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updated 3:20 PM UTC, Jun 4, 2020

Spiagge, le regole dell'Iss: accesso su prenotazione, controllo della temperatura e distanziamento anche per i bambini e in acqua. Niente feste e buffet, mascherine a portata di mano

Sono alcune delle indicazioni contenute nel "Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2" diramato dall'Istituto Superiore di Sanità e stilate dal Gruppo di Lavoro Ambiente-Rifiuti Covid-19, secondo cui a vigilare saranno i gestori dei lidi e per le spiagge libere invece i sindaci


La spiaggia libera di Rimini: tutte le spiagge gratis, da nord a sud.

Un metro di distanza anche in acqua, mascherine a portata di mano e niente feste. Sono le regole che l'Istituto superiore di sanità (Iss) detta per una frequentazione sicura delle spiagge nell'estate della pandemia di Covid-19.

Le indicazioni sono contenute nel 'Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus Sars-CoV-2', redatto dal Gruppo di lavoro Ambiente-Rifiuti Covid-19 in collaborazione con il ministero della Salute, l'Inail, il Coordinamento di Prevenzione della Conferenza Stato-Regioni, esperti delle Arpa e altre istituzioni. Nel report per una balneazione sicura - spiega l'Iss - sono fornite raccomandazioni per tenere sotto controllo i rischi sanitari, integrando i documenti che Inail e Conferenza Stato-Regioni avevano già pubblicato.

NORME AMBIENTALI - Le norme ambientali richiamano e rafforzano la vigilanza su eventuali scarichi illeciti di reflui nei corpi idrici (mare, fiumi, laghi), sul controllo degli impianti di depurazione e sugli scarichi da imbarcazioni. Una particolare attenzione deve essere anche indirizzata all’applicazione delle norme di controllo delle acque di balneazione. È possibile prevedere sospensione, a carattere cautelativo, della balneazione qualora i dati storici di monitoraggio segnalino l’area come interessata, direttamente o indirettamente, dalla presenza di reflui non depurati, scarichi illeciti e/o contaminazione da fosse settiche, che possono influenzare la qualità delle acque nell’area di balneazione.

INDICAZIONI PER STABILIMENTI E BAGNANTI - Viene raccomandato di: prenotare l’accesso agli stabilimenti (anche online), eventualmente per fasce orarie, in modo da prevenire assembramenti, e registrare gli utenti, anche per rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy; utilizzare cartellonistica e locandine con le regole comportamentali per i fruitori delle aree di balneazione e i bagnanti per prevenire e controllare i rischi – comprensibili anche per utenti di altre nazionalità; regolamentare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge, anche attraverso percorsi dedicati, e disporre le attrezzature, in modo da garantire in ogni circostanza il distanziamento interpersonale; garantire distanziamento interpersonale di almeno 1 metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare, in ogni circostanza, anche durante la balneazione; controllare la temperatura corporea, ove possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se questa risulta superiore ai 37,5°C; vietare qualsiasi forma di aggregazione che possa creare assembramenti, quali, tra l’altro, attività di ballo, feste, eventi sociali, degustazioni a buffet; interdire gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di 'ascolto' con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale; pulire, con regolarità almeno giornaliera, le varie superfici, gli arredi di cabine e le aree comuni e sanificare in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra gli utilizzi promiscui; non trattare in alcun caso spiagge, terreni, arenili o ambienti naturali con prodotti biocidi; evitare l’uso promiscuo di qualsiasi attrezzatura da spiaggia; dotare i bagnanti di disinfettanti per l’igiene delle mani; fornire disinfettanti e DPI adeguati al personale (mascherine, schermi facciali, guanti) e utilizzare obbligatoriamente DPI in caso di contatti ravvicinati con bagnanti e attività a rischio.

SPIAGGE LIBERE- L’informativa e la sorveglianza, in ambienti di libero accesso, come le spiagge libere, risulta di difficile praticabilità. Pertanto, in questo ambito sono chiamati i sindaci e/o agli altri enti locali competenti a dover applicare ogni adeguata misura volta a garantire condizioni di riduzione dei rischi e, ove necessario, a definire attività di vigilanza sul rispetto delle misure da parte dei fruitori delle spiagge, a regolamentare gli accessi per consentire il distanziamento interpersonale, individuare le procedure di sanificazione delle attrezzature e delle aree comuni.

INDICAZIONI PER TUTTI - Rimangono valide le seguenti indicazioni: rispetto del distanziamento interpersonale di almeno 1 metro; responsabilità di vigilanza sul distanziamento anche dei bambini; misure di igiene personale, pulizia e disinfezione frequenti delle mani; igiene respiratoria: starnutire e/o tossire in fazzoletti di carta o nel gomito; uso di mascherine quando le misure di distanziamento siano di difficile mantenimento (le mascherine dovranno essere smaltite con i rifiuti indifferenziati).

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più": Zangrillo divide gli esperti. Dallo "sconcerto" di Locatelli (Iss) all'apertura con "prudenza" di Pregliasco (Galeazzi)

Il nuovo coronavirus "clinicamente non esiste più" e "terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità". A sostenere che il SarsCov2 abbia cambiato volto, perdendo molta della sua virulenza, è Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Parole che il presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, accoglie con "assoluto sconcerto" e "grande sorpresa". Ed anche per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è "un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani" - (LEGGI TUTTO)


Parla Franco Locatelli, il prof. che spiega agli italiani la ...

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più". Le parole di Alberto Zangrillo (Video), direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, accendono il dibattito mentre l'Italia si appresta ad accelerare ulteriormente nella Fase 2. "Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell'Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta", dice Zangrillo a 'Mezz’ora in più' su Rai 3.

"Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta -aggiunge- non si può continuare a portare l'attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma".

Le parole di Zangrillo innescano una serie di reazioni contrarie, in particolare da parte di membri del Comitato tecnico scientifico. "Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’ e che ‘terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità’. Basta semplicemente guardare al numero di nuovi casi di positività a SARS-CoV-2 che vengono confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus", afferma Franco Locatelli (nella foto in alto), presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico.

"Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza. E' indubitabilmente vero e rassicurante il fatto che la pressione sugli ospedali si sia drasticamente ridotta nelle ultime settimane. Non va scordato che questo è il risultato delle altrettanto drastiche misure di contenimento della circolazione virale adottate nel nostro Paese", dice Luca Richeldi, direttore di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico, senza citare espressamente Zangrillo. Peraltro, "è bene ricordare che la circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità. Soprattutto alla luce delle riaperture del 3 giugno”, afferma.

Interviene anche la sottosegretari alla Salute, Sandra Zampa. "Secondo alcuni esperti, del virus Covid-19 non ci sarebbe più traccia in giro per l’Italia. Se le cose vanno meglio questo è merito delle misure di lockdown assunte dal governo. In ogni caso, in attesa di evidenze scientifiche a sostegno della tesi della scomparsa del virus, della cui attendibilità saremmo tutti felici, invito invece chi ne fosse certo a non confondere le idee degli italiani, favorendo comportamenti rischiosi dal punto di vista della salute", dice in una nota.

Diverse le posizioni di altri medici. "Non credo che Zangrillo abbia voluto dire che è tutto finito. Ha voluto parlare di quello di cui ci siamo accorti noi clinici. La gravità dell'infezione è cambiata, non sappiamo perché: c'è meno carica virale, il virus può essere mutato... Oggi chi arriva al pronto soccorso arriva in condizioni meno gravi. Non fa meno male perché siamo più bravi ad affrontarlo e non c'entra nemmeno il fatto che i malati arrivino prima", afferma Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, a Non è l'arena.

Con Zangrillo "ci siamo confrontati, siamo in contatto. E' un'evidenza la riduzione della capacità del virus di creare casi gravi. L'elemento va studiato, l'università di Brescia dovrà pubblicare i risultati sugli studi su una variante meno aggressiva", dice Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, a Non è l'arena. "Questo non vuol dire 'tana liberi tutti'. Bisogna continuare con prudenza e con vigile serenità. L'inizio della pandemia ci ha fregato, continuiamo a scoprire cose nuove su questo virus e dobbiamo organizzarci per la situazione peggiore, sapendo che ora siamo in grado di gestirla meglio", aggiunge.

A chiudere il cerchio provvede lo stesso Zangrillo. "Sono molto dispiaciuto che Locatelli sia sconcertato. In medicina non esistono punti di vista e chi dice che il mio è un punto di vista, sbaglia prospettiva. Io riporto la realtà dei fatti", dice all'Adnkronos.

Quanto alle parole della sottosegretaria Zampa, Zangrillo replica: "Rassicuro la sottosegretaria Zampa: non ho detto che da domani ci possono essere gli assembramenti. Ho detto che sarà opportuno essere cauti per un certo periodo. D'altronde, il vice ministro Sileri, che parla la mia stessa lingua, sa che parlo a ragion veduta". Infine, rileva, se l'infettivologo Matteo Bassetti, dell'ospedale San Martino di Genova, "la pensa come me una ragione ci sarà...", conclude Zangrillo.

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Aspettando il 3 giugno, Boccia: "Passaporto sanitario contro la Costituzione". Regioni pronte a riaprire, ma il sardo Solinas: "Dal ministro litania centralista, ci aspettavamo soluzione chiara"

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, parla a palazzo San Macuto, durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale e l'autonomia differenziata regionale, dedicata anche alla gestione dell'emergenza per la pandemia da coronavirus: "Nei prossimi giorni, nelle prossime ore -ricorda il ministro- l'ultimo 'clic' che riporterà il Paese a muoversi dovrà essere quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzione sul profilo dei cittadini residenti in una Regione o in un'altra, se le autorità sanitarie e il Governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza"


Lombardia, Fontana finisce sotto scorta - Cronaca Il Cittadino di Lodi

"Passaporto sanitario? Rileggete l'articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera. "Nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti", aggiunge Boccia.

"Le province lombarde di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e quella di Piacenza in Emilia Romagna "hanno vissuto un'ecatombe, il resto del Paese un dramma. Non paragonerei quelle province al resto d'Italia", prosegue il ministro parlando di possibili provvedimenti finanziari per sostenere l'economia di quelle zone. 

"Commissariare la sanità lombarda? Mai stato all'ordine del giorno e non ci sono elementi per valutare un provvedimento di questa natura", dichiara Boccia.

"Il sistema di monitoraggio funziona bene, è stato condiviso con tutte le Regioni, ogni settimana ci dà il termometro della pandemia, non è un giudizio, una pagella, non ci sono dei voti, è il tentativo di accendere luci se c'è un piccolo focolaio e se la resilienza della sanità non è piena", osserva. "Il monitoraggio comprende 21 indicatori diversi che compongono un algoritmo condiviso da tecnici del ministero e delle Regioni - sottolinea - mi dispiace per la polemica con l'Umbria, che poi è uscita (dalla fascia di attenzione). La valutazione non deve incidere sulla ripartenza delle regioni, che è già avvenuta e continuerà la prossima settimana per riprenderci tutto il nostro Paese".  "I dati (sul contagio nelle regioni, ndr) arriveranno al ministero della Salute entro domani e si faranno valutazioni in maniera rigorosa, laica, partendo dal presupposto che la protezione della salute e della vita è la priorità assoluta e la difesa e il rilancio dell'economia e dei posti di lavoro è la priorità delle priorità". dice il ministro durante la sua audizione.

LA SARDEGNA-  "Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l'inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell'architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V". Così il governatore della Sardegna Christian Solinas commenta le dichiarazioni del ministro sull'incostituzionalità del passaporto sanitario. "Dal ministro ci saremmo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni".

IL VENETO - "Spero che si possa viaggiare dal 3 giugno. Ormai ci sono le condizioni epidemiologiche e la situazione sanitaria è tranquilla, io tifo perché tutte le regioni possano aprire e ci sia libera circolazione". Lo ha affermato il presidente del veneto Luca Zaia, intervistato a "Mattino cinque". "E' difficile immaginare - ha precisato Zaia - che il virus si fermi a Sirmione e non vada a Peschiera, che è il nostro confine con la Lombardia. Penso che sia ragionevole pensare che si debba aprire tutti, nel rispetto delle linee guida, nel rispetto degli indicatori che ci verranno dati dall'Iss. La responsabilità prima di tutto". A livello continentale Zaia ha auspicato che "ci sia un minimo di coordinamento e si dia vita a una 'Schengen sanitaria', visto che stiamo assistendo a dibattiti su corridoi privilegiati rispetto ad alcune realtà", ha concluso.

LA LIGURIA - "I dati del Ministero della Salute mostrano un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori dell'epidemia di coronavirus. È il risultato del monitoraggio della fase 2. L'R(t), l'indice di contagio, è compreso tra 0,41 e 0,58, ben al di sotto della soglia di allarme". E' l'aggiornamento sull'indice di contagio di Covid-19 in Liguria illustrato dal presidente della Regione Giovanni Toti alla vigilia della possibile riapertura dei confini regionali. "I dati del Ministero ci dicono che per tutti gli indicatori non ci sono allarmi. Sono ottimi gli indicatori che valutano la qualità del monitoraggio, la circolazione e la pressione sul sistema sanitario regionale. Questi sono i fatti. Agli altri lasciamo l'allarmismo, il terrorismo, le gufate e il tifo politico che acceca a tal punto da sperare che le cose vadano male. Qui siamo ripartiti, in sicurezza e andremo avanti così, senza abbassare la guardia! Forza liguri che ce la facciamo!".

Mascherina sì, mascherina no. Università della California: "Se indossata correttamente riduce la diffusione aerea del virus"

Le mascherine correttamente indossate forniscono una barriera fisica essenziale, riducendo il numero di particelle virali nel respiro di individui asintomatici che sono stati infettati dal nuovo coronavirus. E' quanto sottolineano in un articolo su 'Science' Kimberly Prather e i colleghi della University of California San Diego


Ormai è noto: Sars-CoV-2, il nuovo coronavirus, può essere diffuso da persone asintomatiche. Una realtà che sottolinea l'importanza di testare regolarmente e diffusamente la popolazione, di indossare mascherine e di praticare il distanziamento fisico. Le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità sul distanziamento sociale e il lavaggio delle mani per ridurre la diffusione virale si basano su studi sulle goccioline respiratorie condotti negli anni '30. Quando sono stati portati avanti questi studi, non esisteva la tecnologia per la rilevazione delle particelle diffuse via aerosol.

Più recentemente, le misurazioni mostrano che tosse intensa e starnuti che diffondono le goccioline di saliva e trasudato più grandi possono creare migliaia di particelle aerosol che possono viaggiare ancora di più lontano. Studi recenti su Sars-Cov-2 hanno dimostrato che oltre alle goccioline, esso può essere trasmesso anche attraverso queste piccolissime entità. Un recente lavoro ha stimato che un singolo minuto di conversazione ad alta voce può generare tra i 1.000 e i 100.000 particelle aerosol contenenti virioni o particelle di virus sospese nell'aria.

Queste particelle infettive possono accumularsi nell'aria non circolante per ore, dove possono essere più facilmente inalati in profondità nei polmoni. Questo rende difficile definire una distanza di sicurezza realmente efficace, affermano gli autori.

I paesi che sono stati più efficaci nel limitare la diffusione di Covid-19 hanno implementato l'uso universale delle mascherine, fanno notare in conclusione gli esperti . È particolarmente importante, quindi - sottolineano - indossare questi dispositivi in luoghi dove si possono accumulare alte concentrazioni di virus, come strutture sanitarie, aeroplani, ristoranti e altri luoghi affollati con ventilazione ridotta.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: l'omaggio del capo dello Stato al comune simbolo dell'emergenza Covid

L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Questa mattina ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica durante la quale mi ha comunicato che il 2 giugno verrà a Codogno per incontrare la comunità della città simbolo della pandemia. L'ho ringraziato per la decisione e per l'invito a essere al suo fianco in quella occasione. Un segno d'attenzione verso la nostra terra e verso tutti i lombardi particolarmente importante e davvero molto gradito"


Al mattino del prossimo 2 Giugno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla consueta cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria,e non sarà da solo, infatti sarà accompagnato, a rigorosa distanza, dalle alte cariche dello Stato normalmente presenti a questo momento celebrativo: il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera, Roberto Fico, e quello del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre ai ministri competenti tra cui il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, e il presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. La cerimonia si chiuderà con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Nel pomeriggio il capo dello Stato si sposterà a Codgno, il comune del Lodigiano primo luogo simbolo della Lombardia dove ha avuto inizio la pandemia, lanciando un messaggio di incoraggiamento per il ritorno alla normalità accompagnato da un doveroso omaggio alle decine di migliaia di vittime del Coronavirus; lì incontrerà in forma del tutto privata, in municipio, le autorità locali, come afferma il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non ci sarà niente di ufficiale e aperto al pubblico per evitare assembramenti. Il gesto di Mattarella - commenta Passerini - premia la responsabilità e il sacrificio che l'intera nostra comunità ha saputo mettere nel combattere l’emergenza, e penso che il Presidente abbia deciso di venire a trovarci nel giorno della Festa della Repubblica anche per testimoniare che noi italiani nei momenti di difficoltà sappiamo ritrovarci".

Covid-19, gli strascichi della malattia. Polmoni a rischio e problemi respiratori cronici: cosa succede ai guariti

Dopo l'infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E' il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. La cicatrice lasciata sul polmone dal Covid-19 può infatti comportare un danno respiratorio irreversibile, capace di comportare una nuova patologia e "una nuova emergenza sanitaria", avverte lo pneumologo Luca Richeldi


Covid-19: nei casi gravi è una tempesta sull'intero organismo | Il ...

Guariti da coronavirus, ma dopo? Ce lo porteremo dietro a lungo non soltanto perché non c'è ancora un vaccino ma perché, secondo gli esperti, l'infezione da Covid potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva. È il preoccupante scenario che arriva oggi dal convegno digitale della Società Italiana di Pneumologia, durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da SARS nel 2003.  

Da questo confronto emerge chiaramente che l'infezione polmonare da coronavirus può lasciare un'eredità cronica sulla funzionalità respiratoria: si stima che in media in un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che per alcuni però potrebbe non essere completo. Dopo la polmonite da Covid-19 potrebbero perciò essere frequenti alterazioni permanenti della funzione respiratoria ma soprattutto segni diffusi di fibrosi polmonare: il tessuto respiratorio colpito dall'infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale, comportando sintomi cronici e necessità, in alcuni pazienti, di ossigenoterapia domiciliare.  

La fibrosi polmonare potrebbe diventare perciò il pericolo di domani per molti sopravvissuti a Covid-19 e rendere necessario sperimentare nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali. "Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall'inizio dell'epidemia a Wuhan, dove tutto è cominciato. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite", spiega Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico e Scientifico, presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) e Direttore del Dipartimento di Pneumologia, al Policlinico "Gemelli" di Roma.  

“In molti pazienti Covid-19 che sono stati ricoverati o intubati osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell'infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS mostrano che i sopravvissuti alla SARS a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle radiografie toraciche e alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria, come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino. Ma, soprattutto - precisa Richeldi - il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata".

"Questi problemi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un'incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati - interviene Angelo Corsico, Direttore della Pneumologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Ordinario di Pneumologia all'Università di Pavia - E i primi dati riferiti dai medici cinesi su Covid-19 e i nostri primi dati osservazionali, parlano di molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare, ovvero una situazione in cui parti di tessuto dell'organo sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale". Gli esperti temono perciò che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l'attenzione alla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati. "

Reliquati polmonari purtroppo ci sono per questo avremo una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respiratoria, che rappresenterà certamente un nuovo problema sanitario" sottolinea Richeldi. "A Pavia un ambulatorio post-Covid, dedicato ai pazienti dimessi dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è già attivo dal 27 aprile scorso - aggiunge Corsico - i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico del torace, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino di 6 minuti, ecografia toracica e cardiaca e, se necessario, a TAC toracica per indagare la presenza di una pneumopatia interstiziale diffusa o di una embolia polmonare. I dati preliminari sembrano confermare le prime osservazioni cinesi su Covid-19: diversi pazienti dimessi, purtroppo, presentano ancora insufficienza respiratoria cronica, esiti fibrotici e bolle distrofiche. È quindi necessario seguirli con attenzione e soprattutto inserirli in adeguati programmi di riabilitazione polmonare". 

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Emergenza Covid, il coronavirus "soffrirà il caldo ma non sparirà". Dubbi sull'efficacia di un vaccino

Parla Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro: "Non se ne andrà come fece la Sars. Essendo sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia". Il virus sotto osservazione presenta sensibili mutazioni, quindi ritiene "scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione"


IVASS - COVID-19

Con l'aumento delle temperature si fa via via più acceso il dibattito fra gli esperti sull'effetto del caldo sul nuovo coronavirus. "Sars-CoV-2, come tutti i coronavirus, è condizionato in maniera determinante dal clima. In laboratorio abbiamo visto che, aumentando di pochi gradi centigradi la temperatura dei terreni di coltura e quindi portandola all'intervallo di 25-30 gradi, circa il 53% dei ceppi non sopravvive e il restante dimostra un'attività circa 12 volte inferiore". Lo afferma all'Adnkronos Salute Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro.

Insomma, secondo Bacco Sars-CoV-2 soffrirà il caldo. "In estate si prevede che il virus presenterà un'attività molto limitata con scarsissima aggressività, ma siccome riesce a sopravvivere, probabilmente riapparirà con lo scendere delle temperature. Insomma, non se ne andrà via del tutto. La mia idea è che non sparirà, come invece ha fatto la Sars", ricorda l'esperto. Essendo "sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia", aggiunge il ricercatore.

"Il virus alla nostra osservazione - continua Bacco - presenta delle sensibili mutazioni, realizzate anche in tempi brevi. Questo ci fa pensare sempre di più che sia scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione. Al momento - precisa - le mutazioni osservate riguardano soprattutto zone genomiche definite 'introni, per definizioni scarsamente codificanti".

"Stiamo riscontrando infine, con sempre maggiore frequenza, filamenti proteici virali nei liquidi biologici; al momento tale osservazione seppur interessante, non sembra avere importanti ripercussioni sull'evoluzione del microrganismo", conclude.

 

(Fonte Adnkronos)

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Coronavirus, il virologo Silvestri spiazza tutti: "Lockdown forse inutile". Ecco le sue ragioni

"La grande ritirata continua" e "continua imperterrita". In Italia Sars-CoV-2 arretra ogni giorno e Guido Silvestri, virologo tricolore docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, sabato diceva: "Siamo ormai al giorno 18 dalla riapertura del 4 maggio, e del tanto temuto ritorno del virus non se ne vede neanche l'ombra". E oggi lo scienziato rilancia i suoi dubbi sugli effetti benefici della chiusura totale


Roberto Burioni e Guido Silvestri: Contro i negazionisti del ...

I lockdown totali contro il Covid-19 potrebbero non essere così utili: meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. Lo sottolinea su Facebook il virologo Guido Silvestri (nella foto con Francesco Burioni), spiegando che "qui ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione".

Per questo la visione ora è diversa: "Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

Senza contare "i danni psicologici della chiusura prolungata sui bambini e adolescenti", per non parlare dei danni socio-economici. "Alcuni modelli epidemiologici" aggiunge Silvestri "che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

 

(Fonte: Agi)

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