% investimenti nelle infrastrutture informatiche e quasi l’11% di potenziamento dello smart learning. La costante, in questo caso, è nel binomio sicurezza per la salute e nuove tecnologie, che va letta come grande opportunità di preparazione e prevenzione. Tuttavia ci si aspetta ancora per lungo tempo un sostegno dello Stato: il 46% dei direttori del personale si aspetta un allungamento della durata della cassa integrazione in deroga Covid 19 per tutto il 2020 e il 39% l’introduzione di misure di accesso al credito agevolato.

Coronavirus, porti chiusi alle Ong: mancano i requisiti si sicurezza. Protesta LeU: "Errore politico per paura della propaganda di destra"

Il decreto è stato firmato dalla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, dal ministro della Sanità, Roberto Speranza, e dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Dice che per l'intero periodo di durata "dell'emergenza sanitaria nazionale", "i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di place of safety", espressione usata nel diritto internazionale per indicare un posto dove vengono assicurati tutti i diritti dei migranti


In seguito all'emergenza Coronavirus, i porti italiani "non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di 'Place of safety' ('luogo sicuro') in virtù di quanto previsto dalla convenzione di Amburgo sul salvataggio marittimo" per i soccorsi effettuati da navi con bandiera straniera al di fuori dell'area sar Italiana.
E' quanto prevede un decreto firmato da 4 ministri - Trasporti, Esteri, Interni e Salute - che punta ad evitare l'arrivo di navi di soccorso straniere con i migranti. Il decreto è valido per "l'intero periodo dell'emergenza".

"Il decreto che chiude i porti italiani alle navi umanitarie dichiarandoli non sicuri è un errore politico dettato più dalla paura della propaganda della destra che dalla razionalità necessaria in momenti come questi. Dev'essere ritirato immediatamente e sostituito da un protocollo sanitario che preveda, per chiunque approdi nei nostri porti, un periodo di quarantena obbligatorio da trascorrere in strutture sulla terra ferma o a bordo di assetti navali idonei che possano garantire la sicurezza di tutti". Lo afferma il deputato di LeU Erasmo Palazzotto, componente della commissione Esteri di Montecitorio.

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